Sentenza Di Condanna – Cassazione Penale 22/06/2016 N° 26091

Sentenza di condanna – Cassazione penale 22/06/2016 n° 26091 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com

Cassazione penale

Consulta tutte le sentenze della cassazione penale

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine

Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione II

Data: 22/06/2016

Numero: 26091

Testo completo della Sentenza Sentenza di condanna – Cassazione penale 22/06/2016 n° 26091:

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine 

nella causa penale promossa da :
Tesi Carlo nato a Lamporecchio il 13/8/1956
avverso la sentenza n. 28/15 del Tribunale di Pistoia del 24/9/2015
visti gli atti , la sentenza ed il ricorso;
sentita la relazione del Consigliere dott. Lucia Aielli ;
udite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale dott.
Stefano Tocci che ha concluso per l’annullamento senza rinvio perché il fatto non è più previsto
dalla legge come reato .
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza emessa il 24.9.2015 il giudice monocratico del Tribunale di Pistoia, in qualità
di giudice di appello, confermava integralmente la sentenza del Giudice di pace del Tribunale di
Monsummano Terme del 10/1/2014 che aveva condannato Carlo Tesi per il delitto di
danneggiamento con relativo risarcimento del danno in favore della costituita parte civile,
Mauro Beneforti.
2. Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione Carlo Tesi a mezzo del suo difensore
di fiducia, il quale eccepisce:
2.1. violazione dei legge ( art. 124 cod.pen.) avuto riguardo al termine di presentazione della
querela, a suo avviso tardiva.
2.2. violazione di legge ed omessa motivazione con riferimento al diniego delle circostanze
attenuanti generiche.
2.3. violazione di legge con riferimento all’art. 635 cod. pen., non essendovi stato alcun
danneggiamento dell’immobile ad opera del Tesi, conduttore, ma, al più, un mero
deterioramento dell’impianto elettrico, eventualmente oggetto di pretesa azionabile in sede
civile da parte del Beneforti, proprietario danneggiato, non identificabile, tra l’altro, con il
soggetto passivo del reato e dunque non legittimato a proporre querela .
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. La sentenza impugnata va annullata senza rinvio in quanto il fatto di cui all’art. 635
cod. pen., contestato nella forma “semplice”, a seguito dell’entrata in vigore del D. Lgs. n.
7 del 15 gennaio 2016, non è (più) previsto dalla legge come reato; a ciò consegue, ad
avviso del Collegio, anche la caducazione delle statuizioni civili ad esso correlate.
2. Come è noto i decreti n. 7 e n. 8 del 15 gennaio 2016 hanno introdotto modifiche
all’ordinamento penale, con essi è stata data esecuzione all’art. 2 della Legge 67/2014
che ha conferito al Governo la delega per la ” Riforma della disciplina sanzionatoria dei
reati” , trasformando alcuni reati in illeciti amministrativi e abrogando altri reati con la
creazione di corrispondenti illeciti puniti con sanzioni pecuniarie, aggiuntive al
risarcimento del danno.
3. Come evidenziato nelle relazioni governative, con questi interventi, il legislatore ha
inteso dare concretezza ad una scelta politica volta a deflazionare il sistema penale
sostanziale e processuale, in ossequio ai principi di offensività e sussidiarietà della
sanzione penale, ritenendo che una penalizzazione generalizzata, seppure formalmente
rispondente a intenti di maggiore repressività, si risolve di fatto in un abbassamento della
tutela degli interessi coinvolti, dal momento che la macchina repressiva penale non può
funzionare efficacemente se calibrata su un numero elevato di fatti, anche di minor
offensività.
4. La depenalizzazione di cui al decreto n. 7 , interessa ipotesi delittuose previste a tutela
della fede pubblica, dell’onore o del patrimonio accomunate dal fatto di incidere su
interessi di natura privata ( si tratta di reati procedibili a querela), che vengono collocate
nell’ambito civilistico in ragione della peculiare natura del disvalore del fatto, legato
esclusivamente all’ offesa alla relazione privata ad essi sottesa .
Con specifico riferimento alla categoria degli illeciti sottoposti a sanzione pecuniaria civile,
preme osservare che trattasi di fattispecie tipizzate, al cui accertamento consegue, a
differenza delle ipotesi di aboliti° criminis classica, una sanzione pecuniaria la cui
irrogazione è collegata alla verifica di determinati elementi costitutivi ( artt. 3-13 ), da
eseguirsi ad opera del giudice competente a conoscere dell’ azione di risarcimento del
danno (art. 8), applicando le norme del codice di procedura civile ( art. 8 c. 4 ), con il che
deve complessivamente dedursi che il giudice competente allo svolgimento del
procedimento di accertamento dell’illecito civile così tipizzato, ai fini dell’irrogazione della
sanzione pecuniaria e del correlato risarcimento del danno, sia il giudice civile nel rispetto
delle regole del procedimento civile, trattandosi, tra l’altro, di un accertamento
coinvolgente elementi di valutazione del fatto del tutto estranei al giudizio penale ( ad es.
l’arricchimento del soggetto responsabile o le condizioni economiche dell’agente).
5. Quanto al delitto di danneggiamento, l’ attuale art. 635 cod. pen. prevede : “Chiunque
distrugge, disperde, deteriora o rende in tutto in parte inservibili cose mobili o immobili
altrui con violenza alla persona o con minaccia ovvero in occasione di manifestazioni che
si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico o del delitto previsto dall’art. 331 è
punito con la reclusione da sei mesi a tre anni” .
Il legislatore ha dunque ritenuto di indicare, come condotta di danneggiamento che
conserva rilievo penale, solo quella commessa sui beni, sia pubblici che privati, in
occasione dello svolgimento di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico,
reputando che l’esecuzione del danneggiamento, durante lo svolgimento di
manifestazione pubblica, sia una condotta intrinsecamente minacciosa di particolare
effetto intimidatorio e pericolosità sociale tale da meritare un’espressa menzione. Il nuovo
comma 2 dell’art. 635 cod. pen. contempla ora ipotesi autonome di reato e dispone che
alla stessa pena prevista per il primo comma, soggiace chiunque distrugge, disperde o
deteriora o rende, in tutto o in parte inservibili le categorie di beni previste nella
precedente formulazione della norma.
6. Non v’è dubbio che la condotta delittuosa contestata al Tesi , consistita nel
danneggiamento “semplice”, sia stata espunta dal sistema penale e che si debba applicare
nel caso di specie, l’art. 2 c. 2 cod. pen. che, in tema di successione di leggi penali nel
tempo, nel caso in cui la legge posteriore sia più favorevole, impone di dichiarare che il
fatto non è previsto dalla legge come reato, occorre tuttavia verificare quali siano le
conseguenze derivanti da tale pronuncia posto che nel caso di specie, vi è stata
soddisfazione della pretesa civilistica in favore della costituita parte civile.
7. L’ art. 2 c. 2 cod. pen., prevede che a seguito di tale sentenza ( sostanzialmente di non
doversi procedere ), cessano l’esecuzione e degli effetti penali della condanna, sicchè la
pronuncia relativa alle statuizioni civili, dovrebbe rimanere ferma, anche in considerazione
della regola generale sancita dall’art. 11 delle preleggi del cod. civ. ( in tal senso Sez. 2 n.
21598 del 8/3/2016 dep. il 24/5/2016; Sez. 2, n. 14529 del 23/3/2016 dep. il 11.4.2016;
Sez.5, n. 14041 del 15/02/2016 , Rv. 266317, in cui si è ritenuto che l’annullamento della
sentenza per intervenuta aboliti° criminis , non escludesse la competenza del giudice
dell’impugnazione a decidere sulle questioni civili allorché la sentenza sia stata emessa
prima dell’entrata in vigore del citato decreto).
8. Tuttavia, a parere del Collegio, detti principi trovano un limite applicativo nei casi in cui
l’aboliti° criminis, sia intervenuta prima del passaggio in giudicato della sentenza di
condanna, in ragione del combinato disposto degli artt. 185 cod. pen., 74 e 538 cod.
proc. pen., considerato che nel giudizio di impugnazione, venendo meno la possibilità di
una pronuncia definitiva di condannampli effetti penali ( perché il fatto non più previsto
dalla legge come reato), viene meno anche il primo presupposto dell’obbligazione
restitutoria o risarcitoria per cui è concesso l’esercizio nel processo penale dell’azione
civile, con la conseguenza che nel giudizio di legittimità, devono essere revocate le
statuizioni civili adottate in quelli di merito. Né dette conclusioni possono ritenersi
contraddette dalle previsioni di cui agli artt. 576 e 578 cod. proc. pen. che consentono al
giudice di appello o di legittimità di decidere sull’impugnazione ai soli fini civili nel caso di
estinzione del reato per amnistia o prescrizione, trattandosi di ipotesi eccezionali che
espressamente derogano alla regola generale di cui all’art. 538 cod. proc. pen. (in tal
senso Sez. 5, rv. 21721/16 non massimata, Sez. 5, n. 14044 del 09/03/2016, Rv.
266297).
9. Viceversa tali conclusioni possono ritenersi rafforzate dalla lettura comparata dei decreti
legislativi n. 7/16 e n. 8/16 ( emanati tra l’altro nel medesimo contesto temporale), con
specifico riferimento ai casi in cui, anteriormente all’entrata in vigore del presente decreto, vi
sia stata una pronuncia di merito non ancora irrevocabile ( atteso che, invece, nei casi di
sentenza irrevocabile espressamente il legislatore ha previsto che sia il giudice dell’ esecuzione
a pronunciare la revoca della sentenza e ad adottare i provvedimenti conseguenti : art. 12 c. 2
decreto n. 7/16 ). Ebbene, per i fatti commessi anteriormente alla entrata in vigore del
decreto, definiti con sentenza di condanna non ancora divenuta irrevocabile, il legislatore,
mentre nel decreto n. 8/16, a proposito dell’illecito penale trasformato in illecito
amministrativo, ha espressamente detto che il giudice dell’impugnazione nel dichiarare che il
fatto non è più previsto dalla legge come reato, decide sull’impugnazione ai soli effetti delle
disposizioni e dei capi della sentenza che concernono gli interessi civili ( art. 9 c. 3 d.lgs. n.
8/16), nel decreto n. 7/16, non ha riprodotto tale previsione. Tale omissione, non spiegabile in
termini di mera “svista”, data la contestualità di adozione dei provvedimenti legislativi, appare
frutto di una precisa volontà del legislatore che, introducendo una nuova categoria di figure
sanzionatorie, quale quella delle “sanzioni pecuniarie civili”, collegate a determinate fattispecie
di illecito, i cui elementi costitutivi solo in parte corrispondono a quelli delle fattispecie penali,
ha inteso dare concreta attuazione alla esigenza di mantenere distinti i giudizi civile e penale,
al fine di garantire celerità e speditezza al processo penale rispetto all’interesse del
danneggiato di esperire in detto processo l’ azione risarcitoria ( sent. Corte Cost. n. 168 del
2006 , in senso analogo sentenza n. 23/2015), tanto più che ai fini della sanzione dell’illecito
sono richiamati, come detto, parametri estranei al giudizio penale e connaturati al giudizio
civile ove viene contestualmente definito anche l’aspetto risarcitorio, secondo le regole proprie
del processo civile (art. 8).
10. Tale conclusione, poi, appare conforme al principio generale che informa il succedersi di
regole processuali :” tempus regit actum”, posto che nessun dubbio sussiste in ordine alla
applicabilità anche retroattiva della norma più favorevole al reo ex art. 2 c.p. , mentre il
principio richiamato e codificato alli art. 11 delle preleggi secondo cui ” la legge non dispone
che per l’avvenire : essa non ha effetto retroattivo”, anziché giustificare il mantenimento in
vita della pronuncia relativa alle statuizioni civili, contenuta nella sentenza impugnata, impone,
in ragione della non definitività dell’accertamento, che lo stesso possa essere completato solo
seguendo le nuove regole procedimentali di cui agli artt. 3, 8, 12 introdotte dal decreto n.
7/16, senza che tale mutamento di strategia processuale possa in alcun modo riverberarsi
negativamente sulla costituita parte civile che , avendo esercitato l’azione civile in sede penale,
si è esposta all’alea dell’evoluzione della vicenda processuale penale, rispetto all’ ipotesi di
esercizio dell’azione di danno, nella sede sua propria ( cfr. Corte Cost. n. 12/2016 ).
11. Da quanto premesso deriva che se la Corte di cassazione, nel pronunciare sentenza di
annullamento perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato, provvedesse in ordine
alle statuizioni civili di condanna, determinerebbe in alternativa un duplice effetto: o quello di
esonerare definitivamente il colpevole di un illecito dalla sanzione, non potendosi più applicare
quella penale per la sopravvenuta abrogazione e non essendo possibile per alcuno rivolgersi al
giudice civile solo per l’applicazione di quella di nuovo conio; ovvero dovrebbe sostituirsi al
giudice del risarcimento ed irrogare essa stessa – in una con la conferma del capo civile di
condanna – la sanzione civile di cui si è detto. Da un lato infatti, con una chiara disposizione
transitoria (articolo 12), il legislatore ha inteso ribadire la continuità di illecito e, quindi, di
sanzionabilità tra i fatti di cui è stato escluso il rilievo penale e le nuove ipotesi di illecito civile;
da un altro la determinazione della sanzione civile richiederebbe – a prescindere dalla dubbia
compatibilità di tale conclusione con la garanzia del doppio grado di giudizio – una valutazione
di merito alla luce dei parametri di cui all’art. 5 che non è consentita in sede di legittimità.
12. A quanto detto consegue, conclusivamente, l’ annullamento senza rinvio della sentenza
impugnata avuto riguardo alla intervenuta depenalizzazione dell’art. 635 c.p., ex art. 1 decreto
legislativo n. 7/16, con revoca delle statuizioni civili cui potrà seguire, per effetto dell’esercizio
della corrispondente azione risarcitoria davanti al giudice civile competente per valore, il
giudizio civile per l’accertamento dell’illecito depenalizzato, l’irrogazione della sanzione
pecuniaria ed il risarcimento del danno.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perchè il fatto non è previsto dalla legge come
reato.
Così deciso il 10 giugno 2016

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine