Sequestro Preventivo – Cassazione Penale 27/02/2016 N° 3535

Sequestro preventivo – Cassazione Penale 27/02/2016 n° 3535 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com

Cassazione penale

Consulta tutte le sentenze della cassazione penale

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine

Tipo: Cassazione Penale

Sezione: Sezione III

Data: 27/02/2016

Numero: 3535

Testo completo della Sentenza Sequestro preventivo – Cassazione Penale 27/02/2016 n° 3535:

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine 

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Miluzzi Mario, nato a Rieti il 09/09/1949,
avverso l’ordinanza del 26/02/2015 del Tribunale del riesame di Rieti;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Aldo Aceto;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Paolo
Canevelli, che ha concluso chiedendo l’annullamento senza rinvio del
provvedimento impugnato con restituzione dei beni in sequestro.

RITENUTO IN FATTO
1.11 sig. Mario Miluzzi ricorre per l’annullamento dell’ordinanza del
26/02/2015 del Tribunale di Rieti che ha respinto l’istanza di riesame da lui
proposta avverso il decreto del 05/12/2014 del Giudice per le indagini preliminari
di quello stesso Tribunale che, sulla ritenuta sussistenza indiziaria del reato di cui
all’art. 10-ter, d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, aveva direttamente ordinato il
sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, di beni mobili ed
immobili di sua proprietà fino alla concorrenza dell’importo non versato pari ad C
113.540,00.
1.1.Con il primo motivo eccepisce la violazione degli artt. 322-ter, cod. pen.,
e 321, comma 2, cod. proc. pen. per non esser stato il provvedimento di
sequestro preceduto dall’accertamento della inesistenza di beni confiscabili di
proprietà o comunque in disponibilità della società alla quale è riferibile l’imposta
non versata e di cui è legale rappresentante.
1.2.Con il secondo motivo eccepisce l’illegittimità dell’ordinanza per erronea
interpretazione ed applicazione delle norme che disciplinano la comunione legale
dei beni tra coniugi posto che il sequestro è stato eseguito su beni immobili che
appartengono anche al coniuge, persona estranea al reato.

CONSIDERATO IN DIRITTO
2.11 ricorso è fondato.
3.E’ fondato il primo motivo di ricorso.
3.1. Il Tribunale del riesame, investito della specifica questione, ha
confermato la legittimità del sequestro dei beni in disponibilità del ricorrente sul
rilievo che non è più possibile sequestrare in via diretta le somme di danaro
«trattandosi di somme sottratte al fisco».
3.2.L’affermazione non è corretta. Costituisce insegnamento di questa
Suprema Corte, in tema di reati tributari, che il profitto, confiscabile anche nella
forma per equivalente, è costituito da qualsivoglia vantaggio patrimoniale
direttamente conseguito alla consumazione del reato e può, dunque, consistere
anche in un risparmio di spesa, come quello derivante dal mancato pagamento
del tributo, interessi, sanzioni dovuti a seguito dell’accertamento del debito
tributario (Sez. U, n. 18374 del 31/01/2013, Adami, Rv. 255036; Sez. 3, n.
11836 del 04/07/2012, Bardazzi, Rv. 254737; Sez. 5, n. 1843 del 10/11/2011,
Mazzieri, Rv. 253480; più in generale, sulla riconducibilità al profitto del
“risparmio di spesa” si veda, altresì, Sez. U, n. 38343, n. 24/04/2014,
Espenhahn, Rv. 261117). Anche il bene acquisito in modo diretto con il
reinvestimento delle somme non versate all’Erario va ascritto alla categoria del
“profitto” del reato (Sez. U, n. 10561 del 30/01/2014, Gubert; Sez. 6, n. 11918
del 14/11/2013, Rossi, Rv. 262613; Sez. 6, n. 4114 del 21/10/1994, Giacalone,
Rv. 200855; più in generale, si veda anche Sez. U, n. 10280 del 25/10/2007,
Miragliotta, Rv. 238700).
3.3.Secondo il recente, autorevole arresto di questa Suprema Corte
«qualora il prezzo o il profitto derivante dal reato sia costituito da denaro, la
confisca delle somme di cui il soggetto abbia comunque la disponibilità deve
essere qualificata come confisca diretta; in tal caso, tenuto conto della
particolare natura del bene, non occorre la prova del nesso di derivazione diretta
tra la somma materialmente oggetto della confisca e il reato» (Sez. U, n.
31617 del 26/06/2015, Lucci). Si sostiene, a tal fine, che «ove il profitto o il
prezzo del reato sia rappresentato da una somma di denaro, questa, non
soltanto si confonde automaticamente con le altre disponibilità economiche
dell’autore del fatto, ma perde – per il fatto stesso di essere ormai divenuta una
appartenenza del reo – qualsiasi connotato di autonomia quanto alla relativa
identificabilità fisica. Non avrebbe, infatti, alcuna ragion d’essere – né sul piano
economico né su quello giuridico – la necessità di accertare se la massa
monetaria percepita quale profitto o prezzo dell’illecito sia stata spesa, occultata
o investita: ciò che rileva è che le disponibilità monetarie del percipiente si siano
accresciute di quella somma, legittimando, dunque, la confisca in forma diretta
del relativo importo, ovunque o presso chiunque custodito nell’interesse del reo.
Soltanto, quindi, nella ipotesi in cui sia impossibile la confisca di denaro sorge la
eventualità di far luogo ad una confisca per equivalente degli altri beni di cui
disponga l’imputato e per un valore corrispondente a quello del prezzo o profitto
del reato, giacché, in tal caso, si avrebbe quella necessaria novazione oggettiva
che costituisce il naturale presupposto per poter procedere alla confisca di valore
(l’oggetto della confisca diretta non può essere appreso e si legittima, così,
l’ablazione di altro bene di pari valore)».
3.4.Non è dunque corretto il principio affermato nell’ordinanza impugnata
che, se portato alle sue estreme conseguenze, comporterebbe la sostanziale
impossibilità di procedere alla confisca diretta delle somme di danaro non
versate all’Erario.
3.5.Deve essere perciò ribadito il principio che il profitto del reato può
consistere nel risparmio di spesa corrispondente alla somma non versata alla
scadenza (o nei beni acquisiti mediante il suo reinvestimento).
3.6.L’impossibilità di procedere a confisca diretta del profitto costituisce
condizione imprescindibile perché si possa procedere a quella per valore, come si
evince dal tenore testuale dell’art. 322-ter, cod. pen..
3.7.11 Tribunale di Rieti, investito della specifica questione dall’odierno
ricorrente, ha fornito una risposta non conforme agli insegnamenti di questa
Suprema Corte.
3.8.La fondatezza del primo ricorso assume valore assorbente perché il suo
accoglimento comporta l’annullamento dell’ordinanza impugnata e del decreto di
sequestro preventivo.
3.9.Va solo per inciso aggiunto che la comunione legale dei beni non è di
ostacolo di per sé alla confisca “pro-quota” dell’immobile che ne costituisca
oggetto. Ciò sul rilievo che tale regime patrimoniale non esclude la disponibilità
dell’immobile da parte dell’autore del reato e non lo sottrae all’azione esecutiva
dei creditori particolari del coniuge (art. 189, cod. civ.), salvo in tal caso
l’assegnazione, a favore dell’altro, della somma lorda ricavata dalla vendita del
bene stesso o del valore di questo (Cass. civ. Sez. 3, n. 6575 del 14/03/2013,
Rv. 625462). Occorre peraltro aggiungere che, secondo quanto già affermato da
questa Corte, il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente può
riguardare nella loro interezza anche i beni in comproprietà con un terzo
estraneo al reato, qualora essi siano indivisibili o sussistano inderogabili esigenze
per impedirne la dispersione o il deprezzamento, essendo altrimenti
assoggettabile alla misura cautelare soltanto la quota appartenente all’indagato
(Sez. 3, n. 29898 del 27/03/2013, Giorgiani, Rv. 256438).
3.10.Peraltro, è principio indiscusso che anche i beni che costituiscono il
fondo patrimoniale di cui all’art. 167, cod. civ., possono essere oggetto di
confisca “pro-quota”. essendo sufficiente che di essi il coniuge indagato abbia la
effettiva disponibilità (Sez. 2, n. 29940 del 27/06/2007, Picciotti, Rv. 238760;
Sez. 3, n. 6290 del 14/10/2010, Zurzetto, Rv. 246191; Sez. 3, n. 18527 del
03/02/2011, Zavarise, Rv. 250525; Sez. 3, n. 40364 del 19/09/2012, Chiodini,
Rv. 253681).

P.Q.M.
Annulla senza rinvio l’ordinanza impugnata nonché il decreto di sequestro
preventivo del G.i.p. di Rieti del 05/12/2014 e ordina la restituzione di quanto in
sequestro all’avente diritto.
Così deciso il 06/10/2015

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine