Reati Contro La Pubblica Amministrazione – Cassazione Penale 11/10/2016 N° 42951

Reati contro la pubblica amministrazione – Cassazione penale 11/10/2016 n° 42951 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com

Cassazione penale

Consulta tutte le sentenze della cassazione penale

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine

Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 11/10/2016

Numero: 42951

Testo completo della Sentenza Reati contro la pubblica amministrazione – Cassazione penale 11/10/2016 n° 42951:

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine 

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
El Montassir Abdellah, n. Catania 1.1.1989
avverso la sentenza n. 1877/2014 Corte d’Appello di L’Aquila del 28/05/2014
esaminati gli atti e letti il ricorso ed il provvedimento decisorio impugnato;
udita in pubblica udienza la relazione del consigliere, dott. O. Villoni;
udito il pubblico ministero in persona del sostituto P.G., dr. F. Salzano, che ha
concluso per il rigetto;
sentito il difensore del ricorrente, avv. Rosa Carlo, che si è riportato ai motivi
del ricorso insistendo per il suo accoglimento
RITENUTO IN FATTO
1. Con la sentenza impugnata, la Corte d’Appello di L’Aquila ha confermato
quella emessa a seguito di giudizio abbreviato dal Tribunale di Avezzano in data
23/01/2013 e la condanna ivi stabilita di El Montassir Abdellah alla pena di un
anno di reclusione in ordine ai reati di cui agli artt. 650 cod. pen. (capo B), art.
337 cod. pen. (capo C); artt. 582, 585, 576 n.1, 61 n. 2 cod. pen. (capo D) e
art. 635 cod. pen. (capo E dell’imputazione) aggravati dalla recidiva reiterata
infraquinquennale (art. 99 cod. pen.).
Rispondendo ad alcune delle doglianze formulate con l’atto d’appello, la Corte
territoriale ha statuito che la contestata inottemperanza all’ordine di arrestare
l’autovettura impartito con paletta segnaletica ha integrato il reato di cui all’art.
650 cod. pen. (capo B), mentre gli atti di autolesionismo praticati dallo imputato,
comunque accompagnatisi a quelli di violenza esercitati nei confronti dei pubblici
ufficiali, hanno integrato il delitto di resistenza di cui al capo C.
2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso l’imputato, che deduce violazione di
legge e vizio di motivazione in ordine a tutti i reati oggetto di condanna.
Con riferimento al reato di danneggiamento (capo E), sostiene che la documentazione versata in atti non è idonea a fornire la prova della sussistenza del
reato di cui all’art. 635 cod. pen., dal momento che il water del Commissariato
della Polizia di Stato di Avezzano oggetto del contestato danneggiamento non
risultava affatto divelto, ma solo leggermente spostato dalla sua sede.
Quanto al reato di cui al capo B, deduce che la condotta in addebito integra
esclusivamente l’illecito amministrativo di cui all’art. 192, comma 1 C.d.S.
Con riferimento al delitto di resistenza, deduce poi che i meri atti di autolesionismo non possono avere integrato il reato de quo, non avendo egli manifestato
alcuna volontà di opporsi all’operato dei pubblici ufficiali; contesta, infine, la sussistenza delle lesioni personali patite dai pubblici ufficiali, quali risultanti dai
referti medici acquisiti agli atti processuali, dovendo le stesse essere qualificate
come mere percosse (art. 581 cod. pen.).
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è infondato e va rigettato, tranne per la parte concernente la contravvenzione di cui all’art. 650 cod. pen.
2. Risulta infondata la doglianza riferita alla pretesa inconfigurabilità del delitto di cui all’art. 337 cod. pen. in dipendenza da atti di autolesionismo.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte di Cassazione, infatti, (Sez. 6, sent.
n. 10878 del 18/11/2009, dep. 2010, M. e altro, Rv. 246675; Sez. 6, sent. n.
4929 del 17/12/2003, dep. 2004, Moraes De Jesus, Rv. 229511).
3. Attengono, invece, propriamente al merito del giudizio le censure riferite
alle modalità del danneggiamento contestato al capo E nonché la sussistenza
delle lesioni personali cagionate (e certificate dai sanitari) ai pubblici ufficiali di
cui al capo D e come tali risultano improponibili in questa sede di legittimità (art.
606, comma 3 cod. proc. pen.)
4. E’ invece fondata la doglianza riguardante la configurabilità della contravvenzione di cui all’art. 650 cod. pen. (capo B), che la Corte territoriale ha ritenuto integrata dalla mera inottemperanza all’ordine di fermarsi, giusta motivazione
consistente, peraltro, in una mera tautologia ().
La statuizione, come detto immotivata, si pone, infatti, anche in contrasto con
il principio costantemente affermato dalla giurisprudenza di questa Corte di legittimità, secondo cui (Sez. 1, sent. n. 8385 del 10/07/1998,
Balestra, Rv. 211147; Sez. 6, sent. n. 23824 del 29/04/2003, Artese, Rv.
225688; Sez. 1, sent. n. 3943 del 15/01/2008, Faggioli, Rv. 238382; Sez. 1, n.
36736 del 17/09/2008, Beninati, Rv. 241127).
5. La sentenza impugnata va, pertanto, annullata senza rinvio limitatamente
al reato di cui al capo B perché il fatto non è previsto dalla legge come reato e
per l’effetto eliminata la pena corrispondente.
Può, tuttavia, procedersi direttamente in questa sede alla eliminazione ai sensi
dell’art. 620 lett. I) cod. proc. pen., atteso che dalla sentenza di primo grado si
ricava che l’aumento a titolo di continuazione (art. 81 cod. pen.) sulla pena base
riferita al più grave reato di cui all’art. 337 cod. pen. è stato determinato nella
misura di un mese di reclusione anche per la contravvenzione de qua, aumento
successivamente ridottosi a venti giorni per effetto del rito speciale di cui all’art.
442 cod. proc. pen. e che va, pertanto, espunto.
P. Q. M.
annulla la sentenza impugnata senza rinvio limitatamente al reato di cui al
capo B perché il fatto non è previsto dalla legge come reato e per l’effetto elimina la pena corrispondente pari a giorni venti di reclusione.
Rigetta nel resto il ricorso.
Roma, 09/09/2016

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine