Maltrattamenti In Famiglia – Cassazione Penale 16/05/2016 N° 20276

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 16/05/2016

Numero: 20276

Testo completo della Sentenza Maltrattamenti in famiglia – Cassazione penale 16/05/2016 n° 20276:

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SENTENZA

sul ricorso proposto da:

L.M.V., nato il (OMISSIS);

avverso l’ordinanza del 10/02/2016 del TRIB. LIBERTA’ di PALERMO;

sentita la relazione svolta dal Consigliere Dott. MAURIZIO GIANESINI;

lette/sentite le conclusioni del PG Dott. IACOVIELLO FRANCESCO MAURO, che ha chiesto la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

Svolgimento del processo

1. L.M.V. ha proposto personalmente ricorso per Cassazione contro l’ordinanza 10 febbraio 2016 con la quale il Tribunale i PALERMO ha rigettato la richiesta di riesame proposta contro l’ordinanza 18 gennaio 2016 con la quale il Gip di PALERMO aveva disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari per il reato di maltrattamenti aggravati.

2. Il ricorrente ha dedotto due motivi di ricorso.

2.1 Con il primo motivo, il ricorrente ha lamentato violazione di legge dato che il Tribunale di PALERMO aveva erroneamente condiviso le osservazioni del GIP che, nella motivazione della ordinanza genetica, pur avendo negato l’esistenza di una situazione di effettiva e duratura convivenza, aveva ritenuto che il reato di maltrattamenti si estendesse a ricomprendere anche una relazione sentimentale qualificata da un rapporto di stabile affidamento e solidarietà reciproca mentre tra l’altro, nel caso in esame, data la sporadicità dei periodi di effettiva convivenza, mancava l’affectio coniugalis minima richiesta per la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato.

2.2 Con il secondo motivo, il ricorrente ha criticato la motivazione dell’ordinanza impugnata dove la stessa aveva apoditticamente affermato la sussistenza della esigenza cautelare di cui all’art. 274 c.p.p., lett. c) e non aveva valutato la possibilità della adozione di misure meno afflittive.

Motivi della decisione

1. Il ricorso non è fondato e va quindi rigettato, con condanna conseguente al pagamento delle spese processuali.

1.2 Le considerazioni svolte nel primo motivo di ricorso non possono essere condivise; è stato accertato in fatto che l’imputato e la persona offesa avevano iniziato nel novembre 2014, una relazione sentimentale che si era tradotta in una immediata convivenza che però saltuariamente si interrompeva per qualche giorno a causa delle condotte violente dell’imputato ma riprendeva non appena le condotte stesse cessavano, tanto è vero che al momento della esecuzione della misura cautelare la persona offesa si trovava nella abitazione del L.M. e che anche dopo i fatti del dicembre 2015 i due hanno cercato, come ha osservato il Tribunale, di riallacciare la propria relazione; il rapporto sentimentale tra il L.M. e la S., poi, era durato, con le modalità sopra descritte, per un periodo quantificabile in più di un anno e la S. aveva anche iniziato e portato avanti una gravidanza.

1.3 Sulla base delle osservazioni svolte al numero che precede, quindi, è consentito affermare che in realtà tra l’imputato e la persona offesa sia sorto un rapporto giuridicamente qualificabile come convivenza; infatti, la convivenza rilevante ai sensi dell’art. 572 c.p, comma 1 come modificato dalla L. 1 ottobre 2012, n. 172, si caratterizza per una situazione di materiale coabitazione tra due persone accompagnata da un rapporto personale stabile sulla base del quale siano sorti legami di reciproca assistenza, protezione e solidarietà, mentre nessun rilievo in proposito va riconosciuto alla sospensione, per brevi periodi di tempo, del dato materiale della coabitazione, quando la stessa sia immediatamente ripresa non appena venute meno le cause che ne avevano determinato la temporanea interruzione.

1.4 Ma anche se si volesse negare che la situazione di fatto accertata tra l’imputato e la persona offesa possa qualificarsi come vera e propria convivenza, resta la considerazione, ampiamente svolta dal Tribunale, secondo la quale comunque, sulla base della giurisprudenza di legittimità dettagliatamente citata nel provvedimento impugnato, resterebbe concretato l’elemento materiale del reato di cui all’art. 572 c.p., esteso a ricomprendere ogni rapporto stabile di affidamento e responsabilità reciproca che sia fondato su una duratura relazione personale e sentimentale tra due persone come quella esaminata più sopra e caratterizzata, lo si ripete, anche dalla effettività di un progetto di vita comune manifestato dallo stato di gravidanza volontaria intrapreso dalla S. e poi interrotto proprio in ragione del venir meno della relativa prospettiva.

2. Il secondo motivo di ricorso è palesemente infondato; il Tribunale di PALERMO ha in realtà dettagliatamente motivato circa la sussistenza della esigenza cautelare di cui all’art. 274 c.p.p., lett. c) richiamando correttamente le specifiche modalità e circostanze del fatto e cioè la condotta complessiva particolarmente intensa, grave, violenta e protratta per un considerevole periodo di tempo, tale da far ritenere che l’imputato non sia capace, anche in ragione del suo stato di tossicodipendenza, di controllare la propria aggressività e circa la personalità del L.M., desunta da precedenti penali indicativi di personalità propensa a delinquere.

2.1 Gli elementi sopra accennati sono stati valutati anche nella necessaria prospettiva non solo della concretezza ma anche della attualità, requisito quest’ultimo individuato dal Tribunale oltre che nella incapacità del L.M. di gestire i propri impulsi aggressivi, anche nella corrispondente incapacità della persona offesa di allontanarsi definitivamente dall’imputato.

2.2 Il Tribunale, infine, ha dato persuasiva ragione della individuazione negli arresti domiciliari con divieto di comunicazione dell’unica misura concretamente idonea a fronteggiare le esigenze di cautela ex art. 274 c.p.p., lett. a) e c) dato che ogni altra misura meno restrittiva avrebbe offerto, secondo il Tribunale, facili occasioni di contatti interpersonali sia con la persona offesa sia con terze persone finalizzati, da un lato, al condizionamento di dichiarazioni da rendere nel corso del procedimento e/o del processo, dall’altro alla ripresa delle condotte di maltrattamenti ai danni della S. che si era dimostrata tutt’altro che disposta, come sopra si è accennato, a cessare definitivamente i suoi rapporti con il L.M..

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 20 aprile 2016.
Depositato in Cancelleria il 16 maggio 2016.

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