Reato Tributario – Cassazione Penale 22/08/2016 N° 35246

Reato tributario – Cassazione penale 22/08/2016 n° 35246 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com

Cassazione penale

Consulta tutte le sentenze della cassazione penale

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine

Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 22/08/2016

Numero: 35246

Testo completo della Sentenza Reato tributario – Cassazione penale 22/08/2016 n° 35246:

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine 

SENTENZA Sul ricorso proposto da: – DE RISO CARLO, n. 10/07/1966 a Minori avverso l’ordinanza del tribunale della libertà di SALERNO in data 7/11/2015; visti gli atti, il provvedimento denunziato e il ricorso; udita la relazione svolta dal consigliere Alessio Scarcella; letta la requisitoria scritta del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. E. Delehaye, che ha chiesto rigettarsi il ricorso; RITENUTO IN FATTO 1. Con ordinanza emessa in data 7/11/2015, depositata in pari data, il tribunale del riesame di SALERNO, decidendo sull’istanza proposta nell’interesse del De Riso quale legale rappresentante della società Costieragrumi De Riso S.R.L., avverso il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, del profitto del reato di cui all’art. 4, d. Igs. n. 74 del 2000, emesso dal GIP del tribunale di Salerno in data 25/09/2015, in parziale accoglimento, revocava il predetto provvedimento con riferimento all’importo di € 49.063,10, disponendone la restituzione all’indagato. 2. Ha proposto ricorso DE RISO CARLO a mezzo del difensore fiduciario – cassazionista, impugnando l’ordinanza predetta con cui deduce due motivi, di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione ex art. 173 disp. att. cod. proc. pen. 2.1. Deduce, con il primo ed il secondo motivo – che, attesa l’omogeneità dei profili di doglianza mossi, meritano trattazione congiunta -, il vizio di cui all’art. 606, lett. b), c) ed e), cod. proc. pen., nella specie per violazione degli artt. 321 c.p.p. e 12 bis, d. Igs. n. 74 del 2000 e correlati vizi di mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione sul punto. In sintesi, la censura investe l’impugnata ordinanza in quanto, sostiene il ricorrente, il sequestro preventivo avrebbe dovuto essere revocato tout court e non parzialmente, come invece deciso dal tribunale sulla base dell’interpretazione della locuzione “non opera”, contenuta nell’art. 12 bis citato, nel senso che la stessa significhi “non produce effetti” sebbene disposta, In presenza di impegno a restituire all’Erario da parte del contribuente, come nel caso di specie avvenuto per effetto di un atto di adesione, sicchè, in presenza di un mero impegno a versare “possa e debba essere mantenuto il sequestro preventivo già disposto, finalizzato alla confisca, con riduzione parziale in ragione del versamento delle due rate previste nel piano di ammortamento; secondo il ricorrente, diversamente, con la formalizzazione dell’accordo tra contribuente ed Amministrazione, si sarebbe verificato il presupposto normativo ostativo alla confisca, non potendo applicarsi il sequestro a chi dimostri la concreta possibilità e intenzione di restituire all’Erario l’imposta evasa, come avvenuto nel caso di specie. 2 3. Con requisitoria scritta depositata presso la cancelleria di questa Corte in data 18/04/2016, il P.G. presso la S.C. ha chiesto rigettarsi il ricorso, in particolare osservando come l’ordinanza impugnata ha interpretato correttamente la previsione del nuovo art. 12 bis citato, nel senso che la confisca non produce effetti ma non comporta la revoca del sequestro in presenza di un mero impegno non ancora adempiuto. CONSIDERATO IN DIRITTO 4. Il ricorso è infondato. 5. Ed invero, questa Corte ha già affermato, con una decisione cui il Collegio ritiene di dover dare continuità, che in tema di reati tributari, il comma secondo dell’art.12-bis del D.Lgs. n. 74 del 2000 (norma introdotta dal D.Lgs. n.158 del 2015), nel disporre che la confisca diretta o di valore dei beni costituenti profitto o prodotto del reato “non opera per la parte che il contribuente si impegna a versare all’erario anche in presenza di sequestro” e che “nel caso di mancato versamento la confisca è sempre disposta”, non preclude l’adozione del sequestro preventivo ad essa confisca finalizzato, relativamente agli importi non ancora corrisposti (Sez. 3, n. 5728 del 14/01/2016 – dep. 11/02/2016, Orsetto, Rv. 266038; in motivazione, questa Corte ha osservato che la funzione del vincolo cautelare è quella di garantire che l’adottata misura ablativa, inefficace con riguardo alla parte coperta dall’impegno, esplichi i propri effetti qualora il versamento “promesso” non si verifichi). 6. Correttamente, pertanto, il tribunale del riesame ha mantenuto il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente, riducendo l’importo sequestrato corrispondentemente all’importo dei due ratei versati dal contribuente – indagato, giustificandosi pertanto il mantenimento della misura cautelare per “la parte” non ancora versata. 7. Il ricorso dev’essere, pertanto, rigettato, essendosi affermato l’orientamento di questa Corte sul punto dopo la presentazione del ricorso per cassazione, non potendosi quindi il relativo motivo qualificare come inammissibile, ma infondato. Segue, a norma dell’articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. 3 i(r La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Così deciso in Roma, nella sede della S.C. di Cassazione, il 13 luglio 2016

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine