Rinvio A Giudizio – Cassazione Penale 20/12/2016 N° 53968

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 20/12/2016

Numero: 53968

Testo completo della Sentenza Rinvio a giudizio – Cassazione penale 20/12/2016 n° 53968:

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RITENUTO IN FATTO
1. Con il provvedimento in epigrafe, il Giudice dell’udienza preliminare del
Tribunale di Firenze ha dichiarato non luogo a procedere
– nei confronti di Valerio Lombardi e di Gianluca Morandini in relazione al capo C),
per non aver commesso il fatto;
nei confronti di entrambi gli imputati Aristodemo Busillo e Furio Saraceno in
relazione al capo F), perché il fatto non sussiste;
nei confronti di tutti egli imputati Furio Saraceno, Aristodemo Busillo, Dario
Vizzino e Giuseppe Pietro Grandori in relazione al capo H), limitatamente alla
fattispecie di associazione per delinquere, perché il fatto non sussiste;
in relazione al capo I), limitatamente alla gestione dei rifiuti come classificati con
codice CER 170504, nei confronti di tutti gli imputati (Saraceno, Valerio
Lombardi, Renato Casale, Renato Bianco, Paolo Bolondi, Matteo Forlani, Moreno
Bencini, Oliviero Bencini, Franco Varvarito e David Giorgetti), perché il fatto non
costituisce reato e, per le altre ipotesi, nei confronti di Valerio Lombardi, Renato
Casale, Renato Bianco, Paolo Bolondi, Matteo Forlani, Moreno ed Oliviero Bencini
e Franco Varvarito, per non aver commesso il fatto;
nei confronti dell’imputata Rosaria Ferro in relazione al capo M), per non aver
commesso il fatto;
nei confronti di Valerio Lombardi, Rosaria Ferro, Renato Casale, Renato Bianco,
Dario Vizzino, Maria Rita Lorenzetti, Gualtiero Bellomo (detto Walter), Alfio
Lombardi, Maurizio Brioni, Marco Bonistalli e Giuseppe Pietro Grandori in
relazione al capo N), per non aver commesso il fatto;
nei confronti di tutti gli imputati (Furio Saraceno, Valerio Lombardi e Renato
Casale) in relazione al capo O), perché il fatto non sussiste;
– nei confronti di Alessandro Coletta, Piero Calandra, Alfio Lombardi, Renato
Casale, Lorenza Ponzone, Giuseppe Mele, Ercole Incalza, Rosaria Ferro e Emilio
Mauroner in relazione al capo P), per non aver commesso il fatto;
nei confronti di Alfio Lombardi, Maurizio Brioni, Emilio Mauroner e Marco
Bonistalli in relazione al capo Q), perché il fatto non sussiste;
nei confronti di Maria Rita Lorenzetti, Valerio Lombardi, Alfio Lombardi, Maurizio
Brioni, Emilio Mauroner e Marco Bonistalli in relazione al capo R), perché il fatto
non sussiste;
– nei confronti di tutti gli imputati (Mele, Incalza, Lorenzetti e Valerio Lombardi) in
relazione al capo S), perché il fatto non sussiste;
– nei confronti di tutti gli imputati (Mele, Incalza, Lorenzetti e Valerio Lombardi) in
relazione al capo S-bis), perché il fatto non sussiste;
nei confronti di tutti gli imputati (Saraceno, Riccardo Guagliata e Domenico
Clarizia) in relazione al capo T), perché il fatto non sussiste;
– nei confronti di tutti gli imputati (Saraceno, Guagliata e Clarizia) in relazione al
capo U), perché il fatto non sussiste;
nei confronti di tutti gli imputati (Saraceno, Valerio Lombardi, Mareno ed Oliviero
Bencini, Giorgetti, Casale, Bianco, Bolondi e Forlani) in relazione al capo U-bis),
perché il fatto non sussiste;
nei confronti di tutti gli imputati (Saraceno, Valerio Lombardi, Mareno ed Oliviero
Bencini, Giorgetti, Ruoppoli, Casale, Bianco, Bolondi e Forlani) in relazione al
capo U-ter), perché il fatto non sussiste.
Visti gli artt. 61 D.Lgs. n. 231/01 e 425 cod. proc. pen., il Giudice ha dichiarato
non luogo a procedere nei confronti:
del legale rappresentante pro tempore della “Nodavia Società Consortile”
in relazione al capo V), con limitato riguardo ai capi I) e L), quest’ultimo fino alla
data del 15 agosto 2011, perché la responsabilità amministrativa da reato non
era prevista dalla legge;
in relazione al capo AA-bis), perché il fatto non sussiste;
del Commissario Liquidatore di “Coopsette in liquidazione coatta
amministrativa”:
in relazione al capo BB), con limitato riguardo ai capi I) e L), quest’ultimo fino
alla data del 15 agosto 2011, perché la responsabilità amministrativa da reato
non era prevista dalla legge e limitatamente al capo N), perché il fatto non
sussiste;
in relazione al capo DD), con limitato riguardo ai capi Q) e R), perché il fatto non
sussiste;
– in relazione al capo DD-bis), perché il fatto non sussiste;
nei confronti del legale rappresentante pro tempore della “Italferr S.p.A.”
in relazione ai capi EE), FF) ed FF-bis), perché il fatto non sussiste
(rispettivamente in relazione ai capi N), P), Q), R), S), U-bis) e U-ter);
nei confronti dei legali rappresentanti pro tempore della “Varvarito Lavori s.r.l.”,
“H.T.R. s.r.l.” e “Hydra s.r.l.”
in relazione al capo GG), con limitato riguardo ai capi I) e L), quest’ultimo fino
alla data del 15 agosto 2011, perché la responsabilità amministrativa da reato
non era prevista dalla legge;
nei confronti del legale rappresentante pro tempore della “Ecogest s.r.l.”
in relazione al capo NN), perché il fatto non sussiste.
1.1. Il presente procedimento concerne una serie di illeciti commessi
nell’ambito dell’esecuzione dei lavori pubblici per la costruzione della “Linea
Ferroviaria Milano-Napoli – Nodo di Firenze – Penetrazione urbana linea Alta
Velocità, Lavori per la realizzazione del Passante Ferroviario Alta Velocità del
Nodo di Firenze e della nuova Stazione Alta Velocità”, appaltati dal committente
Rete Ferroviaria Italiana S.p.A., con l’Alta Sorveglianza di Italferr S.p.A., ed
nei confronti di tutti gli imputati (Saraceno, Valerio Lombardi, Mareno ed Oliviero
Bencini, Giorgetti, Casale, Bianco, Bolondi e Forlani) in relazione al capo U-bis),
perché il fatto non sussiste;
nei confronti di tutti gli imputati (Saraceno, Valerio Lombardi, Mareno ed Oliviero
Bencini, Giorgetti, Ruoppoli, Casale, Bianco, Bolondi e Forlani) in relazione al
capo U-ter), perché il fatto non sussiste.
Visti gli artt. 61 D.Lgs. n. 231/01 e 425 cod. proc. pen., il Giudice ha dichiarato
non luogo a procedere nei confronti:
del legale rappresentante pro tempore della “Nodavia Società Consortile”
in relazione al capo V), con limitato riguardo ai capi I) e L), quest’ultimo fino alla
data del 15 agosto 2011, perché la responsabilità amministrativa da reato non
era prevista dalla legge;
in relazione al capo AA-bis), perché il fatto non sussiste;
del Commissario Liquidatore di “Coopsette in liquidazione coatta
amministrativa”:
in relazione al capo BB), con limitato riguardo ai capi I) e L), quest’ultimo fino
alla data del 15 agosto 2011, perché la responsabilità amministrativa da reato
non era prevista dalla legge e limitatamente al capo N), perché il fatto non
sussiste;
in relazione al capo DD), con limitato riguardo ai capi Q) e R), perché il fatto non
sussiste;
– in relazione al capo DD-bis), perché il fatto non sussiste;
nei confronti del legale rappresentante pro tempore della “Italferr S.p.A.”
in relazione ai capi EE), FF) ed FF-bis), perché il fatto non sussiste
(rispettivamente in relazione ai capi N), P), Q), R), S), U-bis) e U-ter);
nei confronti dei legali rappresentanti pro tempore della “Varvarito Lavori s.r.l.”,
“H.T.R. s.r.l.” e “Hydra s.r.l.”
in relazione al capo GG), con limitato riguardo ai capi I) e L), quest’ultimo fino
alla data del 15 agosto 2011, perché la responsabilità amministrativa da reato
non era prevista dalla legge;
nei confronti del legale rappresentante pro tempore della “Ecogest s.r.l.”
in relazione al capo NN), perché il fatto non sussiste.
1.1. Il presente procedimento concerne una serie di illeciti commessi
nell’ambito dell’esecuzione dei lavori pubblici per la costruzione della “Linea
Ferroviaria Milano-Napoli – Nodo di Firenze – Penetrazione urbana linea Alta
Velocità, Lavori per la realizzazione del Passante Ferroviario Alta Velocità del
Nodo di Firenze e della nuova Stazione Alta Velocità”, appaltati dal committente
Rete Ferroviaria Italiana S.p.A., con l’Alta Sorveglianza di Italferr S.p.A., ed
serie di truffe nell’esecuzione dei lavori di scavo), limitatamente alla fattispecie di
associazione a delinquere, perché il fatto non sussiste, in ragione del fatto che,
ferma la materialità dei reati-fine di truffa, manca la prova di un substrato
associativo, come già rilevato dal Gip in sede di delibazione della richiesta di
applicazione delle misure cautelari;
– in relazione al capo I) (attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti)
limitatamente alla gestione dei rifiuti classificati con codice CER 170504, nei
confronti di tutti gli imputati (Saraceno, Valerio Lombardi, Casale, Bianco,
Bolondi, Forlani, Moreno Bencini, Oliviero Bencini, Varvarito e Giorgetti), perché
il fatto non costituisce reato, e per le altre ipotesi, con riguardo a tutti gli
imputati ad esclusione di Furio Saraceno e Giorgetti, per non aver commesso il
fatto; in particolare, quanto ai rifiuti con codice CER 170504, il Giudice ha
rilevato che non sono dimostrati né il dolo né la colpa nell’erronea assegnazione
del codice, là dove a tale classificazione giunse anche l’ARPAT (Azienda Regionale
per la Protezione Ambientale della Toscana), come confermato dall’addetta
all’area direzione tecnica sentita a s.i.t.; quanto alle ulteriori ipotesi, che non v’è
prova che gli imputati abbiano agito in concorso tra loro per gestire
abusivamente i fanghi come terre e rocce; inoltre, Forlani e Bolondi intervennero
successivamente alla data del commesso reato;
– nei confronti di Rosaria Ferro in relazione al capo M) (truffa nello
smaltimento dei rifiuti), per non aver commesso il fatto (mentre il Giudice ha
rinviato a giudizio gli altri imputati), perché il prezzo di smaltimento dipende
dalla differente classificazione dei rifiuti, della cui non conformità al vero ella non
poteva avere contezza;
– nei confronti di Valerio Lombardi, Ferro, Casale, Bianco, Vizzino,
Lorenzetti, Bellomo, Alfio Lombardi, Brioni, Bonistalli e Grandori in relazione al
capo N) (tentato traffico organizzato di rifiuti), per non aver commesso il fatto,
perché, da un lato, le condotte ascritte a tali imputati non sono contestate in
forma “chiara e precisa” e risulta pertanto violato il diritto di difesa; dall’altro
lato, dalle prove raccolte emerge soltanto che tali imputati (diversamente da
Saraceno e Busillo, rinviati a giudizio) fecero delle pressioni tese ad avere
emendamenti e testi legislativi più favorevoli in tema di classificazione delle terre
e rocce da scavo, riconducibili ad attività di lobbying, irrilevanti sul piano penale;
– nei confronti degli imputati Saraceno, Valerio Lombardi, Casale,
Bocchimuzzo e Ferro in relazione al capo O) (esecuzione di lavori su zona
sottoposta a speciale vincolo paesaggistico e storico con autorizzazione scaduta),
perché il fatto non sussiste, in ragione del fatto che i lavori iniziarono entro il
quinquennio di validità dell’autorizzazione paesaggistica;
