Sistema Penitenziario – Cassazione Penale 18/09/2017 N° 39865

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione feriale

Data: 18/09/2017

Numero: 39865

Testo completo della Sentenza Sistema penitenziario – Cassazione penale 18/09/2017 n° 39865:

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Penale Sent. Sez. F Num. 39865 Anno 2017
Presidente: DI TOMASSI MARIASTEFANIA
Relatore: BONI MONICA
Data Udienza: 31/08/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
TIGAERIU MIRCEA DANIEL nato il 04/09/1996 a HIRLAU( ROMANIA)
avverso la sentenza del 14/07/2017 della CORTE APPELLO di TORINO
sentita la relazione svolta dal Consigliere MONICA BONI;
sentite le conclusioni del PG MARILIA DI NARDO
Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’
Il difensore presente chiede l’accoglimento del ricorso.

Ritenuto in fatto
1.La Corte d’appello di Torino, con sentenza in data 14 luglio 2017, ordinava,
ai sensi degli artt. 17 e 18 della L. n. 69/2005, la consegna di Daniel Mircea
Tigaeriu allo Stato della Romania, richiesta dall’autorità giudiziaria rumena con
mandato di arresto europeo emesso il 3 marzo 2017 perché condannato
irrevocabilmente dall’autorità giudiziaria rumena per sette episodi di furto
aggravato e per guida senza patente, reati commessi nel periodo tra il 13/4/2016
ed il 7/5/2016 , per i quali, applicata la continuazione, gli era stata inflitta la pena
complessiva di anni quattro e mesi sette di reclusione.
1.1 Poiché il Tigeariu era stato tratto in arresto in data 25/5/2017 e
sottoposto, all’esito dell’udienza di convalida, con ordinanza del 27/5/2017 alla
misura cautelare della custodia in carcere, la medesima Corte d’appello riteneva
sussistenti i presupposti per accordare la chiesta consegna ed escludeva fosse
stata acquisita prova del radicamento reale e non estemporaneo dell’arrestato in
Italia, stante l’assenza di documenti che ne dessero conto, sicchè disponeva farsi
luogo alla consegna con esclusione della condanna inflitta per il reato di guida
senza patente perché il relativo fatto non è più previsto come reato dalla
legislazione italiana.
2. Avverso la predetta sentenza ricorre l’interessato personalmente, il quale
deduce che con la consegna sarà sottoposto nel paese d’origine ad un trattamento
penitenziario disumano e degradante per le condizioni carcerarie di
sovraffollamento a fronte dell’applicazione del regime chiuso, per le carenze
igienico sanitarie ed alimentari degli istituti penitenziari in Romania.

Considerato in diritto
Il ricorso è fondato nei termini appresso specificati.
1.Dalle informazioni trasmesse dal Tribunale di primo grado di Harlau, Ufficio
esecuzioni penali, emerge che, una volta operata l’eventuale consegna, il
ricorrente verrà trasferito presso la Casa circondariale Rahova di Bucarest per
eseguire il periodo di quarantena di giorni ventuno, ove occuperà una delle camere
detentive con spazio individuale minimo di tre mq., concluso il quale, verrà
assegnato alla Casa circondariale di Miercurea Ciuc, dapprima in regime chiuso,
alloggiando in camere per la detenzione dotate di ventilazione, illuminazione
naturale e riscaldamento in conformità alle condizioni climatiche, con disponibilità
permanente di acqua corrente e sanitari igienici e di condizioni idonee alla
preparazione, distribuzione e consumo del cibo, accesso al passeggio, alle attività
di educazione, assistenza psicologica e sportive e religiose entro un arco
temporale massimo di quattro ore al giorno. Soltanto dopo l’espiazione di un
quinto della pena, il condannato sarà valutato al fine di essere ammesso al diverso
regime semiaperto, che, verosimilmente, stante l’ubicazione del suo domicilio nel
territorio della provincia di Iasi, potrà essere espiato presso la casa circondariale di
Botosani. In tale struttura le camere detentive dei padiglioni A e B hanno
rispettivamente superficie di mq. 19,8 e di mq. 26,22 e sono occupate da 9 e 12
detenuti, ciascuno con un proprio letto, sono dotate di servizi igienici e di
ventilazione tramite una finestra esterna, di spazi per la conservazione di alimenti
e stoviglie e per il consumo del cibo, di acqua potabile e di areazione ed
illuminazione naturale. Il regime semiaperto contempla la possibilità di movimento
libero negli spazi fissati dall’amministrazione e di organizzare il tempo libero sotto
sorveglianza in conformità all’orario stabilito e le camere durante il giorno sono
aperte. In ogni caso, l’autorità giudiziaria rumena afferma che lo spazio minimo
fruibile da parte di un detenuto alloggiato negli istituti indicati nella predetta nota
sarà di tre mq., se sottoposto al regime chiuso, e di due mq., se avente accesso a
quello semiaperto.
1.1 La nota di rassicurazioni, come sopra riassunta, recepita nella sentenza
della Corte di appello in verifica, è tuttavia priva di specificità con riguardo al
calcolo degli spazi, se effettuato al netto o al lordo di arredi fissi e del locale
bagno, dei tempi e luoghi degli spostamenti consentiti ai soggetti ristretti
all’interno della struttura detentiva, della protrazione oraria dell’apertura delle
celle collettive, delle concrete caratteristiche e della frequenza delle operazioni di
disinfestazione da parassiti.
1.2 Nel caso in esame tali carenze non possono essere superate in base al
principio di affidamento, attesa la recente sentenza pilota della Corte EDU, sez. 4,
Rezmives ed altri contro Romania del 25 aprile 2017, che, esaminando le
condizioni detentive esistenti presso una serie di istituti penitenziari rumeni,
compreso quello di Rahova, ove, secondo le informazioni acquisite, dovrebbe
essere inizialmente collocato il Tigaeriu, se consegnato, ha ribadito che il divieto
imposto dall’art. 3 della Convenzione EDU consacra uno dei valori fondamentali ed
inderogabili delle società democratiche, legato al rispetto della dignità umana. Ha
quindi accertato l’esistenza negli istituti penitenziari specificamente considerati di
condizioni di sovraffollamento carcerario, in contrasto con i principi di cui all’art. 3
della Convenzione, non compensate da altri fattori positivi, ma anzi aggravate da
ulteriori carenze a ragione dell’assenza di luce naturale, della durata molto breve
dell’ «ora d’aria», dell’insalubrità dei servizi igienici, talvolta privi di separazione,
dell’assenza di attività socioculturali, della disponibilità insufficiente all’acqua
calda, dell’assenza di areazione delle celle, della presenza di insetti e topi, della
vetustà dei materassi, della cattiva qualità dell’alimentazione.
2. Tanto è sufficiente per dubitare del fatto che le condizioni materiali della
struttura carceraria di iniziale destinazione del ricorrente, oggetto di valutazione
negativa da parte della Corte EDU nella sentenza citata, siano migliori di quanto
specificamente lamentato dal ricorrente nell’impugnazione.
2.1 Oltre a ciò, l’indicazione dei successivi luoghi di esecuzione della pena,
specificati solo in via orientativa, come verosimile, non consente di escludere la
possibilità che il ricorrente sia destinato ad uno degli istituti penitenziari tra quelli
indicati nella citata sentenza “Rezmives ed altri” -Gherla, Aiud, Oradea, Craiova,
Thrgu-Jiu, Pelendava, Rahova, Tulcea, Iasi e Vaslui, già oggetto di precedenti e
richiamati analoghi pronunciamenti della stessa Corte EDU, come luoghi di
espiazione in situazioni integranti violazione dell’art. 3 CEDU e nega l’avvenuta
acquisizione di informazioni “individualizzate” e certe, che offrano precise
rassicurazioni sui luoghi e sulle modalità di futura espiazione della detenzione.
2.2 Ne consegue che la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio
ad altra sezione della Corte di appello di Torino che, nell’ambito del rinnovato
giudizio, dovrà rivalutare il caso alla luce dei principi di diritto sopra enunciati e,
previa eventuale acquisizione di ulteriori informazioni dall’Autorità giudiziaria della
Romania circa l’esatta individuazione della struttura carceraria ove il Tigaeriu verrà
eventualmente destinato, al fine di prevenire il rischio concreto che egli, se
consegnato allo Stato richiedente, sia sottoposto a trattamento inumano e
degradante.

P. Q. M.
annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio alla Corte di
appello di Torino, diversa sezione. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di
cui all’art. 22, comma 5, L. n.69 del 2005.
Così deciso in Roma, il 31 agosto 2017.

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