Posizione Di Garanzia – Cassazione Penale 15/09/2017 N° 42307

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione IV

Data: 15/09/2017

Numero: 42307

Testo completo della Sentenza Posizione di garanzia – Cassazione penale 15/09/2017 n° 42307:

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Penale Sent. Sez. 4 Num. 42307 Anno 2017
Presidente: BIANCHI LUISA
Relatore: MICCICHE’ LOREDANA
Data Udienza: 07/06/2017

SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
VIVIANI PAOLO nato il 03/05/1979 a TORINO
MALACRIDA PIERA nato il 24/10/1948 a BALDISSERO TORINESE
VIVIANI ATTILIO nato il 28/06/1938 a SAVONA
ROSINA MARIA CRISTINA
avverso la sentenza del 05/0712016 dei GIUDICE DI PACE di TORINO
visti qli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere LOREDANA MICCICHE’
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
che ha concluso per
Il P.G. Tampieri Luca conclude per l’inammibilità per Malacrida Piera , mentre
per Viviani Attilio e Viviani Paolo conclude per l’annullamento senza rinvio per
non aver commesso il fatto.
Udito il difensore

RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza in data 5 luglio 2106 il Giudice di Pace di Torino
condannava Viviani Paolo, nella qualità di proprietario dell’animale,
Malacrida Piera e Viviani Attilio, nella qualità di custodi, per il reato di cui
all’art. 590, commi 1 e 2 cod pen, perché, per negligenza, impruenza e
imperizia, omettendo di custodire con le dovute cautele i cani denominati
Argo e Pippi, lasciavano che questi mordessero la mano destra di Rosina
Maria Cristina, cagionando alla stessa lesioni personali consistenti in
frattura chiusa ossa metacarpo, guaribili in gg.113.
2. I fatti di cui all’imputazione sono così stati ricostruiti dal giudice di
merito. Nel pomeriggio del 20 dicembre 2012 Rosina Maria Cristina,
uscita con i propri due cani, di cui uno tenuto al guinzaglio, veniva
raggiunta da altri due cani di grossa taglia, di proprietà di Paolo Viviani;
uno dei due si scagliava contro il cane della parte offesa, istintivamente
la Rosina metteva la mano avanti e veniva morsa dall’animale, poi i cani
avevano iniziato ad azzuffarsi tra loro; sul luogo sopraggiungevano i
genitori di Paolo Viviani, che avevano in custodia i due cani, i sig,ri
Viviani Attilio e Malacrida Piera, che riuscivano a dividere gli animali,
impegnati in una colluttazione; a quel punto la Rosina, ferita alla mano,
veniva condotta in ospedale dal marito, e le venivano diagnosticate le
lesioni di cui all’imputazione.
3. Il giudice affermava la colpevolezza degli imputati, incombendo sul
proprietario degli animali una posizione di garanzia, anche nel caso in cui
egli affidi l’animale a persone non in grado di controllarlo, posto che, nel
caso specifico, era stato accertato – anche dalla ammissioni della
Malacrida – che i due cani del Viviani erano usciti liberi senza guinzaglio
né museruola.
3. Propongono ricorso gli imputati a mezzo di proprio difensore di fiducia.
Con il primo motivo Viviani Paolo e Viviani Attilio deducono violazione di
legge in relazione all’art. 40 cp e 27 Cost, per avere il giudice
erroneamente dichiarato la penale responsabilità dei due ricorrenti,
laddove la reale padrona dei cani, a prescindere dalla formale
intestazione della proprietà dei due animali, era la Malacrida. Secondo la
giurisprudenza di legittimità, in caso di affidamento a terzi dell’animale,
la responsabilità del proprietario residua soltanto se egli mantenga un
potere di controllo o se affida l’animale a persona non in grado di
controllarlo; caso non verificatosi certamente nella fattispecie in esame.
Dagli atti di causa emergeva con chiarezza che la Malacrida era stata da
sempre unica effettiva custode dei cani, governandoli e accudendoli fin
dall’epoca in cui erano cuccioli. Nessun incarico, invece, era stato mai
affidato al Viviani Attilio, coinvolto nell’accaduto solo perché intervenuto
sul posto per cercare di separare gli animali intenti ad azzannarsi tra
loro. Con il secondo motivo Malacrida Piera deduce violazione di legge in
relazione agli artt. 40 e 45 cod pen. La lesione occorsa alla Rosina non
era stata causata dalla condotta dei condannati, ma dall’improvviso e
imprudente comportamento della vittima, che aveva incautamente posto
la mano tra i musi dei cani intenti ad azzannarsi, determinando così
l’evento lesivo che, in ogni caso, doveva considerarsi determinato da
caso fortuito. Con il terzo motivo, lamentano tutti i ricorrenti la mancata
assunzione di prova decisiva. Erroneamente il giudice aveva respinto la
richiesta acquisizione di documentazione rilevante per la difesa,
consistente in tre denunce a carico della parte offesa Rosina Maria
Cristina in ordine al comportamento dei cani di quest’ultima;
documentazione idonea a valutare l’attendibilità della parte offesa. Il
giudice aveva ritenuto che si trattasse di denunce successive ai fatti di
causa, laddove una di queste era invece anteriore. Con il quarto motivo,
i ricorrenti deducono mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità
della motivazione. Il giudice aveva travisato la ricostruzione dei fatti,
affermando che la Rosina era stata aggredita da uno dei cani che l’aveva
morsa alla mano sinistra, versione mai riferita dalla parte offesa; in
realtà era avvenuto uno scontro tra i cani, con conseguenze dannose per
la Rosina che conduceva uno dei cani coinvolti. Con il quinto motivo,
infine, lamentano i ricorrenti l’erroneità della sentenza perché il giudice
di pace non aveva rilevato il macroscopico concorso di colpa della
vittima, intervenuta imprudentemente per separare gli animali.
4. La parte civile ha presentato memoria insistendo per il rigetto del
ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.11 primo motivo di ricorso, proposto da Viviani Attilio e Viviani Paolo e
attinente alla posizione di garanzia rivestita, è fondato. E’ invero
costante l’insegnamento della Corte di Cassazione secondo cui in tema
di lesioni colpose il detentore di un cane è titolare di una posizione di
garanzia che gli impone l’obbligo di controllare e di custodire l’animale
adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a
terzi anche all’interno dell’abitazione (Sez. 4, n. 599 del 16/12/1998,
Rv. 212404; Sez. 4 n. 34813 del 02/07/2010, Rv. 248090; Sez. 4, n.
18814 del 16/12/2011, Rv. 253594), ed è altrettanto consolidato il
principio per cui se il proprietario affidi la custodia dell’animale ad altra
persona, la responsabilità di questi residua nel caso in cui lo stesso sia
in concreto tuttora in grado di esercitare il potere di controllo (Sez. 4, n.
34765 del 03/04/2008, Rv. 240774) ovvero, in caso di affidamento
temporaneo, abbia delegato la custodia a persone non in grado, secondo
un giudizio ex ante e in concreto, di adempiere adeguatamente al
relativo onere. Tanto premesso, la pronuncia impugnata dà atto che i
cani autori della lesione a danno della Rosina, di proprietà del Viviani
Paolo, erano però stati affidati ai genitori di quest’ultimo ( i coimputati
Viviani Attilio e Malacrida Piera); nella pronuncia sono altresì riportate le
dichiarazioni della Malacrida, secondo cui era quest’ultima a far uscire i
cani ogni pomeriggio verso le ore 15; dichiarazioni, dunque, da cui si
evince che l’effettivo intestatario dei cani non provvedeva al materiale
accudimento e alla relativa gestione degli animali. Emerge inoltre che il
Viviani Attilio non era presente all’episodio, essendo sopraggiunto
successivamente in compagnia del cognato. Non risultano
sufficientemente chiariti, dunque, i presupposti fondanti la posizione di
garanzia rivestita dal Viviani Paolo, il quale aveva dedotto di non
provvedere direttamente alla cura e custodia dei cani pur formalmente a
lui intestati, e di risiedere altrove. Al riguardo, non è conferente il
richiamo al principio (certamente enunciato da questa Corte e sopra
riportato) secondo cui il proprietario risponde se non affida l’animale a
persona in grado di controllarne le relative reazioni, trattandosi di
principio riguardante i casi in cui l’affidamento in custodia sia transitorio
e temporaneo, laddove, se si tratti di delega stabile e di assenza
costante del proprietario l’indagine da compiere è se, invece, il
proprietario abbia comunque mantenuto effettivi poteri di vigilanza
sull’animale affidato in custodia a terzi. Si impone dunque
l’annullamento per nuovo esame sul punto, dovendosi accertare se se si
fosse trattato di un affidamento transitorio ovvero avente carattere di
definitiva stabilità e se dunque, in tale ultimo caso, fosse residuato in
capo al proprietario un potere effettivo di controllo in ordine alla concreta
gestione degli animali. Né risultano esplicitate in modo convincente le
ragioni per cui il Viviani Attilio, che non era proprietario dei cani e non li
aveva in custodia al momento dell’infortunio ( gli animali, si ripete, erano
stati condotti fuori dalla Malacrida la quale, come da lei dichiarato, vi
provvedeva sempre), è chiamato a rispondere dell’illecito contestatogli.
Anche sul punto in questione, dunque, la pronuncia impugnata deve
essere annullata.
2.11 secondo, quarto e quinto motivo di ricorso, che possono essere
esaminati congiuntamente, sono infondati. Con le doglianze in questione,
i ricorrenti contestano sostanzialmente la ricostruzione fattuale
dell’accaduto, sostenendo che si sarebbe trattato di una colluttazione tra
animali e che la parte offesa, con comportamento imprudente
(inquadrabile nel caso fortuito o, in subordine, in un concorso di colpa)
avrebbe frapposto le mani tra i musi dei cani intenti ad azzannarsi.
Orbene, rammentato l’oggetto del sindacato di legittimità, che non può
comportare una rilettura delle risultanze istruttorie, ma solo il rilievo di
una macroscopica illogicità nel tessuto motivazionale e (cd travisamento
della prova) l’introduzione, nella motivazione, di un’informazione
rilevante che non esiste nel processo, ovvero l’omissione della
valutazione di una prova decisiva ai fini della pronuncia (Sez. 4, n.49361
del 04/12/2015), nessuna illogicità o travisamento si coglie nel
ragionamento ricostruttivo dei fatti da parte del giudice di merito. La
pronuncia impugnata riporta infatti le dichiarazioni della parte offesa,
chiarissime sulla dinamica del sinistro ( “il cane di Viviani si avvicinava in
modo bellicoso, istintivamente ho messo la mano avanti per allontanarlo
e mi ha morso, poi i due cani si sono azzuffati”) e non contraddette dal
resoconto degli imputati, parimenti riportato in sentenza ( queste le
dichiarazioni della Malacrida: “mentre tornavo ho visto uno dei cani della
Rosina, i due abbaiando sono andati l’uno verso l’altro e si sono
azzuffati”). Non emerge in alcun passaggio della prova dichiarativa
acquisita l’alternativa ricostruzione proposta dai ricorrenti (secondo cui la
parte offesa avrebbe interposto le mani tra i musi dei cani che si
azzuffavano), laddove il resoconto della parte lesa è stato correttamente
ritenuto attendibile dal giudice, in quanto non contraddetto e, anzi,
confermato anche dal dichiarato degli imputati.
3. Parimenti infondato è il terzo motivo. L’error in procedendo in cui si
sostanzia il vizio relativo alla lesione del diritto alla controprova, previsto
dall’articolo 606, comma 1, lettera d), c.p.p., è utilmente dedotto solo
quando la prova sollecitata, ma negata, confrontata con le
argomentazioni addotte in motivazione, a sostegno della sentenza,
sarebbe risultata decisiva, nel senso che se quella fosse stata ammessa
avrebbe potuto determinare una diversa decisione del giudice (Cass. I, 5
marzo 1994, n. 2774, Cipriano). Orbene, nella specie, deve escludersi
che la prova indicata dal ricorrente, consistente in due denunce a carico
della parte offesa Rosina per mancata custodia dei cani di proprietà di
quest’ultima, rivesta le caratteristiche innanzi richiamate, in quanto è
volta a dimostrare circostanze che, anche se provate, non sono idonee
ad inficiare il dato posto a base del convincimento del giudice di merito.
4. Segue a quanto esposto il rigetto del ricorso proposto da Malacrida
Piera, con conseguente condanna di quest’ultima al pagamento delle
spese processuali. L’impugnata sentenza va annullata con rinvio per
nuovo esame riguardo, invece, alle posizioni di Viviani Attilio e Viviani Paolo.

PQM
Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo esame al giudice di
pace di Torino limitatamente alle posizioni di Viviani Attilio e Viviani
Paolo. Rigetta il ricorso di Malacrida Piera e condanna la ricorrente al
pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma il 7 giugno 2017

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