Omicidio Colposo – Cassazione Penale 23/03/2017 N° 14606

Omicidio colposo – Cassazione penale 23/03/2017 n° 14606 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com

Cassazione penale

Consulta tutte le sentenze della cassazione penale

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine

Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione IV

Data: 23/03/2017

Numero: 14606

Testo completo della Sentenza Omicidio colposo – Cassazione penale 23/03/2017 n° 14606:

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine 

Penale Sent. Sez. 4 Num. 14606 Anno 2017
Presidente: BIANCHI LUISA
Relatore: TANGA ANTONIO LEONARDO
Data Udienza: 15/02/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da
SEBER Silvano, nato a Cavalese (TN) il 26/04/1964 ;
avverso la sentenza n. 377/15 del giorno 02/12/2015, della Corte di Appello di
Trento;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Antonio Leonardo Tanga;
udite le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
Generale Antonio Balsamo, che ha concluso per il rigetto del ricorso;
udite le richieste del primo difensore dell’imputato, avv. Fausto Biagio Giunta,
del Foro di Firenze, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso;
udite le richieste del secondo difensore dell’imputato, avv. Monica Baggia, del
Foro di Trento, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso, associandosi alle
conclusioni del primo difensore.

RITENUTO IN FATTO
1. Seber Silvano veniva tratto a giudizio per rispondere del reato di
cui all’art. 589 c.p. perché, legale rappresentante, amministratore delegato,
responsabile della sicurezza dei tracciati delle piste di sci gestite dalla società
ALPE CERMIS s.p.a., per negligenza, imprudenza ed imperizia cagionava la
morte di Cossalter Alexander. In particolare il Cossalter sciatore dotato di
regolare abbonamento che lo abilitava ad utilizzare le piste da sci della
predetta società, mentre scendeva lungo la pista “SALERA” indossando un casco
a protezione del capo, perdeva il controllo degli sci e delle conseguenti
traiettorie, gli si staccava uno sci e cadeva a terra andando ad impattare con la
testa un masso non protetto situato nei pressi del bordo della pista •stessa,
previa rottura del casco indossato dallo sciatore. Colposamente l’imputato, tra le
altre condotte colpose, non provvedeva ad adottare misure di facile attuazione,
idonee a segnalare adeguatamente il bordo della pista e la presenza del masso,
apprestare delle protezioni, per eliminare il rischio di impatto degli sciatori contro
lo stesso o eliminare la presenza dello stesso, che invece era situato in posizione
tale da risultare prevedibile un possibile urto, con gravi conseguenze per gli
sciatori. A seguito dell’incidente il Cossalter riportava trauma cranico che ne
determinava il decesso. Fatti commessi in Cavalese il 31/12/2012.
1.1. Con sentenza in data 18/09/2014 il GUP del Tribunale di Trento,
all’esito del giudizio abbreviato, dichiarava Seber Silvano colpevole del reato
ascritto e, con la concessione delle attenuanti generiche e del risarcimento del
danno, lo condannava alla pena di mesi 2 e giorni 20 di reclusioné; pena
sostituita da C 20.000 di multa.
1.2. Con la sentenza n. 377/15 del giorno 02/12/2015, la Corte di
Appello di Trento, adita dall’imputato, confermava la sentenza di primo grado.
2. Avverso tale sentenza di appello, propone ricorso per cassazione
Seber Silvano, a mezzo del proprio difensore, lamentando (in sintesi giusta il
disposto di cui all’art.173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.):
I) travisamento della prova, risultante da atti specificatamente
indicati, in ordine alla ricostruzione del contenuto dell’autorizzazione all’utilizzo
della pista da sci “SALERA” (art. 606, lett. e, c.p.p.); violazione della legge
penale con riferimento alla ricostruzione della posizione di garanzia (art. 606,
lett. b, c.p.p.); apparenza della motivazione (art. 606, lett. e, c.p.p.). Deduce
l’erronea trasposizione e interpretazione della Determinazione del Dirigente
della PAT n. 96 del 2 dicembre 2010 la quale, diversamente da quanto
affermato dai giudici del merito, specifica che, a differenza degli ostacoli
artificiali, gli ostacoli naturali rientrano nello spettro delle fonti di pericolo di cui
è garante il gestore dell’impianto solo se presenti su una rampa, in quanto
porzione esterna alla pista ma sciabile, non anche quando si tratta di pericoli
esterni all’area sciabile, rispetto ai quali la tutela dello sciatore è rimessa alla sua
stessa prudenza e perizia. Sostiene che tale assunto è confermato dalle linee
guida concernenti “Le piste da sci e la gestione di un’area sciabile – Le regole di
comportamento degli sciatori”, emanate nell’agosto 2007 dalla Provincia
Autonoma di Trento. Afferma che, alla stregua di quanto precede, il sasso contro
il quale è andato ad impattare il Cossalter si trovava ad un metro dal bordo della
pista, dunque al di fuori di questa e costituiva il più esemplare dei pericoli tipici,
rispetto ai quali cessa la posizione d’obbligo del gestore e inizia il dovere di
diligenza dello sciatore che deve adeguare la sua discesa alle sua capacità e alle
condizioni della pista e dei luoghi circostanti, anche in considerazione della
fisiologica presenza di sassi intorno alla pista sul versante della montagna;
II) violazione della legge penale con riferimento all’istituto della colpa
(art. 606, lett. b, c.p.p.); mancanza della motivazione in punto di colpa e con
riferimento alle dichiarazioni di Dalnnaso e Tomasini (art. 606, lett. e, .c.p.p.).
Deduce che, nel caso di specie è pacifico che lo sfortunato sciatore sia uscito di
pista, non sciando, ma a seguito di una rovinosa caduta avvenuta nella pista per
un suo errore e tale tragico epilogo rientra nell’area del rischio consentito, che
l’ordinamento accolla agli sciatori.

CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Il ricorso è fondato nei limiti e termini di cui appresso.
3.1. I relativi motivi son da trattarsi congiuntamente poiché
logicamente avvinti.
4. La impugnata sentenza è pervenuta alla condanna dell’iMputato
sul presupposto, ritenuto “dirimente”, che la Determinazione del Dirigente della
PAT n. 96 del 2 dicembre 2010 richiederebbe al titolare dell’autorizzazione
all’esercizio della pista di «adottare.. .le misure che dall’esperienza e da
ragionevoli considerazioni risultino necessarie a tutelare l’integrità fisica
dell’utente sciatore, avuto riguardo della situazione dei luoghi, delle mutevoli
condizioni di innevamento della pista e delle sue adiacenze In particolare
dovranno essere messe in atto tutte le misure per prevenire quelle situazioni
nelle quali la fonte di pericolo non possa essere colta dall’utente, anche facendo
uso della ordinaria diligenza. Dovranno, in ogni caso, essere osservate le
seguenti prescrizioni di ordine generale….. sulle rampe che per pendenza o per
presenza sulle stesse di sassi, ceppaie o altre insidie che possono configurare
situazioni di pericolo in caso di uscita di pista, devono essere allestiti degli idonei
apprestamenti di sicurezza che comunque non dovranno mai ridurre la larghezza
del piano sciabile».
5. Deve osservarsi che il gestore della pista da sci è certamente
titolare di una posizione di garanzia, in forza della quale può essere chiamato a
rispondere dei reati di omicidio o lesioni colposi, per non aver impedito la
verificazione dell’evento lesivo – nella specie la morte di uno sciatore – che aveva
l’obbligo giuridico di impedire, sempre che sia possibile muovergli un rimprovero
a titolo di colpa.
5.1. L’obbligo di garanzia del gestore trova oggi fondamento anche
nella legge n. 363/2003 che, nel dettare “norme in materia di sicurezza nella
pratica degli sport invernali da discesa e da fondo”, agli artt. 3 e ss. individua gli
obblighi dei gestori delle aree sciabili. La normativa prevede, in particolare, che
«í gestori assicurano agli utenti la pratica delle attività sportive e ricreative in
condizioni di sicurezza…i gestori hanno l’obbligo di proteggere gli utenti da
ostacoli presenti lungo le piste mediante l’utilizzo di adeguate protezioni degli
stessi e segnalazioni della situazione di pericolo».
5.2. Da ciò emerge che al di fuori dell’ambito della pista, il gestore
non ha alcun potere di dominio sulle possibili fonti di pericolo per i terzi, né alcun
potere di organizzazione, intervento e vigilanza su di esse, con la consèguenza
che egli non ha alcun obbligo di attivarsi per impedire il verificarsi di eventi lesivi
nei confronti di soggetti terzi. Non è configurabile, quindi, in capo al gestore
dell’area sciabile, alcun obbligo di protezione nei confronti degli sciatori che
abbiano abbandonato la pista battuta, volontariamente, o anche erroneamente e
inconsapevolmente, ad esempio per eccessiva velocità o per disattenzione, e si
siano trovati fuori pista. Il terreno innevato che si trova fuori della pista da sci,
infatti, è estraneo al controllo del gestore della stessa, con la conseguenza che
questi non è garante dei beni giuridici esposti ad eventuali pericoli che quel
terreno possa presentare.
5.3. Ne consegue che la protezione dello sciatore cessa ai bordi della
pista, specie quando questa -come nel caso che occupa- sia sufficientemente
larga da consentire un percorso in sicurezza, non potendo certo ritenersi che
