Rapina – Cassazione Penale 20/07/2016 N° 30959

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione II

Data: 20/07/2016

Numero: 30959

Testo completo della Sentenza Rapina – Cassazione penale 20/07/2016 n° 30959:

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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
MORARASU MARIAN nato il 13/10/1986
avverso la sentenza del 15/01/2016 della CORTE APPELLO di TORINO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso udito in PUBBLICA UDIENZA
del 14/07/2016, la relazione svolta dal Consigliere IGNAZIO PARDO
Udito il Procuratore Generale in persona del ALFREDO POMPEO VIOLA
che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.
Udito il difensore avv. Francesca Lalli in sostituzione dell’avv. Fabrizio Voltan che
si riporta ai motivi ed insiste in ricorso
RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO
La CORTE APPELLO di TORINO, con sentenza in data 15/01/2016, parzialmente riformando la
sentenza pronunciata dal TRIBUNALE di TORINO in data 09/06/2015, nei confronti di MORARASU
MARIAN confermava la condanna in relazione al reato di cui all’ art. 628 CP.
Propone ricorso per cassazione l’imputato, deducendo i seguenti motivi:
– vizio di motivazione con riguardo alla ritenuta sussistenza del dolo, da ritenersi non compatibile
rispetto al vizio parziale di mente riconosciuto nei confronti dell’imputato;
– violazione di legge quanto alla ritenuta esistenza della circostanza aggravante di cui all’art. 628
comma 3 bis cod.pen. posto che l’accesso all’abitazione ove si era verificato il fatto era avvenuto
liberamente trattandosi del luogo di residenza dell’imputato.
Il primo motivo di ricorso è inammissibile poiché è fondato su motivi che ripropongono le stesse
doglianze già discusse e ritenute infondate dal giudice del gravame, dovendosi gli stessi
considerarsi non specifici. La mancanza di specificità del motivo, invero, deve essere apprezzata
non solo per la sua genericità, come indeterminatezza, ma anche per la mancanza di correlazione
tra le ragioni argomentate dalla decisione impugnata e quelle poste a fondamento
dell’impugnazione, questa non potendo ignorare le esplicitazioni del giudice censurato senza cadere
nel vizio di aspecificità conducente, a mente dell’art. 591 comma 1 lett. c), all’inammissibilità (Sez.
4, 29/03/2000, n. 5191, Barone, Rv. 216473; Sez. 1, 30/09/2004, n. 39598, Burzotta, Rv.
230634; Sez. 4, 03/07/2007, n. 34270, Scicchitano, Rv. 236945; Sez. 3, 06/07/2007, n. 35492,
Tasca, Rv. 237596).
Ed invero nel caso in esame la Corte di appello di Torino, con giudizio conforme a quello
precedentemente espresso dal giudice di primo grado, ha spiegato sulla base di specifiche
argomentazioni per quali ragioni ritenere che il vizio parziale di mente non avesse influito in
maniera decisiva sul dolo del delitto di rapina; ed infatti il giudice di merito ha fatto riferimento al
precedente ricovero e trattamento sanitario dell’imputato che era stato adeguatamente compensato
in esito alla terapia farmacologica somministrata ed alle particolari modalità del fatto, costituite
dall’apprensione di soli oggetti di valore scelti tra quelli d’oro, che dovevano fare ritenere
certamente consapevole e volontaria l’azione portata a termine dal Morarasu.
Quanto al secondo motivo, lo stesso è infondato posto che con la suddetta aggravante di cui all’art.
628 comma 3 bis cod.pen. illegislatore ha inteso tutelare maggiormente tutti i fatti commessi
all’interno della privata dimora della parte offesa e ciò indipendentemente dalle modalità di ingresso
dell’autore del fatto nei luoghi indicati e dalla relazione possibile tra lo stesso autore, la vittima ed i
medesimi luoghi. Nessun rilievo assumono pertanto le circostanze delle modalità di accesso
all’interno dell’abitazione ovvero dei rapporti tra autore e vittima poiché è proprio il riferimento
oggettivo ad assumere particolare valenza nella volontà del legislatore di tutelare in maniera
rafforzata l’inviolabilità dell’abitazione destinata a residenza e di ogni altro luogo di privata dimora;
conseguentemente la circostanza di fatto che il ricorrente abbia fatto ingresso nell’abitazione con
l’iniziale consenso della nonna, ai danni della quale consumava poi l’episodio delittuoso, non vale ad
elidere la sussistenza della aggravante che sussiste indipendentemente dall’atteggiamento
soggettivo iniziale della vittima del reato. Detto principio risulta già statuito da detta Corte nella
pronuncia in cui si è affermato che ai fini della circostanza aggravante di cui all’art. 628, terzo
comma, n. 3 bis cod. pen. è sufficiente che la rapina sia commessa in uno dei luoghi previsti
dall’art. 624 bis cod. pen., non essendo rilevante che la vittima abbia o meno prestato il consenso
all’ingresso in essi (Sez. 2, n. 48584 del 14/12/2011, Rv. 251756 ) con valutazione che questo
Collegio valuta corretta e da confermare.
Alla infondatezza del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 14/07/2016

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