– nei confronti di Coletta, Calandra, Alfio Lombardi, Casale, Ponzone, Mele,
Incalza, Ferro e Mauroner in relazione al capo P) (associazione per delinquere
per commettere una serie indeterminata di abusi d’ufficio, corruzioni – al fine di
riconoscere riserve contrattuali non dovute e di aumentare i costi dell’appalto –
nonché gestione organizzata finalizzata al traffico di rifiuti), per non aver
commesso il fatto, là dove, dal materiale raccolto nel corso delle indagini –
stimato insuscettibile di arricchimento nello sviluppo dibattimentale, trattandosi
di intercettazioni telefoniche -, non emergono elementi per affermare la
partecipazione di tali imputati alla societas sceleris e la condivisione delle relative
finalità (associazione per la quale sono stati rinviati a giudizio Saraceno,
Lorenzetti, Valerio Lombardi, Bellomo, Brioni e Bonistalli);
– nei confronti di Alfio Lombardi, Brioni, Mauroner e Bonistalli in relazione al
capo Q) (corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio del pubblico ufficiale
Beliamo), perché il fatto non sussiste, atteso che nell’imputazione non sono
descritte le condotte ascritte a tali imputati ed il rinvio a giudizio violerebbe il
disposto dell’art. 429, comma 1, lett. c), cod. proc. pen. (per questo fatto sono
stati rinviati a giudizio Bellomo, Valerio Lombardi e Lorenzetti);
– nei confronti di Lorenzetti, Valerio Lombardi, Alfio Lombardi, Brioni,
Mauroner e Bonistalli in relazione al capo R) (corruzione per atto contrario ai
doveri d’ufficio dei pubblici ufficiali Calandra e Ponzone), perché il fatto non
sussiste, in considerazione del fatto che l’imputazione è vaga ed il rinvio a
giudizio violerebbe il disposto dell’art. 429, comma 1, lett. c), cod. proc. pen. (il
Giudice ha rinviato a giudizio Coletta e Calandra);
– nei confronti degli imputati Mele, Incalza, Lorenzetti e Valerio Lombardi in
relazione al capo S) (abuso d’ufficio e falso al fine di eludere la normativa
nazionale in tema di autorizzazione paesaggistica), perché il fatto non sussiste,
atteso che l’imputazione S3) è del tutto generica e non consente, pertanto, il
rinvio a giudizio; che nelle condotte oggetto delle imputazioni Si) e S4) non è
riscontrabile una violazione di legge o di regolamento; che il falso sub capo S2) –
concernente la mera indicazione della data sulla missiva d’accompagnamento – è
innocuo;
– nei confronti di tutti gli imputati Mele, Incalza, Lorenzetti e Valerio
Lombardi in relazione al capo S-bis) (corruzione per atto contrario ai doveri
d’ufficio del pubblico ufficiale Mele), perché il fatto non sussiste, dal momento
che l’ipotesi accusatoria delineata sulla scorta degli esiti delle intercettazioni è
rimasta priva di sviluppi concreti;
– nei confronti di tutti gli imputati Saraceno, Guagliata e Clarizia in relazione
ai capi T) (scarico di reflui senza autorizzazione), perché il fatto non sussiste, in
ragione del fatto che – come già ritenuto dal Giudice delle indagini preliminari nel
rigettare la richiesta di sequestro preventivo – non emergono elementi che
consentano di comprendere le ragioni per le quali gli scarichi nelle fognature
pubbliche non siano stati autorizzati;
– nei confronti di tutti gli imputati Saraceno, Guagliata e Clarizia in relazione
al capo U) (scarico di reflui senza autorizzazione), perché il fatto non sussiste,
dal momento che – come già ritenuto dal Gip nel rigettare la richiesta di
sequestro preventivo – non sono stati accertati la natura né la durata dei reflui
ed essi sono stati ormai regolarizzati;
– nei confronti di tutti gli imputati Saraceno, Valerio Lombardi, Mareno ed
Olivier° Bencini, Giorgetti, Casale, Bianco, Bolondi e Forlani in relazione al capo
U-bis) (attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti), perché il fatto non
sussiste, atteso che i fatti sono contestati dal dicembre 2010 e, dunque, a partire
da una data successiva all’emissione del provvedimento di sequestro preventivo
della discarica da parte del Gip del Tribunale di Firenze (datato 22 dicembre
2010), sicchè, nell’intervallo temporale oggetto di contestazione, il gestore non
aveva la disponibilità dell’area;
– nei confronti di tutti gli imputati Saraceno, Valerio Lombardi, Mareno ed
Oliviero Bencini, Giorgetti, Ruoppoli, Casale, Bianco, Bolondi e Forlani in
relazione al capo U-ter) (abusiva realizzazione e gestione di discarica), perché il
fatto non sussiste, dal momento che, per un verso, all’epoca della contestazione
(dal dicembre 2010), la discarica era ormai stata sottoposta a sequestro
preventivo (con provvedimento del 22 dicembre 2010); per altro verso, il reato
contravvenzionale è ormai prescritto.
Quanto alla contestata responsabilità amministrativa nei confronti degli enti
Nodavia Società Consortile, Ecogest s.r.I., Coopsette in liquidazione coatta
amministrativa, Varvarito Lavori s.r.I., H.T.R. s.r.l. e Hydra s.r.I., il Giudice ha
pronunciato il giudizio liberatorio, per le contestazioni derivanti dai reati di cui ai
capi I) e L) (quest’ultimo fino alla data del 15 agosto 2011), perché – all’epoca di
commissione dei fatti – la responsabilità amministrativa da reato non era prevista
dalla legge; per le altre contestazioni derivanti dai reati di cui ai capi N), Q), R),
U-bis) e U-ter), in considerazione della pronuncia della sentenza di non luogo a
procedere per detti reati-presupposto.
Con specifico riguardo ad Italferr S.p.A., il decidente ha pronunciato
sentenza di non luogo a procedere in relazione agli illeciti amministrativi sub capi
EE), FF) ed FF-bis) perché – in relazione ai capi N), P), Q), R), S), U-bis) e U-ter)
– il fatto non sussiste, atteso che, con riguardo agli illeciti amministrativi
derivanti dai reati sub capi N), P), Q) ed R), non è ravvisabile un vantaggio per
Italferr; quanto ai residui illeciti, perché è stato pronunciato il non luogo a
procedere per i reati-presupposto.
2. Avverso la sentenza ha presentato ricorso la Procura della Repubblica
presso il Tribunale di Firenze e ne ha chiesto l’annullamento per i seguenti
motivi.
2.1. Errata applicazione di legge processuale in relazione all’art. 425 cod.
proc. pen., per avere il Giudice operato un’indebita equiparazione tra la ritenuta
genericità delle imputazioni e l’assenza di prova in ordine alla commissione del
fatto. Evidenzia il ricorrente come – secondo la costante giurisprudenza di
legittimità, espressa anche dalle Sezioni Unite di questa Corte – l’udienza
preliminare sia il luogo privilegiato di stabilizzazione dell’accusa e come il giudice
dell’udienza preliminare sia tenuto ad assicurare la corrispondenza
dell’imputazione a quanto emerge dagli atti nonché a garantire che l’imputazione
sia enunciata in forma chiara e precisa; come, nondimeno, il codice di rito non
preveda nessuna sanzione d’inammissibilità o di nullità della richiesta di rinvio a
giudizio per il caso in cui l’imputazione non risulti conforme al modello legale,
essendo il giudice dell’udienza preliminare tenuto a sollecitare il pubblico
ministero, con specifica ordinanza motivata ed interlocutoria, affinchè provveda
alla correzione delle imperfezioni ed alle integrazioni necessarie.
2.2. Errata applicazione di legge processuale in relazione all’art. 425 cod.
proc. pen., per avere il Giudice omesso di compiere un attento vaglio degli atti
assunti dall’accusa nel corso delle indagini preliminari e di formulare — sulla base
di tale compendio – un giudizio prognostico sulla possibilità di ulteriori sviluppi ed
integrazioni probatorie nella fase dibattimentale. Precisa il ricorrente che il Gup,
per un verso, ha pronunciato il giudizio liberatorio anche nei casi in cui il
materiale probatorio si prestava a letture alternative ed aperte ed era comunque
suscettibile di essere arricchito nel corso del giudizio; per altro verso, ha
trascurato di considerare talune emergenze delle indagini, là dove ha fatto cenno
al contenuto di alcune soltanto delle intercettazioni ed ha trascurato di prendere
in esame le consulenze tecniche, le sommarie informazioni rese dai testi e gli
interrogatori degli imputati.
2.3. Errata applicazione di legge penale in tema di concorso di persone ed
errata applicazione di legge processuale per omessa valutazione prognostica
delle fonti di prova in relazione al concorso di persone. La parte pubblica
ricorrente illustra – con riguardo a ciascuna delle posizioni per le quali il Giudice
ha dichiarato non luogo a procedere – gli specifici elementi che avrebbero dovuto
condurre ad un esito decisorio diverso. In particolare, il ricorrente evidenzia:
– quanto al proscioglimento di Valerio Lombardi e Morandini dal reato sub
capo C), da un lato, che una cosa è il reato di falso ideologico nella
verbalizzazione, altra cosa è l’omessa denuncia; dall’altro lato, che il giudicante
ha trascurato specifici elementi probatori dimostrativi della istigazione e del
concorso morale di Lombardi e Morandini nel reato;
– quanto al proscioglimento di Bussillo e Saraceno dal reato di cui al capo F),
che il Giudice non ha valutato le fonti di prova dimostrative del doloso
inadempimento contrattuale quanto all’utilizzo di una sola fresa, anziché di due
frese, per l’esecuzione delle opere;
– quanto al proscioglimento di Bussillo, Saraceno, Grandori e Vizzino dal
reato sub capo H), che il decidente ha completamente trascurato le centinaia di
pagine di intercettazioni da cui emerge l’esistenza di un sodalizio criminoso
finalizzato a commettere una serie indeterminata di frodi e dotato di una
struttura propria;
– quanto al proscioglimento degli imputati dal reato di cui al capo I), che il
Giudice, per un verso, ha irragionevolmente ritenuto che operatori professionisti
possano avere in buona fede errato nella individuazione della natura dei rifiuti
trattati, là dove il parere espresso da un funzionario ARPAT non può comportare
una precostituizione di buona fede in capo agli smaltitori (segnatamente i Bencini
di Ecogest e Varvarito), dal momento che detto ente non ha nessun potere
classificatorio del rifiuto, classificazione che invece spetta a tutti i soggetti
coinvolti nella filiera; che, secondo la giurisprudenza di legittimità, deve essere
considerato produttore di rifiuti il soggetto nei cui interesse l’attività viene svolta,
criterio che deve operare anche per quanto riguarda l’imputazione dell’errata
classificazione agli imputati di Italferr (cioè Valerio Lombardi e Casale); per altro
verso, il Gup ha completamente trascurato le acquisizioni probatorie e le
valutazioni già espresse sul punto dal Gip che dispose il sequestro preventivo; il
ricorrente osserva infine che, quanto a Valerio Lombardi e Casale, il giudice ha
trascurato di considerare il contenuto delle intercettazioni ed ha radicalmente
omesso di fare cenno in motivazione al quadro probatorio documentale;
– quanto al proscioglimento di Valerio e Alfio Lombardi, Ferro, Casale,
Bianco, Vizzino, Lorenzetti e Bellomo dal reato sub capo N), che il giudice non ha
considerato che, dalle copiose prove raccolte – in particolare dalle intercettazioni
-, emerge che ciascuno dei soggetti prosciolti contribuì a mettere Busillo e
Saraceno (rinviati a giudizio per tale reato) nella condizione di poter iniziare lo
scavo e di gestire illecitamente i rifiuti, con pieno concerto nell’azione materiale
illecita contestata, rafforzando e contribuendo a determinarla, con la
consapevolezza della qualità dello scarto di lavorazione;
– quanto al proscioglimento di Saraceno, Valerio Lombardi e Casale dal reato
di cui al capo O), il Giudice ha trascurato di considerare che oggetto di
contestazione è soltanto l’esecuzione delle opere senza autorizzazione
paesaggistica con riguardo al sotto-attraversamento della città oggetto del Lotto
2) e che, rispetto a tale opera, i lavori sono iniziati nel 2008 a fronte di
un’autorizzazione rilasciata nel 1999; il Gup ha dunque errato nel ritenere
relativa a tale sotto-attraversamento l’autorizzazione rilasciata con riguardo alla
seconda opera oggetto del Lotto 2), vale a dire la stazione sotterranea; evidenzia
altresì il ricorrente che il Giudice ha omesso di verificare l’eventuale integrazione
del reato nella forma tentata;
– quanto al proscioglimento di Coletta, Calandra, Alfio Lombardi, Mele,
Incalza e Mauroner dal reato sub capo P), che il Gup ha errato nell’applicare le
disposizioni di cui agli artt. 425 e 429 cod. proc. pen. in relazione alle regole di
giudizio che governano l’udienza preliminare e la sentenza di non luogo a
procedere, incorrendo in un’evidente contraddizione là dove ha rinviato a giudizio
alcuni di tali imputati per l’associazione per delinquere – che annovera fra i suoi
reati-fine anche il tentativo di traffico organizzato -, mentre ha prosciolto la gran
parte di essi per tale ultimo reato, ricostruendolo come un’attività riconducibile ai
soli Saraceno e Busillo; per altro verso, che la motivazione è errata nella parte in
cui il Giudice ha escluso la partecipazione al reato associativo di Mele e Incalza; il
ricorrente evidenzia inoltre che il Gup ha trascurato di considerare il compendio
probatorio già posto a base delle richieste di applicazione della misura cautelare
e di quello successivamente acquisito, in particolare le sommarie informazioni
rese da diverse persone informate dei fatti con specifico riguardo al concorso nei
reati-fine ed alla partecipazione nell’associazione. Il ricorrente si duole altresì del
fatto che il Giudice abbia trascurato: a) il contenuto delle conversazioni
intercettate nei confronti della Lorenzetti con i dirigenti di Coopsette (Mauroner e
Alfio Lombardi n.d.e.) coinvolti nel sodalizio; b) le fonti di prova poste a base
della richiesta di misura cautelare nei confronti di Mauroner emergenti dalle
intercettazioni e dai riscontri documentali; c) i rapporti tra Valerio Lombardi,
Saraceno ed i membri di Coopsette (Mauroner e Alfio Lombardi n.d.e.); d) i
rapporti tra Valerio Lombardi, Lorenzetti, Mele ed Incalza; e) i riscontri
documentali ai rapporti tra Valerio Lombardi, Lorenzetti e Calandra, in relazione
al parere compiacente fornito da quest’ultimo;
– quanto al proscioglimento di Alfio Lombardi, Brioni, Mauroner e Bonistalli
dal reato di cui al capo Q), che il Gup ha errato nella valutazione delle prove da
cui emerge il concorso di tali imputati nella corruzione nonché reso una
motivazione contraddittoria nel rinviare a giudizio taluni di tali imputati per
associazione e, nel contempo, nel prosciogliere i medesimi dal reato-fine;
– quanto al proscioglimento di Lorenzetti, Valerio e Alfio Lombardi, Brioni,
Mauroner e Bonistalli dal reato di cui al capo R), che il Giudice ha sbagliato nel
valutare le prove, da cui emerge il concorso di tali imputati nella corruzione,
nonché reso una motivazione contraddittoria nel rinviare a giudizio taluni di tali
imputati per associazione e nel proscioglierli, nel contempo, dal reato-fine;
– quanto al proscioglimento di Mele, Incalza, Lorenzetti e Valerio Lombardi
dal reato sub capo S), che il Gup ha erroneamente considerato non scaduta
l’autorizzazione paesaggistica ed ha pertanto sbagliato nel non ritenere elusa la
normativa a tutela del paesaggio pur in presenza di interessi pubblici, là dove
dalle intercettazioni emergono iniziative degli imputati funzionali all’aggiramento
della disciplina inderogabile, al solo fine – come detto dalla Lorenzetti in diverse
conversazioni captate – di fare “gioco di squadra”;
– quanto al proscioglimento di Mele, Lorenzetti e Valerio Lombardi dal reato
di cui al capo S-bis), che il Giudice ha trascurato di considerare il contenuto delle
numerose conversazioni intercettate già poste a base della richiesta di
applicazione delle misure cautelari;
– quanto al proscioglimento di Coopsette dagli illeciti amministrativi sub
capo BB), limitatamente al capo N), e sub capo DD), limitatamente ai capi Q) ed
R), che il giudizio liberatorio in relazione ai reati-presupposto è errato per le
ragioni esposte in relazione a tali specifiche imputazioni;
– quanto al proscioglimento di Italferr dagli illeciti amministrativi sub capo
EE), in relazione al capo N), e sub capo FF) in relazione ai capi P), Q), R) ed
Si), che il Gup ha errato nell’escludere che l’ente abbia tratto un vantaggio
dall’attività illecita posta in essere dai soggetti apicali, atteso che il vantaggio
prescinde dalla natura pubblicistica dello stesso o dagli interessi pubblici
perseguiti e che costituisce obbiettivamente un vantaggio il dare avvio ad
un’opera in assenza delle condizioni di legittimità e di conformità autorizzativa.
3. Nella memoria depositata in cancelleria, l’Avv. Pier Matteo Lucibello,
difensore di fiducia di Francesco Bocchimuzzo, chiede che il ricorso della Procura
di Firenze sia rigettato in quanto palesemente infondato, non potendosi nella
specie configurare il tentativo di abuso paesaggistico in relazione al reato di cui
al capo O).
4. Nella memoria depositata in cancelleria, l’Avv. Gino Bottiglioni, difensore
di fiducia di Emilio Mauroner, chiede che il ricorso della Procura di Firenze sia
dichiarato inammissibile o rigettato. In particolare, il difensore evidenzia che i
principi di diritto invocati dalla parte pubblica ricorrente – quanto alla possibilità
di modificare l’imputazione in udienza preliminare ed alla preclusione per il Gup
di procedere a valutazioni di merito in caso di prove suscettibili di letture
alternative – non valgono per l’assistito, con riguardo al quale il materiale
raccolto nelle indagini è assolutamente inidoneo a sostenere l’accusa in giudizio.
