Sequestro – Cassazione Penale 25/10/2016 N° 44928

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 25/10/2016

Numero: 44928

Testo completo della Sentenza Sequestro – Cassazione penale 25/10/2016 n° 44928:

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SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
1. Cerroni Manlio, nato a Pisoniano il 18/11/1926,
2. Scaglione Carmelina, nata a Roma il 06/11/1944,
avverso l’ordinanza del 03/02/2016 del Tribunale di Roma;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Aldo Aceto;
lette le richieste scritte del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Gabriele Mazzotta, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1.1 sigg.ri Manlio Cerroni e Carmelina Scaglione ricorrono per l’annullamento
dell’ordinanza del 03/02/2016 del Tribunale di Roma che ha respinto l’istanza di
riesame del decreto del 03/12/2015 del Procuratore della Repubblica presso
quello stesso Tribunale che, sulla ipotizzata sussistenza indiziaria del reato di cui
all’art. 260, d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e dell’illecito amministrativo di cui agli
artt. 5, 25-undecies, comma 2, lett. f), d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, aveva disposto l’ispezione del plesso industriale di Malagrotta della «E. GIOVI S.r.l.»
con conseguente campionamento e sequestro delle frazioni dei rifiuti in uscita
dall’impianto di trattamento meccanico-biologico per analizzarne la composizione
chimica con le modalità di cui all’art. 360, cod. proc. pen..
1.1.Con unico motivo eccepiscono, ai sensi dell’art. 606, lett. b), cod. proc.
pen., vizio di omessa (o comunque apparente) motivazione in ordine alla lamentata natura esplorativa del decreto di ispezione, argomento glissato dal Tribunale
con affermazioni che i ricorrenti lamentano essere apodittiche e supportate da
richiami non pertinenti alla giurisprudenza di questa Suprema Corte.
CONSIDERATO IN DIRITTO
2.1 ricorsi sono inammissibili perché manifestamente infondati.
3.11 Tribunale ha respinto l’istanza di riesame sul rilievo che il P.M. aveva
«specificato i reati per cui si procede; gli elementi da cui deriva il “fumus delicti” (cioè gli esiti della consulenza su impianto analogo per caratteristiche costruttive e prestazionali gestito dal medesimo gruppo imprenditoriale che gestisce
quello del plesso denominato Malagrotta); le finalità probatorie (analisi sulla
composizione chimica delle frazioni dei rifiuti e campioni sequestrati ex art. 360,
cod. proc. pen.)».
3.1.Appare evidente che la preesistenza della “notitia criminis” al provvedimento emesso per riscontrarne la effettiva sussistenza deriva da un procedimento logico di natura transitiva secondo il quale le modalità (presuntivamente) illecite con cui il medesimo gruppo gestiva altro plesso industriale si estendono anche a quello oggetto di ispezione.
3.2.Così impostata la questione, le doglianze dei ricorrenti (che attengono il
vizio di omessa motivazione) sono totalmente infondate avuto riguardo: a) alla
incontestata riconducibilità del plesso ispezionato al medesimo gruppo imprenditoriale; b) alle analoghe caratteristiche costruttive e prestazionali dei due plessi;
c) alla natura del reato ipotizzato dal P.M. che evoca allestimenti di mezzi e attività continuative organizzate che sarebbe invece irragionevole escludere a priori
nei confronti di parti o settori della medesima impresa.
3.3.Tanto premesso, va innanzitutto va ricordato che, come costantemente
affermato da questa Corte con riguardo alle misure cautelari reali, il ricorso per
cassazione ex art. 325 c.p.p. è consentito unicamente per mancanza fisica della
motivazione o per la presenza di motivazione apparente, in quanto integranti il
vizio di violazione di legge, e non anche per mero vizio logico della stessa (ex
plurimis, sulla scia di Sez. U., n. 25932 del 29/05/2008, Ivanov, Rv. 239692,
Sez. 5, n. 35532 del 25/06/2010, Angelini, Rv. 248129; Sez. 6, n. 7472 del
21/01/2009, P.M. in proc. Vespoli e altri, Rv, 242916).
3.4.Nella specie, invece, nessuna motivazione apparente può dirsi sussistente già solo per il fatto, del tutto evidente anche agli stessi ricorrenti, che il Tribunale ha chiaramente confutato, con riferimento a fatti concreti, l’analoga censura
mossa con l’istanza di riesame proprio in ordine alla lamentata adozione di un
sequestro dalle finalità esplorative. Go….~

3.5.In o I tre, se è pur vero che è illegittima l’adozione della misura cautelare
reale a fini meramente esplorativi al fine di acquisire la “notitia criminis” in ordine ad un eventuale illecito non ancora individuato nella sua qualificazione giuridica e nella sua specificità fattuale (Sez. 1, n. 29933 del 11/03/2004, De Marzo,
Rv. 229250), è altrettanto innegabile che l’ispezione e il sequestro probatorio
sono ricompresi tra i “mezzi di ricerca della prova” di cui al titolo 3^ del libro 3^,
sicché, proprio in ragione della fisiologica proiezione del mezzo in vista della acquisizione di elementi probatori, onde qualificare come “esplorativo” il mezzo, è
necessario che lo “scandaglio” probatorio insito nel mezzo stesso abbia a riguardare “fondali fattuali” non emersi in precedenza (così, molto lucidamente, in motivazione, Sez. 3, n. 24561 del 17/05/2012, Vicentini).
3.6.Ciò che conta, dunque, è che l’azione investigativa del pubblico ministero si fondi su fatti che la giustifichino sul piano razionale, non potendosi impedire
alla logica di plasmare su quei fatti un’ipotesi di lavoro (i.e., la notizia di reato) la
cui effettiva sussistenza e consistenza può essere definitivamente accertata solo
attraverso atti invasivi (ispezioni, perquisizioni e sequestri) espressamente e
funzionalmente destinati a darvi sostanza.
3.7.Ne consegue che i ricorsi devono essere dichiarati inammissibili.
3.8.Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, ex art. 616 cod.
proc. pen., non potendosi escludere che essa sia ascrivibile a colpa dei ricorrenti
(C. Cost. sent. 7-13 giugno 2000, n. 186), l’onere delle spese del procedimento
nonché del versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, che
si fissa equitativamente, in ragione dei motivi dedotti, nella misura di C 1.500,00
ciascuno.
P.Q.M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna ciascun ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di C 1.50,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 14/06/2016

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