Nomina Di Ausiliario Di Polizia Giudiziaria – Cassazione Penale 02/08/2017 N° 38642

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 02/08/2017

Numero: 38642

Testo completo della Sentenza nomina di ausiliario di polizia giudiziaria – Cassazione penale 02/08/2017 n° 38642:

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Penale Sent. Sez. 3 Num. 38642 Anno 2017
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: SOCCI ANGELO MATTEO
Data Udienza: 31/05/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROIE i i I PIERO nato il 01/09/1950 a ROMA
avverso la sentenza del 18/02/2016 della CORTE APPELLO di ROMA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ANGELO MATTEO SOCCI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore dott. Paolo
Canevelli, che ha concluso per: “Rigetto del ricorso”.
Udito il difensore, Avv. Francesca Cesaroni , che ha concluso per: “Accoglimento
del ricorso e comunque prescrizione dei reati”.
RITENUTO IN FATTO
i.. La Corte d’Appello di Roma con sentenza del 18 febbraio 2016,
confermava la sentenza del Tribunale di Roma (del 3 ottobre 2013) che
aveva condannato Piero Proietti alla pena di mesi anni 1 e mesi 4 di
reclusione ed C 3.000,00 di multa per i reati di cui agli art. 81 cod. pen. e
3, d. Igs. 74/2000, per gli anni di imposta 2007, 2008, 2009, accertato
con PVC del 26 maggio 2011 – capo A -, art. 483 cod. pen., 292 e 295,
comma 2, lettera C, d. P. R. n. 43/1973, commesso in Napoli
(dichiarazione di importazione n. 48441 T del 17 ottobre 2008) ed
accertato in Roma il 27 maggio 2011 – capo B -, art. 81, 474 e 571 cod.
pen., accertato in Roma il 27/29 ottobre 20108 – capo C -.
2. L’imputato propone ricorso per Cassazione, tramite difensore,
deducendo i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari
per la motivazione, come disposto dall’art. 173, comma1, disp. att.,
c.p.p.
2. 1. Violazione di legge processuale, art. 178, lettera C, e 511
cod. proc. pen.
Il convincimento della sottofatturazione per la commissione del
reato di contrabbando deriva dalla traduzione di un documento rinvenuto
presso la sede della società redatto in lingua cinese; tale documento secondo il
testimone di P.G. – funzionaria doganale Di Matteo – indicava i valori
reali della merce importata.
La traduzione del documento tuttavia risultava nel processo solo
attraverso la testimonianza della teste Di Matteo, senza che sia stato
citato ed esaminato il redattore della traduzione. Era stata eccepita
l’inutilizzabilità della traduzione e comunque la necessità di rinnovo dell’istruttoria in
appello;per sentire il traduttore.
La Corte di appello rigettava le eccezioni e le richieste ritenendo
che i documenti erano solo delle liste di carico, in lingua cinese, tradotti
ex art. 143 cod. proc. pen.
L’art. 143 cod. proc. pen. è norma volta a garantire l’imputato,
che non conosce la lingua italiana, invece nel caso in giudizio l’atto
sequestrato all’imputato è stato utilizzato per la sua condanna; la difesa
non ha potuto interloquire sul contenuto della traduzione.
2. 2. Contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione.
Per giustificare l’omessa citazione del traduttore in dibattimento la
Corte di appello utilizza una motivazione contraddittoria, ritenendo non
utilizzata la traduzione durante l’escussione della teste di P.G. Di Matteo,
ma di aver confrontato i documenti con il testo tradotto. L’attività di
raffronto contiene necessariamente la valutazione del loro contenuto, e
quindi della traduzione.
2. 3. Per i capi A e B dell’imputazione. Violazione di legge
processuale, art. 431, comma 1, lettera B, e 586, cod. proc. pen.
L’appellante aveva impugnato l’ordinanza emessa dal Giudice di
primo grado per l’erronea acquisizione al fascicolo del dibattimento del
processo verbale di constatazione. Per la Corte di appello il PVC è un atto
irripetibile e quindi rigettava il motivo di appello. Per la giurisprudenza
della Cassazione, invece, sono parti irripetibili solo quelle che
documentano situazioni modificabili, ma non tutto il PVC.
Il Tribunale del resto aveva acquisito il PVC – con il consenso del
difensore – solo per le parti che riguardavano ccertamenti irripetibili. Nel
nostro caso però il contenuto del PVC è interamente ripetibile.
2. 4. Violazione di legge, art. 192 cod. proc. pen. e 4, d. Igs.,
74/2000, 292 e 295, d. P.R. 43/1973.
L’accertamento compiuto dalle Dogane e dall’agenzia delle entrate
aveva esclusiva matrice tributaria, e quindi presuntiva. La Corte di
appell9 invece)escludeva ogni riferimento alle presunzioni. Le presunzioni
tributarie non sono ammesse nel processo penale, manca pertanto la
prova della responsabilità penale individuata solo con gli accertamenti
presuntivi tributari.
2. 5. Sul capo C dell’imputazione. Violazione di legge, art. 517
cod. pen.
Relativamente ai prodotti elettrici, la corte di appello esclude la
sussistenza del solo illecito amministrativo per un equivoco del
consulente Barresi che indicava la direttiva del 2006/95/CE (Low voltage
directive). Invece la condotta del ricorrente rientra certamente nella
disciplina della legge 79/1977, art. 9, comma 5, punibilr con la sola sanzione
amministrativa.
2. 6. Capo C dell’imputazione. Violazione di legge, art. 546,
comma 1 lettera A, 192 e 511, comma 3, cod. proc. pen.; mancanza
della motivazione.
Sui prodotti ottici manca qualsiasi motivazione, limitandosi la
decisione a richiamare la teste Di Matteo che a sua volta richiamava gli
accertamenti della Certottica. La relazione peritale può essere acquisita al
fascicolo del dibattimento solo con l’escussione del perito, non con il teste
di P.G.
2. 7. Capo C dell’imputazione. Violazione di legge, art. 474 cod.
pen.; mancanza ed illogicità della motivazione.
Relativamente a lucchetti non vi è certezza della visione da parte
del Facchinetti jamministratore della società Facchinetti, titolare del
marchio, dei lucchetti in questione. La Corte di appello si limita a ritenere
che i lucchetti visionati sono proprio quelli sequestrati al ricorrente. Gli
elementi raccolti per la prova della contraffazione erano del tutto
insufficienti. I lucchetti sequestrati contenevano tre F, mentre il marchio
originale due F, non sussisteva quindi l’idoneità a ledere la fede pubblica.
Ha chiesto pertanto l’annullamento della sentenza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Il ricorso risulta inammissibile per manifesta infondatezza dei
motivi e perché, valutato nel suo complesso, chiede alla Corte di
Cassazione una rivalutazione del fatto preclusa in sede di legittimità.
In tema di giudizio di Cassazione, sono precluse al giudice di
legittimità la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della
decisione impugnata e l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri
di ricostruzione e valutazione dei fatti, indicati dal ricorrente come
maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa
rispetto a quelli adottati dal giudice del merito. (Sez. 6, n. 47204 del
07/10/2015 – dep. 27/11/2015, Musso, Rv. 265482).
In tema di motivi di ricorso per Cassazione, non sono deducibili
censure attinenti a vizi della motivazione diversi dalla sua mancanza,
dalla sua manifesta illogicità, dalla sua contraddittorietà (intrinseca o con
atto probatorio ignorato quando esistente, o affermato quando
mancante), su aspetti essenziali ad imporre diversa conclusione del
processo; per cui sono inammissibili tutte le doglianze che “attaccano” la
persuasività, l’inadeguatezza, la mancanza di rigore o di puntualità, la
stessa illogicità quando non manifesta, così come quelle che sollecitano
una differente comparazione dei significati probatori da attribuire alle
diverse prove o evidenziano ragioni in fatto per giungere a conclusioni
differenti sui punti dell’attendibilità, della credibilità, dello spessore della
valenza probatoria del singolo elemento. (Sez. 6, n. 13809 del
17/03/2015 – dep. 31/03/2015, 0., Rv. 262965). In tema di
impugnazioni, il vizio di motivazione non può essere utilmente dedotto in
Cassazione solo perché il giudice abbia trascurato o disatteso degli
elementi di valutazione che, ad avviso della parte, avrebbero dovuto o
potuto dar luogo ad una diversa decisione, poiché ciò si tradurrebbe in
una rivalutazione del fatto preclusa in sede di legittimità. (Sez. 1, n. 3385
del 09/03/1995 – dep. 28/03/1995, Pischedda ed altri, Rv. 200705).
4. La Corte di appello (e il Giudice di primo grado, in doppia
conforme) ha ,con esauriente motivazione, immune da vizi di manifesta
illogicità o contraddizioni, dato conto del suo ragionamento che ha
portato all’affermazione di responsabilità per i reati di cui all’imputazione,
rilevando la sottofatturazione dei prodotti importati, e quindi la frode
doganale e il corrispondente reato fiscale dell’art. 4, d. Igs. 74/2000.
Con il primo ed il secondo motivo il ricorrente censura la decisione
per aver utilizzato la traduzione, senza aver sentito il traduttore nel
contraddittorio in dibattimento. Il motivo è manifestamente infondato
poiché non risulta sia stata disposta perizia per la traduzione (sul punto il
ricorso è generico e non autosufficiente, perché non allega il
provvedimento di incarico al perito da parte del P.M.; del resto la teste Di
Matteo ha riferito di aver chiesto al P.M. l’autorizzazione per la nomina di
un traduttore,(quindi di un ausiliario di P.G. e non di un consulente, che
avrebbe dovuto essere nominato formalmente dal P.M.), ma solo ed
esclusivamente la nomina di un ausiliario di PG che ha coadiuvato nelle
operazioni la P.G., traducendo le liste di carico dal cinese, e mettendo in
condizione l’operatore della dogana di effettuare i riscontri. Solo se
l’interprete fosse stato nominato, successivamente, anche consulente
tecnico, del P.M., lo stesso avrebbe dovuto sentirsi in dibattimento, sulla
sua consulenza (“Non sussiste alcuna incompatibilità per l’ausiliario,
nominato dalla polizia giudiziaria nella prima fase delle indagini, ad
assumere la veste di consulente tecnico del P.M., in quanto le preclusioni
previste dall’art. 225, comma terzo, cod. proc. pen. trovano applicazione
soltanto per il perito d’ufficio. (Nella specie trattavasi di psicologo
nominato ausiliario di P.G. per assumere le dichiarazioni di un minore
abusato, successivamente nominato consulente tecnico del P.M.)”, Sez.
3, n. 46769 del 23/11/2011 – dep. 19/12/2011, T., Rv. 25163401).
L’incarico da parte della P.G. non richiede ;del resto,formalità
specifiche: “Non dà luogo a nullità la mancanza della forma scritta per
l’affidamento dell’incarico da parte della polizia giudiziaria a persone
qualificate di far luogo ad atti od operazioni che richiedono specifiche
competenze, perché detti incarichi non presuppongono alcuna formalità”
(Sez. 3, n. 17177 del 18/02/2010 – dep. 06/05/2010, Tomat, Rv.
24697801).
Delle attività dell’ausiliario ha riferito il teste di P.G. e nessuna
nullità per violazione del contraddittorio sussiste, inoltre la parte ha
espresso (ed esprime, con il ricorso per Cassazione) solo contestazioni
formali, ma non ha specificato,nel concreto, la sussistenza di traduzione
errata, o di traduzione alternativa dei documenti. Infatti solo in presenza
di contestazioni (o di traduzioni alternative) davanti al giudice di merito
sarebbe sorta l’esigenza di un accertamento sul punto.
Può pertanto affermarsi il seguente principio di diritto:
“Dell’attività dell’ausiliario di Polizia Giudiziaria, nominato senza formalità
– nel caso un traduttore del cinese -, riferisce in dibattimento l’operante
di P.G. tranne che il P.M. non nomini successivamente lo stesso ausiliario
quale consulente tecnico”.
5. Relativamente al processo verbale di Constatazione la sentenza
impugnata adeguatamente rileva, senza contraddizioni e senza manifeste
illogicità che dopo l’esame della teste Di Matteo – coautrice del PVC – con
il consenso della difesa era stata disposta l’acquisizione del documento.
Del resto, “Costituisce atto irripetibile, e può quindi essere
inserito nel fascicolo per il dibattimento, il processo verbale di
constatazione redatto dalla Guardia di Finanza per accertare o riferire
violazioni a norme di leggi finanziarie o tributarie” (Sez. 3, n. 36399 del
18/05/2011 – dep. 07/10/2011, Aportone, Rv. 25123501; vedi anche
Sez. 3, n. 6881 del 18/11/2008 – dep. 18/02/2009, Ceragiolí e altri, Rv.
24252301, per la natura di prova documentale del PVC).
6. L’importo evaso di cui ai capi A e B dell’imputazione, come
correttamente argomentato dalla decisione impugnata (e da quella di
primo grado, in doppia conforme), senza illogicità manifeste e senza
contraddizioni, è stato determinato sulla base dei documenti acquisiti con
semplici calcoli aritmetici, e quindi nessuna presunzione è stata utilizzata;
trattasi comunque di accertamenti di merito, insindacabili in sede di
legittimità, ove motivati adeguatamente come nel caso in esame.
7. Gli ulteriori motivi relativi al capo C dell’imputazione, art. 474 e
517 cod. pen. sono estremamente generici e articolati in fatto; richiedono
alla Corte di legittimità una rivalutazione del fatto non consentita.
La Corte di appello (e la decisione di primo grado, in doppia
conforme) con motivazione esaustiva e senza illogicità manifeste o
contraddizione „rileva che i lucchetti in sequestro erano falsi (con un
marchio contraffatto ed idoneo ad ingannare, contenete tre F invece di
due F, con caratteri e stile uguali all’originale, come riferito dal teste
Facchinetti, titolare del marchio), e che le lampade erano prive dei marchi
e della conformità CE, come riferito dal teste Barresi, che aveva svolto
una consulenza su una lampada; inoltre il materiale ottico era anch’esso
privo di conformità e di etichettature, come riferito dal teste Di Matteo
che aveva incaricato quale ausiliario di PG personale della CERTOTTICA.
Si tratta di accertamenti di merito/ insindacabili in sede di legittimità.
Sul punto del resto il ricorrente esprime solo dubbi soggettivi
(ipotesi teoriche), non desunti da atti del processo, e quindi inammissibili
in sede di giudizio di legittimità (vedi espressamente Cassazione, Sez. 5,
n. 18999 del 19/02/2014 – dep. 08/05/2014, C e altro, Rv. 260409: “La
regola dell’«al di là di ogni ragionevole dubbio», secondo cui il giudice
pronuncia sentenza di condanna solo se è possibile escludere ipotesi
alternative dotate di razionalità e plausibilità, impone all’imputato che,
deducendo il vizio di motivazione della decisione impugnata, intenda
prospettare, in sede di legittimità, attraverso una diversa ricostruzione
dei fatti, l’esistenza di un ragionevole dubbio sulla colpevolezza, di fare
riferimento ad elementi sostenibili, cioè desunti dai dati acquisiti al
processo, e non meramente ipotetici o congetturali”.
Alla dichiarazione di inammissibilità consegue il pagamento in
favore della cassa delle ammende della somma di C 2.000,00, e delle
spese del procedimento, ex art 616 cod. proc. pen.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese processuali e della somma di C 2.000,00 in favore
della Cassa delle ammende.
Così deciso il 31/05/2017

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