Obbligazioni E Contratti – Cassazione Penale 25/07/2016 N° 31980

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione II

Data: 25/07/2016

Numero: 31980

Testo completo della Sentenza Obbligazioni e contratti – Cassazione penale 25/07/2016 n° 31980:

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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
• CARACCIOLO Gianfranco nato a Torchiarolo 1’01/12/1953
• AMATO Adalgisa nata a Lecce il 12/08/1960
avverso la sentenza in data 25/05/2015 della Corte di Appello di Lecce
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere dr. Luigi Agostinacchio;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.
Antonio Balsamo, che ha concluso chiedendo la dichiarazione d’inammissibilità
del ricorso;
sentito il difensore, avv. Fabio Vitale del foro di Lecce che ha concluso chiedendo
l’accoglimento dei motivi di ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza del 25/05/2015 la Corte di Appello di Lecce, in riforma della
sentenza del Tribunale di Lecce emessa in data 11/01/2013, appellata dagli
imputati Gianfranco Caracciolo e Adalgisa Amato, riqualificato il reato ascritto ad
entrambi come tentativo di truffa, rideterminava la pena inflitta in sei mesi di
reclusione ed euro 200,00 di multa.
Evidenziava in particolare la corte territoriale che gli imputati – il Caracciolo in
qualità di legale rappresentante della Caracciolo Auto s.a.s. e la Amato, sua
moglie, di socio direttamente interessata alla trattativa – avevano indotto la
parte offesa, Antonella Ciminiello, all’acquisto di un’autovettura presso la
concessionaria da loro gestita, non adempiendo poi alla prestazione ma
incassando ugualmente il prezzo pattuito tramite finanziamento; che la
Ciminiello, pur non avendo pagato alcuna rata in restituzione della somma
finanziata, era stata comunque vittima di un’attività fraudolenta potenzialmente
idonea a pregiudicarla economicamente.
2. Avverso la sentenza hanno proposto ricorso per cassazione il Caracciolo e la
Amato tramite il comune difensore di fiducia sulla base di nove motivi, tutti
incentrati sull’eccezione di nullità della sentenza per inosservanza o erronea
applicazione di articoli di legge nonché sulla manifesta illogicità e
contraddittorietà della motivazione, ai sensi dell’art. 606 comma 1 lett. b) ed e)
cod. proc. pen, con riferimento:
– agli artt. 49, 56 e 640 cod. pen. ed alla ritenuta idoneità e non equivocità
degli atti posti in essere, atteso che comunque la società erogatrice del
prestito non avrebbe potuto escutere l’acquirente dopo la risoluzione del
contratto di vendita dell’auto;
– agli artt. 120 cod. pen, 129, 336 e 529 cod. proc. pen. ed alla qualità di
parte offesa della Ciminiello, non pregiudicata dalle iniziative dei
ricorrenti;
– agli artt. 124 cod. pen, 129, 336 e 529 cod. proc. pen. ed alla affermata
tempestività della querela, presentata 1’01/02/2007, nonostante la
conoscenza da parte della querelante sin dal maggio 2006 delle pretese
restitutorie della banca che aveva erogato il finanziamento;
all’art. 533 cod. proc. pen. ed alla valutazione del quadro probatorio,
insufficiente per integrare gli estremi della truffa sia pure nell’ipotesi
tentata;
– all’art. 131 bis cod. pen. ed alla mancata dichiarazione di non punibilità
per la particolare tenuità dell’offesa;
– all’art. 164 cod. pen. ed al diniego della sospensione condizionale della
pena, nonostante il giudizio prognostico favorevole e la precedente unica
concessione del beneficio;
– agli artt. 132 e 133 cod. pen. ed alla determinazione della pena,
essendosi discostato il giudice di merito dal minimo edittale;
agli artt. 157, 160 e 161 cod. pen. e all’art. 129 cod. proc. pen. ed
all’omessa dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione;
all’art. 174 cod. pen. ed alla legge n.241 del 31.07.2006 ed alla mancata
applicazione della normativa in tema di indulto.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Deve preliminarmente rilevarsi, con riferimento ai motivi dì ricorsi relativi alla
pretesa improcedibilità dell’azione penale che la querela dell’01/02/2007 risulta
proposta tempestivamente (terzo motivo), avendo la corte territoriale accertato
– con argomentazioni che i ricorrenti non hanno specificatamente contestato –
che solo all’inizio del 2007 la parte offesa iniziò a ricevere solleciti di pagamento
dalla banca erogatrice del finanziamento, apprendendo in tali occasioni che a sua
insaputa vi era stata l’erogazione della somma, nonostante la risoluzione del
collegato contratto di vendita, ed il versamento da parte di terzi delle prime rate.
2. E’ invece fondato ed assorbente il primo motivo relativo all’erronea
applicazione degli artt. 56 e 640 cod. pen. con riferimento all’accertamento di
responsabilità per il delitto di tentata truffa, alla stregua dei fatti contestati e dei
principi di diritto che disciplinano la fattispecie.
In tema di truffa contrattuale, l’elemento che imprime al fatto dell’inadempienza
il carattere di reato è costituito dal dolo iniziale che, influendo sulla volontà
negoziale di uno dei due contraenti – determinandolo alla stipulazione del
contratto in virtù di artifici e raggiri e, quindi, falsandone il processo volitivo –
rivela nel contratto la sua intima natura di finalità ingannatoria (ex multis Cass.
sez. 2, sent. n. 5801 dell’08/11/2013 – dep. 06/02/2014 – Rv. 258203).
Certamente nel caso di specie i ricorrenti avevano indotto la Ciminiello, in qualità
di acquirente, a stipulare il contratto di vendita ed a richiedere il finanziamento
per il pagamento del prezzo, pur non avendo la disponibilità del mezzo, in
quanto il loro obiettivo – determinato probabilmente da esigenze di liquidità –
era unicamente quello di ottenere le somme erogate dalla banca finanziatrice,
circostanza verificatesi con il versamento tramite il bonifico del 07/02/2006:
come evidenziato dalla corte territoriale, il finanziamento era stato solo
apparentemente concesso alla Ciminiello ma l’effettivo soggetto finanziato era un
altro, secondo quanto risultava dalla pratica trasmessa dalla concessionaria, ove
era stato apportato il cambiamento dell’indirizzo della richiedente, e dalla
circostanza che le prime rate erano state comunque corrisposte da altri a suo
nome.
Sussisteva pertanto sin dall’inizio la finalità ingannatoria, come confermato dal
fatto che la concessionaria, pur avendo annullato il contratto di acquisto
dell’autovettura, aveva incassato comunque e senza titolo il relativo importo
dalla finanziaria (pag. 2 della sentenza di primo grado).
3. Vero è tuttavia che elemento costitutivo del reato di truffa è l’ingiustizia del
profitto con altrui danno (trattasi infatti di delitto istantaneo e di danno).
Tale pregiudizio economico è stato individuato nel capo d’imputazione nella
seguente circostanza “rimanendo esposta la menzionata Ciminiello al pagamento
delle rate a scadere del finanziamento, pur in assenza della consegna del
veicolo”.
Orbene, secondo la consolidata giurisprudenza civile sul punto, correttamente
richiamata dal ricorrente, la concessione di un finanziamento per l’acquisto di un
autoveicolo, attuata attraverso il pagamento diretto del venditore da parte del
mutuante, dà vita ad un collegamento negoziale tra il contratto di mutuo di
scopo e quello di compravendita, a nulla rilevando che l’acquirente sia persona
diversa dal mutuatario per cui, in caso di risoluzione del contratto per
inadempimento del venditore, l’obbligo di restituzione al mutuante della somma
ricevuta grava sul venditore e non sul mutuatario (ex multis Cass. civ. sez. 3,
sent. n. 12454 del 19/07/2012 – Rv. 623357).
La mancata consegna del veicolo da parte della concessionaria è stata in effetti
causa della successiva caducazione del vincolo negoziale; tale inadempimento
non avrebbe potuto determinare quindi la realizzazione del danno indicato nel
capo d’imputazione, non potendo la Ciminiello considerarsi esposta all’azione di
recupero della finanziaria proprio per l’omessa acquisizione del bene finanziato.
D’altra parte – a conferma della conclusione che precede – la querelante ha
affermato in sede di escussione testimoniale, di non aver pagato alcuna rata del
finanziamento e di non aver subito alcun danno materiale diretto (pag. 3 della
sentenza impugnata).
Il fatto reato così come contestato pertanto non sussiste, per cui la sentenza
impugnata va annullata senza rinvio.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.
Così deciso in Roma il giorno 15 luglio 2016.

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