Processo Penale – Cassazione Penale 14/02/2017 N° 6883

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 14/02/2017

Numero: 6883

Testo completo della Sentenza Processo penale – Cassazione penale 14/02/2017 n° 6883:

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Penale Sent. Sez. 3 Num. 6883 Anno 2017
Presidente: CARCANO DOMENICO
Relatore: ACETO ALDO
Data Udienza: 26/10/2016

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Manzi Fulvio, nato a Nocera Inferiore il 26/11/1955,
avverso la sentenza del 29/02/2016 del Tribunale di Trani;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Aldo Aceto;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Marilia
Di Nardo, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

RITENUTO IN FATTO
1.11 sig. Fulvio Manzi ricorre per l’annullamento della sentenza del
29/02/2016 del Tribunale di Trani che lo ha dichiarato colpevole del reato p. e p.
dagli artt. 21, comma 1, lett. c) e 30, comma 1, lett. h), legge n. 157 del 1992
(esercizio della caccia mediante richiami acustici a funzionamento
elettromagnetico), commesso in Ruvo di Puglia il 17/12/2011, e lo ha
condannato alla pena di 1.000,00 euro di ammenda.
1.1.Con il primo motivo, lamentando la mancata ammissione dei testimoni
indicati nella propria lista tempestivamente depositata a mezzo pec, eccepisce, ai
sensi dell’art. 606, lett. d), cod. proc. pen., la violazione dell’art. 495, comma 2,
cod. proc. pen..
Deduce, al riguardo, che il Tribunale non aveva ammesso la lista perché
mancava la prova del relativo deposito e, tuttavia, all’udienza del 08/02/2016,
aveva contraddittoriamente proceduto all’audizione dell’unico testimone a
discarico presente in aula (indicato nella lista), con esclusione di quello assente
(anch’egli indicato in lista).
La mancata ammissione del secondo testimone – prosegue – ha gravemente
leso il diritto di difesa ed è stata decisiva ai fini della condanna, fondata
esclusivamente sulla documentazione acquisita in copia fotostatica recante
aggiunte a mano non riconducibili con certezza agli apparenti sottoscrittori,
definiti in sentenza «soggetti estranei agli interessi portati nel processo».
1.2.Con il secondo motivo eccepisce, ai sensi dell’art. 606, lett. e), cod.
proc. pen., la contraddittorietà della motivazione relativamente ai beni oggetto di
confisca e ordine di distruzione ed, in particolare, il contrasto tra la motivazione
(in cui si fa riferimento esclusivamente al richiamo e alle batterie) e il dispositivo
(nel quale si fa riferimento a «quanto in sequestro» e dunque anche
all’arma, al fodero e alle cartucce).

CONSIDERATO IN DIRITTO
2.11 ricorso è fondato per quanto di ragione.
3.11 primo motivo è generico e manifestamente infondato.
3.1.11 ricorrente eccepisce, ai sensi dell’art. 606, lett. d), cod. proc. pen., la
violazione dell’art. 495, comma 2, cod. proc. pen., dall’altro lamenta la mancata
ammissione della lista dei testimoni depositata a mezzo PEC e la affermazione
della sua responsabilità fondata (a suo dire) esclusivamente su una prova
documentale non genuina.
3.2.Si tratta di aspetti non facilmente conciliabili tra loro, certamente non
riconducibili all’unico “contenitore” intitolato alla violazione dell’art. 495, comma
2, codice di rito.
3.3.11 vizio formalmente eccepito, infatti, riguarda la violazione del diritto
alla (contro)prova «decisiva» di cui all’art. 495, comma 2, cod. proc. pen., e
non ha nulla a che vedere con la ammissione della prova ai sensi dell’art. 495,
comma 1, sicché la questione relativa al deposito della lista testimoniale di cui
all’art. 468, comma 1, cod. proc. pen., ha scarsa rilevanza poiché l’imputato non
deduce nemmeno di aver comunque sollecitati? l’assunzione dei propri testimoni
a discarico sui fatti oggetto delle prove a carico, né allega alcunché in ordine alla
natura decisiva della controprova.
3.4.Vero è che, secondo un indirizzo minoritario, la facoltà di chiedere la
citazione a prova contraria di testimoni, periti e consulenti tecnici non compresi
nella propria lista non potrebbe essere esercitata dalla parte che non abbia
depositato la propria lista nel termine indicato, a pena di inammissibilità, dall’art.
468, comma primo, cod. proc. pen. (così, Sez. 6, n. 17222 del 22/01/2010,
Martelli, Rv. 246998; Sez. 4, n. 8033 del 10/04/1995, Vincenti, Rv. 202023);
tuttavia, tale indirizzo è ormai superato dalla prevalente giurisprudenza di questa
Corte ormai attestata sull’opposto principio che il termine perentorio per il
deposito della lista testimoniale è stabilito, a pena di inammissibilità, soltanto per
la prova diretta e non anche per la prova contraria, sicché la parte che abbia
omesso di depositare la lista dei testimoni nel termine di legge ha la facoltà di
chiedere la citazione a prova contraria dei testimoni, periti e consulenti tecnici
poiché l’opposta soluzione vanificherebbe il diritto alla controprova, il quale
costituisce espressione fondamentale del diritto di difesa (Sez. 6, n. 26048 del
17/05/2016, Gandini, Rv. 266976; Sez. 5, n. 2815 del 12/11/2013, Cambi, Rv.
258878; Sez. 5, n. 9606 del 03/11/2011, Cazzador, Rv. 252158; Sez. 5, n. 1607
del 13/01/1995, D’Alessandro, Rv. 200658).
3.5.Sennonché non pare che la questione abbia concreta rilevanza perché
dal testo della sentenza impugnata risulta (e di tanto dà atto lo stesso imputato)
che l’omesso deposito della lista testimoniale non ha impedito l’assunzione del
testimone a discarico, il che rende oltremodo contraddittorio e generico il ricorso
sul punto. Secondo l’imputato, infatti, l’altro testimone non sarebbe stato
ascoltato sol perché assente all’udienza. Sennonché, a norma dell’art. 468,
comma 4, cod. proc. pen., il testimone addotto a prova contraria può essere
alternativamente citato, previa autorizzazione del giudice, ovvero presentato
direttamente al dibattimento. Se l’imputato, come nel caso in esame, presenta
direttamente al dibattimento un solo testimone a prova contraria, non può
dolersi della mancata assunzione dell’altro testimone assente. Nè, infine, allega
alcunché sulla natura decisiva della testimonianza esclusa e sulla sua incidenza
sulla tenuta della motivazione. Il ricorrente, infatti, non indica nemmeno le
circostanze sulle quali il residuo testimone avrebbe dovuto essere ascoltato. Il
che sottrae a questa Corte elementi decisivi di giudizio non potendosi valutare se
la controprova fosse manifestamente superflua, se tendesse cioè ad un risultato
conoscitivo che palesemente risultasse già acquisito (Sez. 3, n. 1798 del
09/11/1998, Storni, Rv. 212518; cfr., nello stesso senso, Sez. 4, n. 8189 del
04/07/1997, Pinotti, Rv. 208559; Sez. 1, n. 13543 del 18/11/1998, Caruso, Rv.
212057; Sez. 6, n. 20099 del 08/01/2003, Ruzz, Rv. 224967, secondo cui il vizio
della sentenza consistente nella mancata assunzione di una prova decisiva, di cui
all’art. 606, comma 1, lettera d) cod. proc. pen., si sostanzia in un “error in
procedendo”, che rileva solo quando la prova richiesta e non ammessa,
confrontata con le argomentazioni in motivazione addotte a sostegno della
decisione, risulti decisiva, cioè tale che, se esperita, avrebbe potuto determinare
una diversa statuizione. La valutazione in ordine alla decisività della prova va
quindi compiuta in concreto, apprezzando se i fatti dalla parte indicati siano tali
da potere inficiare le argomentazioni poste a base del convincimento del giudice;
Sez. 2, n. 2689 del 17/11/1999, Rapisarda, Rv. 215714 – seguita, sul punto, da
Sez. 1, n. 4495 del 08/01/2002, Ginoli, Rv. 220705; Sez. 2, n. 11424 del
09/03/2001, Amoroso, Rv. 223622 – si esprime in termini ancora più netti,
affermando che la «decisività» della controprova non acquisita si traduce
nella sua potenzialità di sovvertire il valore degli altri elementi probatori utilizzati
o ancora utilizzabili, nel senso che, ove l’assunzione sia richiesta dall’imputato, la
stessa abbia l’attitudine ad infirmare i dati favorevoli all’accusa).
3.6.In ogni caso deve essere escluso che il «deposito» della lista
testimoniale di cui all’art. 468, comma 1, cod. proc. pen., possa essere effettuato
con modalità diverse da quelle previste a pena di inammissibilità. In assenza di
norme derogatorie o che comunque lo consentano espressamente, il
«deposito» della lista testimoniale non può perciò essere effettuato con
modalità telematiche (espressamente previste, invece, per il processo civile nel
quale il «deposito telematico» è addirittura imposto dall’art. 16-bis, dl.
18/10/2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17/12/2012, n.
179).
3.7.La trasmissione della lista a mezzo posta elettronica certificata onera la
cancelleria che la riceve della attività di stampa e materiale deposito dell’atto con
modalità nemmeno temporalmente scandite, con conseguente possibilità di
ulteriore abbreviazione del termine previsto dall’art. 468, comma 1, cod. proc.
pen.. La lista testimoniale non è indirizzata solo al giudice, ma anche alle parti
che possono chiedere di essere ammessi a prova contraria e devono essere
messe in condizione di farlo. L’inesistenza, nel processo penale, di un fascicolo
informatico impedisce alle altri parti di accedervi in tempo reale e consultare
immediatamente gli atti depositati con modalità telematiche.
3.8.11 «deposito telematico», inoltre, necessita dell’indicazione di regole
precise in ordine alle modalità e tempestività dell’adempimento che, previste per
il processo civile (art. 16-bis, comma 7, d.l. n. 179 del 2012, cit.), sono del tutto
assenti in quello penale.
3.9.1n termini generali, del resto, questa Corte ha già affermato il principio
che non è consentito alle parti, pubbliche e private, di effettuare comunicazioni o
notificazioni a mezzo posta elettronica certificata, né adempimenti previsti con
modalità la cui osservanza è stabilita a pena di inammissibilità. Si è così
sostenuto che nel processo penale alle parti private non è consentito proporre
istanza di rimessione in termini a mezzo PEC dal difensore di fiducia
dell’imputato (Sez. 1, n. 18235 del 28/01/2015, Livisianu, Rv. 263189; in
termini generali, cfr. Sez. 3, n. 7058 del 11/02/2014, Vacante, Rv. 258443,
secondo cui alle parti private non è consentito effettuare comunicazioni e
notificazioni nel processo penale mediante l’utilizzo della posta elettronica
certificata); né è consentito proporre ricorso per cassazione o appello a mezzo
PEC perché le modalità di presentazione e di spedizione dell’impugnazione,
disciplinate dall’art. 583 cod. proc. pen., sono tassative ed inderogabili e nessuna
norma prevede la trasmissione mediante l’uso della posta elettronica certificata
(Sez. 4, n. 18823 del 30/03/2016, Mandato, Rv. 266931). Analogamente, è stata
ritenuta inammissibile l’impugnazione cautelare proposta dal P.M. mediante l’uso
della posta elettronica certificata, in quanto le modalità di presentazione e di
spedizione dell’impugnazione, disciplinate dall’art. 583 cod. proc. pen. –
esplicitamente indicato dall’art. 309, comma quarto, a sua volta richiamato
dall’art. 310, comma secondo, cod. proc. pen. – e applicabili anche al pubblico
ministero sono tassative e non ammettono equipollenti, stabilendo soltanto la
possibilità di spedizione dell’atto mediante lettera raccomandata o telegramma,
al fine di garantire l’autenticità della provenienza e la ricezione dell’atto, mentre
nessuna norma prevede la trasmissione mediante l’uso della PEC (Sez. 5, n.
24332 del 05/03/2015, Alamaru, Rv. 263900).
3.10.11 tema della possibile alterazione della prova documentale sulla quale
si fonderebbe in modo esclusivo la affermazione della responsabilità del
ricorrente è, come detto, del tutto eterogeneo rispetto al motivo di ricorso
dedotto (la violazione dell’art. 495, comma 2, cod. proc. pen.) ed è
inammissibile, non solo e non tanto per la sua evidente distonia rispetto al tema
trattato, quanto e sopratutto per la sua natura esclusivamente fattuale, del tutto
avulsa dal testo della motivazione della sentenza impugnata (nella quale si fa
riferimento anche alle prove testimoniali degli addetti al servizio di vigilanza
venatoria).
4.11 secondo motivo è fondato.
4.1.Si legge nella motivazione della sentenza impugnata che «il richiamo e
le batterie vanno confiscati e distrutti»; il dispositivo, invece, reca l’ordine della
«confisca e distruzione di quanto in sequestro», compresi dunque l’arma, il
fodero e le cartucce.
4.2.Appare chiaro che la confisca e distruzione di tali beni obiettivamente
non è supportata da motivazione alcuna ed anzi è in contrasto con quanto nella
stessa affermato
4.3.La questione può essere risolta direttamente da questa Corte che, in
applicazione del principio per il quale, in materia di caccia, la confisca delle armi
utilizzate per commettere reati venatori può essere disposta nel solo caso di
condanna per le contravvenzioni richiamate dall’art. 28, comma secondo, L. n.
157 del 1992, con esclusione di ogni altra ipotesi, ha ritenuto illegittima la
confisca di un fucile a seguito di condanna per il reato di cui all’art. 30, lett. h),
trattandosi di ipotesi non richiamata dal predetto art. 28 (Sez. 3, n. 34944 del
09/07/2015, Biemmi, Rv. 264453; Sez. 3, n. 7390 del 07/01/2015, Lattanzi, Rv.
262420).
4.4.A prescindere, dunque, dalla questione della prevalenza o meno del
dispositivo sulla motivazione, non v’è dubbio che la confisca anche dell’arma, del
fodero e delle cartucce, oltre ad essere immotivata è certamente “contra legem”
e non avrebbe potuto essere disposta.
4.5.Ne consegue che la sentenza impugnata deve essere annullata, senza
rinvio, limitatamente alla statuizione relativa alla confisca e distruzione anche
dell’arma, del fodero e delle cartucce, dei quali deve essere disposta la
restituzione.

P.Q.M.
Annulla, senza rinvio, la sentenza impugnata limitatamente alla confisca e
distruzione anche dell’arma, del fodero e delle cartucce, di cui dispone la
restituzione. Rigetta nel resto il ricorso.
Così deciso il 26/10/2016

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