Sequestro Preventivo – Cassazione Penale 25/07/2017 N° 36814

Sequestro preventivo – Cassazione penale 25/07/2017 n° 36814 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com

Cassazione penale

Consulta tutte le sentenze della cassazione penale

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine

Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 25/07/2017

Numero: 36814

Testo completo della Sentenza Sequestro preventivo – Cassazione penale 25/07/2017 n° 36814:

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine 

Corte di cassazione – Sezione III penale – Sentenza 25 luglio 2017 n. 36814

25/7/2017

In caso di trasmissione frazionata degli atti, il termine di dieci giorni entro cui deve intervenire la decisione relativa ad una richiesta di riesame di sequestro preventivo, a pena di inefficacia della misura, decorre dal momento in cui il tribunale ritiene completata l’acquisizione della documentazione. Che deve essere la stessa posta alla base della misura cautelare. Non sono invece utili a spostare il termine eventuali successive integrazioni inviate dalla Procura e non conosciute dal Gip al momento dell’adozione del provvedimento di sequestro. Lo ha stabilito la CortIn caso di trasmissione frazionata degli atti, il termine di dieci giorni entro cui deve intervenire la decisione relativa ad una richiesta di riesame di sequestro preventivo, a pena di inefficacia della misura, decorre dal momento in cui il tribunale ritiene completata l’acquisizione della documentazione. Che deve essere la stessa posta alla base della misura cautelare. Non sono invece utili a spostare il termine eventuali successive integrazioni inviate dalla Procura e non conosciute dal Gip al momento dell’adozione del provvedimento di sequestro. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sentenza 25 luglio 2017 n. 36814, annullando l’ordinanza con cui il Tribunale di Frosinone aveva rigettato la richiesta di riesame contro il decreto di sequestro preventivo per lavori su di un immobile sottoposto a vincolo monumentale in assenza di titoli abilitativi e delle prescritte autorizzazioni. Secondo il Tribunale, infatti, l’eccezione di perdita di efficacia del provvedimento impugnato era infondata perché, siccome la documentazione era stata trasmessa in
modo frazionato, il termine di dieci giorni per la decisione doveva essere posticipato alla ricezione degli ultimi atti.
La Suprema corte rileva però che secondo la nota della Procura della Repubblica di Cassino gli atti erano stati consegnati al Tribunale del riesame il 27/12/2016 e, ad integrazione, il 2 gennaio 2017, era stata trasmessa dal Comune di Formia “la relazione tecnica e reportage fotografico comparativo”. Ora tale relazione «certamente» non faceva parte degli atti sulla base dei quali il P.M. aveva chiesto ed il G.i.p. aveva disposto la misura cautelare, in quanto l’ordinanza di convalida ed il decreto di sequestro risultavano emessi il 17/12/2016. Per cui il Tribunale ha errato nel fare decorrere il termine dal 2 gennaio 2017.
Infatti, prosegue la decisione, «gli atti di cui è consentita la trasmissione frazionata sono solo quelli sulla base dei quali è stata disposta la misura». In quanto è su di essi che deve esercitarsi il controllo del riesame. «Sicchè, soltanto quando la trasmissione sia stata completata ed il Tribunale abbia a disposizione tutti gli elementi per poter esercitare la sua funzione di verifica e definire il procedimento incidentale, inizierà a decorrere il termine di dieci giorni per l’emissione del provvedimento che decide sulla richiesta di riesame».
L’articolo 324, comma 3, c.p.p. prevede espressamente che l’autorità giudiziaria procedente debba trasmettere “gli atti su cui si fonda il provvedimento oggetto del riesame”. Il termine di dieci giorni (comma 5) decorrente dalla ricezione degli atti, «non può, pertanto, che riferirsi agli atti che siano stati posti a base dell’applicazione della misura». E se anche il Tribunale può emettere la sua decisione «sulla base degli elementi addotti dalle parti nel corso dell’udienza» (e quindi anche di elementi sopravvenuti) – art. 309, comma 9 -, «la perdita di efficacia della misura, prevista dal comma 10, in caso di mancata decisione entro il termine prescritto, non può che decorrere da quello in cui è stata disposta la trasmissione completa degli atti su cui è stata fondata la misura».Una diversa interpretazione sarebbe «in contrasto con il dato letterale e sistematico» e farebbe dipendere la sanzione di inefficacia della misura da elementi «incerti e discrezionali». Aprendo alla possibilità per il P.M. di procrastinare a sua discrezione tale termine, per esempio trasmettendo al Tribunale del riesame atti acquisiti successivamente o, comunque, non trasmessi al G.i.p. in sede di richiesta di emissione della misura.
«certamente» non faceva parte degli atti sulla base dei quali il P.M. aveva chiesto ed il G.i.p. aveva disposto la misura cautelare, in quanto l’ordinanza di convalida ed il decreto di sequestro risultavano emessi il 17/12/2016. Per cui il Tribunale ha errato nel fare decorrere il termine dal 2 gennaio 2017.
Infatti, prosegue la decisione, «gli atti di cui è consentita la trasmissione frazionata sono solo quelli sulla base dei quali è stata disposta la misura». In quanto è su di essi che deve esercitarsi il controllo del riesame. «Sicchè, soltanto quando la trasmissione sia stata completata ed il Tribunale abbia a disposizione tutti gli elementi per poter esercitare la sua funzione di verifica e definire il procedimento incidentale, inizierà a decorrere il termine di dieci giorni per l’emissione del provvedimento che decide sulla richiesta di riesame».
L’articolo 324, comma 3, c.p.p. prevede espressamente che l’autorità giudiziaria procedente debba trasmettere “gli atti su cui si fonda il provvedimento oggetto del riesame”. Il termine di dieci giorni (comma 5) decorrente dalla ricezione degli atti, «non può, pertanto, che riferirsi agli atti che siano stati posti a base dell’applicazione della misura». E se anche il Tribunale può emettere la sua decisione «sulla base degli elementi addotti dalle parti nel corso dell’udienza» (e quindi anche di elementi sopravvenuti) – art. 309, comma 9 -, «la perdita di efficacia della misura, prevista dal comma 10, in caso di mancata decisione entro il termine prescritto, non può che decorrere da quello in cui è stata disposta la trasmissione completa degli atti su cui è stata fondata la misura».
Una diversa interpretazione sarebbe «in contrasto con il dato letterale e sistematico» e farebbe dipendere la sanzione di inefficacia della misura da elementi «incerti e discrezionali». Aprendo alla possibilità per il P.M. di procrastinare a sua discrezione tale termine, per esempio trasmettendo al Tribunale del riesame atti acquisiti successivamente o, comunque, non trasmessi al G.i.p. in sede di richiesta di emissione della misura.
In caso di trasmissione frazionata degli atti, il termine di dieci giorni entro cui deve intervenire la decisione relativa ad una richiesta di riesame di sequestro preventivo, a pena di inefficacia della misura, decorre dal momento in cui il tribunale ritiene completata l’acquisizione della documentazione. Che deve essere la stessa posta alla base della misura cautelare. Non sono invece utili a spostare il termine eventuali successive integrazioni inviate dalla Procura e non conosciute dal Gip al momento dell’adozione del provvedimento di sequestro. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sentenza 25 luglio 2017 n. 36814, annullando l’ordinanza con cui il Tribunale di Frosinone aveva rigettato la richiesta di riesame contro il decreto di sequestro preventivo per lavori su di un immobile sottoposto a vincolo monumentale in assenza di titoli abilitativi e delle prescritte autorizzazioni. Secondo il Tribunale, infatti, l’eccezione di perdita di efficacia del provvedimento impugnato era infondata perché, siccome la documentazione era stata trasmessa in modo frazionato, il termine di dieci giorni per la decisione doveva essere posticipato alla ricezione degli ultimi atti.
La Suprema corte rileva però che secondo la nota della Procura della Repubblica di Cassino gli atti erano stati consegnati al Tribunale del riesame il 27/12/2016 e, ad integrazione, il 2 gennaio 2017, era stata trasmessa dal Comune di Formia “la relazione tecnica e reportage fotografico comparativo”. Ora tale relazione «certamente» non faceva parte degli atti sulla base dei quali il P.M. aveva chiesto ed il G.i.p. aveva disposto la misura cautelare, in quanto l’ordinanza di convalida ed il decreto di sequestro risultavano emessi il 17/12/2016. Per cui il Tribunale ha errato nel fare decorrere il termine dal 2 gennaio 2017.
Infatti, prosegue la decisione, «gli atti di cui è consentita la trasmissione frazionata sono solo quelli sulla base dei quali è stata disposta la misura». In quanto è su di essi che deve esercitarsi il controllo del riesame. «Sicchè, soltanto quando la trasmissione sia stata completata ed il Tribunale abbia a disposizione tutti gli elementi per poter esercitare la sua funzione di verifica e definire il procedimento incidentale, inizierà a decorrere il termine di dieci giorni per l’emissione del provvedimento che decide sulla richiesta di riesame».
L’articolo 324, comma 3, c.p.p. prevede espressamente che l’autorità giudiziaria procedente debba trasmettere “gli atti su cui si fonda il provvedimento oggetto del riesame”. Il termine di dieci giorni (comma 5) decorrente dalla ricezione degli atti, «non può, pertanto, che riferirsi agli atti che siano stati posti a base dell’applicazione della misura». E se anche il Tribunale può emettere la sua decisione «sulla base degli elementi addotti dalle parti nel corso dell’udienza» (e quindi anche di elementi sopravvenuti) – art. 309, comma 9 -, «la perdita di efficacia della misura, prevista dal comma 10, in caso di mancata decisione entro il termine prescritto, non può che decorrere da quello in cui è stata disposta la trasmissione completa degli atti su cui è stata fondata la misura».Una diversa interpretazione sarebbe «in contrasto con il dato letterale e sistematico» e farebbe dipendere la sanzione di inefficacia della misura da elementi «incerti e discrezionali». Aprendo alla possibilità per il P.M. di procrastinare a sua discrezione tale termine, per esempio trasmettendo al Tribunale del riesame atti acquisiti successivamente o, comunque, non trasmessi al G.i.p. in sede di richiesta di emissione della misura.
“gli atti su cui si fonda il provvedimento oggetto del riesame”. Il termine di dieci giorni (comma 5) decorrente dalla ricezione degli atti, «non può, pertanto, che riferirsi agli atti che siano stati posti a base dell’applicazione della misura». E se anche il Tribunale può emettere la sua decisione «sulla base degli elementi addotti dalle parti nel corso dell’udienza» (e quindi anche di elementi sopravvenuti) – art. 309, comma 9 -, «la perdita di efficacia della misura, prevista dal comma 10, in caso di mancata decisione entro il termine prescritto, non può In caso di trasmissione frazionata degli atti, il termine di dieci giorni entro cui deve intervenire la decisione relativa ad una richiesta di riesame di sequestro preventivo, a pena di inefficacia della misura, decorre dal momento in cui il tribunale ritiene completata l’acquisizione della documentazione. Che deve essere la stessa posta alla base della misura cautelare. Non sono invece utili a spostare il termine eventuali successive integrazioni inviate dalla Procura e non conosciute dal Gip al momento dell’adozione del provvedimento di sequestro. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sentenza 25 luglio 2017 n. 36814, annullando l’ordinanza con cui il Tribunale di Frosinone aveva rigettato la richiesta di riesame contro il decreto di sequestro preventivo per lavori su di un immobile sottoposto a vincolo monumentale in assenza di titoli abilitativi e delle prescritte autorizzazioni. Secondo il Tribunale, infatti, l’eccezione di perdita di efficacia del provvedimento impugnato era infondata perché, siccome la documentazione era stata trasmessa in modo frazionato, il termine di dieci giorni per la decisione doveva essere posticipato alla ricezione degli ultimi atti.
La Suprema corte rileva però che secondo la nota della Procura della Repubblica di Cassino gli atti erano stati consegnati al Tribunale del riesame il 27/12/2016 e, ad integrazione, il 2 gennaio 2017, era stata trasmessa dal Comune di Formia “la relazione tecnica e reportage fotografico comparativo”. Ora tale relazione «certamente» non faceva parte degli atti sulla base dei quali il P.M. aveva chiesto ed il G.i.p. aveva disposto la misura cautelare, in quanto l’ordinanza di convalida ed il decreto di sequestro risultavano emessi il 17/12/2016. Per cui il Tribunale ha errato nel fare decorrere il termine dal 2 gennaio 2017.
Infatti, prosegue la decisione, «gli atti di cui è consentita la trasmissione frazionata sono solo quelli sulla base dei quali è stata disposta la misura». In quanto è su di essi che deve esercitarsi il controllo del riesame. «Sicchè, soltanto quando la trasmissione sia stata completata ed il Tribunale abbia a disposizione tutti gli elementi per poter esercitare la sua funzione di verifica e definire il procedimento incidentale, inizierà a decorrere il termine di dieci giorni per l’emissione del provvedimento che decide sulla richiesta di riesame».
L’articolo 324, comma 3, c.p.p. prevede espressamente che l’autorità giudiziaria procedente debba trasmettere “gli atti su cui si fonda il provvedimento oggetto del riesame”. Il termine di dieci giorni (comma 5) decorrente dalla ricezione degli atti, «non può, pertanto, che riferirsi agli atti che siano stati posti a base dell’applicazione della misura». E se anche il Tribunale può emettere la sua decisione «sulla base degli elementi addotti dalle parti nel corso dell’udienza» (e quindi anche di elementi sopravvenuti) – art. 309, comma 9 -, «la perdita di efficacia della misura, prevista dal comma 10, in caso di mancata decisione entro il termine prescritto, non può che decorrere da quello in cui è stata disposta la trasmissione completa degli atti su cui è stata fondata la misura».
Una diversa interpretazione sarebbe «in contrasto con il dato letterale e sistematico» e farebbe dipendere la sanzione di inefficacia della misura da elementi «incerti e discrezionali». Aprendo alla possibilità per il P.M. di procrastinare a sua discrezione tale termine, per esempio trasmettendo al Tribunale del riesame atti acquisiti successivamente o, comunque, non trasmessi al G.i.p. in sede di richiesta di emissione della misura.
In caso di trasmissione frazionata degli atti, il termine di dieci giorni entro cui deve intervenire la decisione relativa ad una richiesta di riesame di sequestro preventivo, a pena di inefficacia della misura, decorre dal momento in cui il tribunale ritiene completata l’acquisizione della documentazione. Che deve essere la stessa posta alla base della misura cautelare. Non sono invece utili a spostare il termine eventuali successive integrazioni inviate dalla Procura e non conosciute dal Gip al momento dell’adozione del provvedimento di sequestro. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sentenza 25 luglio 2017 n. 36814, annullando l’ordinanza con cui il Tribunale di Frosinone aveva rigettato la richiesta di riesame contro il decreto di sequestro preventivo per lavori su di un immobile sottoposto a vincolo monumentale in assenza di titoli abilitativi e delle prescritte autorizzazioni. Secondo il Tribunale, infatti, l’eccezione di perdita di efficacia del provvedimento impugnato era infondata perché, siccome la documentazione era stata trasmessa in modo frazionato, il termine di dieci giorni per la decisione doveva essere posticipato alla ricezione degli ultimi atti.
La Suprema corte rileva però che secondo la nota della Procura della Repubblica di Cassino gli atti erano stati consegnati al Tribunale del riesame il 27/12/2016 e, ad integrazione, il 2 gennaio 2017, era stata trasmessa dal Comune di Formia “la relazione tecnica e reportage fotografico comparativo”. Ora tale relazione «certamente» non faceva parte degli atti sulla base dei quali il P.M. aveva chiesto ed il G.i.p. aveva disposto la misura cautelare, in quanto l’ordinanza di convalida ed il decreto di sequestro risultavano emessi il 17/12/2016. Per cui il Tribunale ha errato nel fare decorrere il termine dal 2 gennaio 2017.
Infatti, prosegue la decisione, «gli atti di cui è consentita la trasmissione frazionata sono solo quelli sulla base dei quali è stata disposta la misura». In quanto è su di essi che deve esercitarsi il controllo del riesame. «Sicchè, soltanto quando la trasmissione sia stata completata ed il Tribunale abbia a disposizione tutti gli elementi per poter esercitare la sua funzione di verifica e definire il procedimento incidentale, inizierà a decorrere il termine di dieci giorni per l’emissione del provvedimento che decide sulla richiesta di riesame».
L’articolo 324, comma 3, c.p.p. prevede espressamente che l’autorità giudiziaria procedente debba trasmettere “gli atti su cui si fonda il provvedimento oggetto del riesame”. Il termine di dieci giorni (comma 5) decorrente dalla ricezione degli atti, «non può, pertanto, che riferirsi agli atti che siano stati posti a base dell’applicazione della misura». E se anche il Tribunale può emettere la sua decisione «sulla base degli elementi addotti dalle parti nel corso dell’udienza» (e quindi anche di elementi sopravvenuti) – art. 309, comma 9 -, «la perdita di efficacia della misura, prevista dal comma 10, in caso di mancata decisione entro il termine prescritto, non può che decorrere da quello in cui è stata disposta la trasmissione completa degli atti su cui è stata fondata la misura».Una diversa interpretazione sarebbe «in contrasto con il dato letterale e sistematico» e farebbe dipendere la sanzione di inefficacia della misura da elementi «incerti e discrezionali». Aprendo alla possibilità per il P.M. di procrastinare a sua discrezione tale termine, per esempio trasmettendo al Tribunale del riesame atti acquisiti successivamente o, comunque, non trasmessi al G.i.p. in sede di richiesta di emissione della misura.

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine