Pedaggio Autostradale – Cassazione Penale 21/03/2016 N° 11686

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione II

Data: 21/03/2016

Numero: 11686

Testo completo della Sentenza Pedaggio autostradale – Cassazione penale 21/03/2016 n° 11686:

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SENTENZA Sul ricorso proposto da Salvato Ignazio, nato a Marsala il 30/3/1954, Principato Massimiliano, nato a Mazara del Vallo il 12/10/1981 avverso la sentenza 12/6/2014 della Corte d’appello di Genova, III sezione penale; visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso; udita la relazione svolta dal consigliere Domenico Gallo; udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale, Antonio Birritteri, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso; RITENUTO IN FATTO 1. Con sentenza in data 12/6/2014, la Corte di appello di Genova, confermava la sentenza del Tribunale di Genova, in data 12/6/2012, che aveva condannato Salvato Ignazio e Principato Massimiliano alla pena di mesi otto di reclusione ciascuno per il reato di insolvenza fraudolenta continuato per aver utilizzato in numerose occasioni l’autostrada senza pagare il pedaggio dovuto guidando trattori della s.r.l. Castelbelice, della 1 quale il primo era dipendente ed il secondo amministratore unico. 2. La Corte territoriale respingeva le censure mosse con l’atto d’appello, e confermava le statuizioni del primo giudice, ritenendo accertata la penale responsabilità di entrambi gli imputati in ordine al reato continuato loro ascritto. 3. Avverso tale sentenza propongono un unico ricorso entrambi gli imputati per mezzo del comune difensore di fiducia, sollevando un unico motivo di gravame con il quale deducono violazione di legge e vizio della motivazione. Al riguardo eccepiscono che non sussiste alcuna prova della condotta dissimulatoria dello stato d’insolvenza, di cui la società Autostrade era perfettamente consapevole e si dolgono di omessa motivazione sull’elemento soggettivo. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è inammissibile in quanto basato su motivi non consentiti nel giudizio di legittimità e comunque manifestamente infondati. 2. Per quanto riguarda la sussistenza degli estremi del reato di cui all’art. 646 cod. pen., in particolare sotto il profilo della dissimulazione dello stato d’insolvenza, questa Corte da lungo tempo ha precisato che anche il silenzio serbato al momento dell’ingresso in autostrada è idoneo alla dissimulazione dello stato di insolvenza, riscontrabile pertanto nel comportamento di chi, presentandosi al casello a bordo di un’autovettura – bene che fa presumere la capacità di assolvere l’obbligo del pagamento del pedaggio in chi lo possiede – prenda in consegna il talloncino aderendo, in tal modo, all’offerta contrattuale proveniente dal gestore del servizio autostradale; ed ha ancora specificato che, quanto all’accertamento in concreto dell’esistenza della situazione di insolvenza, è sufficiente il riferimento alla dichiarata impossibilità del debitore di adempiere l’obbligazione assunta (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 10247 del 23/09/1996 Ud. (dep. 28/11/1996 ) Rv. 206286). Pertanto sono destituite di fondamento le censure sollevate dai ricorrenti in punto di dissimulazione dello stato d’insolvenza. Anche in punto di elemento soggettivo le censure dei ricorrenti sono manifestamente infondate. La Corte territoriale ha 2 specificamente motivato sul punto respingendo le doglianze sollevate con i motivi d’appello. 3. Ai sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso, l’imputato che lo ha proposto deve essere condannato al pagamento delle spese del procedimento, nonché – ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità – al pagamento a favore della Cassa delle ammende di una somma che, alla luce del dictum della Corte costituzionale nella sentenza n. 186 del 2000, si stima equo determinare in euro 1.000,00 (mille/00) ciascuno. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e ciascuno della somma di euro mille alla Cassa delle ammende. Così deciso, l’8 marzo 2016

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