Mandato Di Arresto Europeo – Cassazione Penale 21/02/2017 N° 8464

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 21/02/2017

Numero: 8464

Testo completo della Sentenza Mandato di arresto europeo – Cassazione penale 21/02/2017 n° 8464:

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Penale Sent. Sez. 6 Num. 8464 Anno 2017
Presidente: CARCANO DOMENICO
Relatore: VILLONI ORLANDO
Data Udienza: 16/02/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
Sgobba Luigi, n. Firenze 28.11.1954
avverso la sentenza n. 42/16 Corte d’Appello di Firenze del 12/12/2016
esaminati gli atti e letti il ricorso e il provvedimento decisorio impugnato;
udita in pubblica udienza la relazione del consigliere, dott. O. Villoni;
udito il pubblico ministero in persona del sostituto P.G., d.ssa Felicetta Marinelli, che ha concluso per il rigetto;
sentito il difensore del ricorrente, avv. Caterina Nacci Felli, che ha insistito per
l’accoglimento del ricorso

RITENUTO IN FATTO
1. Con la sentenza impugnata la Corte d’Appello di Firenze ha rifiutato la consegna di Luigi Sgobba alle autorità romene, consegna richiesta in forza di MAE
esecutivo conseguente a pronuncia a suo carico di sentenza di condanna definitiva per reati commessi in violazione della disciplina sull’uso delle armi e delle
munizioni, per partecipazione impropria al bracconaggio, al rilascio ed all’uso di
permessi ed autorizzazioni di caccia in circostanze diverse da quelle consentite
nonché per costituzione di un gruppo criminale organizzato (art. 342 cod. pen.
romeno; artt. 52 comma 1, 42 comma 1 lett .c] e f] e 44 comma 1 lett. e] legge
n. 407/2006; art. 367 cod. pen. romeno) nei mesi di settembre e ottobre 2012.
Trattandosi di cittadino italiano, la Corte territoriale ha, infatti, disposto l’espiazione in Italia della pena inflittagli all’esito del giudizio celebrato in Romania nella
misura di un anno, sei mesi e venticinque giorni di reclusione (art. 18 lett. r] n.
69 del 2005).
La Corte fiorentina ha ritenuto sussistenti le condizioni legittimanti la consegna
e rilevato che lo Sgobba ha partecipato personalmente al giudizio di primo grado
mentre è stato rappresentato da difensore di fiducia in quello in grado di appello.
2. Avverso l’ordinanza ha proposto ricorso per cassazione l’indagato che formula le seguenti censure.
Inosservanza degli artt. 1 comma 3, 6 comma 1 lett. c) e 18 comma 1 lett. g)
della I. n. 69 del 2005 e mancanza di motivazione su punto.
Il ricorrente deduce che la Corte territoriale ha illegittimamente respinto l’eccezione d’irregolarità del MAE, stabilendo che mediante la documentazione integrativa trasmessa, le autorità romene hanno compiutamente indicato la pena da
espiare previa detrazione del periodo eseguito in custodia cautelare e attestato
che il procedimento culminato con la sentenza di condanna si è svolto alla presenza del condannato assistito da un difensore di fiducia.
Quanto al primo profilo, il ricorrente deduce che il MAE indicava la diversa
misura di un anno e sette mesi di reclusione a titolo di pena residua, distonica
rispetto a quella successivamente comunicata; quanto al secondo, sostiene che
la sentenza di condanna non è affatto irrevocabile, dal momento che nello stesso
MAE al punto 3.4 è dato leggere che “alla persona non è stata consegnata in
mano la decisione, però: la decisione sarà consegnata personalmente tempestivamente dopo la consegna e, al momento in cui si consegna la decisione, la
persona sarà informata espressamente circa il diritto al giudizio della causa in
appello o all’impugnazione, avendo diritto di essere presente e che permette che
la situazione di fatto della causa, compreso le nuove prove, sia riesaminata, ciò
che può condurre allo scioglimento della decisione iniziale; e la persona sarà
informata circa l’intervallo di tempo in cui deve richiedere il giudizio della causa
in appello o la promozione di un’impugnazione, che è di dieci ore successive alla
comunicazione”.
Secondo il ricorrente, tali indicazioni evidenziano chiaramente che la decisione
in forza della quale è stata richiesta la consegna non è affatto irrevocabile né la
Corte d’appello ha ritenuto di chiedere e ottenere dalle autorità romene la trasmissione del relativo mandato di esecuzione, provvedimento analogo all’ordine
di carcerazione, i cui estremi pure risultano indicati nel MAE. Si deduce, infatti,
che in luogo del citato mandato d’esecuzione, la Corte territoriale ha ritenuto
sufficiente il contenuto di una lettera, di aspetto informale, on cui è stata
corretta la misura della pena indicata nel MAE.
Il ricorrente deduce ancora di non avere mai partecipato ad alcun udienza del
procedimento di primo grado e che la relativa decisione gli è stata comunicata a
mezzo posta in lingua romena; per tale ragione non ha impugnato il provvedimento né ha partecipato al giudizio di appello, in cui è stato rappresentato dal
legale di fiducia di altri due coimputati italiani, concorrenti nei reati contestati ed
appellanti la decisione in più punti e capi comuni.
Afferma, infine, di avere ricevuto copia del provvedimento emesso dalla corte
d’appello romena tradotto in lingua italiana solo in data 28 ottobre 2016 e quindi
in epoca successiva all’emissione del MAE.
Sulla base di tali elementi, il ricorrente deduce la ricorrenza del motivo di rifiuto di cui all’art. 18 lett. g) I. n. 69 del 2005 per essere la sentenza oggetto del
mandato d’arresto europeo conseguenza di un processo non equo e comunque
condotto in violazione dei diritti minimi dell’accusato previsti dall’art. 6 CEDU,
profilo nemmeno preso in considerazione dalla Corte d’Appello di Firenze.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è parzialmente fondato e deve essere accolto nei termini di cui alla
motivazione.
2. Palesemente destituita di fondamento è la questione relativa all’indicazione
dell’esatta misura della pena che il ricorrente è tenuto a scontare in forza della
sentenza, che le autorità romene hanno successivamente precisato nei termini
sopra indicati.
L’allegata distonia rispetto alle diverse indicazioni contenute nel MAE non ne
comporta, infatti, alcuna conseguenza in termini di rilevanza e di idoneità a determinare l’attivazione della procedura di consegna disciplinata dalla legge n. 69
del 2005.
3. Il Collegio rileva, invece, che difetta una reale motivazione riguardo alla
insussistenza del motivo di rifiuto di cui all’art. 18 lett. g) I. n. 69 del 2005 in
relazione all’equità del procedimento svoltosi in Romania, che sta all’origine della
sentenza irrevocabile di cui la Corte territoriale ha ordinato l’esecuzione in Italia.
A tale riguardo il ricorrente allega di non avere mai partecipato ad alcuno dei
gradi di merito del giudizio, pur avendo scontato un periodo di custodia cautelare
in carcere all’origine della riduzione della misura della pena, originariamente indicata in un anno e sette mesi di reclusione.
La questione della non equità del giudizio celebratosi in Romania era stata, in
effetti, espressamente posta all’attenzione della corte fiorentina (v. pag. 3 della
memoria del 25 novembre 2016), ma l’evidente carenza di argomentazioni sul
punto è palesata dalle brevi notazioni ad esso riferite (“le deduzioni svolte nelle
memorie difensive depositate non trovano riscontro negli atti poiché da essi risulta che lo Sgobba è stato presente in primo grado e rappresentato dal
difensore di fiducia in grado d’appello”), in cui si danno per assodati aspetti che
costituiscono, invece, l’oggetto specifico delle doglianze difensive.
Né la Corte fiorentina ha ritenuto di prestare attenzione alle indicazioni contenute nel punto 3.4 del MAE, che dimostrano l’intervenuta attuazione nello
ordinamento romeno della decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio del 26
febbraio 2009, adottata col fine di modificare precedenti decisioni quadro
(2002/584/GAI, 2005/214/GAI, 2006/783/GAI, 2008/909/GAI e 2008/947/GAI)
nel senso del rafforzamento dei diritti processuali degli imputati e in vista del
reciproco riconoscimento delle decisioni pronunciate in assenza dell’interessato al
processo.
Al di là della loro imperfetta traduzione in lingua italiana (v. supra) le espressioni adoperate ricalcano, infatti, quasi letteralmente quelle oggi contemplate
dall’art. 19 comma 1 lett. a) n. 4) della I. n. 69 del 2006, quale introdotto dallo
art. 2 del d. Igs. 15 febbraio 2016 n. 31 anch’esso varato per attuare nello ordinamento nazionale la decisione quadro 2009/299/GAI.
Ebbene, da tali indicazioni e come dedotto dallo Sgobba, sembra potersi desumere che il processo in Romania è stato celebrato in sua assenza, con la conseguenza che costituirà preciso compito della Corte territoriale verificare compiutamente i termini della posizione processuale del ricorrente nel procedimento romeno.
4. All’esito dei predetti accertamenti, nondimeno la Corte d’appello dovrà, tuttavia, verificare la sussistenza in capo all’interessato di un reale intento di volere
impugnare la sentenza romena.
Secondo le autorità richiedenti questa ha, infatti, natura esecutiva, ma ove dovesse risultare effettivamente pronunziata in absentia dell’imputato, sarebbe
ancora soggetta ad impugnazione secondo il meccanismo previsto prima dall’art.
522, comma 1 e oggi dall’art. 466, commi 1 e 3 del Codice di Procedura Penale
romeno in vigore dal 7 febbraio 2014, in base al quale la persona che deve
essere sottoposta ad una pena derivante da una condanna in absentia può, su
sua richiesta, essere nuovamente giudicata dalla stessa Corte che lo ha condannato al più tardi entro il termine di un mese, decorrente nel caso di estradizione
o consegna dall’estero, dal momento dell’arrivo in Romania.
Ora, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, anche la decisione
pronunciata in absentia può porsi a base della procedura di consegna a fini esecutivi allorché nello Stato membro di emissione sia consentito alla persona richiesta di ottenere un nuovo giudizio, una volta venuta a conoscenza della decisione di condanna pronunciata nei suoi confronti (Sez. 6, sent. n. 25303 del
21/06/2012, Rv. 252724; Sez. 6, sent. n. 9151 del 21/02/2013, 3, Amoasei, Rv.
254473).
La fattispecie è, tuttavia, caratterizzata dal fatto che l’interessato è cittadino
italiano e in ogni caso la pena irrogata in base alla sentenza dovrebbe essere
scontata in Italia.
In tali situazioni e con espresso riferimento ad evenienze procedimentali del
tutto analoghe a quella oggetto del presente ricorso, la giurisprudenza di questa
Corte di Cassazione ha stabilito che il mandato di arresto europeo deve essere
considerato come esecutivo ai fini delle verifiche previste dalla legge n. 69 del
2005, mentre va parificato ad un mandato processuale nel caso di consegna del
cittadino o del residente (Sez. 6, sent. n. 3949 del 26/01/2016, Picardi, Rv.
267185 e Sez. 6 n. 12560 del 22/03/2016, Ricci, non nnassimata)
In tal modo, attraverso le modalità e le garanzie previste dall’art. 19, lett. c) I.
n. 69 del 2005 – cui è funzionale la citata verifica dell’effettivo interesse ad
impugnare – viene ad essere tutelato l’interesse del ricorrente a non rinunciare
alla possibilità di ottenere un nuovo grado di merito nello Stato membro di emissione del MAE (v. sul punto anche Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sent.
del 21/10/2010, C-306/09, I.B.).
Potrebbe, pertanto, essere disposta la consegna del ricorrente all’autorità giudiziaria della Repubblica di Romania con la garanzia che, nel caso di eventuale
condanna, egli sia trasferito in Italia per scontare la relativa pena.
Resta, invece, fermo che, in caso di mancanza d’interesse all’impugnazione, la
Corte territoriale dovrà comunque disporre l’esecuzione della pena in Italia, altrimenti configurandosi un ingiustificato trattamento di favore dei cittadini italiani o
di quelli residenti in Italia ai sensi della sentenza Corte Cost. n. 227 del 2010
rispetto a tutti gli altri soggetti alla giurisdizione penale romena facente parte
dell’unitario spazio giudiziario europeo, a presidio del quale è stabilita la procedura di consegna mediante emissione di mandato d’arresto europeo.

P. Q. M.
annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio ad altra sezione
della Corte d’Appello di Firenze.
Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 22 comma 5 I. n. 69
del 2005
Roma, 16/02/2017

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