Processo Penale – Cassazione Penale 04/01/2016 N° 4

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 04/01/2016

Numero: 4

Testo completo della Sentenza Processo penale – Cassazione penale 04/01/2016 n° 4:

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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
MURABITO GIOVANNI N. IL 02/08/1950
avverso la sentenza n. 51418/2014 CORTE DI CASSAZIONE di
ROMA, del 04/03/2015
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. EMANUELE DI
SALVO;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.
RITENUTO IN FATTO
1. Murabito Giovanni propone ricorso straordinario avverso la sentenza di questa Corte –
Seconda Sezione penale- ,in epigrafe indicata, deducendo errore di fatto, poiché il giudice
di legittimità è incorso nell’equivoco di ritenere il ricorrente in stretti rapporti con il clan
Laudani, per il quale avrebbe assunto le vesti di intermediario nell’estorsione perpetrata ai
danni della vittima, Mangiafico. Dalle risultanze processuali emerge invece che il Murabito
è stato contattato dalla vittima e ha agito nell’interesse esclusivo di quest’ultima, per
solidarietà. È infatti lo stesso giudice di secondo grado ad affermare che il ricorrente ha
avuto contatti esclusivamente con tale Nino Millita, soggetto facente parte di altro gruppo
criminale, individuabile nel clan Ercolano. E la finalità del Murabito era esclusivamente
quella di intercedere in favore del Mangiafico. Manca dunque ogni elemento di
collegamento tra il clan Laudani e il Murabito, onde viene meno ogni ipotesi di
contributo,da parte del ricorrente, all’estorsione perpetrata ai danni del Mangiafico.
Si chiede pertanto annullamento della sentenza impugnata.
2.11 ricorrente ha anche prodotto copia della sentenza emessa dalla Corte d’appello di
Catania, in data 19-12-2013, e ricorso per cassazione avverso la predetta sentenza. In
data 18/11/2015 ha poi chiesto che il ricorso venisse trattato nelle forme di cui all’art. 127
cod. proc. pen., lamentando la lesione del diritto di difesa per effetto dell’adozione della
procedura de plano.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1.0ccorre, preliminarmente, osservare, in relazione alle doglianze formulate dal
ricorrente,nella memoria in data 18/11/2015, che l’adozione della procedura de plano
trova fondamento nel disposto dell’art. 625, comma 4, cod. proc. pen., a norma del
quale,ove la richiesta sia proposta fuori dall’ipotesi prevista dal primo comma del citato
articolo o, quando essa riguardi la correzione di un errore di fatto, fuori dal termine
prescritto, ovvero risulti manifestamente infondata, la Corte, anche d’ufficio, ne dichiara
l’inammissibilità. Soltanto laddove non ricorrano tali ipotesi, la Corte deve procedere in
camera di consiglio, a norma dell’art. 127 cod. proc. pen. L’art. 625-bis, comma 4, cod.
proc. pen., prevede dunque un procedimento preliminare, a cognizione sommaria, per la
delibazione dei ricorsi finalizzati a contrastare un accertamento giudiziale divenuto
irrevocabile, senza contraddittorio (Cass., Sez. 6, n. 5694 del 7-1-2008,Rv. 238573). La
fissazione dell’udienza è infatti esplicitamente subordinata al superamento del controllo di
ammissibilità del ricorso. Ne deriva che, qualora il vaglio preliminare conduca, come nel
caso in disamina, sulla base delle considerazioni che verranno esposte in prosieguo, al
riconoscimento dell’inammissibilità del ricorso, la Corte non solo non deve provvedere alla
fissazione dell’udienza, a norma dell’art. 127 cod. proc. pen., ma non deve neppure
procedere nelle forme di cui all’art. 611 cod. proc. pen. ( Cass., Sez.1,n.35240 del 1-10-
2002, Rv. n.222363).
2.Le doglianze formulate non possono trovare ingresso in questa sede. Il ricorso
straordinario è infatti proponibile esclusivamente per porre rimedio ad errori percettivi che
siano stati causati da una svista o da un equivoco e che abbiano esplicato influenza sul
processo formativo della volontà, sì da condurre a una decisione diversa da quella che
sarebbe stata adottata in mancanza dei predetti errori. Sono dunque estranei all’ambito di
applicazione dell’istituto gli errori di interpretazione di norme giuridiche o l’attribuzione ad
esse di un ‘inesatta portata (Sez. U., n. 16103 del 27-3-2002, Rv. 221280). Così come, più
in generale, si esula dall’ambito di operatività della norma in disamina laddove la decisione
abbia comunque contenuto valutativo, essendo, in tale ipotesi, configurabile un errore
non di fatto bensì di giudizio ( Sez. U., n. 37505 del 14-7-2011, Rv. 250527). Nel caso in
disamina, il ricorrente non lamenta la sussistenza di un errore percettivo da parte del
giudice di legittimità ma sollecita una rinnovata valutazione, in questa sede, delle
problematiche oggetto del ricorso originario : ciò che esula dall’ambito della cognizione di
questa Corte, in sede di ricorso straordinario. Il giudice di legittimità, nella sentenza
impugnata,ha ampiamente argomentato sulle tematiche oggetto delle censure
prospettate,esaminando le doglianze del ricorrente e respingendole con motivazione
insindacabile in questa sede, come si desume, in particolare, dalle considerazioni formulate
alle pagine 37-43 e segnatamente a p. 42, a proposito degli elementi a supporto della tesi
secondo la quale il Murabito aveva consapevolmente contribuito all’estorsione perpetrata
ai danni di Mangiafico Salvatore.
4. Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile, con conseguente condanna del ricorrente
al pagamento delle spese processuali e della somma di euro duemila, determinata secondo
equità, in favore della Cassa delle ammende.

PQM
DICHIARA INAMMISSIBILE IL RICORSO E CONDANNA IL RICORRENTE AL PAGAMENTO DELLE SPESE
PROCESSUALI E DELLA SOMMA DI E. 2.000,00 IN FAVORE DELLA CASSA DELLE AMMENDE.
Così deciso in Roma , all ‘udienza del 30-11-2015.

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