Patrimonio Ambientale – Cassazione Penale 18/07/2017 N° 35179

Patrimonio ambientale – Cassazione penale 18/07/2017 n° 35179 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com

Cassazione penale

Consulta tutte le sentenze della cassazione penale

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine

Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 18/07/2017

Numero: 35179

Testo completo della Sentenza Patrimonio ambientale – Cassazione penale 18/07/2017 n° 35179:

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine 

Penale Sent. Sez. 3 Num. 35179 Anno 2017
Presidente: SAVANI PIERO
Relatore: ACETO ALDO
Data Udienza: 11/05/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Gilberti Enrico, nato a Robecco D’Oglio il 08/04/1947,
avverso la sentenza del 23/03/2015 della Corte di appello di Brescia;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Aldo Aceto;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Stefano
Tocci, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udito il difensore, avv. Carlo Melzi D’Eri!, che ha concluso chiedendo
l’accoglimento del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1.11 sig. Enrico Gilberti ricorre per l’annullamento della sentenza del
23/03/2015 della Corte di appello di Brescia che, in riforma di quella del
19/02/2014 del Tribunale di Cremona, da lui impugnata, gli ha concesso le
circostanze attenuante generiche, ha conseguentemente ridotto la pena nella
misura definitiva di quattro mesi di arresto e 2.000,00 euro di ammenda,
ribadendo nel resto la sua penale responsabilità per il reato di cui agli artt. 81,
cpv., cod. pen., 256, comma 1, lett. a) e b), d.lgs. n. 152 del 2006, a lui ascritto
perché, in qualità di gestore della raffineria TAMOIL di Cremona, con più azioni
esecutive di un medesimo disegno criminoso poste in essere in tempi diversi,
aveva stoccato e depositato in modo incontrollato in più zone (Area 1 – deposito
temporaneo TAMOIL; Area 2 – attigua al bacino di contenimento del serbatoio
E29; Area 3 – nelle immediate vicinanze e all’interno del deposito ex Foster
Wheeler ad ovest del serbatoio E29; Area 4 – a nord ovest del serbatoio E29;
area 5 – tubo di scarico al suolo presente sulla strada £209), rifiuti non pericolosi
e pericolosi derivanti dalle attività di raffinazione (zolfo camino nove, percolato
lavaggio lato vasche, lavaggi, ferro contaminato, ecc. ecc.); aveva sversato al
suolo, privo di pavimentazione e di idoneo sistema di convogliamento delle
acque, i liquidi frammisti ad idrocarburi e le sostanze altamente inquinanti
percolanti dai grossi contenitori. Il fatto è contestato come accertato in Cremona
il 26/11/2009 ed il 04/12/2009.
1.1.Con il primo motivo eccepisce, ai sensi dell’art. 606, lett. b) ed e), cod.
proc. pen., l’erronea applicazione dell’art. 256, d.lgs. n. 152 del 2006 e l’illogicità
e la contraddittorietà della motivazione.
Sulla premessa della natura necessariamente commissiva e dolosa del reato
ipotizzato, deduce che:
i) la Corte di appello ha correttamente escluso che egli avesse concorso nel
reato mediante omissione, non avendo ravvisato a suo carico la posizione di
garanzia erroneamente attribuitagli dal Tribunale sol perché gestore dell’impianto
ai sensi del d.lgs. n. 334 del 1999;
ii) altrettanto correttamente la Corte di appello ha escluso la sussistenza del
“deposito incontrollato” di cui al comma secondo dell’art. 256, d.lgs. n. 152 del
2006, avendo riconosciuto che i rifiuti avrebbero dovuto essere di lì a poco
recuperati e smaltiti ad opera dell’impresa specializza appaltatrice del servizio di
pulizia degli impianti di raffineria, operazione di regola eseguita ogni quattro/
cinque anni;
iii) manca perciò una qualsiasi spiegazione delle ragioni del suo concorso
diretto nel fatto commesso dall’impresa appaltatrice (la Petroltecnica), affermato
dalla Corte in base alla sua qualifica di direttore della raffineria e di preposto alla
sua gestione, nell’impossibilità di individuare un qualsiasi contributo materiale o
morale alla condotta altrui;
iv) la motivazione è dunque apodittica ma anche contraddittoria perché la
Corte di appello, da un lato, riconosce espressamente che della raccolta e dello
smaltimento dei rifiuti dovesse occuparsi la società appaltatrice (titolare, come
detto, del servizio di pulizia delle aree, raccolta differenziata dei rifiuti e relativo
conferimento in aree dedicate dell’impianto ovvero del loro smaltimento),
dall’altro gli attribuisce la responsabilità a titolo concorsuale in base alla sua
formale qualifica di “direttore”, reiterando – di fatto – lo stesso errore che ha
affermato di voler “emendare”;
v) tra l’altro, in quanto all’epoca (solo) preposto alla gestione (e non
direttore), non aveva alcuna attribuzione in materia di rifiuti, come risulta
evidente dalla procura speciale in atti, né alcun potere di spesa; altri (in
particolare il titolare del Servizio Interno Ambiente e Sicurezza di Tamoil
Raffinazione) avevano le competenze in materia, inoltre il contratto di appalto
per la gestione dei rifiuti era stato sottoscritto dal legale rappresentante della
società, non da lui;
vi) solo il 17/12/2009, proprio a causa dell’accertamento dei fatti per i quali
si procede, gli era stata espressamente conferita la delega alle questioni
ambientali (il che prova, sul piano logico, l’assenza di attribuzioni in tal senso in
epoca precedente, essendo evidente che a ritenere il contrario tale delega
sarebbe stata inutile);
vii) degli errori e delle omissioni poste in essere da Petroltecnica nel corso
dell’attività di gestione dei rifiuti egli non può essere ritenuto responsabile
perché produttore del rifiuto è l’appaltatore, non il proprietario dell’impianto/
committente che non si ingerisca nella gestione stessa, ingerenza che non v’è
stata, della quale non v’è traccia nella motivazione della sentenza, che anzi viene
esclusa dalla Corte di appello che gli fa carico di non essersi adoperato affinché i
rifiuti fossero debitamente e regolarmente smaltiti pur essendosi reso
personalmente conto del fatto che non lo erano stati;
viii) degli errori di Petroltecnica, titolare dell’autorizzazione allo smaltimento
dei rifiuti, non può rispondere TAMOIL che di tale autorizzazione era ovviamente
sprovvista e che proprio per questo aveva appaltato il servizio ad altra impresa.
1.2.In via subordinata, deducendo la totale assenza di danno all’ambiente
(come riconosciuto dalla stessa Corte di appello), la mancanza di dolo e la non
abitualità della condotta, chiede la applicazione della causa di non punibilità per
speciale tenuità del fatto introdotta in epoca successiva alla sentenza impugnata.
1.3.Con il terzo motivo chiede, in estremo subordine, la conversione della
pena detentiva in quella pecuniaria corrispondente.
2.Con motivi aggiunti, il ricorrente ha ulteriormente illustrato gli argomenti
già svolti a sostegno del primo motivo sotto il duplice profilo: a) della errata
applicazione della legge penale e del vizio di motivazione circa la sua
individuazione quale autore diretto del fatto; b) della errata applicazione della
legge penale e del vizio di motivazione circa la attribuzione a TAMOIL della
qualifica di “produttore del rifiuto”.

CONSIDERATO IN DIRITTO
3.11 ricorso non è manifestamente in fondato e per questo la sentenza
impugnata deve essere annullata senza rinvio perché il reato è estinto per
prescrizione.
4.In assenza di eccepito travisamento della prova, occorre prescindere,
innanzitutto, dalle inammissibili deduzioni fattuali contenute nel ricorso e nel
motivo aggiunto e stare al contenuto della motivazione della sentenza
impugnata, unico oggetto possibile della cognizione di questa Corte.
4.1.Dalla lettura della motivazione risulta che il fatto, nella sua materiale
sussistenza, non è mai stato oggetto di contestazione. Afferma la Corte di
appello, non contraddetta sul punto dal ricorrente, che risultavano stoccati e
depositati, in più zone dello stabilimento ed in maniera incontrollata, rifiuti
(pericolosi e non pericolosi) derivanti dall’attività di raffinazione, versati al suolo,
privo di pavimentazione e di idoneo sistema di convogliamento delle acque.
Secondo i Giudici distrettuali non sono state rispettate le norme che disciplinano
il cd. “deposito temporaneo” dei rifiuti, sia perché erano detenuti da tempo
(quelli non pericolosi), sia perché non selezionati e divisi per categorie omogenee
e nel rispetto delle relative norme tecniche (quelli pericolosi). Tuttavia, prosegue
la Corte territoriale, non si può sostenere l’ipotesi del deposito incontrollato
perché difetta la prova della sua natura definitiva. Non si può cioè affermare che
si tratti di una forma di smaltimento definitivo del rifiuto in considerazione
dell’appalto affidato alla Petroltecnica per il cd. turnaround, che lasciava
intendere che prima o poi si sarebbe proceduto alle operazioni di smaltimento. Si
tratta, dunque, di un “deposito preliminare” che tuttavia – come correttamente
ricorda la Corte di appello – costituisce pur sempre una forma di gestione del
rifiuto, definita come tale dall’art. 183, lett. 1), d.lgs. n. 152 del 2006 (oggi lett.
aa) e dal punto D15 dell’allegato B alla parte quarta del decreto. Quanto alla
responsabilità dell’imputato, la Corte di appello fonda la propria decisione sul
fatto che «l’accumulo illegale era stato effettuato presso la sede della società e
che detto accumulo interessato più aree e per dimensioni estese» e
che il Gilberti rivestiva all’epoca la carica di direttore della raffineria e di preposto
alla sua gestione, con conferimento dei relativi poteri. Sulla premessa che
TAMOIL è il soggetto produttore del rifiuto derivante dall’attività di manutenzione
straordinaria, il soggetto responsabile di tale produzione deve essere individuato
– affermano i Giudici distrettuali – nel Gilberti, direttore e gestore della raffineria
«che ha pieni poteri all’interno dello stabilimento, ed ha un compito direttivo,
organizzativo e gestionale (…) proprio la produzione di rifiuti conseguente a tale
straordinaria attività di manutenzione ha reso pertanto necessario il
conferimento di appalto ad altra ditta, la Petroltecnica, per l’attività di recupero e
smaltimento. Ciò tuttavia non esonera colui che conferisce i rifiuti a soggetti terzi
(individuabile nel Gilberti per la carica direttiva rivestita) dall’obbligo di accertare
che i rifiuti medesimi siano debitamente smaltiti con operazioni regolari, con la
conseguenza che l’inosservanza di tale regola di cautela imprenditoriale (…) è
idonea a configurare la responsabilità per il reato di illecita gestione dei rifiuti in
concorso con coloro che li hanno ricevuti; va inoltre evidenziato che l’enorme
mole di rifiuti prodotti con il cd. tumaround era illecitamente accumulata
all’interno dello stabilimento stesso, di cui, come detto, direttore e gestore è il
Gilberti, e dunque le attività svolte cadevano sotto la diretta percezione dello
stesso, e l’imputato aveva dunque a maggior ragione responsabilità diretta
rispetto a ciò che avveniva sotto la sua diretta percezione, ed in maniera assai
evidente, dato che imponeva al Gilberti l’onere di intervenire, avendone i relativi
poteri, affinché le operazioni si svolgessero in modo conforme alle disposizioni
normative».
4.2.Tanto premesso, non v’è dubbio alcuno che i rifiuti oggetto di
contestazione sono derivati dall’attività di manutenzione straordinaria degli
impianti condotta dalla TAMOIL che aveva appaltato a Petroltecnica il servizio di
raccolta e smaltimento dei rifiuti stessi. TAMOIL, dunque, era produttore e
detentore del rifiuto, secondo la definizione data dall’art. 183, comma 1, lett. b e
c, (oggi lett. f ed h), d.lgs. n. 152 del 2006, sottoposto agli oneri di cui al
successivo art. 188, secondo il quale (nella formulazione all’epoca vigente) «1.
Gli oneri relativi alle attività di smaltimento sono a carico del detentore che
consegna i rifiuti ad un raccoglitore autorizzato o ad un soggetto che effettua le
operazioni di smaltimento, nonché dei precedenti detentori o del produttore dei
rifiuti. 2. Il produttore o detentore dei rifiuti speciali assolve i propri obblighi con
le seguenti priorità: a) autosmaltimento dei rifiuti; b) conferimento dei rifiuti a
terzi autorizzati ai sensi delle disposizioni vigenti; c) conferimento dei rifiuti ai
soggetti che gestiscono il servizio pubblico di raccolta dei rifiuti urbani, con i
quali sia stata stipulata apposita convenzione; d) utilizzazione del trasporto
ferroviario di rifiuti pericolosi per distanze superiori a trecentocinquanta
chilometri e quantità eccedenti le venticinque tonnellate; e) esportazione dei
rifiuti con le modalità previste dall’articolo 194. 3. La responsabilità del detentore
per il corretto recupero o smaltimento dei rifiuti è esclusa: a) in caso di
conferimento dei rifiuti al servizio pubblico di raccolta; b) in caso di conferimento
dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attività di recupero o di smaltimento, a
condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all’articolo 193
controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di
conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla scadenza del predetto
termine abbia provveduto a dare comunicazione alla provincia della mancata
ricezione del formulario. Per le spedizioni transfrontaliere di rifiuti tale termine è
elevato a sei mesi e la comunicazione è effettuata alla regione. 4. Nel caso di
conferimento di rifiuti a soggetti autorizzati alle operazioni di raggruppamento,
ricondizionamento e deposito preliminare, indicate rispettivamente ai punti D 13,
D 14, D 15 dell’Allegato B alla parte quarta del presente decreto, la
responsabilità dei produttori dei rifiuti per il corretto smaltimento è esclusa a
condizione che questi ultimi, oltre al formulario di trasporto di cui al comma 3,
lettera b), abbiano ricevuto il certificato di avvenuto smaltimento rilasciato dal
titolare dell’impianto che effettua le operazioni di cui ai punti da D 1 a D 12 del
citato Allegato B. Le relative modalità di attuazione sono definite con decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio che dovrà anche determinare le
responsabilità da attribuire all’intermediario dei rifiuti».
4.3.Con i motivi di appello era stata posta la specifica questione della
responsabilità esclusiva di Petroltecnica, in quanto impresa specializzata e
autorizzata allo smaltimento di rifiuti, incaricata della raccolta dei rifiuti, della
loro differenziazione e del loro stoccaggio in aree dedicate indicate da TAMOIL in
vista del loro smaltimento. Sicché, si eccepiva, delle negligenze dell’impresa non
può essere ritenuta responsabile la TAMOIL.
4.4.Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, il produttore o il
detentore dei rifiuti è esonerato dalle proprie responsabilità solo se conferisce il
rifiuto al terzo autorizzato, gravando su di lui l’onere di accertarsi che il terzo sia
effettivamente titolare della relativa autorizzazione (Sez. 3, n. 18038 del
27/03/2007, Angelillo, Rv. 236499, secondo cui nel caso in cui il soggetto
ricevente il rifiuto non sia in possesso della prescritta autorizzazione, o sia
autorizzato a ricevere rifiuti diversi da quelli oggetto di conferimento, il
produttore e il detentore del rifiuto rispondono a titolo di concorso del reato di
cui all’art. 51, comma primo, D.Lgs. n. 22 del 1997, oggi sostituito dall’art. 256
D.Lgs. n. 152 del 2006, atteso che su questi grava l’obbligo di verifica della
esistenza e regolarità della citata autorizzazione; Sez. 3, n. 29727 del
04/06/2013, Amadardo, Rv. 255876, secondo cui colui che conferisce i propri
rifiuti a soggetti terzi per il recupero o lo smaltimento ha il dovere di accertare
che questi ultimi siano debitamente autorizzati allo svolgimento delle operazioni,
con la conseguenza che l’inosservanza di tale regola di cautela imprenditoriale è
idonea a configurare la responsabilità per il reato di illecita gestione di rifiuti in
concorso con coloro che li hanno ricevuti in assenza del prescritto titolo
abilitativo; nello stesso senso anche Sez. 3, n. 13025 del 17/12/2013, dep.
2014, n.m.). Il produttore/detentore dei rifiuti conferiti non risponde, pertanto,
del modo eventualmente illecito con cui il terzo autorizzato li smaltisce, sempre
che abbia ricevuto il formulario di trasporto o il certificato di avvenuto
smaltimento del rifiuto. Al di là di questi casi, il produttore/detentore del rifiuto
non risponde del modo con cui il terzo gestisce il servizio di smaltimento e delle
eventuali inosservanze delle prescrizioni contenute o richiamate
nell’autorizzazione, non essendo egli costituito garante. E’ piuttosto vero il
contrario, avendo affermato questa Corte che il titolare dell’autorizzazione allo
svolgimento delle operazioni di recupero dei rifiuti prodotti da terzi è
responsabile penalmente di inosservanza delle relative prescrizioni (art. 256,
comma quarto, D.Lgs. n. 152 del 2006), pur se l’attività di recupero sia gestita
direttamente dal terzo (Sez. 3, n. 5346 del 12/01/2011, Massucco, 249567).
4.5.Nel caso di specie, come detto, è certo che Politecnica fosse in possesso
dell’autorizzazione allo smaltimento dei rifiuti oggetto del servizio appaltato
(raccolta e smaltimento). Sicché la questione posta con l’appello riguardava la
specifica responsabilità di TAMOIL per il deposito dei rifiuti oggetto di
contestazione; questione che, a sua volta, doveva essere risolta mediante una
puntuale ricostruzione della vicenda onde comprendere il momento in cui i rifiuti
dovevano considerarsi “conferiti” alla Petroltecnica. Se, infatti, come sostiene il
ricorrente, competeva a quest’ultima procedere direttamente alla loro raccolta e
sistemazione nelle aree, è evidente che alcuna responsabilità può essere
attribuita a TAMOIL del modo con cui l’impresa appaltatrice del servizio aveva
agito; se, invece, come adombrava il Giudice di primo grado, doveva essere
TAMOIL a individuare le aree di stoccaggio nelle quali mettere a disposizione i
rifiuti, è evidente che il deposito contestato costituisce attività esclusiva del
produttore a lui positivamente e direttamente riconducibile.
4.6.Di questo passaggio motivazionale, però, non c’è traccia nella
motivazione che attribuisce senz’altro la responsabilità alla Tamoil e, per essa, al
direttore dello stabilimento.
4.7.Le considerazioni che precedono rendono il ricorso non manifestamente
infondato, con quanto ne consegue in tema di corretta instaurazione del rapporto
di impugnazione e del conseguente decorso del termine di prescrizione maturato,
avuto riguardo alle sospensioni del dibattimento, il giorno 09/08/2015.
4.8.Ne consegue che la sentenza impugnata deve essere annullata senza
rinvio perché il reato è estinto per prescrizione.

P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per
prescrizione.
Così deciso in Roma, il 05/05/2017.

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine