Tossicodipendente – Cassazione Penale 20/07/2016 N° 31243

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione I

Data: 20/07/2016

Numero: 31243

Testo completo della Sentenza Tossicodipendente – Cassazione penale 20/07/2016 n° 31243:

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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
P.L., N. IL (OMISSIS);
avverso l’ordinanza n. 40/2015 TRIBUNALE di TRANI, del 24/07/2015;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA SILVIO BONITO;
lette le conclusioni del PG Dott. Sante Spinaci il quale ha chiesto l’annullamento con rinvio della
ordinanza impugnata.
La Corte:
Svolgimento del Processo
1. Con ordinanza in data 24 luglio 2015 il Tribunale di Trani, in funzione di giudice
dell’esecuzione, rigettava l’istanza per l’applicazione della disciplina di favore di cui all’art. 671
c.p.p., comma 1, proposta da P.L. in relazione a quattro sentenze di condanna a suo carico
pronunciate dallo stesso Tribunale di Trani per condotte delittuose in violazione delle prescrizioni
imposte con la misura della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno accertate tra il 3
ottobre 2005 ed il 24 gennaio 2006.
A sostegno della decisione il tribunale osservava che la unicita’ del disegno criminoso non puo’
identificarsi con la generale inclinazione a commettere reati, che il programma unitario deve essere
positivamente e rigorosamente provato, che lo stato di tossicodipendenza, provato nella fattispecie,
non e’ di per se’ elemento decisivo per il riconoscimento dell’invocato vincolo e che lo stesso deve
semplicemente essere valutato unitamente a tutti gli altri elementi e che, infine, tali altri elementi
non erano stati “positivamente e rigorosamente provati”.
2. Ricorre per cassazione avverso l’ordinanza del G.E. l’interessato, assistito dal difensore di
fiducia, il quale sviluppa un unico motivo di impugnazione, con il quale ne denuncia la illegittimita’
per violazione di legge (dell’art. 81 c.p., e art. 671 c.p.p.) e vizio della motivazione.
Deduce in particolare la difesa ricorrente che il giudice territoriale ha del tutto ignorato che nelle
sentenze dedotte in valutazione il giudice della cognizione ha provveduto al riconoscimento del
vincolo per cui e’ causa; che nella fattispecie ricorrono gli indici sintomatici indicati dal giudice di
legittimita’ per il negato riconoscimento; che, infine, lo stato di tossicodipendenza non risulta
considerato ai fini della decisione secondo insegnamenti di legittimita’, nonostante emerga, anche
dalle sentenze acquisite, che il ricorrente ha commesso i reati giudicati per procurarsi ed acquistare
lo stupefacente del quale aveva bisogno.
3. Il ricorso e’ fondato.
3.1 Giova prendere le mosse, ribadendola, dall’ormai consolidata giurisprudenza di questa Corte
(Cass., sez. 1^, 12.05.2006, n. 35797) secondo cui la continuazione presuppone l’anticipata ed
unitaria ideazione di piu’ violazioni della legge penale, gia’ insieme presenti alla mente del reo nella
loro specificita’, almeno a grandi linee, situazione ben diversa da una mera inclinazione a reiterare
nel tempo violazioni della stessa specie, anche se dovuta a una determinata scelta di vita o ad un
programma generico di attivita’ delittuosa da sviluppare nel tempo secondo contingenti opportunita’
(cfr., per tutte, Cass., Sez. 2^, 7/19.4.2004, Tuzzeo; Sez. 1^, 15.11.2000/31.1.2001, Barresi). La
prova di detta congiunta previsione – ritenuta meritevole di piu’ benevolo trattamento sanzionatorio
attesa la minore capacita’ a delinquere di chi si determina a commettere gli illeciti in forza di un
singolo impulso, anzicche’ di spinte criminose indipendenti e reiterate – investendo l’inesplorabile
interiorita’ psichica del soggetto, deve di regola essere ricavata da indici esteriori significativi, alla
luce dell’esperienza, del dato progettuale sottostante alle condotte poste in essere. Tali indici, di cui
la giurisprudenza ha fornito esemplificative elencazioni (fra gli altri, l’omogeneita’ delle condotte, il
bene giuridico offeso, il contenuto intervallo temporale, la sistematicita’ e le abitudini programmate
di vita), hanno normalmente un carattere sintomatico, e non direttamente dimostrativo;
l’accertamento, pur officioso e non implicante oneri probatori, deve assumere il carattere di
effettiva dimostrazione logica, non potendo essere affidato a semplici congetture o presunzioni.
Detto accertamento, infine, e’ rimesso all’apprezzamento del giudice di merito ed e’ insindacabile
in sede di legittimita’, quando il convincimento del giudice sia sorretto da una motivazione
adeguata e congrua, senza vizi logici e travisamento dei fatti.
Quanto, infine, al riconoscimento della continuazione in sede esecutiva in costanza di riconosciuto