D’altra parte, il ricorso del P.M. è generico là dove non indica gli elementi
specifici a carico di Mauroner in relazione alle contestazioni di associazione per
delinquere e corruzione, mentre dalle intercettazioni ricordate nel ricorso
emergono elementi totalmente irrilevanti.
5. Nella memoria depositata in cancelleria dall’Avv. Paola Severino quale
difensore di Italferr S.p.A. si evidenzia che la Procura ricorrente, nel censurare la
valutazione compiuta dal Gup là dove ha escluso la sussistenza del criterio di
imputazione oggettivo (interesse o vantaggio) dell’ente, non ha indicato
specificamente gli elementi probatori ulteriori che avrebbero potuto essere
acquisiti nel corso del dibattimento. D’altra parte, il pubblico ministero non ha
circostanziato l’interesse o il vantaggio di Italferr – peraltro neanche specificato
nella richiesta di rinvio a giudizio -, nonostante il giudicato cautelare sul punto,
avendo il Gip del Tribunale di Firenze già rigettato la richiesta di applicazione
della misura interdittiva nei confronti dell’ente in relazione a tale profilo. Sotto
diverso aspetto, il patrono di Italferr evidenzia che, in relazione al reato di cui al
capo S), non è comunque ravvisabile la responsabilità amministrativa ai sensi
dell’art. 24 d.lgs n. 231/2001. Ad ogni modo, tenuto conto della clausola
contrattuale presente nella convenzione RFI/Italferr del 23 dicembre 2010, non
può ravvisarsi alcun concreto interesse di Italferr ad eseguire l’opera “a tutti i
costi”, sicchè nessuno dei reati di cui ai capi N), P), Q), R) ed S) può dirsi
commesso nell’interesse di tale ente. Il vizio di motivazione denunciato dai
ricorrenti non legittima comunque l’annullamento della sentenza ex art. 425 cod.
proc. pen.
6. Nella memoria depositata in cancelleria dagli Avv.ti Roberto Fariselli e
Mirca Tognacci per gli imputati Aristodemo Busillo, Dario Vizzino e Remo
Giuseppe Pietro Grandori, si evidenzia che il reato di frode in pubbliche forniture
contestato al Busillo sub capo F) non è nemmeno astrattamente concepibile
atteso che l’obbligazione dell’appaltatore consiste in un risultato sicchè non vi
può essere frode né inadempimento nell’esecuzione di un’opera con una fresa,
piuttosto che con due frese; d’altra parte, la scelta di utilizzare una sola fresa
dipese da mere ragioni tecniche e comportò la riduzione del corrispettivo di oltre
15 milioni di euro. Quanto all’imputazione di associazione per delinquere
finalizzata alla commissione di truffe sub capo H) contestata a Busillo, Vizzino e
Grandori, il Giudice ha ben operato là dove si è limitato ad verificare l’inidoneità
del materiale probatorio a sostenere l’accusa in giudizio. Quanto al capo N)
contestata a Grandori e Vizzino, stante l’evanescenza delle contestazioni, il Gup,
anziché pronunciare sentenza di non luogo a procedere, avrebbe dovuto
annullare la richiesta di rinvio a giudizio ai sensi dell’art. 417, lett. b), cod. proc.
pen.
7. Nella nota depositata in udienza, l’Avv. Vincenzo Armando D’apote,
difensore di fiducia di Renato Casale e Renato Bianco, ha prodotto le due
memorie già depositate al Gup del 22 ottobre 2015 e 18 febbraio 2016. Nella
prima (sintetizzando) si era evidenziato che già il Gip aveva ritenuto
insussistente una condotta dolosa del Casale quanto al capo I) e che a carico di
Bianco in merito alla medesima imputazione v’è un “deserto probatorio”; che,
quanto alla imputazione sub capo N), negli atti non v’è prova di un qualunque
contributo materiale di Bianco e Casale e che manca comunque il dolo; che,
quanto alla imputazione sub capo O) ascritta al solo Casale, i lavori sono stati,
per una parte, eseguiti entro il quinquennio dal rilascio dell’autorizzazione
paesaggistica; per altra parte, si sono svolti in zona non vincolata e non è
neanche astrattamente configurabile il pericolo astratto ravvisato dal P.M.; che,
quanto alla imputazione sub capo P) ascritta al solo Casale, manca l’enunciazione
della condotta delittuosa contestata all’imputato. Nella seconda memoria il
patrono aveva argomentato in merito all’insussistenza dei presupposti delle
contestazioni di cui ai capi 1) e 2) del procedimento n. 1273/15 R.G. N.R. riunito
al presente, rinumerate sub capi U-bis) e U-ter) (rispetto alle quali non v’è
comunque impugnazione, n.d.e.).
8. Nella nota depositata in cancelleria nell’interesse di Gualtiero Bellomo,
l’Avv. Enrico Sorgi ha evidenziato che, nel censurare la motivazione della
sentenza ex art. 425 cod. proc. pen. svolta in merito l’imputazione sub capo N),
la Procura ha strumentalmente sopravvalutato il rilievo del Giudice in merito alla
genericità della imputazione ed ha omesso di evidenziare gli elementi sostanziali
che avrebbero dato luogo all’errore di diritto ed alla contraddittorietà della
motivazione nonché le risultanze probatorie che sarebbero state trascurate o
travisate dal Giudice con riguardo alla posizione di Bellomo, neanche menzionato
nel ricorso, con conseguente inammissibilità della impugnazione per genericità.
9. Nella memoria depositata in cancelleria nell’interesse di Maria Rosaria
Ferro, gli Avv.ti Valerio Valignani e Luca Bisori hanno evidenziato come, nel
ricorso in merito all’imputazione sub capo N), il P.M. abbia delineato a carico
dell’assistita condotte tra loro contraddittorie e tali da escludere il coinvolgimento
dell’imputata nel reato ascritto; come, d’altra parte, il giudice abbia pronunciato
sentenza di non luogo a procedere sul punto, non per incomprensibilità
dell’accusa, bensì per ritenuta irrilevanza penale delle condotte addebitate.
