Truffa On-line – Cassazione Penale 10/04/2017 N° 17937

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione Penale

Sezione: Sezione VI

Data: 10/04/2017

Numero: 17937

Testo completo della Sentenza Truffa on-line – Cassazione Penale 10/04/2017 n° 17937:

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Penale Sent. Sez. 6 Num. 17937 Anno 2017
Presidente: ROTUNDO VINCENZO
Relatore: CRISCUOLO ANNA
Data Udienza: 22/03/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto dal
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Sassari
nel procedimento nei confronti di
Cristaldi Antonio, nato a Roma il 11/08/1970
avverso l’ordinanza del 14/11/2016 del Tribunale del riesame di Sassari
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Anna Criscuolo;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Giovanni Di Leo, che ha concluso chiedendo l’annullamento con rinvio.

RITENUTO IN FATTO
1. Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Sassari propone
ricorso avverso l’ordinanza indicata in epigrafe con la quale il locale Tribunale,
adito ex art. 310 cod. proc. pen., ha respinto l’appello proposto avverso
l’ordinanza del G.i.p. del medesimo Tribunale, che aveva respinto la domanda
cautelare formulata nei confronti di Castaldi Antonio per i reati di cui all’art. 640,
comma 2 n. 2 bis, cod. pen. – per aver posto in vendita sul sito www.subito.it
due computer ed un iPad a prezzi convenienti, non consegnati agli acquirenti o
consegnando beni totalmente difformi, pagati a mezzo bonifico su conto
riconducibile a carta intestata al Castaldi-, escludendo la sussistenza
dell’aggravante di cui all’art. 61 n. 5 cod. pen. e, dunque, la possibilità, in
ragione del limite edittale, di adottare la misura cautelare.
Anche il Tribunale ha condiviso il ragionamento del G.i.p. non ravvisando nel
caso di specie, avente ad oggetto due truffe on line, l’aggravante della minorata
difesa, in quanto l’annuncio sul web costituirebbe una modalità della condotta e
non un elemento ulteriore, integrante la circostanza aggravante con
approfittamento di una circostanza di luogo. Il Tribunale ha ritenuto che i siti
internet di scambi commerciali costituiscono il mezzo attraverso il quale le parti,
che vogliono concludere un affare, si cercano e si trovano, con la conseguenza
che chi si determina a concludere tale tipo di acquisto ne accetta i rischi
connessi, rinunciando consapevolmente a visionare il bene ed affidandosi alla
buona fede dell’interlocutore virtuale cosicché tale modalità di vendita non pone
di per sé l’acquirente in una condizione di minorata difesa, in quanto la distanza
accomuna entrambe le parti.
Il ricorrente deduce violazione di legge e censura tale valutazione sulla
scorta dell’orientamento giurisprudenziale sul tema, sottolineando che proprio la
distanza tra il luogo in cui si trova l’autore del reato e quello in cui si trova
l’acquirente consente al primo di celare la propria identità e le proprie intenzioni
fraudolente, impedendo qualsiasi verifica sull’esistenza del bene e ponendolo in
una posizione di maggior favore rispetto alla vittima.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato.
L’aggravante della minorata difesa è configurabile quando l’agente abbia
“approfittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento
all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa” ovvero di condizioni
oggettive, conosciute dall’agente e delle quali lo stesso abbia consapevolmente
approfittato.
Nel caso in esame, trattandosi di truffe on fine, commesse pubblicizzando i
prodotti su siti internet, viene in rilievo la sola circostanza di luogo di
commissione del reato, da intendere come luogo in senso fisico, non virtuale,
quale elemento valutabile ai fini dell’aggravante.
La giurisprudenza di questa Corte ha, infatti, precisato l’impossibilità di fare
riferimento al circuito internet come luogo inteso in senso fisico, in quanto
inapplicabile ad una realtà virtuale e smaterializzata, dovendosi, invece, avere
riguardo ad un luogo fisico di commissione del reato, individuabile per le truffe
on line nel luogo in cui si trovava l’agente al momento del conseguimento del
profitto (Sez. 2, n. 7749 del 04/11/2014, Giannetto, Rv. 264696), caratterizzato
per la peculiarità di tale tipo di transazioni dalla distanza fisica rispetto a quello
in cui si trova l’acquirente.
Tale circostanza oggettiva, ben nota a colui che pone in vendita i prodotti- la
distanza rispetto al luogo in cui si trova l’acquirente del prodotto on line, che di
norma ne ha pagato anticipatamente il prezzo, secondo la prassi di tale tipo di
transazioni e come avvenuto nel caso in esame- è l’elemento che pone l’autore
della truffa in una posizione di forza e di maggior favore rispetto alla vittima,
consentendogli di schermare la sua identità, di non sottoporre il prodotto
venduto ad alcun controllo preventivo da parte dell’acquirente e di sottrarsi
comodamente alle conseguenze dell’azione: vantaggi, che non potrebbe sfruttare
a suo favore, con altrettanta facilità, se la vendita avvenisse de visu.
Ne discende che la distanza, connessa alle particolari modalità di vendita con
utilizzo del sistema informatico o telematico, di cui l’agente consapevolmente
approfitta e cui si aggiunge di norma l’utilizzo di clausole contrattuali, che
prevedono il pagamento anticipato del prezzo del bene venduto, configura
l’aggravante in oggetto, che connota la condotta dell’agente quale elemento
ulteriore, peculiare e meramente eventuale, rispetto agli artifici e raggiri tipici
della truffa semplice, nella quale l’agente pone in vendita un prodotto del quale
non dispone o non si vuole privare a prezzi convenienti per catturare l’attenzione
e l’interesse dell’acquirente, che consulta le vetrine virtuali: elementi, ricorrenti
nel caso di specie, per avere il Cristaldi indicato un falso luogo di residenza ed un
prezzo di vendita concorrenziale.
Infondata è la tesi sostenuta dal Tribunale della consapevole esposizione
dell’acquirente ai rischi connessi a tale tipo di transazioni, in quanto la truffa non
è esclusa dal difetto di diligenza della vittima e, correttamente, è stato osservato
che in tal modo si sposta l’attenzione sul comportamento della vittima piuttosto
che su quello dell’autore della truffa (Sez. 2, n. 43796 del 29/09/2016, P.M. in
proc. Pastafiglia, Rv. 268450).
Per le ragioni esposte l’ordinanza impugnata va annullata con rinvio per
nuovo esame al Tribunale di Sassari.

P.Q.M.
Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di
Sassari.
Così deciso, il 22/03/2017.

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