Reato Di Evasione – Cassazione Penale 06/09/2017 N° 40539

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 06/09/2017

Numero: 40539

Testo completo della Sentenza Reato di evasione – Cassazione penale 06/09/2017 n° 40539:

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Penale Sent. Sez. 6 Num. 40539 Anno 2017
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: GIORDANO EMILIA ANNA
Data Udienza: 19/07/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Caddeo Davide, n. a Milano il 2/11/1968
avverso la sentenza del 11/7/2016 della Corte di appello di Milano
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Emilia Anna Giordano;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Luigi
Orsi che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udito per il ricorrente il difensore di ufficio, avv. Lania Rossana, che ha concluso
chiedendo l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
1. La Corte di appello di Milano, in accoglimento dell’appello proposto dal
Procuratore generale presso la Corte di appello, ha condannato Davide Caddeo,
con la diminuente del rito abbreviato, alla pena di anni uno di reclusione per il
reato di cui all’art. 385 cod. pen. perché, essendo detenuto agli arresti domiciliari
(misura cautelare nel frattempo divenuta detenzione domiciliare a seguito del
passaggio in giudicato della sentenza alla quale ineriva) e autorizzato a lasciare
l’abitazione, per lo svolgimento di attività lavorativa dalle ore 9:00 alle ore 17:00
dal lunedì al venerdì e dalle 9:00 alle 14:00 nella giornata di sabato, veniva
trovato lungo la pubblica via il g. 7 luglio 2014 alle ore 19:45.
2. Con ricorso sottoscritto personalmente, Davide Caddeo enuncia due
motivi di censura. Con il primo deduce vizio di violazione di legge, in relazione
agli art. 24, comma 2, 32, 111 Cost. e 420 ter, comma 5, cod. proc. pen. nonché
vizio di motivazione, per il mancato accoglimento, della richiesta di rinvio
dell’udienza dell’Il luglio 2016, in presenza di legittimo impedimento, per motivi
di salute del difensore di fiducia, che, con fax depositato il precedente 9 luglio
2016, aveva allegato certificato medico dal quale si evinceva la presenza di un
patologia (lombo sciatalgia, con marcata impotenza funzionale, e prognosi di
giorni quindici) che comportava l’assoluta impossibilità a comparire. Con il
secondo motivo deduce vizio di violazione di legge e vizio di motivazione per la
ritenuta sussistenza dell’elemento psicologico del reato. La Corte di appello ha
ignorato ovvero travisato, leggendo gli atti processuali solo in chiave accusatoria,
gli elementi di fatto e, in particolare, la richiesta diretta al magistrato di
sorveglianza con la quale il Caddeo chiedeva la concessione in via di urgenza
dell’affidamento in prova rendendo edotto il magistrato del cambio di mansioni
con una tempistica che gli rendeva impossibile la predeterminazione degli orari
di lavoro; la risposta del magistrato che, rigettava l’istanza, non ravvisando
alcun pregiudizio dal protrarsi degli arresti domiciliari atteso che il condannato
può essere autorizzato a svolgere attività lavorativa; la documentazione datata 9
giugno 2014 del datore di lavoro nella quale si attestava che il Caddeo aveva
prestato attività lavorativa dalle ore 9:00 alle ore 19:00 circa, nel periodo in
esame. Secondo il ricorrente l’espressione del magistrato di sorveglianza può
essere autorizzato a svolgere attività lavorativa, lo aveva autorizzato allo
svolgimento di attività lavorativa o, almeno, era stata, in buona fede, in tal
senso interpretata dal ricorrente.
3. Il ricorso è inammissibile.
4.Non è inficiata dal dedotto vizio di violazione di legge la decisione del
giudice, all’udienza dell’Il luglio 2016, di rigettare la richiesta di rinvio per
impedimento, per motivi di salute, dell’unico difensore di fiducia dell’imputato,
documentata da un certificato medico rilasciato due giorni prima dell’udienza e
attestante una patologia quale la lombosciatalgia ed una marcata impotenza
funzionale nella deambulazione. In presenza di una patologia fronteggiabile,
secondo le nozioni di comune esperienza, con farmaci antinfiammatori in grado
di ridurre o addirittura annullare le allegate difficoltà di deambulazione che ne
costituiscono l’effetto, il lasso temporale trascorso tra la diagnosi e il momento
nel quale andava valutato l’impedimento è stato ritenuto, con motivazione
adeguata, per nulla illogica e arbitraria, elemento che non denotava la
fondatezza, serietà e gravità dell’impedimento che, anche per malattia, è
rilevante in quanto denoti l’impossibilità di comparire in giudizio, se non a prezzo
di un grave e non altrimenti evitabile rischio per la salute, rischio che, nel caso, è
stato del tutto genericamente allegato nel proposto ricorso e ricondotto ad una
situazione di disagio e sofferenza personale, senza alcun riferimento a situazioni
personali ovvero patologie del difensore seriamente evocative di un rischio al
quale si sarebbe trovato esposto ove avesse presenziato all’udienza.
2. La giurisprudenza di legittimità ha chiarito, con riguardo alle dichiarazioni
rese dal coimputato ma con principio suscettibile di applicazione anche al caso
nel quale la prova rinvenga da fonte di natura documentale, che è inammissibile
il motivo di ricorso per cassazione, fondato su argomentazioni che si pongono in
confronto diretto con il materiale probatorio e non, invece, sulla denuncia di uno
dei vizi logici tassativamente indicati dall’art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc.
pen., riguardanti la motivazione del giudice di merito in ordine alla ricostruzione
del fatto (Sez. 6, Sentenza n. 43963 del 30/09/2013, Basile, Rv. 258153): ne
discende la manifesta infondatezza del motivo con il quale il ricorrente ha
denunciato il vizio di violazione di legge – con riguardo agli art. 192 cod. proc.
pen., anche se in relazione agli artt. 125 e 546, comma primo, lett. e), cod.
proc. pen.- per censurare l’omessa o erronea valutazione del contenuto del
provvedimento del magistrato di sorveglianza del 9 maggio 2014 con il quale il
magistrato, investito della richiesta urgente di affidamento in prova, la
respingeva.
4. Non meno infondati sono, altresì, i denunciati vizi di motivazione,
prospettati sotto il profilo alternativo della mancanza, contraddittorietà e
illogicità della motivazione, vizi che il Collegio può esaminare allorquando,
nell’ambito dei poteri riconosciuti al sindacato di legittimità, non propongano
censure che riguardino la ricostruzione dei fatti ovvero si risolvano in una diversa
valutazione delle circostanze esaminate dal giudice di merito ( cfr. Sez. 5, n.
46124 del 08/10/2008, Pagliaro, Rv. 241997) le cui determinazioni, al riguardo,
sono insindacabili in cassazione ove siano sorrette da motivazione congrua,
esauriente ed idonea a dar conto dell’iter logico-giuridico seguito dal giudicante e
delle ragioni del decisum. Nel momento del controllo della motivazione, inoltre,
non è compito del giudice di legittimità stabilire se la decisione di merito
proponga o meno la migliore ricostruzione dei fatti né che debba condividerne la
giustificazione, dovendo limitarsi a verificare se questa giustificazione sia
compatibile con il senso comune e con i limiti di una plausibile opinabilità di
apprezzamento, atteso che l’art. 606, comma 1, lett e) cod. proc. pen. non
consente alla Corte di cassazione una diversa lettura dei dati processuali o una
diversa interpretazione delle prove.
5. Alla luce di tali parametri risulta evidente che con il secondo motivo di
ricorso sono state sollevate questioni relative alla valutazione della gravità
indiziaria degli elementi raccolti e alla ricostruzione in fatto, già esaminate dalla
Corte milanese che ha puntualmente analizzato la tesi difensiva dell’imputato,
pervenendo alla condanna attraverso una disamina completa ed approfondita
delle risultanze processuali, in nessun modo censurabile sotto il profilo della
completezza e della razionalità, e sulla base di apprezzamenti di fatto non
qualificabili in termini di contraddittorietà o di manifesta illogicità e perciò
insindacabili in questa sede.
5. In particolare nella sentenza impugnata la Corte di merito ha dato atto
del contenuto della richiesta del Caddeo al magistrato di sorveglianza con la
quale il ricorrente non chiedeva, permanendo la misura degli arresti domiciliari,
l’autorizzazione allo svolgimento di attività lavorativa in orario (e luogo) diverso
da quello assentito con il provvedimento del 2 maggio 2014 (che tra l’altro gli
poneva l’obbligo di non allontanarsi dal luogo di svolgimento dell’attività
lavorativa e, dunque, una prescrizione incompatibile con la possibilità di
effettuare vendite cd. porta a porta) ma l’urgente applicazione della misura
alternativa dell’affidamento in prova ai servizi sociali, con la conseguenza che il
provvedimento di rigetto dell’istanza e le valutazioni espresse dal magistrato
nell’ordinanza del 9 maggio 2014 non erano suscettibili di essere equivocate,
men che mai in buona fede, circa la perdurante vigenza della misura degli arresti
donniciliari e connesse prescrizioni impostegli con il provvedimento del 2 maggio
2014. Si rivelano, dunque, manifestamente infondati i richiami, ai principi che
informano la valutazione del sillogismo accusatorio ai fini della ritenuta
sussistenza, in capo al ricorrente, dell’elemento psicologico del reato di evasione,
necessario e sufficiente essendo, ai fini della integrazione dell’elemento
psicologico del reato in esame, il solo dolo generico, che consiste nella mera
consapevolezza di allontanamento senza previa autorizzazione ( ex multis, Sez.
6, n. 16673 del 13/04/2010, Parlato, Rv. 24705101).
6. All’inammissibilità dell’impugnazione segue la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle
ammende, che si considera conforme a giustizia fissare in euro 2.000,00
(duemila).

P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di euro duemila in favore della
cassa delle ammende.
Così deciso il 19 luglio 2017

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