Processo Penale – Cassazione Penale 30/05/2016 N° 22719

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione IV

Data: 30/05/2016

Numero: 22719

Testo completo della Sentenza Processo penale – Cassazione penale 30/05/2016 n° 22719:

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SENTENZA sul ricorso proposto da: TONIUTTI ANDREA N. IL 1 /04/1991 avverso la sentenza n. 5117/20 3 CORTE APPELLO di FIRENZE, del 12/02/2015 visti gli atti, la sentenza e il ric rso udita in PUBBLICA UDIENZ del 11/05/2016 la relazione fatta dal Consigliere Dott. VINCENZO EZZELLA Udito il Procuratore Generale 3ceit. ad)cloeò che ha concluso per _e persona del Dott. 0.’211,i, -eìtC ceof2s~ Udito, la parte civile, l’Avv dit i difensor Avv. Il RITENUTO IN FATTO 1. La Corte di Appello di Firenze, pronunciando nei confronti di TONIUTTI ANDREA con sentenza del 12.2.2015, confermava la sentenza emessa in data 20.6.2013 dal GUP presso il Tribunale di Firenze, appellata dall’imputato, con condanna al pagamento delle spese del grado e con correzione della sentenza di primo grado all’imputazione. Il Tribunale aveva dichiarato Toniutti Andrea responsabile dei seguenti reati: A) del reato di cui all’art. 589, terzo comma, c.p., perché, procedendo in viale Strozzi in direzione Viale Lavagnini alla guida dell’autovettura Nissan Micra tg. CX694AS, e investendo, dopo il sottopasso del piazzale Bambini di Beslam, Abdillahi Jim’Ale Omar che terminava di attraversare il viale da destra a sinistra rispetto al senso di marcia dell’auto, ne cagionava la morte che avveniva il gior- no seguente per politrauma; e ciò accadeva per colpa consistita in imprudenza e violazione delle norme relative alla circolazione stradale, in particolare agli artt. 142 e 141, terzo e quarto comma, C.d.S., poiché procedeva ad una velocità compresa tra 85 e 90 Km/h in tratto urbano, e dunque ben oltre il limite di velo- cità consento, e comunque perché non regolava la velocità al tratto curvilineo e in ora notturna in tratto di strada abitato, e non riduceva la velocità e non si fermava nonostante Abdillahi Jim’Ale Omar ed altri due pedoni che si trovavano sul percorso tardassero a scansarsi; con l’aggravante di aver commesso il fatto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell’art.186, comma 2, lett. c), C.d.S; con l’aggravante ai sensi dell’art. 589 ult. Co. c.p. per aver cagionato a Mohamed Ise Abdelkerim lesioni giudicate guaribili in 30 giorni nonché ad Hassan Daud lesioni giudicate guaribili in giorni 30. In Firenze, il 29.06.2012, decesso il 30.06.2012. B) del reato di cui agli arti. 186, comma 2, lett. c), e comma 2 bis C.d.S. e 186 bis, comma 3, C.d.S., perché guidava in stato di ebbrezza in conseguenza dell’uso di bevande alcoliche, con tasso alcolemico pari a 1,28-1,26 g/I l’autovet- tura Nissan Micra tg CX694AS di proprietà di Maria Cristina Macaluso, con la quale provocava un incidente stradale investendo tre pedoni; con l’aggravante di aver commesso il fatto nei primi tre anni dal conseguimento della patente cate- goria B. In Firenze il 29.06.2012. C) del reato di cui all’art. 189, commi 1, 6, C.d.S., perché, in seguito all’in- cidente stradale ricollegabile al proprio comportamento, per avere, alla guida dell’auto Nissan Micra tg. CX694AS di proprietà di Maria Cristina Macaluso, inve- stito tre pedoni che attraversavano la strada, non ottemperava all’obbligo di fermarsi nonostante vi fosse danno alle persone coinvolte nel sinistro, ovverosia a Abdillahi Jim’Ale Omar, che riportava sul momento la frattura dell’orbita destra ed ematoma subdurale, Hassan Daud, che riportava polifratture, e Mohamed Ise Adbelkerim, che riportava politrauma con trauma cranico e fratture. In Firenze, il 29.06.2012. D) del reato di cui all’art. 189, commi 1, 7, C.d.S., perché, in seguito all’in- cidente stradale ricollegabile al proprio comportamento, descritto al capo B) dell’imputazione, non ottemperava all’obbligo di prestare assistenza alle persone ferite, ovverosia ai pedoni che aveva investito, ai quali venivano diagnosticate le seguenti lesioni: Abdillahi lim’Ale Omar, la frattura dell’orbita destra ed emato- ma subdurale, Hassan Daud, polifratture giudicate guaribili in giorni 30, e Mo- hamed Ise Adlbelkerim politrauma con trauma cranico e fratture, giudicate guari- bili in giorni 30. In Firenze, 11 29.06.2012. 2. Avverso tale provvedimento ha proposto ricorso per Cassazione, a mezzo del proprio difensore di fiducia, Toniutti Andrea, deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’art. 173, comma 1, disp. att., cod. proc. pen.: a. Violazione di legge artt. 181, 185, 546, 585 cod. proc. pen. per la nullità della sentenza impugnata in ragione della mancata sottoscrizione del Presidente del collegio. Violazione di legge per omessa, contraddittoria e apparente motiva- zione. Il ricorrente rileva che la sentenza impugnata è priva della sottoscrizione del presidente del collegio e non verrebbe dato conto, nel corpo dell’atto, delle ra- gioni dell’impedimento del presidente titolare e dell’avvenuta sottoscrizione da parte del consigliere anziano. b. Violazione di legge per omessa, contraddittoria e apparente motivazione. Violazione di legge per l’erronea applicazione dell’art.589 cod. pen. Il ricorrente riporta le conclusioni dei verbalizzanti al fine di evidenziare l’atteggiamento del soggetto agente al momento del fatto, la percezione dell’accadimento e l’evitabilità del fatto storico oggetto dell’imputazione. Non sarebbe stato possibile, nel caso di specie, un comportamento atto ad impedire l’evento, in quanto la circolazione dell’autovettura nella carreggiata po- sta all’estrema sinistra non era proibita e la velocità del mezzo anche se fosse stata nel limite previsto non avrebbe computo impedito la collisione. L’esistenza delle circostanze richiamate dai verbalizzanti interromperebbe il nesso di causalità tra la condotta e l’evento. Richiama inoltre l’esistenza del caso fortuito, dovuto alla non prevedibile percezione delle persone offese che si sarebbe inserito nell’azione del soggetto e non può farsi risalire, nemmeno a titolo di colpa all’attività dell’agente. La sentenza impugnata fonderebbe le proprie valutazioni sulla responsabilità dell’imputato sulla impossibilità di transitare nella corsia di sinistra. 3 Le conclusioni degli agenti accertatori non hanno sanzionato questa violazio- ne, ma la corte di appello non ne avrebbe tenuto conto ritenendo la posizione dell’autovettura elemento per ritenere la reità del Toniutti. Anche le conclusioni sulla condotta del Toniutti a seguito dell’evento – secondo quanto si sostiene in ricorso- sarebbero errate, in quanto il comportamento tenuto, seppure censura- bile sarebbe collegato all’istantaneità dell’evento e non alla volontà di sottrarsi alla proprie responsabilità. Infatti l’imputato sarebbe ritornato sul posto, nella stretta immediatezza dell’evento. Infine, il ricorrente ribadisce, in via gradata, la richiesta di irrogazione di una sanzione nel minimo edittale con la concessione dei doppi benefici di legge. Il Toniutti ha avuto un comportamento processuale corretto attivandosi per il risarcimento delle parti offese. Chiede confermarsi la dichiarazione di prevalen- za della concesse attenuanti generiche. Il ricorrente chiede, pertanto, l’annullamento della sentenza impugnata. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il primo motivo, di natura processuale, è fondato e pertanto la sentenza documento impugnata va annullata senza rinvio, con trasmissione degli atti alla Corte d’Appello di Firenze per la rinnovazione dell’atto e la conseguente pubbli- cazione. Restano assorbiti i motivi sulla responsabilità, che potranno essere ripropo- sti, eventualmente, contro la nuova sentenza. 2. Come lamentato dal ricorrente, la sentenza di appello, oltre che dal con- sigliere estensore (Anna Favi) risulta sottoscritta, quale presidente, non dal giu- dice che aveva presieduto il Collegio (Silvia Martuscelli) bensì dal terzo consiglie- re (Paola Masi). Del motivo per cui sia avvenuto ciò non vi è traccia nel docu- mento, venendo così ad essere disatteso il dettato di cui all’art. 546 co. H cod. proc. pen. (“requisiti della sentenza”) secondo cui “la sentenza emessa dal giudi- ce collegiale è sottoscritta dal presidente e dal giudice estensore. Se, per morte o altro impedimento, 11 presidente non può sottoscrivere, alla sottoscrizione provvede, previa menzione dell’impedimento, il componente più anziano del col- legio; se non può sottoscrivere l’estensore, alla sottoscrizione, previa menzione dell’impedimento, provvede il solo presidente”. E’ il caso di ricordare lo ius receptum di questa Corte secondo cui l’impedimento alla sottoscrizione può essere costituito dal trasferimento ad altra sede o dal congedo ordinario e, in ogni caso, non può essere oggetto di valuta- zione da parte di questa Corte, trattandosi di valutazione di merito (sez. 2, n. 41728 del 2.7.2015, Cafarelli, rv. 264593). 4 In tal senso si sono orientate le Sezioni Unite di questa Corte nella sentenza n. 600 del 29.10.2009 dep. 1’8.1.2010, Galdieri, rv. 245174. In quel procedimen- to il componente anziano aveva sottoscritto il decreto che concludeva il procedi- mento di prevenzione (che, ai fini che qui interessa, le Sezioni Unite equiparava- no ad una sentenza, con conseguente applicazione dell’art. 546 cod. proc. pen.), sostituendo il presidente del Collegio “trasferito ad altra sede” e quindi ritenuto impedito. Le SSUU Galdieri hanno puntualizzato che l’impedimento, diverso dalla morte, di cui fa menzione l’art. 546 comma 2 cod. proc. pen., deve essere un impedimento effettivo, serio, grave e duraturo, tale da legittimare la sottoscri- zione da parte del giudice più anziano e che quello considerato nel caso esamina- to e consistito nel fatto che il presidente non aveva potuto sottoscrivere il decre- to per il suo trasferimento in altra sede, non integrava di per sé un ostacolo giu- ridico alla sottoscrizione, non inibendo il trasferimento l’assolvimento di funzioni giudiziali collegate alla decisione ma in concreto può costituire un impedimento di fatto da accertare nel singolo caso. Precisato ciò in linea di diritto, rilevavano, però che nel caso esaminato il componente più anziano del collegio, prima di firmare il provvedimento, aveva menzionato, specificandone la natura, l’impedi- mento del presidente che lo aveva indotto ad apporre la sottoscrizione anche per quest’ultimo. Ciò era stato fatto dopo avere valutato il tipo e l’entità dell’impedi- mento sottoposto e dopo avere verificato che il trasferimento in altra sede del presidente, in concreto, integrava nella specie un impedimento che non gli aveva consentito di apporre la sottoscrizione. In sintesi, è stato affermato che nel caso esaminato vi è stato un apprezza- mento della situazione di fatto originata dal trasferimento in altra sede che ha fatto ritenere al giudice anziano la sussistenza di un caso di impedimento che rendeva necessaria la sua sottoscrizione per il presidente. Veniva quindi sottoli- neato come di tale apprezzamento non è previsto il sindacato in sede di legittimi- tà, non rientrando nei poteri di questa Corte quello del controllo sulla funzione certificatrice del giudice anziano esercitata dopo una verifica della ricorrenza e valutazione oggettiva dell’impedimento, integrato dalla situazione fattuale suin- dicata. 3. Il caso in esame è del tutto simile a quello sottoposto al vaglio delle SSUU. La sentenza è stata sottoscritta dal componente anziano del Collegio, tut- tavia non vi è alcuna indicazione del perché ciò sia avvenuto. Manca, dunque, a differenza che nel caso esaminato dalle SSUU, prova che vi sia stata da parte del consigliere anziano una verifica della situazione oggettiva di impedimento del presidente del Collegio. 5 Ne consegue che la sottoscrizione del Presidente del Collegio giudicante è da ritenersi mancante. Si ricade, dunque, nell’ambito di quei casi in cui si affermato che, qualora la sentenza emessa dal giudice collegiale venga sottoscritta solo dall’estensore e non anche dal presidente, si è di fronte ad un’ipotesi di nullità relativa della sentenza, che deve essere tempestivamente eccepita (il che nel ca- so che ci occupa è avvenuto). L’opposizione della firma del presidente del colle- gio, infatti, ha una funzione di garanzia dal momento che attesta l’avvenuto con- trollo della conformità della motivazione a quanto deliberato in camera di consi- glio (si veda il precedente di sez. sez. 1, n. 8077 del 26.9.1996, D’Avena, rv. 205731, relativo ad un caso in cui il presidente non aveva firmato la sentenza perché, al momento del deposito della minuta, era assente per ferie. Secondo la Corte di Cassazione, detta situazione, non costituendo impedimento assoluto ed imprevedibile tale da protrarsi per un periodo di tempo indeterminato di estesa durata, non era assimilabile a quelle di carattere eccezionale considerate dall’art. 546, comma secondo, cod. proc. pen.). Ebbene, la mancanza della firma del presidente, non giustificata espressa- mente dal suo impedimento legittimo, determina la nullità della sentenza ai sensi dell’art. 546 cod. proc. pen., comma 3 (sez. 1, sent. 8.2.2005, Gagliardi; sez. 1, 25.6.2004, Tonnedi; sez. 5, 19.5.2004, Prestifilippo). Quanto agli effetti dell’annullamento, va precisato, tuttavia, che, ai sensi dell’art. 185 co. 1 cod. proc. pen., la nullità di un atto rende invalidi gli atti con- secutivi che dipendono da quello dichiarato nullo, ma non incide sulla validità degli atti antecedenti. Non può, perciò, esser disposto un nuovo giudizio, dato che il procedimento risulta essersi svolto correttamente sino all’emanazione del dispositivo letto in udienza il 12.2.2015. L’effetto dell’annullamento della sentenza-documento è dunque costituito soltanto dalla necessità di rinnovazione dell’atto nullo ai sensi dell’art. 185 cod. proc. pen., comma 2, che nel caso in esame non può che avvenire ad opera dei giudici i quali hanno partecipato alla deliberazione, non potendo questa Corte provvedervi direttamente. Il processo deve dunque regredire, secondo quanto stabilito espressamente dall’art. 185 cod. proc. pen., comma 3, allo stato e gra- do in cui si è verificata la nullità rilevata, affinché il giudice che ha emesso l’atto dichiarato nullo possa redigere la nuova sentenza sottoscrivendola regolarmente. Ritornato nella fase post-dibattimentale, il processo riprenderà quindi il suo corso ai sensi dell’art. 548 cod. proc. pen., mediante un nuovo deposito in can- celleria della sentenza (vedasi. sez. 3, 16.1.1997, Di Marco; sez. 5, 11.3.1999, PM in proc. Vivallos). Nello stesso senso si è condivisibilmente espressa questa Corte di legittimità (sez. 2, n. 43788 frl 9.12.2010, Franzè, rv. 249223; conf sez. 1 n. 12754 del 27.9.1999 rv 214395), che ha affermato – e va qui ribadito- che la nullità della sentenza derivante, ai sensi dell’art. 546 comma 3 cod. proc. pen., dalla manca- ta sottoscrizione del giudice, in quanto vizio che attiene soltanto alla formazione del documento nel quale è trasfusa la deliberazione, è di carattere relativo e può essere sanata – non travolgendo il giudizio, della cui regolarità fanno fede il pro- cesso verbale di dibattimento e il dispositivo pubblicato in udienza – con la mera rinnovazione dell’atto viziato, vale a dire con una nuova redazione del medesi- Annulla senza rinvio la sentenza documento e dispone trasmettersi gli atti al- la Corte d’Appello di Firenze per la rinnovazione dell’atto e la conseguente pub- blicazione. Così deciso in Roma 1’11 maggio 2016.

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