Mancata Esecuzione Dolosa – Cassazione Penale 11/01/2016 N° 578

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 11/01/2016

Numero: 578

Testo completo della Sentenza Mancata esecuzione dolosa – Cassazione penale 11/01/2016 n° 578:

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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
GRIMALDI LUIGI N. IL 01/08/1962
POLICHETTI MARIA N. IL 19/07/1966
avverso la sentenza n. 476/2013 CORTE APPELLO di SALERNO, del
04/11/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 16/12/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. CARLO CITTERIO
RITENUTO IN FATTO
1. I coniugi Luigi Grimaldi e Maria Polichetti sono stati dichiarati responsabili
in primo e secondo grado di merito (Tribunale Nocera Inferiore 16.11.12; Corte
app. Salerno 4.11.14) del reato di cui all’art. 388 c.p. in danno di Fieschi
Ravaschieri Drago Giovanni: Grimaldi dal giugno al dicembre 2005 aveva venduto
simulatamente a Polichetti beni immobili (intestandoli fittiziamente alla donna ed a
società da lei amministrate) per sottrarsi all’adempimento degli obblighi civili
nascenti da decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo emesso il 17.11.05. La
Corte d’appello ha dichiarato la prescrizione del reato, confermando la condanna ai
fini civili (la persona offesa essendosi costituita parte civile).
2. Ricorrono, a mezzo del comune difensore e con unico atto, Grimaldi e
Polichetti, enunciando due motivi di violazione di legge e vizi alternativi della
motivazione in ordine:
– all’erronea applicazione dell’art. 388 c.p.: sarebbe mancata una rituale
ingiunzione di eseguire il provvedimento, comunque non equiparabile ad una
sentenza perché non deliberato a seguito di una piena cognitio; in particolare gli
atti di compravendita sarebbero stati posti in essere in periodo (16.6.05 e 1.12.05)
‘decisamente’ antecedente la notifica del decreto ingiuntivo esecutivo e del relativo
precetto (2.1.06), quindi prima dell’inizio di alcuna procedura esecutiva ed in
particolare del pignoramento;
– all’art. 124 c.p., per la tardività della querela presentata, nonostante
l’avvenuta trascrizione della cessione degli immobili in tempi di gran lunga
precedenti, solo il 3.1.07 (la sentenza di primo grado indica 11 9.1.07).
RAGIONI DELLA DECISIONE
3. I ricorsi sono infondati, risolvendosi in definitiva nella riproposizione di
questioni pertinenti (indicate nella sentenza d’appello come contenuto dei motivi
devoluti in quella sede) ma cui la Corte d’appello ha risposto con motivazione
specifica e immune dai soli vizi logici rilevanti (manifesta illogicità e
contraddittorietà) e conforme a diritto. In particolare i Giudici del distretto hanno
spiegato che: nella specie era sufficiente l’avvenuta richiesta azionata fin dal 2003
(il decreto ingiuntivo era stato chiesto con atto depositato il 30.9.03 e ottenuto il
12.12.03, a seguito dell’opposizione essendo stata chiesta la provvisoria
esecuzione, concretamente dichiarata 1’1.12.05) non essendo necessario l’avvio
della procedura di esecuzione forzata; sussisteva il concorso della donna nella
condotta del marito non trattandosi di reato proprio; sulla tempestività della
querela doveva condividersi quanto argomentato dal Tribunale (che a sua volta, per
il vero, p. 2 sent. di primo grado, aveva richiamato l’argomentazione con cui in data
7.6.11 il GIP aveva giudicato tempestiva la richiesta punitiva della persona offesa,
respingendo la richiesta di archiviazione e ordinando la formulazione
dell’imputazione: esser sufficienti le parole della persona offesa in mancanza di
alcuna anche mera allegazione contraria degli imputati).
La Corte di Salerno ha altresì fatto corretta applicazione della giurisprudenza
ormai prevalente di questa Corte, da ultimo e per tutte Sez. 6 sent. 51218/14,
massimata nei termini che seguono: “Ai fini della configurabilità del reato di
mancata esecuzione dolosa di provvedimento del giudice (art. 388 c.p.), è
necessario e sufficiente che vi sia stata una richiesta di adempimento (o una messa
in mora), anche informale, purché si tratti di intimazione che sia precisa e non
equivoca, rigorosamente provata anche quanto alla sua ricezione da parte del
debitore. In proposito ha quindi espresso specifico apprezzamento in fatto relativo a
richiesta/ingiunzione già risalente al 2003, rispetto alla quale nessuna deduzione è
nel ricorso, che si limita a reiterare le originarie deduzioni d’appello. In ordine alla
tempestività della querela, il ricorso ignora la risposta della Corte e con il secondo
motivo si limita a reiterare l’infondata tesi della efficacia astratta del sistema di
conoscibilità della trascrizione, oltretutto in termini pure generici (posto che il
ricorso non chiarisce le relative date), a fronte della consolidata giurisprudenza
della Corte secondo cui il termine per la proposizione della querela decorre dal
momento dell’effettiva personale e concreta conoscenza (Sez.6 sent. 37962/10).
Consegue la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali,
nonché alla rifusione delle spese di assistenza legale sostenute dalla costituita parte
civile liquidate, in ragione dell’attività prestata, come da dispositivo.

P.Q.M.
Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali,
nonché alla rifusione delle spese di parte civile che liquida complessivamente in
euro 3000 oltre iva e cpa.
Così deciso, il 16.12.2015

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