Pagamento Parziale Della Pena – Cassazione Penale 06/04/2017 N° 17228

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione Penale

Sezione: Sezione III

Data: 06/04/2017

Numero: 17228

Testo completo della Sentenza Pagamento parziale della pena – Cassazione Penale 06/04/2017 n° 17228:

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Penale Sent. Sez. 3 Num. 17228 Anno 2017
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: ANDRONIO ALESSANDRO MARIA
Data Udienza: 03/11/2016

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Ghidini Giovanni Battista, nato a Brescia il 25 giugno 1966
avverso l’ordinanza del Tribunale di Brescia del 17 novembre 2015
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Alessandro M. Andronio;
letta la requisitoria del pubblico ministero, in persona del sostituto procuratore
generale Ciro Angelillis, che ha concluso per l’annullamento con rinvio dell’ordinanza
impugnata.

RITENUTO IN FATTO
1. – Con ordinanza del 17 novembre 2015, il Tribunale di Brescia, in funzione di
giudice dell’esecuzione, ha rigettato l’opposizione avverso l’ordinanza del medesimo
Tribunale di rigetto dell’istanza di declaratoria di estinzione delle pene pecuniarie per
decorso del tempo ex 173 cod. pen., in relazione alle sentenze di condanna del Tribunale
di Cremona n. 525 del 2001 e del Tribunale di Brescia nn. 569 del 2002 e 1978 del 2004.
Il giudice dell’esecuzione rileva che vi erano stati alcuni pagamenti volontari e che
la durata temporale dell’attività di recupero coattivo è irrilevante ai fini della prescrizione
della pena, purché il recupero abbia effettivamente avuto inizio. Afferma, inoltre, di non
condividere l’interpretazione data dal Tribunale di Milano con un’ordinanza del 7 novembre
2011 – richiamata dalla difesa – nel senso della inidoneità della notificazione della cartella
esattoriale ai fini dell’interruzione del termine di prescrizione della multa.
2. – Avverso l’ordinanza l’interessato ha proposto ricorso per cassazione,
lamentando, in primo luogo, l’erronea applicazione dell’art. 173 cod. pen e la manifesta
illogicità della motivazione. Quanto alla sentenza del Tribunale di Cremona n. 525 del
2001, l’interessato aveva provveduto al parziale pagamento dell’ammenda mediante il
versamento di dieci rate, l’ultima delle quali pagata il 3 aprile 2006; vi era stata la
successiva emissione di un ruolo coattivo per la somma di euro 10.000,00, il 29 novembre
2010. Per quanto riguarda la sentenza n. 569 del 2002 del Tribunale di Brescia, vi era
stato un pagamento rateale cessato il 5 ottobre 2006, con l’emissione di un ruolo
esecutivo, per la somma di euro 11.333,29, in data 20 settembre 2012. Per la sentenza
del Tribunale di Brescia n. 1978 del 2004, vi era stato solo il pagamento di alcune rate,
l’ultima delle quali in data 5 ottobre 2006, senza emissione di un ruolo esecutivo. La difesa
sostiene che la notificazione del ruolo è inidonea ad interrompere la prescrizione della
pena pecuniaria, in mancanza di espressa previsione normativa in tal senso; anzi, alla
disciplina dettata in materia di prescrizione della pena non possono essere applicate cause
di sospensione o interruzione della prescrizione.
CONSIDERATO IN DIRITTO
3. – Il ricorso è infondato.
3.1. – Come evidenziato da parte della dottrina, deve ritenersi, in mancanza di
espressa previsione normativa, che la disciplina dettata in materia di prescrizione della
pena non contempli cause di sospensione od interruzione; non esistono, infatti, in tale
ambito disposizioni corrispondenti agli artt. 159 e 160, i uali devono intendersi come
riferiti alla sola prescrizione del reato. In relazione all’estinzione della pena per decorso del
tempo, rileva, dunque, quale fatto impeditivo, il solo momento dell’inizio dell’esecuzione, a
partire dal quale le concrete modalità e le concrete tempistiche dell’esecuzione stessa
risultano irrilevanti. In altri termini, l’inizio dell’esecuzione è sufficiente ad evitare
l’estinzione della pena e nessuna rilevanza – in mancanza di una previsione legislativa in
tal senso – assume la circostanza se tale inizio sia avvenuto coattivamente o con la
collaborazione del condannato. Anche quanto alla pena pecuniaria, dunque, deve ritenersi
che l’effettuazione del pagamento, anche parziale, ne impedisca l’estinzione,
indipendentemente dalla circostanza se a tale pagamento parziale seguano altri pagamenti
fino al completo adempimento del debito. Il pagamento parziale preclude perciò, in via
definitiva, l’estinzione della pena per decorso del tempo; con la conseguenza che
l’eventuale successiva notificazione di una cartella esattoriale per la somma residua risulta
irrilevante a tal fine.
3.2. – Nel caso di specie, è pacifico in atti che, quanto alla sentenza del Tribunale di
Cremona n. 525 del 2001, divenuta definitiva il 9 ottobre 2002, vi sia stato un parziale
pagamento dell’ammenda da parte dell’interessato mediante il versamento di alcune rate,
l’ultima delle quali pagata il 3 aprile 2006, e che vi era stata la successiva emissione di un
ruolo coattivo (il 29 novembre 2010) per la somma residua. E anche in relazione alle
condanne di cui alle sentenze del Tribunale di Brescia (nn. n. 569 del 2002 e 1978 del
2004, divenute definitive, rispettivamente, il 26 novembre 2003 il 12 ottobre 2004) vi
erano stati pagamenti rateali parziali, fino al 5 ottobre 2006. Per tali ultime condanne, del
resto, vi erano stati provvedimenti di rateazione del magistrato di sorveglianza in data 10
febbraio 2005 (come risulta da una nota dell’ufficio recupero crediti del Tribunale di
Brescia del 21 maggio 2015) Proprio in forza di tali provvedimenti, l’interessato aveva
cominciato a effettuare i pagamenti rateali poi interrotti. Ne deriva che le pene pecuniarie
non si sono estinte, perché i primi pagamenti erano stati effettuati ben prima del decorso
del termine quinquennale di estinzione di cui all’art. 173 cod. pen., da computarsi a partire
dall’irrevocabilità delle relative sentenze. Ed essendo l’esecuzione già iniziata, con la
collaborazione dello stesso condannato, non assumono alcuna rilevanza né la circostanza
che questo abbia poi smesso di pagare, né eventuali ulteriori atti esecutivi successivi.
4. – Il ricorso, conseguentemente, deve essere rigettato, con condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, il 3 novembre 2016.

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