Procurata Inosservanza Di Pena – Cassazione Penale 13/09/2016 N° 37980

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 13/09/2016

Numero: 37980

Testo completo della Sentenza Procurata inosservanza di pena – Cassazione penale 13/09/2016 n° 37980:

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SENTENZA sui ricorsi proposti da 1) Marigliano Antonio, nato a Napoli il 30/09/1970; 2) Cecere Rosaria, nato a Napoli il 04/04/1970 avverso la sentenza del 28/04/2015 emessa dalla Corte d’appello di L’Aquila; visti gli atti, la sentenza impugnata e i ricorsi; udita la relazione del consigliere Giorgio Fidelbo; udito il Pubblico Ministero, nella persona del Sostituto procuratore generale Delia Cardia, che ha concluso chiedendo l’inammissibilità dei ricorsi. RITENUTO IN FATTO 1. Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte d’appello di L’Aquila, in parziale riforma della decisione del 24 gennaio 2013 del Tribunale di Chieti, impugnata dal pubblico ministero nonché da Antonio Marigliano e Rosaria Cecere, il primo imputato del reato di cui all’art. 385 cod. pen. – per non essere rientrato al termine di un permesso di sette giorni presso la Casa Circondariale di Chieti dove era ristretto – e la seconda del reato di cui all’art. 390 cod. pen. – per aver aiutato il coniuge, Marigliano, a sottrarsi all’esecuzione della pena -, ha ridotto le pene per entrambi, escludendo la continuazione per il Marigliano ed eliminando la recidiva per la Cecere. 2. L’avvocato Roberto Di Loreto, nell’interesse degli imputati, ha proposto ricorso per cassazione. Con un unico motivo ha dedotto il vizio di motivazione, rilevando che la Corte d’appello ha confermato la responsabilità della Cecere per il reato di procurata inosservanza di pena senza che dagli atti emerga alcun elemento a dimostrazione di un suo effettivo apporto agevolatore per favorire il coniuge a sottrarsi all’esecuzione della pena. Con lo stesso motivo, inoltre, si assume la mancanza di prove anche in relazione all’evasione di Marigliano. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso proposto nell’interesse di Marigliano è inammissibile, perché privo di qualsiasi argomentazione critica e specifica in ordine alla decisione impugnata, che ha confermato la responsabilità dell’imputato per il reato di evasione. 2. E’ invece fondato il ricorso con riferimento alla posizione di Cecere, ritenuta responsabile del reato di cui all’art. 390 cod. pen.. Deve precisarsi che la condotta del reato di procurata inosservanza di pena consiste in un’attività volontaria, specificamente diretta ad eludere l’esecuzione della pena, che concorre con quella del condannato ricercato e che l’aiuto prestato dal terzo integra gli estremi del reato in questione solo quando è in rapporto di causalità con l’intenzione del condannato di sottrarsi all’esecuzione della pena. Sulla base di tali principi, si è esclusa la responsabilità di chi, pur consapevole della condizione di condannato che si sottrae all’ordine di carcerazione, non svolge alcuna specifica attività di copertura del latitante rispetto alle ricerche degli organi di polizia, ma intrattiene con questi rapporti interpersonali leciti, non svolgendo nessuna attività concreta per favorirne 2 l’intento (cfr., Sez. 6, n. 11487 del 20/10/1988, Castagliuolo, Rv 179802; Sez. 6, n. 9936 del 15/01/2003, Pipitone, Rv 223978). Nel caso di specie, la responsabilità della Cecere è stata affermata perché ritenuta “affidataria” del Marigliano, in base ad un verbale di affidamento predisposto dal Magistrato di sorveglianza, ma i giudici hanno omesso ogni accertamento in ordine alla condotta specifica che l’imputata avrebbe posto in essere per aiutare il coimputato ad evadere. Infatti, la sentenza si limita a riportare il fatto che i due non avrebbero fatto ritorno presso l’albergo dove il Marigliano avrebbe dovuto trascorrere il periodo indicato nel permesso, ma nulla viene detto sulla condotta della Cecere, sicché viene a mancare ogni elemento per il riconoscimento di una sua qualche responsabilità nel reato contestatole, non potendo ritenersi, come sembra aver fatto la Corte d’appello, che dalla sottoscrizione del “verbale di affidamento” possa derivare una sua responsabilità a titolo quasi oggettivo, prescindendosi da ogni valutazione sull’eventuale aiuto che avrebbe prestato per favorire Marigliano a sottrarsi all’esecuzione della pena. 3. Per queste ragioni, la sentenza deve essere annullata senza rinvio, nei confronti della Cecere, perché il fatto non sussiste; mentre, deve dichiararsi inammissibile il ricorso di Marigliano, il quale deve essere condannato al pagamento delle spese processuali nonché di una somma in favore della cassa delle ammende, che si ritiene equo determinare in euro 1.500,00. Annulla senza rinvio la sentenza impugnata nei confronti di Cecere Rosaria perché il fatto non sussiste. Dichiara inammissibile il ricorso di Marigliano Antonio, che condanna al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.500,00 in favore della cassa delle ammende. Così deciso il 10 giugno 2016

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