Truffa – Cassazione Penale 10/07/2017 N° 33526

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 10/07/2017

Numero: 33526

Testo completo della Sentenza Truffa – Cassazione penale 10/07/2017 n° 33526:

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Penale Sent. Sez. 2 Num. 33526 Anno 2017
Presidente: GALLO DOMENICO
Relatore: SGADARI GIUSEPPE
Data Udienza: 21/06/2017

SENTENZA
Sul ricorso proposto da:
Marrazzo Giuseppe, nato a Pagani il 10/11/1984,
avverso la sentenza del 14/09/2016 della Corte di Appello di Bologna;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione della causa svolta dal consigliere Giuseppe Sgadari;
udite le conclusioni del Pubblico Ministero, nella persona del Sostituto
Procuratore generale Giuseppina Casella, che ha chiesto dichiararsi
l’inammissibilità del ricorso;
udito il difensore, avv. Fausto Fioravanti, in sostituzione dell’avv. Giuseppe
Mandarino, che ha concluso riportandosi ai motivi di ricorso e chiedendone
l’accoglimento;

RITENUTO IN FATTO
1.11 Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Reggio Emilia, in esito a
giudizio abbreviato, aveva condannato il ricorrente alla pena di anni tre di
reclusione ed euro 1.600 di multa oltre le sanzioni civili in favore di Sky Italia
s.r.I., ritenendolo responsabile di svariati reati di truffa ed indebito utilizzo di
carte di credito di terzi estranei.
Il GUP aveva ritenuto assorbiti i reati di truffa in quelli di indebito utilizzo di carte
di credito stante l’identità dell’oggetto criminoso.
2.Con la sentenza in epigrafe, la Corte di Appello di Bologna, parzialmente
riformando la sentenza di primo grado, escludeva detto assorbimento e
rideterminava la pena inflitta in anni due, mesi quattro di reclusione ed euro
1.600,00 di multa, confermando nel resto la sentenza appellata dal Pubblico
ministero e dall’imputato.
3. Ricorre per cassazione Giuseppe Marrazzo, a mezzo del suo difensore e con
unico atto, deducendo:
1) violazione di legge e vizio di motivazione in ordine al ritenuto concorso tra le
ipotesi di truffa e quelle di indebito utilizzo di carte di credito, in quanto la Corte
avrebbe dovuto ritenere l’assorbimento della truffa nell’altro reato in conformità
con la decisione di primo grado;
2) vizio della motivazione in ordine al diniego delle circostanze attenuanti
generiche.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è infondato.
1.La condotta illecita commessa dall’imputato consisteva nella predisposizione di
falsi contratti di abbonamenti a SKY, attraverso l’utilizzo di nominativi fasulli con
la produzione di copia di un documento di identità contraffatto attraverso
l’apposizione di una foto riproducente altra persona rispetto alle indicazioni dei
dati anagrafici impressi sul documento, per poi successivamente, attraverso l’uso
indebito di una carta di credito di terzo soggetto ignaro per pagare il prezzo
dell’abbonamento, ottenere presso di sé il televisore e gli altri beni offerti da SKY
a titolo promozionale.
Risulta, pertanto, evidente che il meccanismo della truffa conteneva artifici e
raggiri assai articolati – come l’utilizzo di un documento di identità contraffatto e
la stipula di un contratto fasullo – che non si esaurivano nell’indebito utilizzo della
carta di credito di un terzo, condotta punita anche dall’art. 55, comma 9, D.Igs.
21 novembre 2007 n. 231.
Ne consegue che, nello specifico caso in esame, il reato di truffa non può
ritenersi assorbito da quello di indebito utilizzo di carte di credito.
La giurisprudenza di legittimità citata dalle parti è, infatti, concorde nel ritenere
che l’assorbimento si verifica a condizione che la condotta illecita si esaurisca
nell’indebito utilizzo della carta di credito (Sez.U, n. 22902 del 2001, Tiezzi ed
altre conformi, come Sez. 5, n. 6695 del 12/12/2005, dep.2006, Capacchione,
Rv. 233889; Sez. 2, n. 26865 del 04/06/2013, Devoto, Rv. 256612; Sez. 2, n.
48044 del 09/09/2015, Atene, Rv. 265363).
In caso contrario – come bene è espresso da Sez. 1, n. 26300 del 23/04/2004,
Colesanti, Rv. 228128 – il reato di truffa non è assorbito (nel caso concreto
sottoposto all’attenzione della Corte, il quid pluris era stato rinvenuto nel fatto
che la tessera “Viacard” fosse stata illecitamente rimagnetizzata prima del suo
indebito utilizzo; una condotta, qui si osserva, decisamente meno imponente e
meno estesa, sotto il profilo degli artifici e raggiri posti in essere, da quella
commessa dal ricorrente).
2.Quanto al secondo motivo, le circostanze attenuanti generiche erano state
chieste con l’atto di appello in termini così generici da non meritare una specifica
risposta da parte della Corte di Appello.
La costante giurisprudenza di legittimità ritiene che la manifesta infondatezza
della richiesta difensiva – che emerge, nella specie, avuto riguardo alla sua
genericità – impedisce di ritenere viziata per mancanza di motivazione la
sentenza impugnata e di procedere al suo annullamento (tra le tante, Sez.5, n.
27202 del 11/12/2012, Tannoia).
Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deliberato in Roma, udienza pubblica del 21.06.2017.

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