Quanto al capo O), si evidenzia che nessuna lavorazione in zona vincolata è stata
realizzata in difetto di autorizzazione e che, nella specie, non è configurabile il
tentativo, in quanto mancano gli atti idonei diretti in modo non equivoco a
commettere il reato.
10. Nelle note depositate in difesa di Piero Calandra, l’Avv. Marcello Melandri
evidenzia come correttamente il Giudice abbia disposto in rinvio a giudizio
dell’assistito in relazione alla sola imputazione di corruzione in quanto ritenuta
fondata su di una prova piena, pronunciando sentenza di non luogo a procedere
in merito alla imputazione associativa sulla base di elementi stimati insufficienti:
il ricorso del P.M. si risolve, pertanto, in una non consentita sollecitazione ad una
rilettura dell’incartamento processuale.
11. Nella memoria depositata nell’interesse di Maurizio Brioni, l’Avv. Filippo
Sgubbi, nel chiedere che il ricorso del P.M. sia dichiarato inammissibile o
rigettato, ha evidenziato che il Gup ha fatto corretta applicazione della regola di
giudizio di cui all’art. 425 cod. proc. pen. Dopo avere riportato gli argomenti
spesi nella memoria prodotta al Gup in merito all’assenza di elementi di novità
rispetto a quelli già posti a base della misura interdittiva revocata dal Tribunale
del riesame, il patrono ha posto in evidenza come, nelle imputazioni sub capi Q)
e R), non sia addebitata nessuna condotta illecita, ed come nessuna
contraddittorietà sia ravvisabile nel fatto che Brioni sia stato rinviato a giudizio
per il reato associativo e prosciolto per i reati-scopo. Quanto al capo N),
l’agevolazione dei contatti non ha a che vedere con il reato di tentativo di traffico
illecito di rifiuti ed il ricorso del P.M. risulta del tutto generico quanto alle ragioni
di censura della decisione del Gup, non essendo prevedibile che, all’esito del
giudizio, Brioni possa essere condannato.
12. Nella memoria depositata nell’interesse di Marco Bonistalli, nel chiedere
che il ricorso del P.M. sia dichiarato inammissibile o rigettato, l’Avv. Filippo
Sgubbi ha evidenziato che il Gup ha fatto corretta applicazione della regola di
giudizio di cui all’art. 425 cod. proc. pen., svolgendo considerazioni analoghe a
quelle sviluppate nella memoria in favore di Brioni.
13. Nella memoria depositata nell’interesse di Alfio Lombardi, l’Avv. Filippo
Sgubbi, nel chiedere che il ricorso del P.M. sia dichiarato inammissibile o
rigettato, ha evidenziato che il Gup ha fatto corretta applicazione della regola di
giudizio di cui all’art. 425 cod. proc. pen. Il difensore ha evidenziato come dagli
atti non emergano condotte penalmente rilevanti del Lombardi e come lo stesso
P.M. ricorrente non abbia indicato nessun elemento specifico a carico
dell’imputato, sicché non esiste una prevedibile possibilità che, all’esito del
giudizio, il patrocinato possa essere condannato.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato con limitato riguardo al giudizio liberatorio pronunciato
dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Firenze in relazione ai reati
di cui ai capi C) (nei confronti di Valerio Lombardi e Morandini), I) (nei confronti
di Valerio Lombardi, Casale, Mareno Bencini, Oliviero Bencini e Varvarito), Q)
(nei confronti di Alfio Lombardi, Brioni, Mauroner e Bonistalli), R) (nei confronti
di Lorenzetti, Alfio Lombardi, Valerio Lombardi, Brioni, Mauroner e Bonistalli) ed
all’illecito amministrativo sub capo DD), in relazioni alle sole imputazioni sub capi
Q) ed R) (nei confronti di Coopsette in liquidazione coatta amministrativa).
Il ricorso va invece rigettato nel resto.
2. Coglie nel segno la censura mossa col primo motivo di ricorso.
2.1. Il tema dell’ampiezza dei poteri del giudice dell’udienza preliminare e,
quindi, della regola di giudizio posta a base della sentenza di non luogo a
procedere è indubbiamente complesso e da sempre oggetto di un acceso
dibattito in dottrina ed in giurisprudenza.
L’udienza preliminare rappresenta uno dei principali snodi del procedimento
penale, quello nel quale il giudice è chiamato a vagliare la richiesta di rinvio a
giudizio formulata dal pubblico ministero ed a decidere se dare ingresso alla
successiva fase dibattimentale ovvero se decretare la conclusione del
procedimento, ferma restando la possibilità della revoca della sentenza di non
luogo a procedere ai sensi degli artt. 434 e seguenti cod. proc. pen.
Il controllo giurisdizionale sull’esercizio dell’azione penale ha una diretta
influenza tanto sulle garanzie di difesa dell’imputato quanto sulle esigenze di
economia processuale, risultando di tutta evidenza come la maggiore o minore
chiusura delle maglie del “filtro” da adoperare in questa fase possa scongiurare
un’inutile prosecuzione dell’attività processuale a vantaggio dell’imputato nonché
incidere sui flussi degli affari convogliati nella fase del giudizio, corrispondendo
ad un ampliamento dei poteri riconosciuti in capo al giudice un inevitabile effetto
deflattivo dello sviluppo dibattimentale.
2.2. Mette conto di porre in rilievo come il potere di controllo rimesso in
capo al giudice in fase di udienza preliminare verta non soltanto sulla fondatezza
dell’accusa, sulla sussistenza di eventuali cause di improcedibilità dell’azione
penale e sulla pregnanza e, dunque, sulla idoneità del materiale probatorio
raccolto dall’inquirente al fine di sostenere l’accusa in giudizio – secondo la
griglia definita nell’art. 425 del codice di rito -, ma anche sulla completezza e
precisione dell’atto imputativo che, secondo il chiaro disposto dell’art. 417,
comma 1 lett. b), cod. proc. pen. deve contenere “l’enunciazione, in forma chiara
e precisa, del fatto …”. Detta disposizione si raccorda, difatti, in modo diretto alla
previsione del comma 1, lett. c), dell’art. 429, stesso codice, là dove –
replicando testualmente la stessa formula – prescrive che l’imputazione sia
enunciata in forma chiara e precisa quale requisito formale imprescindibile del
decreto che dispone il giudizio, assistito dalla comminatoria di nullità a norma del
comma 2 dello stesso articolo.
