Ricettazione E Ricezione Di Dati – Cassazione Penale 24/05/2016 N° 21596

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione II

Data: 24/05/2016

Numero: 21596

Testo completo della Sentenza Ricettazione e ricezione di dati – Cassazione penale 24/05/2016 n° 21596:

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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D’APPELLO DI MILANO
CICO CARLA nata il 21/02/1961
nei confronti di:
TRONCHETTI PROVERA MARCO nato il 18/01/1948
nonché da
TRONCHETTI PROVERA MARCO nato il 18/01/1948
contro la sentenza n. 7591/2013 della CORTE APPELLO di MILANO emessa in
data 11/06/2015
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita nella PUBBLICA UDIENZA del 18/02/2016 la relazione fatta dal Consigliere
dott. SERGIO BELTRANI;
uditi:
– il Procuratore Generale in persona del dott. MARIO FRATICELLI che ha concluso
per l’annullamento con rinvio della sentenza impugnata, in accoglimento dei
ricorsi del PG distrettuale e della parte civile di CARLA CICO, con rigetto del
ricorso dell’imputato MARCO TRONCHETTI PROVERA;
– l’avv. LUCIO LUCIA, per la parte civile CARLA CICO, che si è riportato alla
memoria depositata ed alle conclusioni scritte (con nota spese e note di
udienza), chiedendone l’accoglimento;
– l’avv. MARCO DE LUCA per l’imputato MARCO TRONCHETTO PROVERA. che ha
chiesto il rigetto dei ricorsi del PG e della parte civile, nonché, in accoglimento
del proprio ricorso, l’assoluzione del proprio assistito dal reato ascrittogli perché
il fatto non sussiste.
RITENUTO IN FATTO
1. Il Tribunale di Milano in composizione monocratica, con sentenza emessa in data 17
luglio 2013, aveva dichiarato il dr. MARCO TRONCHETTI PROVERA, in atti generalizzato,
colpevole del delitto previsto e punito dall’art. 648 c.p. (per avere, al fine di trarne profitto,
consapevolmente ricevuto files e dati dapprima illegalmente intercettati, e poi sottratti dai
sistemi informatici della società KROLL, della cui natura era stato specificamente messo a
conoscenza da GIULIANO TAVAROLI, in atti generalizzato, all’epoca responsabile della
Funzione Security del Gruppo TELECOM ITALIA, il quale, dopo averli memorizzati in un CD
Rom, provvedeva, previo specifico accordo con il TRONCHETTI PROVERA, e dietro suo
specifico consenso, avvenuti alla presenza degli avvocati FRANCESCO CHIAPPETTA e
FRANCESCO MUCCIARELLI, in atti generalizzati, a spedire detto CD Rom in forma anonima
alla segreteria dello stesso TRONCHETTI PROVERA, che lo faceva poi pervenire alla Security di
TELECOM, così legittimandone l’utilizzazione. In Milano, fatti commessi in data anteriore e
prossima al 27 settembre 2004) e, ritenute le circostanze attenuanti generiche, lo aveva
condannato alla pena ritenuta di giustizia, condizionalmente sospesa, oltre al risarcimento del
danno cagionato alle pp.cc . costituite, con liquidazione dei danni in separata sede, ed
accordando una provvisionale in favore delle sole TELECOM ITALIA s.p.a. e CARLA CICO, in
atti generalizzata.
2. La Corte di appello di Milano, con la sentenza indicata in epigrafe, in riforma, ha assolto
l’imputato dal reato ascrittogli perché il fatto non costituisce reato.
3. Contro questa sentenza, hanno presentato distinti ricorsi l’imputato, il PG distrettuale e
la parte civile CARLA CICO.
4. All’odierna udienza pubblica, è stata verificata la regolarità degli avvisi di rito; all’esito,
le parti presenti hanno concluso come da epigrafe, ed il collegio, riunito in camera di
consiglio, ha deciso come da dispositivo in atti, pubblicato mediante lettura in pubblica
udienza.
CONSIDERATO IN DIRITTO
I ricorsi del Procuratore Generale distrettuale e della parte civile CARLA CICO sono
fondati; il ricorso dell’imputato è infondato e va rigettato.
1. Ricorso imputato TRONCHETTI PROVERA.
Premessa ampia disamina in relazione al tema dell’interesse al ricorso, l’imputato ha
dedotto:
I – nullità della sentenza per contraddittorietà ed illogicità manifesta della motivazione
nella parte in cui non riconosce – sulla base delle stesse considerazioni in fatto ed in diritto
svolte nel provvedimento impugnato – l’insussistenza oggettiva del fatto di reato contestato,
per difetto dell’oggetto materiale e, conseguentemente, non assolve l’imputato con la formula
“perché il fatto non sussiste”; violazione dell’art. 648 cod. pen. Premessa la condivisione della
conclusiva valutazione di non configurabilità del dolo di profitto, e ricostruita una serie di
acquisizioni fattuali asseritamente incontrovertibili, il ricorrente lamenta la non configurabilità
della materialità del fatto contestato, rappresentando:
– che nella riunione valorizzata per corroborare la configurabilità della fattispecie
contestata (dalla partecipazione alla quale sarebbe stata desunta la prova del concorso del dr.
TRONCHETTI PROVERA al reato contestato), non si sarebbe parlato di files informatici e/o di
supporti magnetici o cartacei, ma solo di informazioni;
– che vi sarebbe contrasto, in giurisprudenza, tra un orientamento a parere del quale non
sarebbe configurabile il reato di ricettazione a carico di soggetto che si sia limitato a ricevere
dati, informazioni e notizie tratti da materiale documentale che sia stato oggetto di furto,
mancando, in siffatta ipotesi, l’esistenza di una res suscettibile di apprensione e possesso,
(Sez. 2, n. 308 del 21/10/2004, dep. 2005, Buzzoni, rv. 230426; Sez. 2, n. 34717 del
23/04/2008, Matacena, rv. 240688, per la quale ultima, in particolare, non potrebbe
assumere rilievo, in siffatta situazione, il supporto materiale – DVD, CD Rom, copia cartacea –
su cui circola l’informazione, essendo esso meramente strumentale alla rivelazione del
segreto), ed altro orientamento la cui ratio decidendi lascerebbe intendere che sono
suscettibili di mobilizzazione le informazioni “incorporate” in un documento, poiché, se i beni
immateriali sono insuscettibili di detenzione fisica, l’entità materiale su cui tali dati sono
trasfusi ed incorporati (anche attraverso la stampa del contenuto) acquisisce il valore di
questi, assumendo la natura di documento originale e non di mera copia (Sez. 2, n. 33839 del
12/07/2011, Simone, rv. 251179; Sez. 5, n. 47105 del 30/09/2014, Capuzzimati, rv.
261917);
– al momento della riunione predetta, non esisteva alcun supporto fisico che avesse
determinato la effettiva materializzazione dei dati informatici in ipotesi indebitamente carpiti;
– la partecipazione dell’imputato alla vicenda inizia e finisce con la partecipazione alla
riunione stessa;
– non sarebbe configurabile, in considerazione dei rilievi che precedono, la materialità del
delitto di ricettazione.
2. Ricorso P.G. distrettuale.
Il P.G. distrettuale ha dedotto:
I – violazione dell’art. 648 cod. pen. (poiché anche il fine di autodifesa, accreditato dalla
Corte di appello a giustificazione della ricezione dei beni indicati nella contestazione, integra il
necessario profitto, non risultando configurabile in materia la causa di giustificazione
dell’esercizio del diritto);
H – violazione degli artt. 603 cod. proc. pen. e 111 della Costituzione (poiché per
enucleare il predetto fine di autodifesa, la Corte di appello ha, tra l’altro, valorizzato
dichiarazioni rese ex art. 391-bis cod. proc. pen. aldifensore dell’imputato dai testimoni
CHIAPPETTA (in data 14 marzo 2014) e MUCCIARELLI (in data 29 maggio 2014), acquisite
all’udienza 11 giugno 2015; dette dichiarazioni extradibattimentali si porrebbero, peraltro, in
contrasto con quanto dai predetti soggetti dichiarato nel corso dei rispettivi esami
dibattimentali; la Corte di appello avrebbe errato sia nell’acquisire i verbali de quibus in
difetto dei presupposti di cui all’art. 603 cod. proc. pen., non trattandosi di prove nuove,
sopravvenute o scoperte dopo il giudizio di primo grado, sia nel non disporre, comunque,
l’esame dibattimentale dei predetti soggetti, pur espressamente richiesto dal PG di udienza;
le dichiarazioni del MUCCIARELLI sarebbero state, infine, assunte in violazione dell’art. 391-
bis cit.;
III – difetto, illogicità e contraddittorietà della motivazione quanto all’individuazione del
necessario dolo specifico (poiché le dichiarazioni rese in primo grado dal CHIAPPETTA e dal
MUCCIARELLI indicavano concordemente la finalità dell’imputato di avvalersi di dati
illecitamente acquisiti per trarre vantaggio nella disputa avente ad oggetto l’acquisizione dì
BRAZIL TELECOM, mentre la Corte di appello avrebbe – quanto al fine dichiarato dalla difesa
dell’imputato – accreditato unicamente le dichiarazioni rese da GIULIANO TAVAROLI, senza
valutarne la coerenza interna); la Corte di appello sarebbe, inoltre, incorsa in travisamento,
nella parte della motivazione in cui ricostruisce le modalità di presentazione della denunzia in
Brasile e poi in Italia, essendo quest’ultima, secondo quanto documentato ex actis,
riconducibile non all’imputato, ma al vice-presidente del settore sicurezza di TELECOM ITALIA,
JANNONE; non corrisponderebbe al vero l’affermazione che la denunzia sarebbe stata
presentata in Brasile soltanto per ragioni di competenza, considerato l’uso che KROLL stava
facendo in Italia dei files riservati in oggetto, allo scopo di influenzare il mercato e condurre
una campagna di stampa caratterizzata da attacchi personali contro il dr. TRONCHETTI
PROVERA e la sua famiglia, tenuto anche conto del fatto che quest’ultimo, a sua volta, mirava
a conseguire il controllo di BRAZIL TELECOM a condizioni favorevoli; la Corte di appello non
avrebbe verificato l’effettività della denunzia in Brasile: in realtà, non ci sarebbe stata
nessuna denunzia, né da parte dell’imputato personalmente, né da parte di TELECOM ITALIA,
ma la mera consegna da parte dello JANNONE alla Polizia brasiliana di un CD Rom con
implicito invito a prenderne cognizione, per finalità che eccedevano le esigenze puramente
difensive, ma si concretizzavano nell’intento di attaccare a tutto campo la KROLL (desumibile
anche dalle dichiarazioni del TAVAROLI); risulterebbe illogico – in presenza di tutto quanto
riepilogato – ritenere che la scalata di BRAZIL TELECOM costituisse mero ed ininfluente
movente delle condotte accertate.
3. Ricorso parte civile CARLA CICO.
La parte civile CARLA CICO ha dedotto:
I – erronea applicazione dell’art. 648 cod. pen.,
1.1. quanto al ritenuto difetto del necessario dolo specifico (in realtà integrato anche da
finalità di profitto non patrimoniale, in difetto della configurabilità di cause di giustificazione);
1.2. quanto all’oggetto della ricettazione, anche in riferimento al necessario dolo specifico
(risultando chiare le dichiarazioni rese dal TAVAROLI – verbale udienza 13 giugno 2013, f. 4
del ricorso – in merito a quanto discusso nel corso della già citata riunione, quanto alla già
intervenuta illecita acquisizione dei documenti in questione, non alla mera possibilità di
acquisirli, ed alla già avvenuta abusiva intrusione nel sistema informatico della KROLL, che
aveva consentito di acquisire documenti, non mere informazioni; risulterebbe, infine,
travisante l’affermazione che, al momento dell’acquisizione, vi sarebbe stato un assenso
inconsapevole, dell’imputato rispetto al “valore aggiunto nella prospettazione soggettiva
dell’autore” – f. 29 del ricorso – poiché risulterebbe provato che il TAVAROLI aveva spiegato
all’imputato sia il contenuto che il valore dei documenti acquisiti, e che l’imputato aveva
immediatamente prestato il suo consenso all’acquisizione di documenti dei quali conosceva
l’illecita provenienza);
H – vizio di motivazione per travisamento della prova ed illogicità in relazione alle
dichiarazioni dei testi TAVAROLI, CHIAPPETTA e MUCCIARELLI quanto all’intento manifestato
dall’imputato, in realtà non meramente difensivo;
III – violazione dell’art. 603 cod. proc. pen. per illegittima rinnovazione dell’istruzione
dibattimentale; violazione degli artt. 498 ss. e 511 cod. proc. pen., nonché 111, comma 4,
della Costituzione, per illegittima acquisizione in appello dei verbali di indagini difensive
contenenti le dichiarazioni dei testi CHIAPPETTA e MUCCIARELLI – vizio di motivazione in
riferimento all’indebita utilizzazione degli esiti delle predette prove illegittimamente acquisite;
IV – vizio di motivazione per travisamento della prova, per non essere stata mai proposta
denunzia dall’imputato o dai suoi familiari, né da TELECOM ITALIA o da PIRELLI –
conseguente illogicità della motivazione;
V – ulteriore illogicità della motivazione quanto alla intervenuta valorizzazione del fatto
che l’indicazione di presentare la denunzia in Brasile non sarebbe attribuibile all’imputato (né
conseguentemente valorizzabile al fine di accreditare l’invocato fine di autodifesa), bensì
all’avv. MUCCIARELLI; peraltro, nessuna denunzia risulterebbe presentata in Brasile.
In data 2 febbraio 2016 risulta depositato un motivo nuovo:
– violazione della legge processuale per illegittima acquisizione della sentenza della Corte
di assise di Milano del 13 febbraio 2013, non passata in giudicato, impugnazione riguardante
anche l’ordinanza con la quale in data 11 giugno 2015 la Corte di appello di Milano aveva
disposto la predetta acquisizione.
Contestualmente, la parte civile ha articolato memoria a confutazione del ricorso
dell’imputato.
4. La decisione.
Va preliminarmente dichiarata l’inammissibilità per tardività del motivo nuovo articolato
dalla parte civile, non essendo stata l’ordinanza dibattimentale de qua impugnata con il
ricorso originario: i motivi nuovi di impugnazione devono, infatti, essere inerenti ai temi
specificati nei capi e punti della decisione investiti dall’impugnazione principale già
presentata, e risultare in necessaria connessione funzionale con quelli originari (Sez. 6,
sentenza n. 6075 del 13/1/2015, Comitini, rv. 262343; Sez. 1, n. 34461 del 10/03/2015,
Pica, rv. 264493).
In applicazione del principio, ritiene il collegio che non risulti consentita, perché tardiva,
l’impugnazione con motivo nuovo ex art. 585, comma 4, c.p.p., per violazione di legge (nel
caso di specie, processuale), dell’ordinanza dibattimentale non impugnata con il ricorso
originario.
5. Per esigenze di ordine logico, va preliminarmente esaminato il ricorso dell’imputato,
riguardante la materialità del reato in contestazione.
5.1. Sussiste l’interesse al ricorso dell’imputato.
La giurisprudenza di legittimità ha già, in più occasioni, chiarito che sussiste l’interesse
dell’imputato ad impugnare la sentenza di assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”,
al fine di ottenere l’assoluzione perché il fatto non sussiste, avuto riguardo ai possibili effetti
pregiudizievoli derivanti dalla formula censurata in sede di giudizio amministrativo, civile o
disciplinare (Sez. 2, n. 33847 del 18/05/2010, De Filippis, rv. 248127; Sez. 6, n. 13621 del
06/02/2003, Valle, rv. 227194).
5.2. Il ricorso è, nel suo complesso, infondato.
5.2.1. Deve premettersi che la giurisprudenza di legittimità (Sez. 4, n. 19710 del
03/02/2009, Buraschi, rv. 243636), con orientamento che il collegio condivide e ribadisce, ha
già osservato che, in presenza di una c.d. “doppia conforme”, ovvero di una doppia pronuncia
di uguale segno (nel caso di specie, riguardante l’affermazione di responsabilità), il vizio di
travisamento della prova può essere rilevato in sede di legittimità solo nel caso in cui il
ricorrente rappresenti (con specifica deduzione) che l’argomento probatorio asseritamente
travisato è stato per la prima volta introdotto come oggetto di valutazione nella motivazione
del provvedimento di secondo grado («Invero, sebbene in tema di giudizio di Cassazione, in
forza della novella dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), introdotta dalla L. n. 46 del 2006, è
ora sindacabile il vizio di travisamento della prova, che si ha quando nella motivazione si fa
uso di un’informazione rilevante che non esiste nel processo, o quando si omette la
valutazione di una prova decisiva, esso può essere fatto valere nell’ipotesi in cui l’impugnata
decisione abbia riformato quella di primo grado, non potendo, nel caso di c.d. doppia
conforme, superarsi il limite del devolutum con recuperi in sede di legittimità, salvo il caso in
cui il giudice d’appello, per rispondere alla critiche dei motivi di gravame, abbia richiamato
atti a contenuto probatorio non esaminati dal primo giudice»).
Nel caso di specie si è in presenza di una c.d. “doppia conforme” quanto alla materialità del
reato contestato, e la Corte di appello ha riesaminato e valorizzato lo stesso compendio
probatorio già sottoposto al vaglio del Tribunale e, dopo avere preso atto delle censure
dell’appellante, è giunta alla medesima conclusione in termini di sussistenza della materialità
del reato contestato.
In particolare, la Corte di appello (f. 13) ha premesso che non risultava devoluta la
questione riguardante la possibilità di qualificare la condotta tenuta dall’imputato ai sensi
degli artt. 110 e 615-ter c.p. (come invero le difese svolte dall’imputato sembrerebbero
avvalorare, nella parte in cui riferiscono che i dati dei quali si discute non sarebbero stati già
acquisiti nel momento in cui ebbe luogo la riunione della quale si è in più parti dei ricorsi
discusso, e che l’imputato si sarebbe in quella sede limitato ad assicurare il proprio assenso
alla futura acquisizione degli stessi); doveva, pertanto, ritenersi non contestato che l’imputato
fosse estraneo alle accertate illegittime intrusioni negli altrui sistemi informatici eseguite per
procurarsi la disponibilità dei dati dei quali si discute, già in disponibilità – alla data della
riunione – del c.d. TIGER TEAM (f. 13).
Ciò premesso, la Corte di appello (valorizzando le dichiarazioni di GIULIANO TAVAROLI,
motivatamente ritenute attendibili, oltre che sorrette da utili elementi di riscontro, individuati
nelle dichiarazioni di ELENA LONGARETTI, in atti generalizzata, segretaria del dr.
TRONCHETTI PROVERA, oltre che, pur indirettamente, nelle dichiarazioni di FABIO GHIONI, in
atti generalizzato, autore materiale delle indebite intrusioni che avevano procurato la
disponibilità dei dati de quibus), ha incensurabilmente ritenuto accertata la condotta attribuita
all’imputato dall’imputazione contestata, consistita nella «consapevole acquisizione dei files e
dati sottratti dai sistemi informatici della società KROLL, memorizzati nel CD che TAVAROLI
faceva pervenire alla segretaria di TRONCHETTI PROVERA, all’esito della riunione tenuta nel
suo ufficio, presenti anche gli avvocati CHIAPPETTA e MUCCIARELLI, in data anteriore e
prossima al 27.9.2004»; in quella sede, l’imputato diede <