Stupefacenti – Cassazione Penale 14/11/2016 N° 47978

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 14/11/2016

Numero: 47978

Testo completo della Sentenza Stupefacenti – Cassazione penale 14/11/2016 n° 47978:

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SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
1. Hrim Hicham, nato in Marocco il 14/09/1977,
2. Nosfi Azzedine, nato in Marocco il 01/01/1976,
avverso la sentenza del 22/06/2015 della Corte di appello di Milano;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Aldo Aceto;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Felicetta
Marinelli, che ha concluso per l’inammissibilità dei ricorsi.
RITENUTO IN FATTO
1.1 sigg.ri Hrim Hicham e Nosfi Azzedine ricorrono per l’annullamento della
sentenza del 22/06/2015 della Corte di appello di Milano che, in parziale riforma
di quella del 27/01/0215 del G.i.p. del Tribunale di quello stesso capoluogo, ha
rideterminato la pena nella minor misura di due anni e tre mesi di reclusione e
6.000,00 euro di multa ciascuno confermando, nel resto, l’affermazione della
loro responsabilità per il reato di cui agli artt. 110, cod. pen., 73, commi 1 e 4,
80, cpv., d.P.R. n. 380 del 2001, per aver detenuto, in concorso fra loro, a fine di
cessione a terzi, kg. 25,3 di sostanza stupefacente del tipo hashish, contenenti
gr. 3.149,84 di principio attivo da cui erano ricavabili 125.993 dosi. Fatto
commesso in Novate Milanese il 12/08/2014.
1.1.Con unico motivo, Hrim Hichann eccepisce, ai sensi dell’art. 606, lett. b)
ed e), cod. proc. pen., l’erronea applicazione della circostanza aggravante di cui
all’art. 80, cpv., d.P.R. n. 309 del 1990 e vizio di mancanza e manifesta illogicità
della motivazione circa la sua mancata esclusione.
Deduce al riguardo che il criterio di giudizio, pur autorevolmente proposto
da questa Suprema Corte con sentenza Sez. U, n. 36258 del 24/05/2012, deve
ritenersi superato perché non regge più il confronto con un quadro normativo nel
frattempo radicalmente modificato che oggi prevede sanzioni diversificate a
seconda del tipo di sostanza stupefacente trattata. Il ripristino della distinzione
tra “droghe leggere” e “droghe pesanti” non consente, in buona sostanza, la
persistente applicabilità di un criterio matematico elaborato sul presupposto
dell’identità, ai fini sanzionatori, di tutte le sostanze stupefacenti.
In ogni caso, anche a voler ritenere ancora valido il suddetto criterio di
giudizio, la Corte di appello non ne ha fatto corretta applicazione, avendo
limitato il proprio esame al numero delle dosi e ad un’inesistente sistematicità e
continuità della condotta che non ha riscontro negli atti di indagine.
1.2.Nosfi Azzedine propone gli stessi motivi di doglianza.
2.Con dichiarazione a propria firma, depositata nella Cancelleria di questa
Corte il 02/09/2016, il Nosfi ha dichiarato di voler rinunciare al ricorso.
CONSIDERATO IN DIRITTO
3.11 ricorso del Nosfi è inammissibile per rinuncia; è infondato quello del
Hrim Hicham.
4.La rinuncia all’impugnazione è una dichiarazione abdicativa, irrevocabile e
recettizia, che si esprime in un atto processuale a carattere formale, cui la legge
ricollega l’effetto della inammissibilità dell’impugnazione stessa (Cass., Sez. 1,
12 luglio 1996, Fucci; Cass. 18 gennaio 1991, Lombardi; Cass. 14 gennaio 1994,
Borlotti; Cass. 2 febbraio 1996, Ruggiero). È altresì negozio formale che non
ammette equipollenti e deve essere formulato nelle forme e nei termini stabiliti
dall’art. 589 c.p.p., al fine di garantire la provenienza dal soggetto legittimato e
la ricezione dell’atto da parte degli organi competenti.
4.1.Nel caso di specie sussistono i requisiti fissati dalla legge, in quanto la
dichiarazione di rinuncia del Nosfi è stata fatta personalmente dall’imputato con
specifica indicazione del procedimento che lo riguarda ed è stata
tempestivamente depositata nei termini in epigrafe indicati.
4.2.Si impone, pertanto, la declaratoria di inammissibilità del ricorso, ai
sensi dell’art. 589 c.p.p. e art. 591 c.p.p., comma 1, lett. d), cod. proc. pen..
4.3.Alla dichiarazione di inammissibilità consegue di diritto la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi
indicativi dell’assenza di colpa (Corte Cost., sent. n. 186 del 2000), al
versamento della somma di Euro 500,00 (cinquecento) alla Cassa delle
Ammende.
5.11 ricorso del Hrinn è, come detto, infondato.
5.1.E’ noto l’arresto di questa Suprema Corte che, in tema di produzione,
traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti, ha affermato il principio
secondo il quale l’aggravante della ingente quantità, di cui all’art. 80, comma
secondo, d.P.R. n. 309 del 1990, non è di norma ravvisabile quando la quantità
sia inferiore a 2.000 volte il valore massimo, in milligrammi (valore – soglia),
determinato per ogni sostanza nella tabella allegata al d.m. 11 aprile 2006,
ferma restando la discrezionale valutazione del giudice di merito, quando tale
quantità sia superata (Sez. U, n. 36258 del 24/05/2012, Biondi, Rv. 253150).
5.2.Tale principio è stato messo in discussione da alcune pronunce più
recenti di questa Sezione (la cui applicazione il ricorrente invoca) sul rilievo che
la modifica del sistema tabellare realizzata per effetto del d.l. 20 marzo 2014, n.
36, convertito con modificazioni dalla legge 16 maggio 2014, n. 79, impone una
nuova verifica in ordine alla sussistenza dei presupposti per l’applicazione della
circostanza aggravante della ingente quantità, in considerazione dell’accresciuto
tasso di modulazione normativa, difficilmente compatibile con un’interpretazione
tendenzialmente solo aritmetica di tale aggravante (così Sez. 3, n. 25176 del
21/05/2014, Amato, Rv. 259397; Sez. 3, n. 45458 del 01/10/2014, Bouzaroita,
Rv. 260964; Sez. 3, n. 1609 del 27/05/2015, dep. 18/01/2016, Gavagna, Rv.
265810).
5.3.In senso contrario, si è invece sostenuto che per effetto dell’espressa
reintroduzione della nozione di quantità massima detenibile, prevista dal comma
primo bis, dell’art. 75, d.P.R. n. 309/1990, come modificato dalla citata legge 16
maggio 2014, n. 79, mantengono validità i criteri basati sul rapporto tra quantità
di principio attivo e valore massimo tabellarmente detenibile, al fine di verificare
la sussistenza della circostanza aggravante della ingente quantità, di cui all’art.
80, comma secondo, d.P.R. n. 309/1990 (Sez. 4, n. 32126 del 20/06/2014,
Jitaru, Rv. 260123; Sez. 4, n. 43465 del 02/07/2014, Gallizzi, Rv. 260307; Sez.
6, n. 46301 del 15/10/2014, Sala, Rv. 261253; Sez. 4, n. 1292 del 17/10/2014,
Kapsimalis, Rv. 261770; Sez. 6, n. 47907 del 14/11/2014, Keci, Rv. 261261;
Sez. 4, n. 3799 del 05/12/2014, dep. il 27/01/2015, Vabanesi, Rv. 263203; Sez.
6, n. 6331 del 04/02/2015, Berardi, Rv. 262345; Sez. 6, n. 44596 del
08/10/2015, Maggiore, Rv. 265523).
5.4.0ccorre convenire con l’indirizzo maggioritario che, da un lato, la
sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale (che ha determinato il
successivo intervento legislativo) «non ha espresso un giudizio di
disallineamento costituzionale sulla “ratio legis” su cui riposava la considerazione
unitaria delle diverse tipologie di sostanze ai fini del trattamento sanzionatorio,
fondando la declaratoria di incostituzionalità su ragioni procedurali»; dall’altro
che «la rimodulazione delle tabelle fornita dalla recente novella non ha
modificato i parametri quali – quantitativi di riferimento dell’arresto delle S.U. del
2012» (così, in motivazione, Sez. 6, n. 46301 del 2014, cit.; si vedano, però,
le precisazioni di cui si parlerà più avanti).
5.5.Non si è mancato di sottolineare, sotto altro profilo, che l’intervento del
legislatore del 2014, che ha “reintrodotto” il concetto di quantitativo massimo
detenibile e “rivitalizzato” il d.m. 11 aprile 2006, che tali limiti prevedeva (art.
21, legge n. 79 del 2014) ha definitivamente sancito la validità dell’opzione
ermeneutica di Sez. U, Biondi di cui la valorizzazione di quel concetto costituisce
pietra angolare.
5.6.Del resto, a prescindere dalla diversità del quadro normativo, il principio
espresso dalle citate Sezioni Unite Biondi aveva comunque valorizzato il dato
ponderale del principio attivo di ogni singola sostanza, pur tenendo conto della
diversità di ciascuna di esse, adottando un criterio oggettivo, ritenuto più certo
(ancorché di matrice empirico-convenzionale) di quello fluido (perché esposto a
variabili “giurisprudenze” locali) proposto dalla precedente Sez. U, n. 17 del
21/06/2000, Primavera, Rv. 216666, secondo cui «la circostanza aggravante
speciale dell’ingente quantità di sostanza stupefacente prevista dall’art. 80,
comma secondo, D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, la cui “ratio legis” è da ravvisare
nell’incremento del pericolo per la salute pubblica, ricorre ogni qualvolta il
quantitativo di sostanza oggetto di imputazione, pur non raggiungendo valori
massimi, sia tale da creare condizioni di agevolazione del consumo nei riguardi di
un rilevante numero di tossicodipendenti, secondo l’apprezzamento del giudice
del merito che, vivendo la realtà sociale del comprensorio territoriale nel quale
opera, è da ritenersi in grado di apprezzare specificamente la ricorrenza di tale
circostanza».
5.7.Per quel che rileva ai fini della presente decisione è però importante
sottolineare che Sez. U, Primavera, nell’indicare il criterio ermeneutico appena
indicato, pur avvalendosi di un quadro normativo identico a quello attuale, non
ha diversificato le droghe “leggere” da quelle “pesanti”, non ritenendo
evidentemente di trarre dalla diversa qualità delle sostanza conseguenze
apprezzabili in tema di ingente quantità.
5.8.In questo senso, invece, Sez. U. Biondi, è “paradossalmente” più attenta
alla diversa natura delle sostanze perché, al fine della individuazione del criterio
interpretativo da essa proposto, prende a riferimento dati ponderali di partenza
diversi a seconda che si tratti, appunto, di droghe “leggere” o di droghe
“pesanti”.
5.9.Tuttavia è necessario precisare, con riferimento alle cd. “droghe leggere”
ed in particolare all’hashish, che la Sez. U, Biondi ha fissato il quantitativo
massimo giornaliero di principio attivo detenibile indicandolo espressamente
nella misura di 1.000,00 mg., ipotizzando una percentuale media di principio
attivo del 5% e un quantitativo lordo di sostanza di circa 50 kg.
5.10.La Corte ha attinto il dato dal d.m. 11 aprile 2006, nella versione
modificata dall’art. 1, d.nn. 4 agosto 2006, che aveva innalzato il moltiplicatore
della dose media singola (25 mg) elevandolo a 40 volte. Sennonché, il d.nn. 4
agosto 2006 è stato annullato dal Tar Lazio, Sez. Terza quater, con sentenza n.
2487 del 21 marzo 2007, riportando il quantitativo di principio giornaliero
massimo nella misura degli originari 500 mg..
5.11.Ne consegue, seguendo il filo logico della motivazione della sentenza
Sez. U, Biondi, che, per rispettare le proporzioni e rendere omogeneo il principio
con essa affermato alle conseguenze dell’annullamento del d.m. 1 agosto 2006,
il quantitativo minimo di principio attivo di sostanza stupefacente del tipo
hashish al di sotto del quale non è ravvisabile la circostanza aggravante di cui
all’art. 80, cpv., d.P.R. n. 309 del 1990, deve essere necessariamente pari al
doppio di quello da essa (erroneamente) indicato e dunque a 4.000 (e non
2.000) volte il quantitativo di principio attivo che può essere detenuto in un
giorno (corrispondente a 2 kg. di principio attivo, che del resto corrisponde a
quanto ipotizzato immaginando un quantitativo lordo di sostanza pura al 5%).
5.12.0rbene, anche utilizzando questo parametro, la quantità di principio
attivo contenuto nella sostanza sequestrata all’imputato è pari kg. 3,149,84 e ciò
a causa dell’elevatissima percentuale di purezza della sostanza (tra il 12.79% ed
il 17,05%), di gran lunga superiore a quella (5%) ipotizzata dalle Sez. U, Biondi,
cit. (che, come detto, si erano poste come riferimento un dato ponderale
complessivo lordo di 50 chilogrammi di sostanza).
5.13.Nel caso di specie il dato ponderale lordo è pari kg. 24.613,53, ma tutti
gli altri indicatori (la ben più elevata percentuale di principio attivo e la enorme
quantità di dosi singole ricavabili, in grado di “invadere” una intera città di
provincia in un sol giorno) convergono verso l’integrazione della circostanza
aggravante dell’ingente quantità.
5.14.La Corte di appello, sul punto, motiva anche con il riferimento alla
saturazione del mercato di Novate Milanese per un lasso di tempo apprezzabile.
5.15.Le censure sollevate sul punto dal ricorrente sono generiche, per non
dire inesistenti, perché non si confrontano con quest’ultima specifica (e
dirimente) considerazione.
5.16.Ne consegue che il ricorso dello Hrim deve essere respinto.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso di Hrim.
Dichiara inammissibile per rinunzia il ricorso di Nosfi Azeddine.
Condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali ed il solo Nosfi
anche della somma di Euro 500,00 (cinquecento) in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 28/09/2016

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