Prostituzione – Cassazione Penale 22/08/2016 N° 35193

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 22/08/2016

Numero: 35193

Testo completo della Sentenza Prostituzione – Cassazione penale 22/08/2016 n° 35193:

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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
M.M., nato a (OMISSIS);
avverso la sentenza del 7 luglio 2014 della Corte d’Appello di Firenze;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. MOCCI Mauro;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. ANGELILLIS Ciro, che ha
concluso chiedendo il rigetto del ricorso.
Svolgimento del processo
1. Il 7 luglio 2014 la Corte d’Appello di Firenze confermava la sentenza del GIP presso il Tribunale di Pisa,
del 10 febbraio 2009, che aveva dichiarato M.M. colpevole del reato di cui alla L. n. 75 del 1958, art. 3, n. 8
e art. 4, n. 7, perchè favoriva e sfruttava la prostituzione dei cittadini stranieri C.A., D.S.L. ed altro non
identificato, e lo aveva condannato alla pena di anni uno e mesi sei di reclusione ed Euro 4.000 di multa.
Rilevava, in proposito, il giudice di secondo grado che lo stesso imputato aveva ammesso di aver
accompagnato i cittadini stranieri sul luogo di prostituzione e ciò indipendentemente dal rinvenimento della
somma di Euro 340,00, in banconote di vario taglio, di cui il M., privo di attività lavorativa, non era stato in
grado di fornire alcuna spiegazione.
2. Ha proposto ricorso per cassazione M.M., sulla scorta di un unico motivo.
Motivi della decisione
1. Con l’unica doglianza svolta, il ricorrente lamenta erronea applicazione della legge penale, ai
sensi dell’art. 606 c.p.p., lett. b).
Sostiene di essersi limitato al mero accompagnamento occasionale di tre transessuali a titolo di amicizia,
senza svolgere altra attività fiancheggiatrice e dunque senza fornire alcun aiuto oggettivo all’esercizio del
meretricio. In altri termini, la condotta di accompagnamento – per potersi configurare come reato avrebbe
dovuto risultare obiettivamente funzionale all’agevolazione della prostituzione, sulla base di elementi
sintomatici, assenti nella fattispecie.
2. Il ricorso è inammissibile, siccome manifestamente infondato.
4.1. Nella sua dichiarazione resa avanti il GIP presso il Tribunale di Pisa ed allegata dallo stesso ricorrente –
è testualmente scritto E’ vero che a volte portavo sui luoghi della prostituzione i due transessuali indicati in
imputazione ed anche un terzo di cui non conosco le generalità. Venivo chiamato da loro a volte e quando
ero libero li accompagnavo. Di solito io li incontravo al mercato a Viareggio e li portavo sul luogo della
prostituzione.
L’accompagnamento in auto della prostituta sul luogo del meretricio configura il reato di favoreggiamento
della prostituzione quando risulti funzionale all’agevolazione della prostituzione, sulla base di elementi
sintomatici, quali, ad esempio, la non occasionalità o l’espletamento di attività ulteriori rispetto al suo
accompagnamento Sez. 3, n. 37299 del 16 luglio 2013 (dep. 11 settembre 2013), Barba, Rv. 256696.
Nella specie, attraverso la continuità nell’attività di trasporto (tre volte nei tre giorni monitorati dalle forze
dell’ordine, come del resto ammesso dallo stesso imputato) si è realizzata una condotta agevolatrice, idonea
a facilitare le condizioni affinchè l’altrui prostituzione avvenisse.
Appare invece ininfluente, come correttamente affermato dalla Corte territoriale, la giustificazione fornita
dal M., giacchè, in tema di moralità pubblica e buon costume, ai fini della configurabilità del reato di
favoreggiamento della prostituzione è irrilevante il movente dell’azione, in quanto è sufficiente ad integrare
il reato qualsiasi condotta consapevole che si risolva in una concreta agevolazione dell’altrui meretricio Sez.
3, n. 11575 del 4 febbraio 2009 (dep. 17 marzo 2009), Piai, Rv. 243121.
In applicazione dell’art. 616 c.p.p., segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali,
nonchè – in mancanza di elementi che possano far ritenere incolpevole la causa di inammissibilità del ricorso
(cfr. Corte Cost., sent. n. 186 del 2000) – al pagamento in favore della Cassa delle Ammende di una
somma, che, in considerazione delle ragioni di inammissibilità del ricorso stesso, si stima equo fissare in
Euro 1.500,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della
somma di Euro 1.500 a favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma, il 17 maggio 2016.
Depositato in Cancelleria il 22 agosto 2016

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