Revisione Della Condanna – Cassazione Penale 05/04/2017 N° 17170

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione Penale

Sezione: Sezione IV

Data: 05/04/2017

Numero: 17170

Testo completo della Sentenza Revisione della condanna – Cassazione Penale 05/04/2017 n° 17170:

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CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE QUARTA PENALE

Sentenza 31 gennaio – 5 aprile 2017, n. 17170

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IZZO Fausto – Presidente –
Dott. MENICHETTI Carla – Consigliere –
Dott. PICCIALLI Patrizia – rel. Consigliere –
Dott. GIANNITI Pasquale – Consigliere –
Dott. CAPPELLO Gabriella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
M.G., N. IL (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 12/2015 CORTE APPELLO di GENOVA, del 17/05/2016;
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 31/01/2017 la relazione fatta dal Consigliere Dott. PATRIZIA PICCIALLI;
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Stefano Tocci che ha concluso per il rigetto del ricorso;
Udito il difensore Avv.to Pamela Bonaiuti del Foro di Prato che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO
M.G. ricorre avverso la decisione di cui in epigrafe che ha dichiarato inammissibile la richiesta di revisione della sentenza del Tribunale di Lucca, in data 3 maggio 2010, divenuta irrevocabile il 12 marzo 2014 (a seguito della sentenza della Sezione 3 di questa Corte pronunciata in detta data), sul rilievo che la questione proposta a fondamento della richiesta (l’essere il reato di cui all’art. 609- bis c.p., comma 2, per cui vi era stata la condanna, improcedibile per mancanza di querela, perchè la vittima all’epoca dei fatti era sedicenne) non rientrava nel paradigma della revisione, non trattandosi di una “nuova prova” ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 630 c.p.p., comma 1, lett. c).
Con il ricorso si censurano le conclusioni raggiunte, riproponendosi la dedotta questione relativa all’improcedibilità del reato.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è fondato.
La Corte territoriale ha affermato il principio che non sono ammissibili in sede di revisione profili attinenti alla mancata valutazione di un elemento di fatto emergente dagli atti conoscibili dal giudice della cognizione, ove si prospettino, in relazione ad esso, questioni rilevabili di ufficio, giacchè si deve presumere che di questo dato di fatto il giudice abbia tenuto conto proprio perchè investito del dovere di trarne di ufficio le conseguenze in punto di applicazione della legge.
In questa prospettiva ha affermato che la circostanza di fatto secondo la quale, ai fini della procedibilità del reato di violenza sessuale nei confronti di persona che aveva compiuto sedici anni, era necessaria la presentazione della querela, era direttamente ricavabile dal testo del capo di imputazione dove erano indicati il tempo del commesso reato e la data di nascita della vittima.
In conclusione, il difetto di procedibilità non poteva considerarsi “prova nuova”.
Tale tesi non è condivisibile.
In materia di revisione l’art. 631 c.p.p. prescrive che gli elementi in base ai quali essa viene richiesta siano tali da dimostrare, se accertati, che il condannato deve essere prosciolto, oltre che nei casi ex artt. 530 e 531 c.p.p., anche nelle ipotesi di sentenza di non doversi procedere ex art. 529 c.p.p. (“se l’azione penale non doveva essere iniziata o non deve essere proseguita”).
L’istituto della revisione, nella sua formulazione attuale, comprende, pertanto, anche il caso in cui il condannato debba essere assolto perchè l’azione penale non avrebbe potuto essere iniziata (o proseguita), per cui la revisione è consentita anche qualora venga a risultare che il fatto per il quale era stata riportata condanna costituisce reato perseguibile a querela di parte e la querela non sia stata proposta (o sia stata rimessa e la remissione sia stata ritualmente accettata).
Sotto tale ultimo profilo questa Corte con la sentenza, Sez. 5, n. 95 del 28/02/1995, Lazzeri, Rv. 201059, ha affermato l’ammissibilità della domanda di revisione quando l’estinzione dei reati per effetto di remissione di querela (art. 531 cod. proc. pen.) interviene dopo la pronuncia della sentenza, ma prima del suo passaggio in giudicato.
Lo stesso principio è stato affermato da Sez.1, con la sentenza n. 46822 de113/11/2007, Urru, Rv. 238884 con la quale, esclusa la sussistenza delle condizioni per l’esercizio di ufficio del potere di rilevazione dell’errore materiale ex art. 625-bis c.p.p., comma 3, nel caso in cui la Corte di Cassazione abbia dichiarato inammissibile il ricorso omettendo di considerare l’intervenuta remissione di querela, è stato ritenuto che detta ipotesi integra un errore di fatto, avente natura percettiva, suscettibile di revisione da parte del giudice competente (ed in tal senso la Corte ha qualificato la domanda dell’interessato).
Con la sentenza citata i giudici di legittimità hanno richiamato, a fondamento di tale ricostruzione, l’ipotesi di cui all’art. 630 c.p.p., comma 1, lett. c), secondo la quale la revisione può essere richiesta “se dopo la condanna sono sopravvenute o si scoprono nuove prove che, sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto a norma dell’art. 631”.
Sul punto, in tema di revisione, per “prove nuove” rilevanti, a norma dell’art. 630 c.p.p., comma 1, lett. c), ai fini dell’ammissibilità della relativa istanza, devono intendersi non solo le prove sopravvenute alla sentenza definitiva di condanna e quelle scoperte successivamente ad essa, ma anche quelle non acquisite nel precedente giudizio ovvero acquisite, ma non valutate neppure implicitamente, purchè non si tratti di prove dichiarate inammissibili o ritenute superflue dal giudice.
Nè, comunque, una “prova nuova” può essere dichiarata inammissibile solo perchè l’omessa conoscenza da parte del giudice sia imputabile a comportamento processuale negligente del condannato (cfr. Sez. U.,n. 624 del 26/09/2001, Pisano, Rv. 220443; cfr. altresì, Sez. 6, n. 40687 del 30/10/2006, Pratticò, n.m.).
Alla luce dei principi sopra delineati, deve ritenersi che la questione della procedibilità d’ufficio o meno del reato sub iudice entra nella nozione di “prova nuova” di che trattasi, della quale va data una nozione sostanziale, e non meramente formale, rientrando quindi anche la questione della procedibilità del reato (a querela o d’ufficio) nel thema probandum del procedimento.
Si impone, pertanto, l’annullamento della sentenza impugnata, con rinvio al giudice competente, che si atterrà, nel rivalutare l’ammissibilità dell’istanza di revisione, ai principi sopra indicati.

P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Genova.
In caso di diffusione del presente provvedimenti omettere le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52 in quanto imposto dalla legge.
Così deciso in Roma, il 31 gennaio 2017.
Depositato in Cancelleria il 5 aprile 2017.

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