Valutazione Della Credibilità – Cassazione Penale 26/09/2017 N° 44375

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione V

Data: 26/09/2017

Numero: 44375

Testo completo della Sentenza valutazione della credibilità – Cassazione penale 26/09/2017 n° 44375:

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Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 12 aprile – 26 settembre 2017, n. 44375
Presidente Vessichelli – Relatore Pezzullo

Ritenuto in fatto
1. Con sentenza del 13/01/2015, il Giudice di Pace di Roma condannava Re. An. Ma. alla pena di Euro
400,00 di multa, per il reato di cui all’art. 582, comma 2 c.p., per aver cagionato a Ca. Lu. lesioni
personali al cuoio capelluto, giudicate guaribili in cinque giorni.
2. Avverso tale sentenza l’imputata ha proposto ricorso, a mezzo del suo difensore di fiducia, affidato a
tre motivi di ricorso, lamentando:
– con il primo motivo, la ricorrenza del vizio della illogicità della motivazione, in quanto, sono state
ritenute idonee a costituire riscontro alle dichiarazioni della p.o. quelle del teste Ve., senza però tener
conto del ruolo rivestito da quest’ultimo in tutta la vicenda, di portatore di interessi confliggenti con quelli
dell’imputata;
-con il secondo motivo, la ricorrenza del vizio del travisamento della prova, in quanto dalle dichiarazioni
dei testi escussi non emerge con certezza quanto affermato dal giudicante in ordine all’esistenza di una
passata relazione sentimentale tra la Re. ed il Ve.; in secondo luogo, riguardo alla circostanza attenuante
prevista dall’art. 62, n. 2 c.p. invocata dalla difesa, il giudice ha dimostrato di leggere in maniera parziale
il dato istruttorio, avendo la teste D’Au. citato varie volte la Ca., quando ha descritto gli episodi di
provocazione subiti dall’imputata; in ultimo, anche le dichiarazioni dell’imputata sono state travisate,
laddove il giudice ha ravvisato delle contraddizioni tra quanto dichiarato nel corso dell’esame
dell’imputata e quanto emerso dalle sue spontanee dichiarazioni, circa il contatto fisico con la persona
offesa;
-con il terzo motivo, la mancanza di motivazione, in ordine alla proposta tesi della legittima difesa,
essendo emerso pacificamente dal dibattimento che la Re. era da sola e discuteva animatamente con la
Ca. ed il Ve., con i quali aveva rapporti conflittuali, sicché risulta ragionevole la prospettazione, per cui
l’imputata, temendo per la sua incolumità fisica abbia reagito nel momento in cui si è vista aggredire
fisicamente.

