Misure Cautelari Personali – Cassazione Penale 4/11/2016 N° 46583

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione I

Data: 4/11/2016

Numero: 46583

Testo completo della Sentenza Misure cautelari personali – Cassazione penale 4/11/2016 n° 46583:

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SENTENZA sul ricorso proposto da: GERUZZI GERARDO N. IL 09/01/1981 avverso l’ordinanza n. 24/2015 TRIB. SORVEGLIANZA di BARI, del 03/02/2015 sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ENRICO GIUSEPPE SANDRINI; 1ette/~44à le conclusioni del PG Dott. Rje bek-ro h) te 1,t, Gtd, Uditi difensor Avv.; RITENUTO IN FATTO 1. Con ordinanza in data 3.02.2015 il Tribunale di Sorveglianza di Bari ha revocato il beneficio della semilibertà concesso Geruzzi Gerardo in relazione alla pena in corso di espiazione, a seguito dell’informativa dei carabinieri di Turi da cui emergeva che il condannato, ammesso a svolgere attività lavorativa di portierato presso la locale stazione ferroviaria, non era presente sul luogo di lavoro alle 10.45 del 18.12.2014, avendo allegato di essersi allontanato per recarsi ad acquistare generi alimentari in una vicina salumeria; il Tribunale rilevava che il Geruzzi, gravato di altri precedenti penali e già destinatario di provvedimento di revoca della detenzione domiciliare, era consapevole di essere tenuto a una rigorosa osservanza degli obblighi della misura alternativa, comprendenti il divieto di frequentare locali pubblici e di allontanarsi dal luogo di lavoro senza autorizzazione del magistrato di sorveglianza, la cui violazione era perciò sintomatica dell’insuccesso dell’opera di reinserimento sociale. 2. Ricorre per cassazione Geruzzi Gerardo, a mezzo del difensore, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione, rilevando di essere stato autorizzato dal datore di lavoro ad allontanarsi dalla postazione di lavoro per un massimo di 15 minuti per recarsi a un vicino esercizio commerciale ad acquistare generi alimentari, in mancanza di un posto di ristoro e di un distributore automatico di viveri sul luogo della prestazione lavorativa; lamenta l’omessa considerazione, da parte dell’ordinanza impugnata, della suddetta autorizzazione e della modesta entità della violazione, consistente in un allontanamento di pochi minuti. 3. Il Procuratore Generale ha rassegnato conclusioni scritte, con le quali chiede il rigetto del ricorso. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è fondato e deve essere accolto, nei termini che seguono. 2. Risulta ex actis che il ricorrente aveva prodotto, mediante deposito in cancelleria il 2.02.2015, prima della celebrazione dell’udienza fissata davanti al Tribunale di sorveglianza per deliberare sulla proposta di revoca della misura alternativa, la dichiarazione del datore di lavoro (Petrelli Nicola per conto della Piessedue s.r.I.) di aver autorizzato il Geruzzi a recarsi (quotidianamente) presso un vicino esercizio commerciale, tra le ore 10.00 e le ore 11.00 per un massimo di 15 minuti, salvo esigenze di servizio, in quanto la postazione di portierato a cui era addetto presso la stazione ferroviaria è priva di un posto di ristoro ed è sprovvista di distributore automatico in considerazione del numero esiguo di unità lavorative. 3. Dal testo dell’ordinanza impugnata emerge che il Tribunale di sorveglianza ha omesso di prendere in considerazione tale dichiarazione e di valutarne l’incidenza nel giudizio che ha condotto alla revoca della misura della semilibertà, alla quale u/3 il Geruzzi era stato ammesso con provvedimento in data 2.10.2014; ciò che integra il vizio di (omessa) motivazione denunciato dal ricorrente, che determina raccoglimento del gravame. Occorre precisare che l’autorizzazione del datore di lavoro ad allontanarsi dalla postazione lavorativa, per il tempo e le finalità ivi indicate, non esimeva il Geruzzi dal richiedere al magistrato di sorveglianza la corrispondente autorizzazione prescritta dal programma di trattamento da lui sottoscritto al momento della sottoposizione agli obblighi della semilibertà; tuttavia l’incidenza dell’esistenza della predetta autorizzazione sull’elemento psicologico dell’autore della violazione, e dunque sul reale disvalore e gravità della condotta, nell’ambito della valutazione complessiva da compiersi sull’incompatibilità della prosecuzione della misura alternativa, doveva costituire oggetto di esame puntuale da parte del Tribunale di sorveglianza, alla stregua del principio più volte affermato da questa Corte in tema di revoca delle misure alternative alla detenzione, secondo cui la revoca non può conseguire al mero riscontro di violazioni di legge o delle prescrizioni della misura, ma il Tribunale deve valutare (e spiegare) le ragioni per le quali la violazione commessa deve ritenersi indicativa di una volontà di allontanamento dalle finalità proprie della misura stessa (ex plurimis, Sez. 1 n. 27713 del 6/06/2013, Rv. 256367). 4. Sotto tale profilo, l’ordinanza impugnata deve essere annullata con rinvio per nuovo esame al Tribunale di sorveglianza di Bari. P.Q.M. Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Sorveglianza di Bari. Così deciso il 6/10/2016

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