tutto il percorso debba essere contornato da reti di protezione, cosa non prevista
neppure dalla citata determina dirigenziale PAT.
5.4. Il gestore deve, allora, prevenire quei pericoli fisicamente esterni
alle piste, ma a cui si può andare incontro in caso di uscita di pista solamente
qualora la situazione dei luoghi renda altamente probabile che si fuoriesca dalla
pista battuta, per la conformazione naturale del percorso (cfr. Sez. 4, n. 27861
del 20/04/2004 Ud. -dep. 21/06/2004- Rv. 229073).
5.5. Se, però, è vero che l’obbligo di protezione riguarda anche i
pericoli atipici, cioè quelli che lo sciatore non si attende di trovare, divers’i quindi
da quelli connaturati a quel quid di pericolosità insito nell’attività, deve,
altrettanto certamente, escludersi che un tale obbligo di protezione si possa
dilatare sino a comprendervi i c.d. pericoli esterni se non quelli derivanti da una
fuoriuscita “altamente probabile” dalla pista (v. anche sez. fer., n. 37267 del
13/08/2015).
6. Nel caso in esame il giudice del merito, in riferimento alla
determina dirigenziale citata, ha affermato «Con tali disposizioni era, quindi,
fatto obbligo al titolare dell’autorizzazione di considerare e prevenire gli eventuali
pericoli, non solo della pista, ma anche delle sue “adiacenze”, di porre in essere
tutte le cautele necessarie a fugare rischi che l’utente non potesse cogliere
anche facendo uso della normale diligenza e, in particolare, di predisporre sulle
rampe di discesa quei presidi di sicurezza che, in ragione della presenza di sassi,
potessero configurare situazioni di pericolo “in caso di uscita di pista”».
6.1. In tal modo ha, erroneamente collegato il termine “adiacenze”
all’obbligo di garanzia mentre quel termine era da considerarsi connesso alle sole
condizioni di innevamento; difatti la frase “avuto riguardo della situazione dei
luoghi, delle mutevoli condizioni di innevamento della pista e delle sue
adiacenze” non appare consentire diversi e più estesi significati.
6.2. Quanto alla definizione di “pista da sci”, essa deve derivarsi dal
regolamento di esecuzione della L.P. 7/87, il quale, all’art. 17 afferma “Per pista
si intende il tracciato o percorso normalmente accessibile, preparato, dotato di
segnaletica di controllo”; mentre per “rampe” dovranno intendersi i percorsi
innevati e sciabili, limitrofi e serventi le piste da sci. Non pare in dubbio che
l’evento in parola si sia verificato al di fuori sia della pista sia delle rampe
limitrofe.
7. Alla luce delle considerazioni sopra svolte, appare corretto
riconoscere in capo al gestore l’obbligo di recintare la pista ed apporre idonee
segnaletiche e protezioni, o in alternativa rimuovere possibili fonti di rischio,
anche esterne al tracciato, ma solo in presenza di un pericolo determinato dalla
conformazione dei luoghi che determini l’elevata probabilità di un’uscita di pista
dello sciatore, mentre apparirebbe eccessivo (e concretamente inesigibile)
pretendere dal gestore che tutta la pista sia recintata oppure che tutti i massi ed
i pericoli situati nelle sue prossimità siano rimossi.
8. Conclusivamente, una volta emersa l’incompleta coerenza logica
della sentenza impugnata, deve procedersi con l’annullamento della stessa con
rinvio per nuovo esame alla Corte di Appello di Bolzano.

P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo esame alla Corte
di Appello di Bolzano.
Così deciso il 15/02/2017

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine