Sequestro Probatorio – Cassazione Penale 04/04/2017 N° 16622

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione Penale

Sezione: Sezione V

Data: 04/04/2017

Numero: 16622

Testo completo della Sentenza sequestro probatorio – Cassazione Penale 04/04/2017 n° 16622:

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Penale Sent. Sez. 5 Num. 16622 Anno 2017
Presidente: LAPALORCIA GRAZIA
Relatore: CAPUTO ANGELO
Data Udienza: 14/03/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
STORARI ALBERTO nato il 07/04/1950 a FERRARA
avverso l’ordinanza del 28/06/2016 del TRIB. LIBERTA di CROTONE
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANGELO CAPUTO;

RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza deliberata il 28/06/2016, il Tribunale di Crotone ha
confermato il provvedimento di sequestro adottato in data 06/06/2016 dal
Pubblico Ministero nei confronti di Alberto Storari in relazione al reato di
bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale contestato in riferimento a
I.T.I. s.r.I., dichiarata fallita il 12/05/2016.
2. Avverso l’indicata ordinanza del Tribunale di Crotone ha proposto ricorso
per cassazione Alberto Storari, attraverso il difensore avv. G. Betti, articolando
due motivi di seguito enunciati nei limiti di cui all’art. 173, comma 1, disp. att.
cod. proc. pen.
Il primo motivo denuncia inosservanza degli artt. 247, comma 2, 324,
comma 7, e 309, comma 9, cod. proc. pen. per assoluta carenza di motivazione
del decreto di perquisizione e sequestro, che non contiene alcun richiamo alle
presunte responsabilità di Storari, ma si limita ad indicare le norme violate e
l’urgenza delle acquisizioni, senza spendere alcuna parola sulle presunte
responsabilità del ricorrente, carenza non suscettibile di integrazione da parte del
giudice del riesame.
Il secondo motivo denuncia violazione del principio di proporzionalità e di
adeguatezza ex art. 275, comma 3, cod. proc. pen., essendo illegittimo il
sequestro a fini probatori di un sistema informatico, quale un personal computer,
che conduca, in difetto di specifiche ragioni, ad una indiscriminata apprensione di
tutte le informazioni ivi contenute; anche l’estrapolazione dei dati contenuti nel
computer mediante la duplicazione degli hard disk equivale alla permanenza del
vincolo sugli stessi computers, sicché la perquisizione doveva essere effettuata
con l’esame e l’estrazione in loco dei soli dati di interesse.
3. Con requisitoria scritta in data 11/01/2017, il Sostituto Procuratore
generale della Repubblica presso questa Corte di cassazione dott. P. Fimiani ha
concluso per il rigetto del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso non merita accoglimento.
2. Il primo motivo è manifestamente infondato. Il decreto di perquisizione e
sequestro ha indicato l’ipotesi di reato ascritta all’indagato attraverso lo specifico
riferimento alle fattispecie di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale
relative a I.T.I. s.r.I., dichiarata fallita – su istanza del pubblico ministero – il
12/05/2016, sottolineando, in particolare, l’ipotesi distrattiva anche in relazione
ad altri fallimenti e indicando, puntualmente, la documentazione contabile da
ricercare e sequestrare, ossia quella relativa a rapporti intercorsi tra la fallita e le
società menzionate e quella riguardante i rapporti con una serie di persone. Deve
escludersi, pertanto, una radicale mancanza della motivazione del
provvedimento di sequestro (Sez. U, n. 5876 del 28/01/2004 – dep. 13/02/2004,
P.C. Ferazzi in proc. Bevilacqua), laddove l’ordinanza del giudice del riesame non
è stata oggetto di specifiche censure.
3. Il secondo motivo non è fondato. Come questa Corte ha avuto modo di
affermare, in tema di acquisizione della prova, l’autorità giudiziaria, al fine di
esaminare un’ampia massa di dati i cui contenuti sono potenzialmente rilevanti
per le indagini, può disporre un sequestro dai contenuti molto estesi,
provvedendo, tuttavia, nel rispetto del principio di proporzionalità ed
adeguatezza, alla immediata restituzione delle cose sottoposte a vincolo non
appena sia decorso il tempo ragionevolmente necessario per gli accertamenti e,
in caso di mancata tempestiva restituzione, l’interessato può presentare la
relativa istanza e far valere le proprie ragioni, se necessario, anche mediante i
rimedi impugnatori offerti dal sistema (così, in una fattispecie di sequestro di
interi archivi informatici, Sez. 6, n. 53168 del 11/11/2016 – dep. 15/12/2016,
Amores, Rv. 268489). In questa prospettiva, e in termini riferibili anche alla
fattispecie concreta in esame, la giurisprudenza di legittimità ha affermato che
«in tema di sequestro probatorio ed ai fini della legittimità del decreto di
sequestro, pur se è necessaria la specifica indicazione delle cose che ne
costituiscono l’oggetto, occorre considerare che quando si procede per particolari
reati, quali, esemplificando, quelli tributari e, più in generale, quelli, come la
bancarotta fraudolenta, che impongono la ricostruzione del volume di affari di
una società, non è sempre possibile individuare preventivamente il documento
ritenuto utile allo scopo», sicché, in tali casi, «non si può prescindere dal
sequestro dell’intera contabilità relativa all’impresa per individuare in un secondo
momento quelli effettivamente necessari all’accertamento del fatto» (Sez. 2, n.
16544 del 23/01/2013 – dep. 12/04/2013, Verni; conf. Sez. 3, n. 27508 del
05/06/2008 – dep. 07/07/2008, P.M. in proc. Staffolani, Rv. 240254).
L’ordinanza impugnata ha fatto buon governo dei princìpi di diritto richiamati,
rilevando la complessità della vicenda (caratterizzata, tra l’altro, dal
trasferimento della sede legale della società da Genova a Crotone, dal
trasferimento delle quote ad un mero prestanome, dall’anomala cessione di un
ramo d’azienda da parte della fallita in favore di altra società, dalla pluralità di
persone fisiche e giuridiche coinvolte) e la circostanza che la perquisizione è
avvenuta in locali prettamente adibiti ad ufficio e riconducibili a Storari: rilievi,
questi, in base ai quali l’ordinanza impugnata giunge ad escludere il carattere
indiscriminato e ingiustificato del sequestro, precisando, peraltro, che come
emerge dal verbale delle operazioni della polizia giudiziaria delegata
all’esecuzione, il materiale informatico d’interesse è stato acquisito in copia,
quando è stato possibile farlo in loco, e solo negli altri casi si è proceduto al
sequestro.
A fronte della diffusa motivazione dell’ordinanza impugnata, le doglianze del
ricorrente si sottraggono ad una puntuale disamina critica degli argomenti del
giudice del riesame, facendo leva sul generico riferimento a precedenti di questa
Corte non puntualmente correlati alla fattispecie concreta e neppure alle
specifiche modalità esecutive, che, come si è visto, hanno visto la polizia
giudiziaria procedere, quando ciò era materialmente possibile, all’acquisizione in
copia del materiale informatico.
4. Il ricorso, pertanto, deve essere rigettato e il ricorrente deve essere
condannato al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso il 14/03/2017.

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