Poteri Della Cassazione – Cassazione Penale 25/11/2016 N° 50135

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 25/11/2016

Numero: 50135

Testo completo della Sentenza Poteri della cassazione – Cassazione penale 25/11/2016 n° 50135:

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SENTENZA
sul ricorso proposto da
Corrado Gennaro, nato a Napoli il 25/03/1982
avverso l’ordinanza del 15/04/2016 del Tribunale del riesame di Napoli
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Anna Criscuolo;
lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Giuseppina Fodaroni, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1. Con l’ordinanza impugnata il Tribunale di Napoli ha rigettato l’istanza di
riesame proposta nell’interesse di Corrado Gennaro avverso il decreto di
sequestro preventivo emesso in funzione della confisca ex art. 12 sexies I.
356/92 in data 11 marzo 2016 dal G.i.p. del Tribunale di Napoli in relazione al
delitto di cui agli artt. 10, 12, 14 I. 497/74 aggravato ex art. 7 I. 203/91 ed
avente ad oggetto un terreno, due fabbricati, la somma di 15 mila euro, una
cassaforte chiusa e non apribile, un motociclo e 4 rapporti bancari.
Respinta l’eccezione difensiva di nullità del decreto per avere il G.i.p.
richiamato quanto al fumus il quadro indiziario posto a base dell’ordinanza
custodiale emessa a carico del Corrado, confermata in sede di riesame, stante la
legittimità della motivazione per relationem; ritenuta consentita dal titolo di
reato, aggravato dall’art. 7 I. 203/91, l’adozione della misura cautelare
funzionale alla confisca obbligatoria, il Tribunale ha ritenuto sussistenti i
presupposti della sproporzione del patrimonio del Corrado e del suo nucleo
familiare rispetto ai redditi dichiarati in base agli accertamenti svolti dalla p.g.
dai quali era emersa l’incompatibilità tra l’esiguità dei redditi dichiarati dal
Corrado e l’entità ancor più modesta e saltuaria di quelli della moglie Monaco
Silvia nel periodo 2000-2014 e gli acquisiti immobiliari effettuati dalla coppia,
che nel 2008 aveva acquistato (nella misura del 95% la Monaco e del 5% il
Corrado) un terreno e sovrastante fabbricato in Cicerale al prezzo di 50 mila
euro. Inoltre, nel 2010 la Monaco aveva acquistato un ulteriore fabbricato in
Napoli al prezzo di 97 mila euro e, sebbene per gli acquisti immobiliari fossero
stati stipulati contratti di mutuo, i redditi dichiarati dalla coppia non consentivano
il pagamento delle rate; nel 2015 il Corrado aveva acquistato un motociclo al
prezzo di 2.150 euro e, all’atto della perquisizione, gli era stata sequestrata la
somma di 15 mila euro in contanti; i coniugi risultavano, inoltre, titolari di
rapporti bancari, accesi tra il 2008 e 2014: pertanto, il Tribunale ha ritenuto
incongrue le operazioni economiche in relazione al reddito dichiarato e fittizia
l’intestazione dei beni immobili e dei rapporti finanziari alla Monaco, riconducibili
al Corrado, sebbene non convivente, in quanto non giustificati dal profilo
reddituale della stessa. Ha ritenuto non fornita la prova della lecita provenienza
dei beni sequestrati, stante l’inidoneità delle giustificazioni offerte dalla difesa,
puntualmente analizzate e disattese, non risultando documentati i contributi
forniti da Monaco Pasquale alla figlia, convivente con il suo nucleo familiare,
presso la sua abitazione; risultando ininfluente il bonifico effettuato nel 2012 alla
figlia perché successivo agli acquisti immobiliari e non provata l’entità dei redditi
percepiti dal Monaco, asseritamente cospicui; risultando, altresì, solo dichiarato il
contributo fornito da Corrado Luciano al figlio, avuto riguardo alla modesta entità
del reddito mensile percepito, appena sufficiente a sostenere il suo nucleo
familiare, composto dalla moglie e quattro figli. Analogamente il Tribunale ha
ritenuto prive di riscontro le dichiarazioni della Monaco e del Corrado quanto ai
redditi percepiti in nero per attività svolta in epoca successiva agli acquisti; ha
ritenuto non provata la riferibilità al padre del ricorrente dell’immobile sito in
Cicerale, fittiziamente intestato alla nuora ed al figlio al fine di consentire
l’accensione di un mutuo ad un soggetto non gravato da debiti con Equitalia e
percettore di reddito, come la Monaco, secondo la prospettazione difensiva, in
quanto il debito posto a base dell’ipoteca legale esistente sugli immobili era stato
già estinto; anche per l’acquisto dell’immobile in Napoli il Tribunale ha ritenuto
non provata l’operazione a costo zero, non provato l’incasso dei canoni di
locazione né giustificato l’accumulo della somma rinvenuta in contanti al pari
della detenzione di una cassaforte e dell’intestazione di 4 rapporti bancari a
fronte di redditi dichiarati, esigui ed insufficienti al sostentamento del nucleo
familiare.
2. Avverso l’ordinanza propone ricorso il difensore del Corrado, che articola i
seguenti motivi:
2.1 nullità della sentenza per violazione dell’art. 606 lett. b) e lett. e) cod.
proc. pen. in relazione all’art. 12 sexies I. 356/92 nonché per mancanza
contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione: il Tribunale ha ritenuto
di superare l’eccezione difensiva relativa alla natura istantanea della condotta
contestata al Corrado, risalente al 2013, mentre gli acquisti sono precedenti,
ritenendo non necessario il vincolo di pertinenzialità con l’attività delittuosa del
condannato ed a prescindere dall’epoca di acquisto dei beni, senza argomentare
sulla rilevanza dell’elemento temporale ovvero sulla distanza tra la commissione
del reato e l’acquisizione del bene, nella fattispecie risalente a 3 e 5 anni prima
della commissione del reato istantaneo e non permanente;
2.2 nullità della sentenza per violazione dell’art. 606 lett. e) cod. proc. pen.
per mancanza contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in
relazione agli art. 321 cod. proc. pen. e 12 sexies I. 356/92: la difesa aveva
eccepito il difetto di motivazione in ordine al fumus del reato contestato in
quanto il G.i.p. si era limitato a richiamare l’ordinanza custodiale, ma il Tribunale
ha rigettato l’eccezione, nonostante l’assenza di una valutazione critica dell’atto
richiamato;
2.3 nullità della sentenza per violazione dell’art. 606 lett. e) cod. proc. pen.
per mancanza contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in
relazione agli art. 321 cod. proc. pen. e 12 sexies I. 356/92 con riferimento alla
sproporzione ed alla mancata giustificazione della provenienza lecita dei beni: il
Tribunale non ha tenuto conto degli elementi difensivi, pretendendo una prova
secondo le regole civilistiche sui rapporti possessori ed obbligazionari anziché
valutarli secondo il principio della libertà della prova; ha trascurato che l’indagine
deve riferirsi sia a redditi che ad attività e che devono essere valutati anche i
redditi non ufficiali dei quali sia provata l’esistenza e ha respinto le allegazioni
difensive con una motivazione laconica. Quanto all’acquisto dei beni immobili ed
ai contratti di mutuo stipulati, il Tribunale non ha tenuto conto che si tratta di
mutui trentennali e che l’esborso economico è frazionato nel tempo cosicché la
valutazione deve riguardare l’intera durata del mutuo; non ha valutato la
consulenza tecnica di parte e le allegazioni difensive, dimostrative del reddito
familiare complessivo Corrado/Monaco, tale da consentire l’acquisto degli
immobili, né ha tenuto conto dei redditi non dichiarati, comunque, percepiti,
prodotti da attività lecite e frutto di evasione fiscale, in contrasto con la ratio
dell’istituto; il Tribunale non ha seguito i principi giurisprudenziali in tema di
valutazione della prova che l’imputato deve fornire sulla proporzionalità dei beni
acquistati, definendo assertive le dichiarazioni di Monaco Pasquale circa i
contributi forniti alla figlia ed al genero e trascurando la documentazione
allegata, attestante il bonifico di 12.500 euro effettuato il 28 febbraio 2012 in
favore della figlia; l’illogicità della motivazione è evidente laddove reputa non
provata l’entità delle somme incassate dal Monaco, ma trascura le dichiarazioni
del fornitore che gli ha fornito merce per 70-80 mila euro annui dal 2002 al
2012; analoghi vizi valutativi riguardano le dichiarazioni del padre del ricorrente,
quelle di Monaco Silvia e Monaco Immacolata, relativamente al lavoro svolto in
nero dalla moglie del ricorrente, che percepiva uno stipendio di 500 euro mensili,
e la documentazione offerta per provare l’attività imprenditoriale svolta in nero
dal ricorrente: anche sul punto vi è un vuoto argomentativo in contrasto con i
principi affermati dalla giurisprudenza, essendo stata fornita prova dell’acquisto
di materiale edile, di pagamento degli operai e dei cantieri in cui ha lavorato.
Anche per gli acquisti immobiliari è stata fornita prova documentale ritenuta
ininfluente dal Tribunale con argomentazioni illogiche e apodittiche,
dimenticando che la Monaco non effettuò alcun esborso, avendo stipulato un
mutuo e che nell’immobile risiede Corrado Luciano, che ha provveduto la
pagamento delle tasse e delle utenze, e trascurando che l’immobile sito in Napoli
fu un’operazione economica conveniente, come provato dai contratti di locazione
prodotti. Contraddittoria è la motivazione in ordine alla somma di 15 mila euro,
che si è dimostrato appartenere a Monaco Pasquale, che percepisce un reddito di
13 mila euro annui, nonché in ordine ai rapporti bancari in relazione ai quali il
Tribunale presume che vi siano disponibilità, anche in assenza di specificazione
in merito all’entità delle somme depositate.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è infondato per le ragioni di seguito illustrate.
Premesso che a norma dell’art. 325 cod. proc. pen., il ricorso per cassazione
avverso le ordinanze in materia cautelare reale può essere proposto solo per
violazione di legge nella quale rientra la mancanza assoluta o apparenza di
motivazione, sfuggono al ricorso i vizi della motivazione di cui all’art. 606,
comma 1, lett. e) cod. proc. pen. o quelli inerenti la prova di cui all’art. 606 lett.
d) cod. proc. pen. e ciò in quanto il sindacato della Cassazione non può tradursi
in anticipata decisione della questione di merito concernente la responsabilità
dell’indagato, essendo limitato al controllo di compatibilità tra la fattispecie
concreta e quella astratta: ne discende che non può essere effettuata alcuna
valutazione sulla fondatezza del fatto – reato né sul merito dell’accusa né sulla
sussistenza e gravità degli indizi di colpevolezza (Sez. U. 29/05/2008, Ivanov,
Riv 239692; Sez. 2, n. 49498 del 11/11/2014 Pucillo, Rv. 261046).
Conseguentemente, sono inammissibili le censure di illogicità e
contraddittorietà della motivazione formulate dal ricorrente, che in realtà
propone una diversa lettura delle allegazioni e delle prove offerte, sollecitando
una inammissibile diversa interpretazione dei dati dimostrativi o una nuova
attribuzione di significato agli stessi, che questa Corte non può sostituire a quella
operata dai giudici di merito, dovendo solo controllare la coerenza interna del
percorso motivazionale esaminato.
2. Infondata è la censura di nullità dell’ordinanza per mancata illustrazione
del fumus del reato contestato al ricorrente, operata mediante rinvio
all’ordinanza cautelare emessa nei suoi confronti, alla quale il Tribunale ha
fornito corretta risposta in linea con l’orientamento giurisprudenziale.
Precisato che in materia cautelare reale la valutazione del fumus commissi
delicti non deve investire la concreta fondatezza della pretesa punitiva, ma deve
limitarsi all’astratta possibilità di sussumere il fatto attribuito ad un soggetto in
una specifica ipotesi di reato (Sez. 2, n.49188 del 09/09/2015, Masone, Rv.
265556, Sez. 2, n. 22207 del 29/04/2014 Ianì, Rv. 259758), ne consegue che
laddove, come nella fattispecie, sia operato il richiamo all’ordinanza genetica,
nota al ricorrente e confermata in sede di riesame, non vi è spazio per
un’autonoma e diversa valutazione del fumus, stante il più pregnante standard
probatorio e valutativo richiesto per l’adozione di una misura cautelare personale
rispetto a quella reale.
3. Quanto alla dedotta nullità dell’ordinanza per mancanza dei presupposti
applicativi, correttamente il Tribunale ha dato atto della legittima adozione della
misura cautelare funzionale alla confisca obbligatoria in ragione del titolo del
reato e, soprattutto, dell’aggravante mafiosa contestata, assistita per scelta
legislativa da una presunzione di accumulazione illecita, indipendentemente dalla
natura istantanea del reato, a differenza di quanto prospetta il ricorrente.
E’, conseguentemente, corretta la valutazione del Tribunale circa la non
necessità di un nesso di pertinenzialità tra i beni sequestrati ed il reato
contestato, prescindendo l’applicazione della misura cautelare dalla circostanza
che i beni derivino non già dallo specifico reato commesso, ma comunque
dall’attività illecita realizzata dal suo autore, in presenza degli altri parametri
indicati dalla legge (particolare gravità del reato accertato, sproporzione tra
valore del bene e reddito, assenza di dimostrazione della legittima provenienza).
4. Quanto alla rilevanza dell’elemento temporale, come ritenuto dal
Tribunale dalla natura della confisca allargata e dalla finalità dissuasiva della
stessa deriva che anche beni acquistati in periodo non coincidente con la
specifica condotta di reato giudicata sono passibili di confisca «estesa», in
presenza degli indicati presupposti, purché la acquisizione rientri in un ambito di
«ragionevolezza temporale».
Nel caso di specie la latitudine temporale considerata non risulta
eccessivamente risalente nel tempo, avuto riguardo all’epoca degli acquisti
immobiliari del 2008 e 2010 rispetto al 2013, anno di consumazione del reato:
la valutazione è corretta, rispondendo al criterio di ragionevolezza temporale,
richiesto dalla giurisprudenza, nel senso che il momento dell’acquisizione non
deve essere talmente lontano dall’epoca di realizzazione del reato/spia da
determinare ictu ocull l’irragionevolezza della presunzione di derivazione, in ogni
caso, da una attività illecita, sia pure diversa e complementare rispetto a quella
giudicata (Sez. 1, n. 41100 del 16/04/2014, Persichelli, Rv. 260529; Sez. 4 n.
35707 del 07/05/2013, Rv 256882).
5. Quanto ai presupposti della sproporzione tra i redditi dichiarati ed il valore
dei beni acquistati o nella disponibilità del ricorrente e della mancata
giustificazione della provenienza lecita degli stessi, a differenza di quanto
sostenuto dal ricorrente, il Tribunale ha valutato la documentazione e le
allegazioni difensive, tenendo anche conto dei redditi non dichiarati, ma ha
ritenuto inidonea la prova offerta a superare la presunzione di accumulazione
illecita in mancanza di precise indicazioni sull’entità dei redditi in nero ricavati
dall’attività di lavoro svolta dal Corrado, correttamente rilevando che detta
attività sarebbe stata svolta in forma imprenditoriale solo in epoca successiva
agli acquisti immobiliari.
La valutazione è in linea con il consolidato il principio di diritto secondo il
quale «in tema di sequestro preventivo finalizzato alla confisca ai sensi dell’art.
12 sexies L. n. 356 del 1992, il giudice, qualora l’imputato dimostri la lecita
titolarità di beni e di attività economiche non denunciati al fisco, è obbligato a
tenerne conto nel suo libero convincimento, fornendo adeguata e puntuale
motivazione in ordine alle giustificazioni fornite dall’interessato» (Sez. 1, n.9678
del 05/11/2013, dep. 2014, Creati, Rv. 259468; Sez. 1, n. 13425 del
21/02/2013, Coniglione, Rv. 255082).
Sul punto va evidenziato che il Tribunale ha analizzato puntualmente le
deduzioni offerte sulle pretese entrate sottratte al fisco da parte dei vari
componenti del nucleo familiare, ritenendone la mancanza di concretezza e ha
motivato in relazione a ciascun bene il mancato superamento della presunzione
per mancato raggiungimento della prova della provenienza lecita.
Le valutazioni sono giustificate con argomentazioni in linea con
l’orientamento giurisprudenziale, secondo il quale il principio della rilevanza delle
entrate sfuggite all’imposizione fiscale deve in ogni caso coniugarsi con una
diversa ed affidabile dimostrazione della effettività degli introiti, come
chiaramente emerge dalle pronunce sul punto (Sez. 6, n. 21265 del 15/12/2011,
dep. 2012, P.G., Bianco e altri, Rv. 252855 e Sez. 2, Sentenza n. 49498 del
11/11/2014 , Rv. 261046): diversamente opinando, si giungerebbe a riconoscere
un privilegio dimostrativo proprio in favore delle entrate non registrate, con
evidente violazione del principio di ragionevolezza (Sez. 6 n. 27094 del
26.5.2015, Esposito, Rv. 26405).
Anche in ordine all’accensione dei mutui il Tribunale ha motivato
congruamente, avuto riguardo all’inconsistenza dei redditi dichiarati all’atto della
stipula dei contratti, insufficienti a sostenere il pagamento delle rate;
analogamente ha motivato adeguatamente sulla indimostrata riferibilità a
Monaco Pasquale della somma di 15 mila euro e sulla incongruenza del possesso
di una cassaforte da parte dell’indagato, scarsamente compatibile con la
modestia dei redditi dichiarati.
Risulta, infine, infondata la censura di indeterminatezza dell’entità delle
somme depositate sui rapporti bancari, ritenute dal Tribunale sicuramente
superiori a 500 mila euro, avendo il G.i.p. escluso il sequestro di rapporti con
depositi attivi inferiori a tale importo.
Risulta, pertanto, ampiamente e congruamente motivato il provvedimento
impugnato e coerentemente ritenuto sbilanciato e sproporzionato il rapporto tra
il valore dei beni sequestrati, di indimostrata provenienza lecita, rispetto
all’entità dei redditi dichiarati e di quelli sottratti al fisco.
Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso, il 11/11/2016.

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