Sostituzione Di Persona – Cassazione Penale 22/03/2016 N° 11918

Sostituzione di persona – Cassazione penale 22/03/2016 n° 11918 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com

Cassazione penale

Consulta tutte le sentenze della cassazione penale

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine

Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione V

Data: 22/03/2016

Numero: 11918

Testo completo della Sentenza Sostituzione di persona – Cassazione penale 22/03/2016 n° 11918:

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine 

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

I.G., N. IL (OMISSIS);

avverso la sentenza n. 1302/2013 CORTE APPELLO di LECCE, del 12/01/2015;

visti gli atti, la sentenza e il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA del 20/01/2016 la relazione fatta dal Consigliere Dott. SETTEMBRE ANTONIO;

Udito il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Cassazione, Dr.ssa FILIPPI Paola, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo
1. La corte d’appello di Lecce ha, con la sentenza impugnata, confermato quella emessa dal Tribunale di Brindisi, sezione distaccata di Mesagne, che aveva condannato I.G. per essersi attribuito – falsamente – la qualità di amministratore della Mediterranea srl (art. 494 cod. pen.).

2. Contro la sentenza suddetta ha proposto ricorso per Cassazione l’imputato, a mezzo del difensore, lamentando la violazione dell’art. 649 cod. proc. pen..

Rileva di essere già stato condannato, con sentenza del Tribunale di Brindisi, sezione distaccata di Mesagne, del 28-3-2013, per il reato di truffa in danno della Anhanger Sud s.r.l., commesso proprio attribuendosi falsamente la qualità di amministratore della Mediterranea s.r.l.. Pertanto, sostiene, non avrebbe potuto essere nuovamente giudicato, versandosi in una ipotesi di “medesimezza del fatto”, seppur diversamente qualificato.

Motivi della decisione
Il ricorso è infondato.

La preclusione del “ne bis in indem” non opera ove tra i fatti già irrevocabilmente giudicati e quelli ancora da giudicare sia configurabile un’ipotesi di “concorso formale di reati”, potendo in tal caso la stessa fattispecie essere riesaminata sotto il profilo di una diversa violazione di legge, salvo che nel primo giudizio sia stata dichiarata l’insussistenza del fatto o la mancata commissione di esso da parte dell’imputato (Cass. n. 25141 del 15/4/2009; n. Vedi anche n. 50310 del 18-9-2014).

Nella specie, l’imputato è stato giudicato, con sentenza passata in giudicato, per il reato di truffa, commesso col farsi consegnare due box prefabbricati con la promessa di pagamento differito, dopo essersi presentato al venditore con la qualifica di amministratore della Mediterranea s.r.l.. Il primo giudizio ha avuto ad oggetto, principalmente, l’artifizio consistito nell’indurre il venditore ad accettare un mezzo di pagamento inidoneo, perchè non sorretto da adeguata provvista, e il danno per la persona offesa. Il presente giudizio ha ad oggetto, esclusivamente, l’attribuzione della falsa qualifica, che costituisce fatto diverso e ulteriore rispetto a quello per cui è intervenuta condanna. L’art. 494 cod. pen. contempla, infatti, un reato plurioffensivo, in cui è compresa sia l’offesa ad un interesse pubblico (l’esatta individuazione – nella svolgimento della vita sociale e dei rapporti economici – della persona o delle sue qualità), sia l’offesa alla persona sostituita (in questo caso, la Mediterranea s.r.l. ed il suo amministratore), indebitamente esposta alle ripercussioni negative della sostituzione.

La truffa è, invece, reato che offende il patrimonio. Univoco è, pertanto, l’indirizzo giurisprudenziale, che afferma la sussistenza del concorso tra il delitto in esame e quello di truffa, sia per la diversità dei beni giuridici tutelati, sia perchè la sostituzione di persona non costituisce un elemento necessario della truffa (Cass., n. 49227 del 10/12/2009; Sez. 6, n. 9470 del 5/11/2009; Sez. 2, n. 35443 del 6/7/2007).

La diversità dei beni giuridici che sono oggetto della tutela consente quindi di affermare che, anche sotto il profilo dell’idem factum, non vi sia coincidenza tra la sostituzione di persona e la truffa, perchè tra il fatto giudicato e quello da giudicare non vi è coincidenza dell’intera materialità del reato nei suoi tre elementi, costituiti da condotta, evento e nesso causale, attenendo l’offesa all’evento del reato.

Consegue a tanto che il ricorso va rigettato, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 20 gennaio 2016.

Depositato in Cancelleria il 21 marzo 2016

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine