Obbligo Giuridico – Cassazione Penale 17/10/2016 N° 43861

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione IV

Data: 17/10/2016

Numero: 43861

Testo completo della Sentenza Obbligo giuridico – Cassazione penale 17/10/2016 n° 43861:

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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
ASELETI MASSIMILIANO nato il 22/01/1970 a ROMA
avverso la sentenza del 18/11/2014 della CORTE APPELLO di ROMA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 06/10/2016, la relazione svolta dal Consigliere
EUGENIA SERRAO
Udito il Procuratore generale in persona del dott. SANTE SPINACI
che ha concluso per il rigetto del ricorso;
Udito, per le parti civili Saulino, l’Avv. Palo Damiano, che ha concluso per la
conferma della sentenza impugnata;
Udito, per la parte civile Torre, l’Avv. Enrico Castaldi, che ha concluso per la
conferma della sentenza impugnata;
Udito il difensore, Avv. Roberto Verdecchia, che ha concluso per l’accoglimento
del ricorso;
RITENUTO IN FATTO
1. Con la sentenza in epigrafe, la Corte di Appello di Roma ha riformato
limitatamente al trattamento sanzionatorio la pronuncia di condanna emessa, a
seguito di giudizio abbreviato, dal Tribunale di Roma nei confronti di Aseleti
Massimiliano, imputato (unitamente al padre Aseleti Angelo, nei cui confronti il
processo si è concluso con sentenza ai sensi dell’art.444 cod.proc.pen.) del reato
di omicidio colposo per aver cagionato il 18 febbraio 2010 la morte di Torre Paolo
e Saulino Daniela, ai quali aveva locato, in qualità di comodatario, l’immobile sito
in Roma, via dei Quintili 245; l’immobile era dotato di caldaia non a norma di
legge, sia perché il locale di installazione era privo di aperture di ventilazione sia
perchè il sistema di scarico dei fumi aveva geometria inadeguata e tale da
provocare reflusso di gas tossico.
2. Massimiliano Aseleti ricorre per cassazione censurando la sentenza
impugnata per violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento alla
individuazione a suo carico della posizione di garanzia. Premessa la necessità che
la posizione di garanzia sia correlata all’effettivo potere di proteggere determinati
beni giuridici o di controllare fonti di pericolo, il ricorrente deduce che, in sede di
merito, è risultato che l’immobile locato alle vittime era stato amministrato e
gestito esclusivamente dal proprietario Aseleti Angelo, che aveva di fatto
continuato a gestirlo anche dopo l’unilaterale stipula del contratto di comodato in
favore del figlio Massimiliano. Il proprietario aveva, infatti, stipulato il contratto
di locazione con le vittime due giorni dopo la sottoscrizione e l’inoltro al figlio a
mezzo lettera raccomandata del contratto di comodato, senza che Massimiliano
Aseleti fosse stato in alcuna occasione immesso nel possesso dell’immobile.
Difettano, secondo il ricorrente, i presupposti della cooperazione colposa nel
delitto, che presuppone la reciproca consapevolezza da parte dei concorrenti
della convergenza delle relative condotte verso un identico scopo. Con un
secondo motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art.11
d.P.R. 26 agosto 1993, n.412 e vizio di motivazione in merito al subentro di
Aseleti Massimiliano nella posizione di garanzia; la norma richiamata, si assume,
non esonera il proprietario da ogni responsabilità connessa all’impianto termico a
servizio dell’immobile e, per altro verso, richiama la figura dell’occupante quale
soggetto deputato all’esercizio, alla manutenzione ed alle verifiche periodiche
dell’impianto.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il secondo motivo di ricorso, in quanto inammissibile, viene esaminato
con priorità. Trattasi di censura manifestamente infondata laddove è stata
dedotta la violazione di legge, posto che si invoca la corretta applicazione del
«Regolamento recante norme per la progettazione, l’installazione, l’esercizio e la
manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei
consumi di energia», dunque una normativa dettata con l’obiettivo di ridurre il
consumo energetico, in quanto tale inidonea ad integrare il precetto penale che
tutela il bene della vita da condotte od omissioni dirette a sopprimerlo. La
censura inerente al vizio di motivazione sul medesimo punto è inammissibile in
quanto è stata proposta per la prima volta in fase di legittimità,. E secondo
quanto, anche recentemente, affermato da questa Suprema Corte, la regola
ricavabile dal combinato disposto degli artt.606, comma 3, e 609, comma 2, cod.
proc. pen., dispone che non possano essere dedotte in cassazione questioni non
prospettate nei motivi di appello, a meno che si tratti di questioni rilevabili
d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio o di questioni che non sarebbe stato
possibile dedurre in grado di appello. Tale regola trova il suo fondamento nella
necessità di evitare che possa sempre essere dedotto un difetto di motivazione
della sentenza di secondo grado con riguardo ad un punto del ricorso non
sottoposto al controllo della Corte di Appello, in quanto non devoluto con
l’impugnazione (Sez.4, n.10611 del 4/12/2012, dep. 7/03/2013, Bonaffini,
Rv.256631). Dalla lettura di tali disposizioni in combinato disposto con l’art.609,
comma 1, cod. proc. pen., che limita la cognizione di questa Corte ai motivi di
ricorso consentiti, si evince l’inammissibilità delle censure che non siano state,
pur potendolo essere, sottoposte al giudice di appello, la cui pronuncia sarà
inevitabilmente carente con riguardo ad esse (Sez. 5, n.28514 del 23/04/2013,
Grazioli Gauthier, Rv. 255577; Sez.2, n.40240 del 22/11/2006, Roccetti,
Rv.235504; Sez.1, n.2176 del 20/12/1993, dep. 1994, Etzi, Rv.196414).
2. Il primo motivo di ricorso è infondato.
2.1. Il giudice di primo grado aveva espresso il giudizio di responsabilità
dell’imputato dopo aver accertato che, alla data dell’evento, Massimiliano Aseleti
risultava comodatario dell’immobile in virtù di contratto datato 27 febbraio 2007
nonché cointestatario, unitamente al padre, del conto corrente sul quale
confluivano gli accrediti dei canoni di locazione, dunque fruitore del reddito
prodotto dall’immobile. In base al rilievo che l’imputato fosse destinatario dei
canoni di locazione in quanto titolare del rapporto di comodato, il giudice di
primo grado aveva desunto che egli avesse assunto nel rapporto con i conduttori
una specifica posizione di garanzia correlata all’esercizio del diritto di proprietà.
2.2. Nella sentenza impugnata, la Corte di merito ha affermato che «dal
contratto di comodato intervenuto tra padre e figlio discende una inequivocabile
posizione di garanzia…quel comodato era il presupposto logico e giuridico per il
successivo contratto di locazione tra le povere vittime e l’odierno prevenuto i cui
canoni di locazione confluivano nel patrimonio dell’odierno imputato».
3. Si pone qui la questione, sia sotto il profilo della violazione di legge che
del vizio di motivazione, se la suestesa motivazione sia legittima e satisfattiva a
fronte della deduzione, già svolta nell’atto di appello, secondo la quale
Massimiliano Aseleti non si era occupato della gestione né dell’amministrazione
dell’immobile, avendo l’istruttoria dimostrato che l’immobile era di fatto rimasto
nella piena disponibilità del padre, proprietario e comodante.
3.1. Occorre, in primo luogo, considerare che nel diritto dei contratti, dal
quale il giudice penale mutua l’aspetto descrittivo dell’obbligo di fonte negoziale
da cui si origina la posizione di garanzia del comodatario, le obbligazioni di
quest’ultimo si atteggiano in due modi: come obblighi di manutenzione e come
obblighi di custodia. In particolare, in base all’art.1808 cod. civ., gravano sul
comodatario gli obblighi di manutenzione ordinaria dell’immobile; in base
all’art.1804 cod. civ., il comodatario è tenuto a custodire il bene con la diligenza
del buon padre di famiglia. Si tratta di obblighi che regolano il rapporto
contrattuale ed, al contempo, delineano l’ambito della responsabilità del
comodatario nei confronti dei terzi.
3.2. Escluso che l’attività d’installazione di un impianto di riscaldamento o di
una parte di esso, quale la caldaia, possa ritenersi attività di ordinaria
manutenzione gravante sul comodatario, ne deriva sotto tale profilo l’estraneità
della condotta contestata nel presente processo (concretata dall’omessa
predisposizione di un idoneo sistema di areazione all’interno dell’appartamento e,
comunque, dall’installazione di una caldaia non conforme alle norme di
sicurezza) agli obblighi gravanti sul ricorrente in virtù del contratto di comodato.
3.3. La correttezza della decisione deve, dunque, essere verificata alla luce
del diverso modo in cui si atteggiano le obbligazioni del comodatario in quanto
custode del bene. Nella giurisprudenza della Corte di Cassazione civile (Sez. III
civile n.13363 del 30/06/2015, Rv. 635801) sia il comodatario che il comodante
rispondono nei confronti dei terzi in quanto custodi del bene. Su tale premessa,
il dato della sottoscrizione del contratto di locazione da parte del comodatario
rappresenta indice rilevante dell’acquisto dell’obbligo di custodia da parte del
comodatario nei confronti del conduttore; contrariamente a quanto dedotto nel
ricorso, dalla lettura della sentenza di primo grado emerge, infatti, che il
contratto di locazione fosse stato sottoscritto dall’imputato Massimiliano Aseleti e
non dal padre di quest’ultimo.
4. Non è inutile ricordare che l’assunzione di una «posizione di garanzia»
può trarre anche origine da una situazione di fatto o da un atto di volontaria
determinazione, tali da fondare il dovere di intervento. Con l’ovvia precisazione
che la posizione di garanzia richiede l’esistenza in capo al garante di poteri
impeditivi dell’evento, i quali, peraltro, possono essere anche diversi e di minore
efficacia rispetto a quelli direttamente e specificamente volti ad impedire il
verificarsi dell’evento: nel senso che è necessario e sufficiente che il garante
abbia il potere, con la propria condotta, di indirizzare il decorso degli eventi
proiettandoli verso uno sviluppo atto ad impedire la lesione del bene giuridico da
lui preso in carico, esercitando, quindi, i poteri da lui esigibili anche laddove
questi non siano da soli impeditivi dell’evento (Sez.4, n.31241 del 23/06/2015,
Salvia, n.m.; Sez.4, n.38991 del 10/06/2010, Quaglierini, Rv. 248849).
4.1. Il rapporto di custodia con la cosa che dia luogo all’evento lesivo
postula, infatti, l’effettivo potere sulla cosa, e cioè la disponibilità giuridica e
materiale della stessa che comporti il potere – dovere di intervento su di essa, e
che compete al proprietario o anche al possessore o detentore….ove la custodia
finisca per fare capo a più soggetti a pari titolo, o a titoli diversi, che importino
l’attuale coesistenza di poteri di gestione e di ingerenza sul bene, la
responsabilità in via solidale è a carico di tutti rimanendo, invece, in capo al
proprietario la responsabilità dei danni arrecati a terzi dalla strutture murarie e
dagli impianti in esse conglobati, delle quali conserva la disponibilità giuridica, e,
quindi, la custodia (Sez.2 civile n.13881 del 09/06/2010, Rv. 613244; Sez. 3
civile n.16231 del 03/08/2005, Rv. 583117; Sez. 3 civile n.2422 del 9/02/2004,
Rv. 569991).
4.2. Se, dunque, i principi che regolano la materia dei contratti esprimono il
criterio della solidarietà passiva tra proprietario e comodatario, a condizione che
entrambi esercitino poteri di gestione e di ingerenza sul bene, nondimeno la
disciplina della cooperazione nel delitto colposo impone l’accertamento di indici
significativi del potere di ingerenza del comodatario o, quantomeno, della
consapevolezza che egli abbia in merito alle attività di gestione poste in essere
dal proprietario.
4.3. Esaminando la pronuncia impugnata alla luce di tali principi, la
motivazione risulta completa. Sono state esaminate le peculiarità del caso
concreto, segnatamente la stipulazione del contratto di locazione da parte del
comodatario e la destinazione dei frutti della locazione su un conto corrente
cointestato al proprietario ed al comodatario, desumendone la posizione di
garanzia del comodatario concorrente con quella del proprietario.
5. Conclusivamente, il ricorso non può trovare accoglimento; segue, a
norma dell’art.616 cod.proc.pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali, nonché al rimborso delle spese in favore delle costituite parti
civili, liquidate come in dispositivo.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali t nonché a rimborsare alle parti civili le spese sostenute per questo
giudizio, che liquida in complessivi euro 2.500,00 in favore della parte civile
difesa dall’Avv. Enrico Castaldo oltre accessori come per legge, ed in complessivi
euro 3.500,00 in favore delle parti civili difese dall’Avv. Damiano Palo oltre
accessori come per legge.
Così deciso il 6 ottobre 2016

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