“status” di tossicodipendente del richiedente, rammenta il Collegio che esso deve essere preso in
considerazione per valutare la ricorrenza della unicita’ del disegno criminoso con riferimento ai
reati che siano collegati a tale connotazione personale, sempre che sussistano anche le altre
condizioni per la sussistenza della continuazione. D’altra parte non puo’ ignorare l’interprete, senza
venir meno ai suoi doveri istituzionali, che la modificazione dell’art. 671 c.p.p., comma 1,
introdotta dalla L. 21 febbraio 2006, n. 49, deve essere interpretata alla luce della volonta’ del
legislatore, volta ad attenuare le conseguenze della condotta sanzionata nel caso di
tossicodipendenti (Cass., Sez. 1, n. 33518, Rv. 248124).
3.2 Tanto premesso sul piano dei principi, ritiene la Corte che non abbia, il giudice di merito, fatto
di essi puntuale applicazione e che il provvedimento impugnato si appalesi, sotto piu’ profili,
illogicamente argomentato.
Dei criteri sintomatici elaborati dalla giurisprudenza e dei quali si e’ dato conto innanzi, nella
fattispecie ricorrono quelli della omogeneita’ delle violazioni penali e quello della vicinanza
temporale, peraltro non negati dal giudice di merito ancorche’ non ritenuti probanti (rigorosamente
e positivamente, scrive il giudicante, di alcunche’) nonostante il vincolo della continuazione per i
medesimi reati venuti alla delibazione in executivis sia stato riconosciuto dal giudice della
cognizione in relazione alle condotte (c.d. interne) in quelle sedi giudicate, circostanza questa
anch’essa significativa ai fini della decisione domandata e ciononostante del tutto ignorata dal
giudice dell’esecuzione.
A cio’ si aggiunge, incontestabile, lo stato di tossicodipendenza, del quale non e’ controversa la
decorrenza e la consistenza. Di essa il G.E. si limita a dire che non puo’ esso da solo costituire
elemento unificante delle condotte.
Il giudice dell’esecuzione in relazione a tale status personale mostra di ignorare la rilevanza ad esso
data dal legislatore con specifico intervento legislativo evidentemente volto ad attenuare le
conseguenze della condotta sanzionata nel caso di tossicodipendenti (lo ricorda opportunamente
Cass. Sez. 1, n. 33518 del 07/07/2010, Rv. 248124). Al riguardo ha avuto modo di statuire la corte
che la consumazione di piu’ reati in relazione allo stato di tossicodipendenza non e’ condizione
necessaria o sufficiente ai fini del riconoscimento della continuazione, ma ne costituisce comunque
un indice rivelatore che deve formare oggetto di specifico esame da parte del giudice
dell’esecuzione qualora emerga dagli atti o sia stato altrimenti prospettato dal condannato (Cass.
Sez. 1, n. 18242 del 04/04/2014, Rv. 259192), tenendo conto che il riconoscimento dello stato di
tossicodipendenza non puo’ essere contrastato sul piano logico, ai fini della decisione per cui e’
causa, con il richiamo allo stile di vita del condannato (quello del tossicodipendente e’ infatti uno
stile di vita, che per esplicita statuizione legislativa integra dato positivamente valutabile ai fini in
discussione).
Si e’ pertanto in presenza di un quadro in relazione al quale la motivazione impugnata si appalesa in
termini illogici, insufficienti ed in parte apparenti, la’ dove negata rilevanza a circostanze
significative, lo stato di tossicodipendenza, la identita’ di condotte delittuose, la loro contiguita’
temporale, il riconoscimento della c.d. continuazione interna da parte del giudice della cognizione
nelle sentenze dedotte per la valutazione in executivis.
4. L’ordinanza impugnata, conclusivamente, alla stregua di quanto sin qui argomentato, va
annullata con rinvio al giudice territoriale per nuovo esame che tenga conto dei rilievi innanzi
esplicitati e del seguente principio di diritto: “I principi che regolano l’istituto della continuazione,
con particolare riguardo a quello secondo il quale l’unicita’ del disegno criminoso, in quanto
postulante l’attuazione di un programma preventivamente ideato e voluto, non puo’ confondersi con
la semplice estrinsecazione di un genere di vita incline al reato, non possono trovare applicazione
anche ai soggetti per i quali e’ stato riconosciuto e provato lo status di tossicodipendente, dovendosi
tener conto della volonta’ del legislatore espressa con la novella di cui al D.L. 30 dicembre 2005, n.
272, conv. in L. 21 febbraio 2006, n. 49, e della considerazione che quella del tossicodipendente che
delinque per procurarsi stupefacente e’ esso stesso uno stile di vita”.
PQM
la Corte annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Trani.
Così deciso in Roma, il 28 giugno 2016.
Depositato in Cancelleria il 20 luglio 2016

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