Ricorso Straordinario – Cassazione Penale 29/09/2017 N° 45093

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione II

Data: 29/09/2017

Numero: 45093

Testo completo della Sentenza Ricorso straordinario – Cassazione penale 29/09/2017 n° 45093:

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Cassazione Penale, Sez. II, Sent., 29-09-2017, n. 45093

Svolgimento del processo
P.B.P. ha proposto ricorso straordinario contro la sentenza n. 35254 del 18/22 agosto 2016 (con la quale la Sezione feriale di questa Corte Suprema aveva il rigettato il ricorso proposto nell’interesse del predetto ricorrente contro la sentenza con la quale, in data 19 luglio 2016, la Corte di appello di Brescia aveva rifiutato la consegna del medesimo all’autorità giudiziaria greca che ne aveva fatto richiesta con mandato di arresto Europeo del 1 dicembre 2015, per l’esecuzione della sentenza n. 132-145 della Corte d’assise di Ghania Grecia – del 15 giugno 2015, ed, effettuato il riconoscimento sentenza straniera, aveva disposto la sua esecuzione in Italia, stante la qualità di cittadino italiano del richiesto), per i seguenti motivi:

– non sarebbero stati esaminati tre motivi del ricorso sottoscritto dal difensore (1. quanto alla non irrevocabilità della sentenza straniera; 2. quanto alla mancanza degli elementi essenziali al mandato d’arresto Europeo; 3. quanto alla richiesta di rinvio dell’udienza 17.8.2016 dinanzi alla Sezione feriale, per mancata audizione dinanzi al magistrato di sorveglianza) ed il ricorso sottoscritto dallo stesso P. All’odierna udienza camerale, è stata verificata la regolarità degli avvisi di rito e si è preso atto che il difensore del ricorrente, ha comunicato la sua assenza dovuta a “precedenti, plurimi impegni professionali” (non documentati, e, per la verità neanche singolarmente menzionati: in ordine alla predetta comunicazione, il collegio ha, pertanto, ritenuto che non vi fosse luogo a provvedere); la parte presente ha concluso come da epigrafe, ed il collegio, riunito in camera di consiglio, ha deciso come da dispositivo in atti.

Motivi della decisione
Il ricorso è integralmente inammissibile per difetto di legittimazione del ricorrente; esso difetta comunque della specificità necessaria ex art. 581 c.p.p., comma 1, lett. C), ed è, peraltro, proposto per motivi manifestamente infondati.
1. L’odierno ricorrente, sulla base di quanto accertato dalla sentenza oggetto dell’odierno ricorso straordinario (f. 6), era stato chiamato a rispondere, e successivamente riconosciuto responsabile, di fornitura di materiale pornografico, come specificato nel capo d’imputazione, ed in particolare di avere utilizzato “un programma informatico Torent idoneo alla individuazione, ricezione e trasmissione dei files riguardanti foto pedopornografiche con minorenni”; come osservato dalla 6^ Sezione, “tali condotte anche per la nostra legislazione prevedono il configurarsi della più grave fattispecie di cui all’art. 600-ter c.p.”.
2. Questa Corte aveva già ritenuto che il ricorso straordinario in tema di mandato di arresto Europeo non è consentito, perchè, ai fini della legittimazione a proporre ricorso straordinario per errore di fatto contro una sentenza della Corte di cassazione, la persona richiesta in consegna per un mandato di arresto Europeo non è assimilabile al “condannato”, indicato dall’art. 625-bis c.p.p. quale unico possibile legittimato (Sez. Fer., sentenza n. 34819 del 02/09/2008, Rv. 240717; Sez. 2, sentenza n. 41086 del 23/09/2014, Rv. 260854).
Ritornando ad esaminare più ampiamente il tema, questa Corte (Sez. Un., sentenza n. 13199 del 21/07/2016, dep. 2017, Rv. 269790) ha affermato che il ricorso straordinario per errore di fatto non è proponibile nei confronti delle decisioni della Corte di cassazione che intervengono “ante iudicatum”; è, ad esempio, il caso:
– dei provvedimenti emessi in fase cautelare;
– delle decisioni in materia di misure di prevenzione;
– delle decisioni in materia di rimessione del processo;
– delle decisioni processuali in materia di estradizione o di mandato di arresto Europeo;
– delle decisioni nelle quali la pronuncia della Cassazione, pur avendo come presupposto il giudicato, non è destinata ad incidere in alcun modo sull’accertamento della responsabilità, come nelle decisioni in materia di indennizzo per ingiusta detenzione o di riabilitazione.
2.1. L’odierno ricorso straordinario ha ad oggetto in parte una decisione in materia di mandato di arresto Europeo, in parte una decisione in materia di riconoscimento di sentenza straniera, e non è quindi consentito:
– perchè la persona richiesta in consegna per un mandato di arresto Europeo non è assimilabile al “condannato”, indicato dall’art. 625-bis c.p.p. quale unico possibile legittimato;
– perchè, con riguardo alle decisioni in materia di riconoscimento di sentenza stranierai la pronuncia della Cassazione, pur avendo come presupposto il giudicato, non è destinata ad incidere in alcun modo sull’accertamento della responsabilità, già intervenuto aliunde.
3. Per ragioni di completezza, non appare inutile evidenziare che, secondo la giurisprudenza di questa Corte (Sez. 2, sentenza n. 7801 del 19/11/2013, dep. 2014, Rv. 259063), è inammissibile, per difetto di specificità, il ricorso per cassazione fondato su una caotica esposizione delle doglianze, dal tenore confuso e scarsamente perspicuo, che renda particolarmente disagevole la lettura e che esuli dal percorso di una ragionata censura della motivazione del provvedimento impugnato.
3.1. Ciò premesso, considerato che il confuso ordito motivazionale del ricorso – che affastella plurime ed eterogenee doglianze, sistematicamente prescindendo da un costruttivo e giuridicamente avveduto confronto con quanto effettivamente risultante dagli atti spesso a sproposito menzionati – non risulta investire perspicuamente le articolate argomentazioni poste a fondamento del provvedimento impugnato, risultano evidenti la genericità e la manifesta infondatezza dell’odierno ricorso straordinario.
4. Deve, infine, ricordarsi che, attraverso lo strumento del ricorso straordinario, non potrebbe comunque farsi valere un presunto errore di diritto, nè chiedersi una rivalutazione delle proprie istanze già disattese dalla Corte di cassazione.
4.1. Ciò premesso, si impongono, pur ad abundantiam, alcune precisazioni, a riprova della assolutamente manifesta infondatezza di quelle che si intuiscono essere le doglianze proposte.
4.1.1. Essendo stata rifiutata la consegna, ed operato il solo riconoscimento della sentenza straniera, il ricorrente poterebbe vantare un interesse soltanto a formulare doglianze riguardanti quest’ultimo, non anche il MAE emesso dall’autorità greca (è questo, tra l’altro, il presupposto del ricorso a suo tempo depositato nell’interesse dal P. dal difensore): ciò evidenzia l’improponibilità delle doglianze riguardanti la mancanza degli elementi essenziali al mandato d’arresto Europeo (peraltro già costituenti oggetto di disamina nei p.p. 5, 7 e 9 della sentenza oggetto dell’odierno ricorso).
4.1.2. Non è assolutamente vero che le doglianze evocate nell’odierno ricorso straordinario:
(1) quanto alla non irrevocabilità della sentenza straniera (3) quanto alla richiesta di rinvio dell’udienza 17.8.2016 dinanzi alla Sezione feriale, per mancata audizione dinanzi al magistrato di sorveglianza non siano state esaminate dalla 6^ Sezione di questa Corte, che le ha puntualmente esaminate e disattese, rispettivamente nei p.p. 6 e 1, puntualmente esaminando e disattendendo, inoltre, anche le doglianze riguardanti la pena (p. 8).
4.1.3. Anche i riferimenti alla prescrizione sono dedotti in termini francamente non agevolmente intellegibili, e risultano, comunque, inammissibilmente prospettati per la prima volta in questa sede: lo stesso ricorrente non indica compiutamente la sede nella quale gli stessi sarebbero stati, in ipotesi, in precedenza già formulati, e conseguentemente non valutati dalla 6^ Sezione.
5. La declaratoria di inammissibilità totale del ricorso comporta, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonchè – apparendo evidente che egli ha proposto il ricorso determinando la causa di inammissibilità per colpa (Corte cost., 13 giugno 2000 n. 186) e tenuto conto della rilevante entità di detta colpa della somma di Euro millecinquecento in favore della Cassa delle Ammende a titolo di sanzione pecuniaria.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro millecinquecento a favore della Cassa delle ammende. Sentenza con motivazione semplificata.
Così deciso in Roma, il 26 aprile 2017.
Depositato in Cancelleria il 29 settembre 2017

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