Prove – Cassazione Penale 01/02/2017 N° 4887

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione II

Data: 01/02/2017

Numero: 4887

Testo completo della Sentenza Prove – Cassazione penale 01/02/2017 n° 4887:

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Penale Sent. Sez. 2 Num. 4887 Anno 2017
Presidente: FUMU GIACOMO
Relatore: GALLO DOMENICO
Data Udienza: 20/01/2017

SENTENZA
Sul ricorso proposto da
Aslo Simon, nato in Turchia il 8/6/1961
Avverso l’ordinanza 7/10/2016 del Tribunale per il riesame di Como;
Sentita la relazione della causa fatta dal consigliere Domenico Gallo;
Letta la requisitoria del Pubblico Ministero in persona del Sostituto
Procuratore generale, Perla Lori, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

RITENUTO IN FATTO
1. Il Gip presso il Tribunale di Como, con decreto 16/9/2016
disponeva, nei confronti di Aslo Simon, indagato per il reato di cui all’art.
648 bis e ter cod. pen., il sequestro preventivo delle somme di €.869.000
ed €.9.461,64. Tali somme di denaro erano state rinvenute a bordo
dell’auto del prevenuto al suo ingresso in Italia, il 6 e 1’11 novembre 2015,
e già sottoposte a sequestro probatorio con provvedimento in seguito
annullato dalla Corte di Cassazione con sentenza n.26301/16.
2. A seguito di richiesta di riesame, il Tribunale di Como, con ordinanza
in data 7/10/2016, confermava il decreto di sequestro, respingendo le
censure della difesa.
3. Avverso tale ordinanza propone ricorso l’interessato, per mezzo del
suo difensore di fiducia, articolando due motivi con il quali deduce:
3.1 Violazione di norme processuali stabilite a pena di
nullita/inutilizzabilità;
3.2 Mancanza o motivazione apparente con riferimento, tanto al decreto
del Gip, quanto all’ordinanza del Tribunale per il riesame.
4. Con riferimento al primo motivo, il ricorrente deduce che tanto il Gip
quanto il Tribunale del riesame hanno posto a fondamento esclusivo della
motivazione per sostenere l’astratta configurabilità del reato contestato il
materiale probatorio sequestrato nel corso delle perquisizioni del 6 ed 11
novembre 2015, materiale da ritenersi inutilizzabile, essendo stati i
sequestri probatori annullati dalla Corte di Cassazione.
5. Con riferimento al secondo motivo il ricorrente contesta la
sussistenza del fumus e si duole di motivazione apparente in ordine alla
sussistenza dei due reati contestati, ed eccepisce che avendo il Tribunale
ipotizzato la responsabilità dell’indagato per il reato di commercio illecito
dell’oro, ex art. 4 L. 7/2000, non sarebbe configurabile né il reato di
riciclaggio, né quello di reimpiego, essendo egli concorrente nel reato
presupposto.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato nei limiti di cui in motivazione.
2. Per quanto riguarda il primo motivo di ricorso, in punto di diritto,
risulta infondata l’eccezione di inutilizzabilità delle chat e delle foto estratte
dal telefono cellulare dell’indagato sottoposto a vincolo nel corso delle
operazioni di perquisizione e sequestro del 6 e 11 novembre 2015. Infatti,
come rilevato da tempo dalla giurisprudenza di questa Corte,
l’annullamento del sequestro non impedisce l’utilizzabilità degli elementi
probatori acquisiti ma solo il mantenimento del sequestro (Cass. Sez. 3,
Sentenza n. 8762 del 19/12/2002 Cc. (dep. 24/02/2003 ) Rv. 223739; in
senso conforme anche Sez. 2, Sentenza n. 40831 del 09/09/2016 Cc.
(dep. 29/09/2016 ) Rv. 267610). Gli elementi probatori acquisiti in virtù di
un sequestro probatorio successivamente annullato non possono rientrare
nell’orbita delle prove illegittimamente acquisite in quanto l’art. 191 cod.
proc. pen. nel prevedere l’inutilizzabilità della prova illegittimamente
acquisita, si riferisce solamente al caso di prove assunte in violazione dei
divieti stabiliti dalla legge, cioè di prove in sè e per sè illegittime perché
vietate, e non dell’assunzione di prove previste dalla legge (Cass. Sez. 6,
Sentenza n. 3460 del 13/02/1998 Ud. (dep. 19/03/1998 ) Rv. 210089;
Sez. 3, Sentenza n. 7747 del 30/04/1999 Ud. (dep. 16/06/1999 ) Rv.
214162; Sez. 6, Sentenza n. 40973 del 08/10/2008 Ud. (dep.
31/10/2008) Rv. 241318).
3. Per quanto riguarda il secondo motivo di ricorso, occorre ribadire
che, se è vero che, in sede di riesame dei provvedimenti che dispongono
misure cautelari reali, al giudice sono preclusi sia l’accertamento del merito
dell’azione penale sia il sindacato sulla concreta fondatezza dell’accusa, è
pure vero che il giudice deve operare un attento controllo sulla base
fattuale del singolo caso concreto, secondo il parametro del fumus (così
Cass., Sez. 1 penale, 11 maggio 2007 n. 21736, Citarella, rv. 236474, che
richiama Corte Costituzionale, ord.N. 153 del 2007, già citata), tenendo
conto (Cass., Sez. 4 penale, 29 gennaio 2007, n. 10979, Veronese, rv.
236193) delle concrete risultanze processuali e della effettiva situazione
emergente dagli elementi forniti dalle parti.
Pertanto, mentre per la applicazione delle misure cautelari personali è
necessario un giudizio di probabilità di colpevolezza dell’indagato in
relazione ad uno o più reati contestati, fondato su una valutazione di
gravità degli indizi a suo carico, giudizio richiesto dall’art. 273 c.p.p., per
l’applicazione delle misure cautelari reali è sufficiente e necessaria la
sussistenza del fumus commissi delicti, ovvero una verifica delle risultanze
processuali che consenta di ricondurre alla figura astratta del reato
contestato la fattispecie concreta e renda plausibile un giudizio prognostico
negativo per l’indagato (Cass., Sez. 1 penale, 16 dicembre 2003 – 20
gennaio 2004, n. 1415, CED, 226640 ed in motivazione SS.UU. 25
settembre 2008, Petito + 2, n. 24). Di conseguenza la giurisprudenza di
questa Corte ha ribadito che ai fini dell’emissione del sequestro preventivo
il giudice deve valutare la sussistenza in concreto del “fumus commissi
delicti” attraverso una verifica puntuale e coerente delle risultanze
processuali, tenendo nel debito conto le contestazioni difensive
sull’esistenza della fattispecie dedotta, all’esito della quale possa
sussumere la fattispecie concreta in quella legale e valutare la plausibilità
di un giudizio prognostico in merito alla probabile condanna dell’imputato
(Cass. Sez. 6, Sentenza n. 49478 del 21/10/2015 Cc. (dep. 15/12/2015 )
Rv. 265433)
4. Tanto premesso deve rilevarsi che, anche considerando i limiti
dinanzi indicati del sindacato di legittimità in materia di applicazione di
misure cautelari reali, nonché i limiti derivanti dall’art. 325 c.p.p., che
consente il ricorso per cassazione in tale materia soltanto per violazione di
legge, ravvisabile, per quanto concerne la motivazione, soltanto in caso di
mancanza o mera apparenza della stessa, il provvedimento impugnato non
può superare il vaglio di legittimità sotto diversi profili.
5. Nel caso di specie non è stata ipotizzata alcuna condotta specifica a
carico del prevenuto, ma sono stati richiamati semplicemente due titoli di
reato, l’art. 648 bis e l’art. 648 ter cod. pen. che il Tribunale reputa
contestati secondo la tecnica delle imputazioni alternative. E tuttavia, l’uno
o l’altro reato in tanto si possono prefigurare in quanto si possa ipotizzare
un reato presupposto da cui possa derivare il denaro sequestrato al
gioielliere belga. Al riguardo il Tribunale, sulla scorta degli elementi
indiziari, ritiene che il prevenuto abbia commerciato oro mediante canali
illeciti e quindi emette una prognosi di probabile responsabilità
dell’indagato per il reato di cui all’art. 4 della L. 7/2000.
L’illecito commercio dell’oro potrebbe giustificare la disponibilità dell’ingente
somma di denaro sequestrata (in realtà tale somma semmai potrebbe
essere funzionale all’intenzione di commettere un reato di illecito
commercio dell’oro), ma in tal caso non sarebbe ipotizzabile a carico di Aslo
Simon, né il reato di riciclaggio, né quello di impiego di denaro di
provenienza illecita, essendo lo stesso responsabile del reato presupposto.
Il Tribunale inoltre assume che «l’illiceità dei canali di reperimento
dell’oro lascia altresì presumere, sulla base delle foto rinvenute sul cellulare
sequestrato a Simon Aslo che il metallo prezioso sia provento di altre
attività illecite>>.
Senonchè all’indagato non è stato sequestrato dell’oro ma solo del denaro,
per cui il discorso sull’oro provento di attività illecite è meramente
congetturale.
L’astrattezza dell’ipotesi accusatoria abbracciata dal Tribunale del riesame
confligge con i principi affermati dalla giurisprudenza di legittimità secondo
cui il giudice deve valutare la sussistenza in concreto del “fumus commissi
delicti”, che nella specie non esiste.
6. Di conseguenza deve essere annullata senza rinvio l’impugnata
ordinanza del Tribunale per il riesame ed il decreto di sequestro preventivo
emesso dal Gip. Le somme sequestrate devono essere restituite al
ricorrente, fatti salvi gli effetti di eventuali provvedimenti amministrativi
per la violazione della normativa valutaria.

P.Q.M.
Annulla senza rinvio il provvedimento impugnato ed il decreto di sequestro
preventivo. Dispone la restituzione di quanto in sequestro al ricorrente,
fatti salvi gli effetti di eventuali provvedimenti amministrativi.
Si provveda ai sensi dell’art. 626 cod. proc. pen.
Così deciso, il 20 gennaio 2017

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