Orbene, il legislatore del codice di rito, mentre ha tracciato lo sviluppo
processuale nel caso di inconsistenza dell’accusa, di improcedibilità ovvero di
debolezza del quadro probatorio – prevedendo appunto che in tali casi il giudice
pronunci sentenza di non luogo a procedere -, niente ha disposto per il caso in
cui il giudice rilevi che l’imputazione è imprecisa o indeterminata.
L’art. 423 riconosce espressamente al P.M. la facoltà di procedere, nel corso
dell’udienza preliminare, alle necessarie modifiche ed integrazioni
dell’imputazione e, dunque, di porre rimedio ad eventuali lacune della stessa.
Nondimeno, non essendo previsto in capo all’organo dell’accusa un obbligo di
correzione/integrazione della contestazione, il problema si pone nel caso in cui il
pubblico ministero non provveda ad emendare l’imputazione che non rispetti i
requisiti imposti dall’art. 429, comma 1 lett. c) del codice di rito.
Va rimarcato come l’enunciazione in forma chiara e precisa della
imputazione rappresenti una prescrizione di rilievo non meramente formale, ma
come essa involga, in modo diretto, interessi di rilievo costituzionale, là dove è
volta ad assicurare all’imputato la piena conoscenza delle accuse a lui
contestate: si tratta di precetto funzionale a garantire l’effettivo rispetto del
diritto di difesa e l’osservanza della garanzia del contraddittorio, tutelati dagli
artt. 24 e 111 Cost. nonché dall’art. 6 par. 3.1 CEDU.
Occorre, d’altra parte, rilevare come la prescrizione contenuta nell’art. 417,
comma 1 lett. b), cod. proc. pen. – diversamente dall’omologa contemplata
dall’art. 429, comma 1 lett. c) stesso codice in relazione alla richiesta di rinvio a
giudizio – non sia assistita dalla comminatoria di alcuna nullità. Ne discende che
il giudice dell’udienza preliminare, essendo vincolato all’osservanza delle
disposizioni processuali e, dunque, tenuto a non formare atti nulli
(precludendogli l’art. 124 cod. proc. pen. financo di formare atti irregolari non
sanzionati con la nullità), in caso di atto imputativo recante un’accusa imprecisa
o indeterminata, da un lato, non può emettere il decreto che dispone il giudizio,
che sarebbe inevitabilmente affetto dal vizio previsto dal combinato disposto del
comma 1 lett. c) e comma 2 dell’art. 429 cod. proc. pen.; dall’altro lato, non può
fare fronte alle carenze della imputazione dichiarando la nullità della richiesta ex
art. 417, in ossequio al principio di tassatività delle nullità, essendo – si ribadisce
– l’indeterminatezza della imputazione prevista quale causa di nullità della sola
vocatio in iudicium (cioè del rinvio a giudizio), ma non anche dell’atto d’impulso
che la presuppone (vale a dire della richiesta di rinvio a giudizio).
Né sarebbe possibile per il giudice provvedere direttamente all’emenda della
imputazione correggendo le imprecisioni e colmando le lacune dell’atto d’accusa,
là dove, nell’attuale assetto processuale, al giudice sono preclusi interventi a
correzione o ad integrazione della imputazione, che travalicherebbero la funzione
di garanzia e di controllo riservata all’organo giurisdizionale e comporterebbero
un’indebita invasione di campo, su di un terreno di pertinenza della parte
pubblica, cui spetta in via esclusiva l’esercizio dell’azione penale e, dunque,
anche la precisazione dell’ambito della stessa.
2.3. Il nodo ermeneutico circa i poteri del giudice in caso di richiesta di
rinvio a giudizio recante un’imputazione imprecisa o indeterminata è già stato
sottoposto al vaglio delle Sezioni Unite di questa Corte (seppure sotto il diverso
profilo della abnormità o meno del provvedimento di restituzione degli atti al
P.M. per genericità o indeterminatezza dell’imputazione) e sciolto con la sentenza
n. 5307 del 20 dicembre 2007 (P.M. in proc. Battistella, Rv. 238239).
Nel tracciare la soluzione al quesito, le Sezioni Unite hanno mosso dai
principi sanciti in materia dalla Corte costituzionale, dapprima, con la sentenza n.
88 del 1994, con la quale la Consulta ha dichiarato non fondata la questione di
legittimità costituzionale dell’art. 424 cod. proc. pen., “nella parte in cui non
prevede che il giudice possa, all’esito dell’udienza preliminare, trasmettere gli
atti al Pubblico Ministero per descrivere il fatto diversamente da come ipotizzato
nella richiesta di rinvio a giudizio”, ritenendo parimenti compatibili, a tal fine,
tanto il “meccanismo di adeguamento delle imputazioni”, contemplato dall’art.
423 cod. proc. pen., per la diversità del fatto e ritenuto idoneo (secondo la
lettura estensiva offerta dalla Corte costituzionale anche in altre occasioni:
sentenze n. 265 del 1994 e n. 384 del 2006) a “sanare” l’erroneità o
l’incompletezza originaria dell’imputazione, quanto il ricorso all’applicazione
analogica dell’art. 521, comma 2, cod. proc. pen. Successivamente, con
ordinanza n. 131 del 1995, con la quale il Giudice costituzionale ha dichiarato
manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 417
cod. proc. pen., nella parte in cui non prevede alcuna sanzione per la richiesta di
rinvio a giudizio difforme dal modello legale, siccome generica nella formulazione
del capo d’imputazione e nell’indicazione delle fonti di prova, ribadendo quanto
già affermato con la sentenza n. 88 del 1994, sul rilievo che non è precluso al
giudice dell’udienza preliminare “sollecitare il pubblico ministero a procedere alle
necessarie integrazioni e precisazioni dell’imputazione” inadeguata, anche
mediante un provvedimento di trasmissione degli atti che intervenga dopo la
chiusura della discussione.

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine  Pagina 1Pagina 2