Maltrattamenti In Famiglia – Cassazione Penale 06/03/2017 N° 10906

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 06/03/2017

Numero: 10906

Testo completo della Sentenza Maltrattamenti in famiglia – Cassazione penale 06/03/2017 n° 10906:

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Cass. pen. Sez. VI, Sent., 06-03-2017, n. 10906
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA PENALE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. IPPOLITO Francesco – Presidente –
Dott. TRONCI Andrea – Consigliere –
Dott. RICCIARELLI Massimo – Consigliere –
Dott. GIORDANO Emilia A. – rel. Consigliere –
Dott. D’ARCANGELO Fabrizio – Consigliere –
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Brescia;
nel procedimento a carico di:
1) H.K.B.H., n. il (OMISSIS);
2) T.F., n. il (OMISSIS);
A.I., n. in (OMISSIS);
avverso la sentenza del 23/4/2015 del Tribunale di Cremona visti gli atti, il provvedimento
impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Dott. Emilia Anna Giordano;
udito il Procuratore generale, Dott. CANEVELLI Paolo, che ha concluso chiedendo il rigetto del
ricorso.

Svolgimento del Processo
1. H.K.B.H. e T.F. sono stati dichiarati responsabili del reato di cui agli artt. 110 e 572 cod. pen.
commesso in danno del figlio minore, commesso in (OMISSIS) fino al mese di (OMISSIS) e
condannati, con le concesse circostanze attenuanti generiche e la diminuente del rito abbreviato, alla
pena di mesi sei di reclusione ciascuno.
2. Propone ricorso il Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Brescia e
denuncia vizio di violazione di legge per mancanza di motivazione in relazione alle riconosciute
circostanze attenuanti generiche. Deduce, in particolare, che nella sentenza impugnata non sono
stati indicati gli elementi giustificativi della decisione poichè l’applicazione delle circostanze
attenuanti, in presenza di elementi negativi, non può costituire oggetto di benevola concessione nè
un diritto dell’imputato, dovendo derivare dalla esistenza di elementi suscettibili di concreto e
positivo apprezzamento.
3. Il ricorso è infondato, non riscontrandosi nella sentenza impugnata i vizi di omissione e/o
contraddittorietà della motivazione, che integrano il dedotto vizio di violazione di legge (Sez. 1, n.
6821 del 31/01/2012, dep. 21/02/2012, Chiesi, Rv. 25243001).
4. Il giudice dell’udienza preliminare, senza fare ricorso a formula stereotipe, ha esplicitato gli
elementi di valutazione che, ricondotti al giudizio di gravità del reato e alla personalità degli
imputati, li rendevano meritevoli dell’applicazione delle circostanze attenuanti generiche al fine di
mitigare il trattamento sanzionatorio loro inflitto, pure contenuto in misura prossima al minimo
edittale. A tal fine la sentenza impugnata ha evidenziato la inadeguatezza etno-culturale degli
imputati – che li induceva a ritenere consentite punizioni corporali che nel paese di origine non
costituiscono illecito – ma, soprattutto, la incapacità culturale degli imputati di rendersi conto della
patologia (iperattività e disturbo dell’attenzione) poi diagnosticata al minore in occasione del suo
affidamento ad una struttura protetta, in seguito alla emersione dei fatti del presente procedimento e
la loro conseguente incapacità di gestirne comportamenti oppositivi e provocatori che venivano
erroneamente ricondotti ad aspetti caratteriali che si proponevano di contenere con metodi,
certamente non consentiti ed erroneamente ritenuti educativi. Ai fini del giudizio di gravità del fatto
ha altresì rilevato che le lesioni, in più occasioni riscontrate dagli insegnanti sul bambino, potevano
essere ricondotte a comportamenti eccitati e imprudenti del piccolo e non univocamente, come pure
accertato per altri episodi, a condotte violente dei genitori. E’, dunque, agevole rilevare che il
giudice ha compiuto un apprezzamento delle condizioni che legittimano l’applicazione delle
circostanze attenuanti, valorizzando sia elementi obiettivi, incidenti sul giudizio di gravità del reato,
sia elementi soggettivi che hanno determinato un giudizio di minore disvalore del fatto (Sez. 6, n.
41365 del 28/10/2010, Straface, Rv. 248737), giudizio di fatto rimesso alla discrezionalità del
giudice del merito, e sottratto, se adeguatamente motivato, al controllo in sede di legittimità.

PQM
Rigetta il ricorso.
Così deciso in Roma, il 15 febbraio 2017.
Depositato in Cancelleria il 6 marzo 2017

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