Reati Contro Il Patrimonio – Cassazione Penale 29/05/2017 N° 26857

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione II

Data: 29/05/2017

Numero: 26857

Testo completo della Sentenza Reati contro il patrimonio – Cassazione penale 29/05/2017 n° 26857:

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Penale Sent. Sez. 2 Num. 26857 Anno 2017
Presidente: CAMMINO MATILDE
Relatore: BELTRANI SERGIO
Data Udienza: 17/02/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
GRECO GIANLUCA N. IL 21/11/1971
avverso la sentenza n. 1830/2012 CORTE APPELLO di LECCE, del
27/01/2016
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 17/02/2017 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. SERGIO BELTRANI

RITENUTO IN FATTO
Con la sentenza indicata in epigrafe, la Corte di appello di Lecce, in riforma
della sentenza emessa dal Tribunale della stessa città (sez. Nardò) in data
27.6.2012, ha qualificato il fatto-reato ascritto a GIANLUCA GRECO, in atti
generalizzato, ex artt. 110 e 635 c.p., riducendo per l’effetto la pena già
ritenuta di giustizia dal primo giudice.
Contro tale provvedimento, l’imputato ha proposto ricorso per cassazione,
deducendo violazione dell’art. 635 c.p., nelle more depenalizzato.
All’odierna udienza pubblica, è stata verificata la regolarità degli avvisi di
rito; all’esito, la parte presente ha concluso come da epigrafe, e questa Corte,
riunita in camera di consiglio, ha deciso come da dispositivo in atti, pubblicato
mediante lettura in pubblica udienza.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il collegio rileva che il fatto contestato, a seguito della novella dell’art. 635
c.p. (D. Lgs. n. 7 del 2016), non è più previsto dalla legge come reato.
1. La Corte d’appello ha ritenuto, in fatto, accertato «il solo
danneggiamento della porta di ingresso».
1.1. Il collegio è consapevole dell’esistenza in subiecta materia di
orientamenti contrastanti:
– nel senso dell’esclusione dell’esposizione alla pubblica fede della porta
d’ingresso di un esercizio commerciale, Sez. V, n. 46187 del 13.10.2004, Rv.
231168 e Sez. II, n. 44331 del 12.11.2010, Rv. 249181; della porta d’ingresso
di un’abitazione, Sez. II, n. 44953 dell’11.10.2016, Rv. 268318; della vetrina di
un bar, ma alla presenza del titolare, Sez. II, n. 37889 del 22.9.2010, Rv.
248875;
– nel senso dell’esposizione alla pubblica fede della serranda, della vetrina e
della mostra di un locale, Sez. I, n. 8088 del 23.5.1986, Rv. 173534; della
vetrina di un locale pubblico affacciata sul marciapiede, Sez. II, n. 23282 del
17.3.2015, Rv. 263626).
1.2. Ritiene il collegio di condividere il primo orientamento, senz’altro
dominante, e ri-espresso più di recente, e cioè che non possa ritenersi che la
porta d’ingresso di un locale sia, per sua vocazione, esposta alla pubblica fede
(ritenendo il contrario, il fatto conserverebbe la sua rilevanza penale).
1.2.1. Deve, in proposito, premettersi che il reato di danneggiamento
aggravato per essere la cosa danneggiata esposta alla pubblica fede può avere
ad oggetto sia le cose mobili che quelle immobili, poiché l’ambito di
applicazione dell’aggravante ha riguardo alla qualità, alla destinazione e alla
condizione delle cose indicate nell’art. 625 n. 7 cod. pen. e non anche alla
natura mobile o immobile del bene danneggiato (Sez. 2, n. 23550 del
12/05/2009).
1.2.2. Ciò premesso, deve convenirsi con la dottrina che l’esposizione di
una res alla pubblica fede comporta che essa si trovi “fuori dalla sfera di diretta
vigilanza e quindi, affidata interamente all’altrui senso di onestà e di rispetto”,
per necessità, consuetudine o destinazione naturale: la ratio della previsione
risiede, quindi, come precisato acutamente da altra dottrina, nella “minorata
possibilità dì difesa connessa alla particolare situazione delle cose”.
Ne consegue che la predetta condizione non può mai ricorrere in riferimento
alla porta d’accesso ad un locale all’interno del quale sia presente il titolare, in
relazione alla quale, quindi, l’aggravamento di pena comportato dalla
circostanza de qua (o la rilevanza penale dei fatti di danneggiamento, al
contrario assente in difetto della sua configurabilità) sarebbero privi di
giustificazione.
2. In virtù di tali considerazioni, il fatto accertato, non avente ad oggetto
una res esposta alla pubblica fede, non è più previsto dalla legge come reato.

P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non è previsto
dalla legge come reato.
Così deciso in Roma, udienza pubblica 17 febbraio 2017

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