Ricettazione E Dolo Eventuale – Cassazione Penale 22/05/2017 N° 25439

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione II

Data: 22/05/2017

Numero: 25439

Testo completo della Sentenza Ricettazione e dolo eventuale – Cassazione penale 22/05/2017 n° 25439:

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Penale Sent. Sez. 2 Num. 25439 Anno 2017
Presidente: DIOTALLEVI GIOVANNI
Relatore: PAZZI ALBERTO
Data Udienza: 21/04/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
Sarr Karim, nato in Senegal il 12.11.1977,
avverso la sentenza n. 1173/2014 in data 9.5.2016 della Corte d’ Appello di
Salerno;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Alberto Pazzi;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Perla
Lori, che ha concluso per il rigetto del ricorso;
udito il difensore dell’ imputato, Avv. Francesco Anelli per l’ Avv. Vincenzo
Vegliante, che ha concluso riportandosi ai motivi di ricorso e insistendo per il loro
accoglimento.
RITENUTO IN FATTO
1. La Corte di Appello di Salerno, con sentenza in data 9 maggio 2016,
confermava la condanna alla pena ritenuta di giustizia pronunciata dal Tribunale
di Salerno, in data 26 settembre 2013, nei confronti di Sarr Karim in relazione ai
reati di cui agli artt. 648 e 474 c.p..
2. Ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell’ imputato,
deducendo:
2.1 la nullità del decreto di citazione a giudizio in grado di appello, privo
dell’ indicazione della data di udienza e notificato a mani di persona convivente
non compiutamente generalizzata;
2.2 vizio di motivazione in merito alla riferibilità alli imputato della
detenzione dei beni in sequestro e alla ritenuta finalità di vendita dei medesimi;
2.3 violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento alla ritenuta
sussistenza dell’ elemento soggettivo del delitto di ricettazione;
2.4 violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento al diniego
della conversione della pena detentiva nella corrispondente pena pecuniaria, che
era stato compiuto sull’ erroneo presupposto che l’ imputato fosse privo di una
stabile dimora.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il primo motivo di ricorso è inammissibile.
Il decreto di citazione per il giudizio di appello riporta infatti la corretta
indicazione della data di udienza (9 maggio 2016) fissata avanti alla Corte d’
Appello di Salerno.
Non inficia la validità di tale atto il fatto che allo stesso sia stato unito il
precedente decreto di citazione per l’ udienza del 30 novembre 2015, in quanto
la contestuale allegazione anche del verbale di tale udienza spiegava
chiaramente che il dibattimento in grado di appello era stato rinviato al 9 maggio
2016 in ragione dell’ omessa notifica dell’ atto introduttivo del giudizio di
gravame all’ imputato.
Risulta poi del tutto regolare la notifica del nuovo decreto di citazione, che è
stata effettuata in data 18 gennaio 2016 a mani della moglie di Sarr Karim,
capace e convivente, come risulta dal contenuto della relata di notifica e nel
senso ammesso dallo stesso difensore nell’ ultima parte del ricorso (“È da
considerare valida ed efficace la notificazione dell’ atto di citazione effettuata a
mani del coniuge dell’ imputato quando la convivenza risulti indicata nella relata
dall’ ufficiale giudiziario e dagli atti non emerga alcun elemento per ritenere che
la stessa manchi” Sez. 4, n. 195 del 24/01/1996 – dep. 13/03/1996, Parisi, Rv.
20458301).
2. Il secondo motivo di ricorso è inammissibile, in quanto la corte
territoriale ha ritenuto, sulla base della deposizione del teste Marconato, che l’
esposizione della merce al pubblico da parte dell’ imputato in pieno centro
cittadino dovesse considerarsi chiaro indice non solo della disponibilità diretta dei
beni in sequestro, ma anche della finalità di vendita dei prodotti contraffatti.
A fronte di una simile motivazione esula dai poteri di questa Corte quello di una
rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, la cui
valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice di merito, senza che possa
integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa, e per il
ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze processuali (per tutte: Sez.
Un., 30/4-2/7/1997, n. 6402, Dessimone, riv. 207944; tra le più recenti: Sez. 4,
n. 4842 del 02/12/2003 – 06/02/2004, Elia, Rv. 229369); i motivi proposti
tendono, invece, a ottenere un’ inammissibile ricostruzione dei fatti mediante
criteri di valutazione diversi da quelli adottati dal giudice di merito, il quale, con
motivazione esente da vizi logici e giuridici, ha esplicitato le ragioni del suo
convincimento.
3. Il terzo motivo di ricorso è inammissibile, in quanto la Corte d’ Appello
ha spiegato che la modalità di presentazione degli oggetti al pubblico (a terra su
un lenzuolo) era tale da consentire di escludere che il soggetto agente ignorasse
la loro provenienza illecita, quanto meno a titolo di dolo eventuale; siffatta
valutazione, non rivedibile nel merito in questa sede, è coerente con l’
insegnamento di questa Corte secondo cui ricorre il dolo di ricettazione nella
forma eventuale quando l’ agente ha consapevolmente accettato il rischio che la
cosa acquistata o ricevuta fosse di illecita provenienza, non limitandosi ad una
semplice mancanza di diligenza nel verificare la provenienza della cosa, che
invece connota l’ ipotesi contravvenzionale dell’ acquisto di cose di sospetta
provenienza (Sez. H, n. 45256 del 22/11/2007, Lapertosa, Rv. 238515).
La corte territoriale ha anche tenuto conto dell’ accertata, e mai
convincentemente giustificata, disponibilità dei prodotti contraffatti.
In tal modo la Corte d’ Appello si è correttamente conformata al consolidato
orientamento di questa Corte (per tutte, Sez. II, n. 29198 del 25/05/2010,
Fontanella, rv. 248265) per il quale, ai fini della configurabilità del reato di
ricettazione, la prova dell’ elemento soggettivo può essere raggiunta anche sulla
base dell’ omessa o non attendibile indicazione della provenienza della cosa
ricevuta, la quale è sicuramente rivelatrice della volontà di occultamento,
logicamente spiegabile con un acquisto in mala fede; né si richiede all’ imputato
di provare la provenienza del possesso delle cose, ma soltanto di fornire una
attendibile spiegazione dell’ origine del possesso delle cose medesime,
assolvendo non a onere probatorio, bensì a un onere di allegazione di elementi,
che potrebbero costituire l’ indicazione di un tema di prova per le parti e per i
poteri officiosi del giudice, e che comunque possano essere valutati da parte del
giudice di merito secondo i comuni principi del libero convincimento (si veda in
tal senso Cass., Sez. Un., n. 35535 del 12/07/2007, Rv. 236914).
4. L’ ultimo motivo di ricorso è invece fondato.
La corte territoriale ha respinto la richiesta di conversione della pena detentiva in
pena pecuniaria esprimendo un giudizio con prognosi negativa in ordine alla
capacità di adempiere dell’ imputato, in quanto egli è un cittadino
extracomunitario, privo di reddito fisso e un lavoro stabile e di cui non vi è
nemmeno certezza circa la stabilità della dimora.
Una simile valutazione non è corretta.
La sostituzione delle pene detentive brevi è infatti rimessa alla valutazione
discrezionale del giudice, il quale però deve tenere conto dei criteri indicati nell’
art. 133 c.p., tra i quali è compreso quello delle condizioni di vita individuale,
familiare e sociale dell’ imputato ma non quello delle sue condizioni economiche;
per di più la sostituzione è consentita anche in relazione a una condanna inflitta
nei confronti di una persona in condizioni economiche disagiate, poiché la
prognosi di inadempimento, ostativa alla sostituzione in forza dell’ art. 58,
comma 2, I. 24 novembre 1981 n. 689, si riferisce soltanto alle pene sostitutive
di quella detentiva accompagnate da prescrizioni, ossia alla semidetenzione e
alla libertà controllata (si vedano in questo senso Sez. U, n. 24476 del
22/04/2010 – dep. 30/06/2010, Gagliardi, Rv. 24727401 nonché Sez. 3, n.
17103 del 08/03/2016 – dep. 26/04/2016, Bolognini, Rv. 26663901).
5. La parziale fondatezza del ricorso impone di constatare, pur tenendo
conto dei periodi di sospensione verificatisi e degli atti interruttivi, l’ intervenuta
prescrizione del reato di cui al capo A) della rubrica; di conseguenza sarà
necessario annullare senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente a tale
reato, oramai estinto per prescrizione, ed eliminare la relativa pena in
continuazione, determinata dal giudice di primo grado nella misura di due mesi
di reclusione ed C 100 di multa.
La sentenza impugnata la sentenza deve essere annullata anche nella parte in
cui ha rigettato la richiesta di sostituzione della pena detentiva con una pena
pecuniaria ex art. 53 I. 689/1981, con rinvio alla Corte d’ Appello di Napoli per
un nuovo giudizio sul punto, da svolgersi in coerenza con i principi sopra
enunciati.
Stante l’ inammissibilità del ricorso nella sua residua parte deve essere infine
precisato, a mente dell’ art. 624, comma 2, c.p.p., che la decisione diviene
irrevocabile nella parte relativa all’ accertamento della penale responsabilità dell’
imputato per il delitto di cui all’ art. 648 cpv. c.p. contestato al capo B).

P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al reato di cui alli
art. 474 c.p. perché estinto per prescrizione ed elimina la relativa pena in
continuazione di mesi due di reclusione ed euro 100 di multa.
Annulla altresì la sentenza impugnata in ordine alla richiesta di riconversione
della pena detentiva in pena pecuniaria e rinvia alla Corte d’ Appello di Napoli per
nuovo giudizio sul punto.
Dichiara inammissibile nel resto il ricorso e irrevocabile l’ affermazione di
responsabilità in ordine al delitto di cui all’ art. 648 cpv. c.p..
Così deciso in Roma il 21 aprile 2017.

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