Misure Cautelari Personali – Cassazione Penale 2/12/2016 N° 51638

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 2/12/2016

Numero: 51638

Testo completo della Sentenza Misure cautelari personali – Cassazione penale 2/12/2016 n° 51638:

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RITENUTO IN FATTO
1. Il difensore di Ervin STAFA ha proposto ricorso per Cassazione contro
l’ordinanza con la quale il Tribunale di CAGLIARI, in sede di riesame, ha
confermato il provvedimento del Gip che aveva disposto nei confronti dello
STAFA la misura cautelare della custodia in carcere per il reato di cui all’art. 73
d.p.r. 309/90 di cui ai capi 4 e 5 della imputazione preliminare in relazione a due
operazioni di narcotraffico che avevano ad oggetto un quantitativo imprecisato di
stupefacente la prima e cinque Kg. di cocaina la seconda.
2. Il ricorrente ha dedotto due motivi di ricorso relativi, il primo, alla
sussistenza della gravità indiziaria per entrambe le ipotesi di cui ai capi 4 e 5, il
secondo, alla esistenza di esigenze cautelari.
2.1 Con il primo motivo, il ricorrente lamenta che il Tribunale avesse omesso
di prendere in effettiva considerazione le critiche sollevate con la richiesta di
riesame e i relativi dati di fatto rappresentati, avesse poi sostanzialmente
ripetuto la motivazione resa dal Gip in sede di misura cautelare genetica,
(motivazione che tra l’altro non aveva svolto alcuna autonoma valutazione
limitandosi a replicare anche graficamente e nello sviluppo degli argomenti, la
correlativa richiesta di misura cautelare presentata dal Pubblico ministero) e
avesse ritenuto sussistente la gravità indiziaria per il reato di cui al capo 5 senza
che mai fosse stata rinvenuta la sostanza stupefacente e il denaro per il suo
pagamento; quanto al reato di cui al capo 4, poi, i gravi indizi di colpevolezza
erano stati apoditticamente desunti da una affermata identità di movimenti sul
territorio sardo da parte delle stesse persone, lo STAFFA e il MUCCI, coinvolte
nell’ episodio di narcotraffico di cui al capo 5.
2.2 Con il secondo motivo, poi, il ricorrente ha svolto considerazioni critiche
sul punto della affermata sussistenza di esigenze cautelari, dato che non
sussisteva alcun pericolo di inquinamento della prova e mancava comunque il
requisito della concretezza ed attualità del pericolo cautelare ex art. 274, lett. c
cod. proc. pen. dato che si trattava di fatti commessi nell’autunno del 2013 ed il
ricorrente si era nel frattempo trasferito in Spagna.
2.3 n ricorrente ha poi fatto pervenire una memoria in cui ha ribadito, nella
sostanza, le critiche già dedotte con i motivi di ricorso.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. L’ordinanza impugnata va annullata senza rinvio per quanto riguarda il
capo 4, relativo alla affermata violazione dell’art. 73 d.p.r. 309/90 commesso in
data 14-17 novembre 2013 mentre il ricorso va rigettato , in quanto infondato,
per l’imputazione di cui al capo 5, relativa sempre alla affermata violazione
dell’art. 73 d.p.r. 309/90 commessa tra il 6 e il 26 dicembre 2013.
2. In merito specifico alla imputazione di cui al capo 5, va osservato come il
ragionamento indiziario svolto dal Tribunale nella motivazione della ordinanza
impugnata non sembri soffrire delle critiche che sono state avanzate con i motivi
di ricorso.
2.1 n Tribunale ha infatti enunciato con dettaglio le premesse del
ragionamento indiziario rinvenendole in contatti telefonici tra i fratelli BICI e un
soggetto albanese sicuramente riferibili a una fornitura di stupefacente e al
relativo corrispettivo di 120.000,00 euro, nella sicura presenza dello STAFA in
Sardegna nei giorni in cui la droga avrebbe dovuto arrivare, negli incontri e in
conversazioni intercettate tra lo stesso STAFA e persone coinvolte nella relativa
operazione di narcotraffico dalle quali emergeva la partecipazione cosciente dello
STAFA alla operazione in questione e poi in altre conversazioni in cui si parla del
pagamento del prezzo dello stupefacente che avrebbe dovuto avvenire qualche
giorno dopo.
2.2 Sempre nella prospettiva della dimostrazione della partecipazione dello
STAFA alla operazione di cui si dice con l’incarico di ricevere il prezzo dello
stupefacente da PISHA Elis, il Tribunale ha poi ripercorso i movimenti di
quest’ultimo indagato, incaricato specificamente del pagamento della partita, che
ha raggiunto lo STAFA, nel frattempo ritornato nella zona di Bergamo, per un
incontro avvenuto in Via Pizzo Recastello della città lombarda.
2.3 In definitiva, quindi, il certo spessore indiziario rappresentato, per un
verso, dalla sicura e cosciente partecipazione dello STAFA alla operazione di
narcotraffico di cui si dice e, per l’altro, dagli altrettanto certi contatti avvenuti in
terra lombarda tra lo STAFA e il PISHA, persona incaricata di pagare il prezzo
dello stupefacente, hanno consentito al Tribunale di affermare, nei limiti di
rilevanza tipici della fase processuale in cui l’ordinanza del Gip e poi quella del
Tribunale è stata pronunciata, la partecipazione dello STAFA alle vicende
descritte al capo 5 della imputazione preliminare.
2.4 n ricorrente ha lamentato che il Tribunale non avesse dato risposta alle
considerazioni critiche avanzate con la richiesta di riesame ma l’analisi della
motivazione del provvedimento impugnato dimostra che in realtà il Tribunale si è
fatto carico delle osservazioni difensive ripercorrendo i momenti salienti della
vicenda (che di per sé, specie sul punto del significato da attribuire alle
conversazioni intercettate, non sono stati espressamente e motivatamente
confutati dalla difesa) e dando ragione poi della effettiva sussistenza di una
compravendita di sostanza stupefacente anche in assenza del reperimento
materiale della droga e della somma destinata al pagamento della stessa; del
resto, non coglie nel segno l’osservazione difensiva secondo la quale lo STAFA
non avrebbe potuto lasciare in aereo la Sardegna con la somma di denaro sulla
persona, dal momento che la ricostruzione della vicenda assegna in realtà
all’indagato il ruolo di ricettore della somma in terra lombarda da parte del
corriere Elis PISHA e di successiva consegna ai fornitori primi della partita.
2.5 A sviluppo infine della argomentazione svolta al numero che precede,
meritano un cenno, infine, le critiche difensive circa la mancanza di una
autonoma valutazione, da parte del Gip, della richiesta cautelare del pubblico
ministero, con affermata violazione di quanto disposto dall’art. 292, comma 2
lett. c cod. proc. pen..
In realtà, l’esame della vicenda processuale portata all’attenzione della Corte
segnala che il Giudice per le indagini preliminari non si è adeguato acriticamente
alle richieste cautelari del pubblico ministero dal momento che è stata rigettata,
per mancanza dei necessari gravi indizi di reato, la richiesta di misura cautelare
per il reato associativo di cui all’art. 74 d.p.r. 309/90, in riferimento al quale i
reati di cui oggi si discute assumono la qualificazione di reati fine, con ciò
dimostrando la effettuazione di una valutazione personale e indipendente dalle
proposte cautelari della accusa, valutazione tanto più pregnante, lo si ripete, in
quanto riferita ad un reato, quello di associazione, in qualche modo comprensivo
anche degli altri due reati che sarebbero stati commessi come momenti esecutivi
diversi del programma criminoso proprio della organizzazione ex art. 74 d.p.r.
309/90 che è stata invece esclusa a livello di gravità indiziaria.
Sembra quindi possibile affermare in via di principio che in tema di
motivazione delle ordinanze cautelari personali, la prescrizione della necessaria
autonoma valutazione delle esigenze cautelari e dei gravi indizi di colpevolezza,
contenuta nell’art. 292, comma primo, lett. c), cod. proc. pen., come modificato
dalla legge n. 47 del 16 aprile 2015 resta osservata tutte le volte in cui, di fronte
ad una richiesta cautelare del pubblico ministero riferita ad un reato di
associazione e ai relativi reati fine, il Gip abbia rigettato, per mancanza della
necessaria gravità indiziaria, la richiesta per il reato associativo condividendo per
contro pienamente, sia sul piano indiziario che su quello cautelare, la richiesta
stessa quanto ai reati fine della associazione.
2.6 Quanto infine alla sussistenza delle esigenze cautelari, il Tribunale ha
adeguatamente adempiuto al suo onere di motivazione sia in merito alla
affermazione del pericolo cautelare ex art. 274 lett. c cod. proc. pen. (profilo,
quest’ultimo, non espressamente oggetto delle critiche difensive che fanno
riferimento piuttosto al pericolo per l’acquisizione e la genuinità della prova, che
non ha costituito invece oggetto della motivazione dell’ordinanza impugnata) sia
in merito al giudizio di idoneità ed adeguatezza della sola custodia in carcere a
neutralizzare il pericolo cautelare di cui si dice.
Con specifico riferimento poi al tema della attualità delle esigenze di cautela,
quello effettivamente e concretamente sollevato dal ricorrente, il Tribunale ha
adeguatamente giustificato la sua decisione con il richiamo al fatto che molti
esponenti di spicco del narcotraffico, che risultano in qualche modo coinvolti
nelle vicende portate alla attenzione del Tribunale stesso non erano ancora stati
individuati, con conseguente concreta possibilità di ripresa di contatti con gli
stessi da parte dello STAFA, pur a distanza di quasi tre anni dalla commissione
dei fatti; nella stessa prospettiva argomentativa, infine, è stato correttamente
ritenuto del tutto ininfluente il fatto che lo STAFA si fosse trasferito in Spagna fin
dal 2014.
3. Le critiche difensive svolte in tema di gravità indiziaria del reato di cui al
capo 4, quello relativo alla violazione dell’art. 73 d.p.r. 309/90 commessa tra il
14 e il 17 novembre 2013, sono fondate.
3.1 n Tribunale di Cagliari ha dedotto la sussistenza della gravità indiziaria
anche per il reato in discussione esclusivamente dalla circostanza che le modalità
di arrivo in Sardegna da parte dell’indagato e di altra persona coinvolta
nell’episodio del dicembre successivo, di movimento sul territorio sardo e di
ripartenza dall’isola ripercorrevano la cadenze materiali osservate nel successivo
episodio di cui al capo 5, così che anche in questa precedente occasione la
presenza dello STAFA ad Olbia e la successiva ripartenza in aereo non avrebbero
potuto avere altra ragione se non quella della partecipazione dell’indagato alla
operazione di narcotraffico enunciata appunto al capo 4 con il ruolo, poi, di
ricettore della somma pagata in corrispettivo.
3.2 n ragionamento svolto dal Tribunale è gravemente deficitario sul punto
specifico della dimostrazione, sia pure a livello di gravità meramente indiziaria, di
un concorso dello STAFA nel reato in questione; va infatti ricordato che
l’individuazione del significato reale del contemporaneo arrivo in Sardegna dello
STAFA e dell’altra persona in occasione della cessione del dicembre 2013 e dei
movimenti osservati sul territorio isolano è stata resa possibile, come si è sopra
illustrato, solo ed esclusivamente grazie ad una precedente e contemporanea
attività di intercettazione telefonica che ha consentito di chiarire le ragioni,
direttamente riferibili ad un traffico di stupefacenti, dell’arrivo in Sardegna
dell’indagato e le corrispondenti ragioni, riferibili alla ricezione da parte di un
terzo, della somma di denaro che costituiva il corrispettivo della cessione,
dell’incontro dell’indagato in terra lombarda con il PISHA.
3.3 Nulla di tutto questo è avvenuto, lo si ripete, per l’operazione descritta al
n. 4 della imputazione preliminare; in assenza totale della necessaria cornice
esplicativa generale di cui si è detto più sopra, infatti, la gravità indiziaria è stata
impropriamente ed illogicamente dedotta dalla osservazione di una mera identità
materiale tra i movimenti constatati nel dicembre e quelli del precedente
novembre, senza la minima indicazione né di un precedente accordo per la
commercializzazione dello stupefacente cui abbia partecipatolo STAFA né del
ruolo di esattore di parte della somma affermatamente svolto dall’indagato.
3.4 Il ricorso quindi è fondato in riferimento al capo 4 della imputazione
preliminare e l’ordinanza impugnata, come si è detto, va quindi annullata senza
rinvio.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio l’ordinanza impugnata limitatamente al reato di cui al capo
4 (art.73 d.p.r. 309/90 in data 14-17 novembre 2013); rigetta nel resto il
ricorso; manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94, comma
1/ter disp. att. cod. proc. pen.
Così deciso il 26 ottobre 2016.

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