Reato Di Violenza Privata – Cassazione Penale 25/09/2017 N° 44021

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione V

Data: 25/09/2017

Numero: 44021

Testo completo della Sentenza Reato di violenza privata – Cassazione penale 25/09/2017 n° 44021:

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Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 15 maggio – 25 settembre
2017, n. 44021
Presidente Bruno – Relatore Vessichelli

Ritenuto in fatto
1. Propone ricorso per cassazione Ma. Ge. avverso la sentenza della Corte
d’appello di Napoli in data 8 marzo 2016 con la quale è stata confermata quella
di primo grado, di condanna in ordine ai reati di violenza privata e di lesioni
personali volontarie, commessi il 21 marzo 2010.
2. Deduce
1) l’inosservanza dell’articolo 610 cp.
Tale norma prevede l’uso della violenza o della minaccia per costringere altri a
subire l’altrui comportamento mentre nella specie è stato acclarato soltanto
uno spintone ad opera dell’imputato per far uscire la persona offesa dal proprio
negozio. Si trattava infatti di un comportamento semmai soltanto scortese
posto in essere nei confronti di una persona che si tratteneva nel negozio
dell’imputato, lamentandosi della qualità della merce, contro la volontà di
quest’ultimo;
2) la erronea applicazione dell’articolo 582 cod. pen., norma non applicabile
quando, come nel caso di specie, in cui è stato attestato uno stato di ansia
reattiva giudicato guaribile in giorni due, manca il requisito della malattia. Non
vi sarebbe stato, in altri termini, un accertamento sanitario ma la semplice
prestazione di quanto riferito in modo colloquiale dalle persone offese.
3) la nullità della sentenza per quanto concerne il capo relativo alle statuizioni
civili, del tutto non motivato dal giudice di primo grado in ordine al quantum
del danno e neppure dal giudice d’appello per quanto concerne l’entità delle
spese sostenute nel grado;
4) il vizio di motivazione in ordine al diniego del beneficio della sospensione
condizionale.

Considerato in diritto
1. Il ricorso è infondato.
1.1 II primo motivo è inammissibile poiché pone una questione attinente alla
ricostruzione dei fatti non rappresentata giudice dell’appello e dunque preclusa,
per via gli effetti del principio devolutivo, alla cognizione del giudice di
legittimità.
Si legge infatti nella sentenza impugnata che il motivo di appello sulla
responsabilità è stato esclusivamente quello della assoluta estraneità
dell’imputato rispetto ai fatti denunciati, rappresentati come espressione di
calunnia.
1.2 Inammissibile per genericità è il secondo motivo di impugnazione il quale si
limita a ripetere doglianze alle quali la Corte d’appello ha già dato esauriente
risposta.
I giudici del merito hanno infatti ritenuto correttamente che rimanga integrato
l’articolo 582 cod. pen. anche in presenza di fattori patologici transitori come la
tachicardia o comunque le alterazioni anche non anatomiche da cui derivi una
limitazione funzionale. Ne consegue che la doglianza del ricorrente circa la
assenza di strumenti diagnostici capaci di rilevare un sintomo stabilizzato al
punto da lasciare traccia non colga nel segno e nulla aggiunga alle osservazioni
in punto di diritto contenute nella sentenza impugnata.
1.3 II terzo motivo di ricorso è infondato.
Il denunciato vizio di motivazione è stato correttamente integrato dalla Corte
d’appello la quale non versava in nessuno dei casi per i quali l’articolo 604 cod.
proc. pen. impone l’annullamento della sentenza di primo grado. La
motivazione sull’entità del danno è stata ritenuta correttamente svolta in forma
implicita alla luce del criterio equitativo in quanto riferita al danno non
patrimoniale subito dalle parti civili mentre quella riguardante l’entità delle
spese sostenute in appello dalla parte civile risulta assistita da congrua
motivazione esplicitata a pagina 6.
1.4 Ugualmente infondato è l’ultimo motivo di ricorso dal momento che il
diniego del beneficio della sospensione condizionale è sorretto da una
motivazione esaustiva in ordine al carattere negativo della prognosi di cui
all’articolo 163 cod.pen., formulata sulla base del duplice precedente penale
gravante sul imputato e della particolare pervicacia dimostrata nel corso di
un’azione delittuosa che è risultata prolungata nel tempo, reiterata, e
coinvolgente due persone offese.
2. Per il principio della soccombenza, alla declaratoria di rigetto consegue la
condanna del ricorrente alla rifusione delle spese sostenute nel grado dalle
parti civili, liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.
rigetta il ricorsi condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento nonché alla rifusione delle spese di parte civile liquidate in
complessivi Euro 2500 oltre accessori di legge.

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