Sottrazione Di Cose Sottoposte A Sequestro O Pignoramento – Cassazione Penale 23/05/2017 N° 25756

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 23/05/2017

Numero: 25756

Testo completo della Sentenza Sottrazione di cose sottoposte a sequestro o pignoramento – Cassazione penale 23/05/2017 n° 25756:

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Penale Sent. Sez. 6 Num. 25756 Anno 2017
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: FIDELBO GIORGIO
Data Udienza: 09/02/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Kirov Kiril Petrov, nato il 02/11/1972 in Bulgaria
avverso la sentenza del 18/05/2016 emessa dalla Corte d’appello di Milano;
visti gli atti, la sentenza impugnata e il ricorso;
udita la relazione del consigliere Giorgio Fidelbo;
udito il pubblico ministero, nella persona del sostituto procuratore generale
Alfredo Pompeo Viola, che ha concluso chiedendo l’inammissibilità del ricorso;
udito l’avvocato Andrea Salustri, che ha insistito per l’accoglimento del
ricorso.

RITENUTO IN FATTO
1. Con la decisione in epigrafe indicata la Corte d’appello di Milano, in
parziale riforma della sentenza di primo grado, ha qualificato il fatto,
originariamente contestato genericamente con riferimento all’art. 334 cod.
pen., nell’ipotesi di cui al secondo comma del medesimo articolo,
rideterminando la pena in mesi tre di reclusione ed euro 30.000 di multa.
I giudici di secondo grado hanno ritenuto che l’imputato, avendo in
custodia l’autovettura Audi 80, di cui aveva la piena disponibilità, sottoposta
a sequestro amministrativo perché priva di copertura assicurativa, l’avrebbe
abbandonata in un parcheggio, anziché custodirla nel luogo indicato dagli
agenti della Polizia stradale al momento del sequestro.
2. L’imputato ha proposto personalmente ricorso per cassazione.
2.1. Con il primo motivo eccepisce la nullità della sentenza assumendo di
non aver mai ricevuto la notifica dell’estratto contumaciale e della citazione a
giudizio in appello. Inoltre, sostiene che in primo grado era stato dichiarato
contumace, sicché la Corte d’appello avrebbe dovuto verificare la sussistenza
di una situazione di irreperibilità o di semplice assenza e applicare la nuova
normativa.
2.2. Con il secondo motivo deduce l’erronea applicazione dell’art. 334
cod. pen.. Innanzitutto assume l’insussistenza del reato, sostenendo che la
condotta è consistita unicamente nello spostamento dell’autovettura dal luogo
originariamente indicato dagli agenti della Polizia stradale senza determinare
alcun deterioramento del bene sottoposto a sequestro. Peraltro, mancherebbe
anche la prova dell’elemento soggettivo. Semmai, la mancata comunicazione
all’autorità amministrativa dello spostamento dell’autovettura avrebbe
giustificato la contestazione del diverso reato di cui all’art. 335 cod. pen..
Inoltre, richiamando alcune pronunce di questa Corte, sostiene che la
condotta non avrebbe rilevanza penale, costituendo solo un illecito
amministrativo, ai sensi dell’art. 213, comma 4, cod. strad.
2.3. Con il terzo motivo denuncia la mancata assunzione delle prove
testimoniali ammesse dal primo giudice e successivamente revocate in quanto
ritenute superflue. A questo proposito, contesta la motivazione giustificativa
offerta dalla Corte d’appello e lamenta la violazione del diritto alla prova
contraria che deve essere garantita all’imputato.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Con il primo motivo si ripropone, sotto forma diversa, la medesima
eccezione, già respinta dalla Corte d’appello con ordinanza del 18.5.2016, con
cui ssumeva che l’imputato non aveva ricevuto la notifica presso il domicilio
eletto, ma solo presso il suo difensore, ai sensi dell’art. 157, comma 8-bis,
cod. proc. pen. Sul punto i giudici di secondo grado, preso atto che il
difensore non è stato in grado di indicare l’atto contenente l’elezione di
domicilio, hanno ritenuto immotivata l’eccezione, respingendola.
Stessa situazione si è verificata con il presente ricorso, in cui il difensore
ha, genericamente, lamentato il mancato avviso all’imputato, senza alcuna
specificazione e omettendo ogni riferimento al tema dell’elezione del domicilio.
Ne consegue la assoluta genericità del motivo.
Altrettanto generica e comunque manifestamente infondata è la doglianza
con cui il ricorrente lamenta la mancata valutazione circa lo stato di
irreperibilità dell’imputato.
2. E’ infondato il motivo con cui si esclude la rilevanza penale della
condotta posta in essere dall’imputato. Si assume che troverebbe applicazione
quella giurisprudenza che ritiene che la condotta di chi circola abusivamente
con il veicolo sottoposto a sequestro amministrativo integra esclusivamente
l’illecito amministrativo previsto dal quarto comma dell’art. 213 cod. strad. e
non anche il delitto di sottrazione di cose sottoposte a sequestro di cui all’art.
334 cod. pen., atteso che la norma sanzionatoria amministrativa risulta
speciale rispetto a quella penale, con la conseguenza che il concorso tra le
stesse deve essere ritenuto solo apparente (Sez. U, n. 1963 del 28/10/2010,
Di Lorenzo).
Invero, la giurisprudenza ha precisato che il concorso apparente di
norme tra le previsioni di cui all’art. 334 cod. pen. e di cui all’art. 213, comma
quarto, cod. strad., con conseguente applicazione al responsabile della sola
sanzione amministrativa prevista dal codice della strada, ricorre
esclusivamente se la sottrazione del veicolo sottoposto a sequestro è stata
realizzata mediante la circolazione dello stesso, mentre, quando tale
sottrazione è realizzata con modalità diverse dalla diretta circolazione del
mezzo su di una strada, è configurabile la fattispecie prevista dall’art. 334
cod. pen. (Sez. 6, n. 18423 del 10/04/2014, Susio).
Nella specie, non è contestata la circolazione, ma solo l’avvenuto
spostamento senza autorizzazione dell’autovettura sottoposta a sequestro,
sicché correttamente è stato ritenuto configurabile il reato di cui all’art. 334,
comma 2, cod. pen.
3. Deve, invece, ritenersi fondato, nei limiti di seguito indicati, il motivo
con cui si deduce la mancanza dell’elemento soggettivo. Più precisamente, si
rileva l’omessa motivazione in ordine a tale elemento costitutivo del reato,
peraltro oggetto di specifica contestazione nell’atto di appello.
La Corte territoriale, nel riqualificare la condotta contestata all’imputato
nel reato di cui al secondo comma dell’art. 334 cod. pen., ha correttamente
valutato la sussistenza dell’elemento oggettivo, osservando che può
consistere anche nel semplice spostamento della cosa, senza alcun preavviso
agli organi competenti, ma ha trascurato di prendere in considerazione
l’elemento soggettivo, limitandosi ad affermare che il reato in questione
richiede il semplice dolo generico, non anche il dolo specifico.
Tuttavia, l’affermazione della natura generica del dolo avrebbe dovuto
comunque comportare una verifica circa la consapevolezza dell’imputato di
disporre del bene ovvero di agire in violazione del vincolo su di esso gravante,
condotte finalizzate a compiere atti contrari ai doveri di custodia, al fine, ad
esempio, di impedire che sul bene possa esercitarsi l’azione esecutiva (Sez. 6,
n. 12101 del 19/01/2012, Decolornbi). Secondo questa giurisprudenza, il dolo
richiesto per la sussistenza del delitto di sottrazione o danneggiamento di cose
sottoposte a pignoramento o a sequestro, commesso al solo scopo di favorire
il proprietario di esse (art. 334, primo comma, cod. pen.), è dolo specifico e
della sua ricorrenza deve essere data adeguata dimostrazione, mentre quello
richiesto per la sussistenza dello stesso delitto commesso dal proprietario
della cosa (art. 334, secondo comma, cod. pen.), è dolo generico e consiste
nella consapevolezza di agire in contrasto con il vincolo gravante sulla cosa
(Sez. 6, n. 2788 del 29.1.1974, Julianetti).
In altri termini, per la punibilità del reato in questione è comunque
necessaria la sussistenza della consapevolezza del vincolo giudiziario che
grava sulla cosa e la volontà di compiere atti contrari ai doveri di custodia, in
modo tale da impedire i controlli sul bene. Di conseguenza se difetta tale
elemento soggettivo, viene meno il reato (Sez. 6, n. 1780 del 28/11/1967,
Mirabella; Sez. 6, n. 1071 del 07/05/1969, Pietropaolo).
Nella specie, la Corte d’appello ha dato per scontato la sussistenza
dell’elemento soggettivo, senza alcun accertamento in ordine alla volontà di
compiere atti contrari ai doveri di custodia, sicché la sentenza deve essere
annullata sul punto.
4. Il terzo motivo è da considerarsi assorbito dal disposto annullamento,
dal momento che con esso il ricorrente si doleva della mancata assunzione di
una prova decisiva, ritenuta funzionale a dimostrare l’assenza di dolo.
5. In conclusione, la sentenza deve essere annullata, con rinvio ad altra
sezione della Corte d’appello di Milano, perché accerti la sussistenza
dell’elemento soggettivo del reato di cui all’art. 334, secondo comma, cod.
pen.

P. Q. M.
Annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio ad altra
sezione della Corte d’appello di Milano.
Così deciso il 9 febbraio 2017

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