Considerato in diritto
Il ricorso è inammissibile, siccome in più punti generico e, comunque, manifestamente infondato.
1. Ed invero, la sentenza impugnata senza incorrere in vizi ha compiutamente dato conto degli elementi
di responsabilità a carico dell’imputata, evincibili dalle dichiarazioni della p.o. suffragate da quelle di Ve.
Cr. e confortate dal referto medico in atti, attestante una contusione del cuoio capelluto della persona
offesa, e, quindi, il contatto fisico avvenuto attraverso lo strattonamento dei capelli da parte della Re..
2. In tale contesto, le deduzioni dell’imputata di cui al primo motivo di ricorso, circa l’inidoneità delle
dichiarazioni del Ve. a costituire elemento di riscontro alle dichiarazioni della p.o., essendo il predetto
portatore di interessi in contrasto con quelli dell’imputata, non si confrontano con l’intero compendio
probatorio a carico della Re. e segnatamente con le dichiarazioni della p.o. ritenute del tutto attendibili,
anche alla luce delle perfetta concordanza della prova dichiarativa con quella documentale, ossia con il
referto medico in atti attestante le lesioni al cuoio capelluto. Sul punto è sufficiente richiamare i principi
più volte affermati da questa Corte, secondo i quali le dichiarazioni della parte offesa possono essere
legittimamente poste da sole a base dell’affermazione di penale responsabilità dell’imputato, previa
verifica, corredata da idonea motivazione, della loro credibilità soggettiva e dell’attendibilità intrinseca del
racconto (cfr. S.U., n. 41461 del 19.7.2012ex multis e tra le più recenti Sez. 4, n. 44644 del 18/10/2011,
F., Rv. 251661; Sez. 3, n.28913 del 03/05/2011, C, Rv. 251075; Sez. 3, n. 1818 del 03/12/ 2010,
dep.2011, L. C, Rv. 249136; Sez. 6, n. 27322 del 14/04/2008, De Ri., Rv.240524). Inoltre, la valutazione
della credibilità della persona offesa dal reato rappresenta una questione di fatto, che ha una propria
chiave di lettura nel compendio motivazionale fornito dal giudice e non può essere rivalutata in sede di
legittimità, salvo che il giudice non sia incorso in manifeste contraddizioni (cfr. ex plurimis Sez. 6, n.
27322 del 2008, De Ri., cit.; Sez. 3, n. 8382 del 22/01/2008, Fi., Rv. 239342; Sez. 6, n. 443 del
04/11/2004, dep. 2005, Za., Rv. 230899; Sez. 3, n. 3348 del 13/11/2003, dep. 2004, Pa., Rv. 227493;
Sez. 3, n. 22848 del 27/03/2003, As., Rv. 225232), che nella fattispecie non si ravvisano.
Peraltro, le censure relative alla inidoneità delle dichiarazioni del Ve. a costituire elemento di riscontro alle
dichiarazioni dell’imputata si traducono in doglianze in fatto del tutto frammentarie, che non si
confrontano con le argomentazioni specificamente spese in sentenza per dar conto della convergenza e
dell’univocità degli elementi di responsabilità a carico dell’imputata.
3. Inammissibile si presenta il secondo motivo di ricorso, con il quale l’imputata si duole innanzitutto
genericamente di un travisamento della prova testimoniale circa la sussistenza di una passata relazione
sentimentale con Ve., atteso tale deduzione risulta sviluppata in violazione del principio
dell’autosufficienza del ricorso a termini del quale quando i motivi riguardino specifici atti processuali, la
cui compiuta valutazione si assume essere stata omessa o travisata, è onere del ricorrente suffragare la
validità del suo assunto mediante l’allegazione o la completa trascrizione dell’integrale contenuto degli
atti specificamente indicati, non potendo egli limitarsi ad invitare la Corte Suprema alla lettura degli atti
indicati, posto che anche in sede penale è precluso al giudice di legittimità l’esame diretto degli atti del
processo (Sez. 2, n. 21779 del 18/02/2014).
3.1. Per quanto concerne poi la configurabilità dell’attenuante di cui all’art. 62 n. 2 c.p. l’imputata non si
confronta con quanto evidenziato nella sentenza impugnata circa la carenza di elementi idonei a tanto,
posto che gli episodi di violenza e disturbo posti in essere nei confronti della medesima ricorrente
risultano essere anonimi o, comunque, non attribuibili alla Ca..
4. Manifestamente infondato si presenta, infine, il terzo motivo di ricorso, con il quale l’imputata si duole
della mancanza di motivazione in ordine alla tesi della legittima difesa, atteso che la sentenza impugnata
ha dato implicitamente conto della non configurabilità della scriminante in questione, in base alla
ricostruzione dei fatti come operata in virtù delle dichiarazioni dei testi escussi, che hanno riferito di
un’azione sviluppatasi su iniziativa della Re., che avrebbe fatto irruzione nel bar dell’Ospedale, lanciando
le chiavi contro il Ve. e aggredendo la Ca., che afferrava per i capelli dopo una discussione con l’uomo.
5. Alla declaratoria di inammissibilità segue per legge la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali, nonché, trattandosi di causa di inammissibilità riconducibile a colpa del ricorrente al
versamento, a favore della cassa delle ammende, di una somma che si ritiene equo e congruo
determinare in Euro 2000,00, ai sensi dell’art. 616 c.p.p.

P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della
somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende. Motivazione semplificata.

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