Locus Commissi Delicti – Cassazione Penale 27/03/2017 N° 14744

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione II

Data: 27/03/2017

Numero: 14744

Testo completo della Sentenza Locus commissi delicti – Cassazione penale 27/03/2017 n° 14744:

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Penale Sent. Sez. 2 Num. 14744 Anno 2017
Presidente: DIOTALLEVI GIOVANNI
Relatore: COSCIONI GIUSEPPE
Data Udienza: 01/02/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
TURCATO Enzo , nato il 03/02/1953
avverso la sentenza n. 427/2014 in data 28/10/2015 della Corte di Appello di
TRENTO,
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Dott. Giuseppe COSCIONI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott.
Sante SPINACI che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;

RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza del 28 ottobre 2015 la Corte di Appello di Trento
confermava la sentenza del Tribunale di Trento con la quale Turcato Enzo era
stato condannato alla pena di anni uno di reclusione ed C 400,00 di multa, in
quanto ritenuto responsabile del reato di truffa in danno di Gadotti Francesco,
oltre al risarcimento dei danni nei confronti della parte civile
1.1Avverso la predetta sentenza ricorre per cassazione il difensore di Turcato
deducendo come erroneamente fosse stata ritenuta sussistente la competenza
del Tribunale di Trento anziché quella del Tribunale di Mantova, luogo di
residenza dell’imputato; infatti, la consumazione del delitto di truffa postulava
che il profitto dell’azione truffaldina fosse entrato nella sfera giuridica di
disponibilità dell’agente, e quindi quando i bonifici effettuati da Gadotti erano
arrivati alla banca di Londra, non essendo sufficiente la fuoriuscita dello stesso
da quella della persona offesa; visto che il reato si era consumato all’estero, si
doveva fare riferimento ai criteri di cui all’art.9 cod.proc.pen., ma la Corte di
appello aveva errato nel ritenere che, essendo la stipula del contratto di
finanziamento avvenuto in Trento, fosse quello “l’ultimo luogo in cui era
avvenuta una parte dell’azione”, atteso che il suddetto luogo doveva essere
riferito ad una azione posta in essere dall’imputato e non dalla persona offesa;
tra l’altro, la stipula del contratto di finanziamento era una condotta successiva
alla data di commissione del reato e non era menzionata nel capo di
imputazione, ma emersa successivamente, per cui era stato violato il principio
secondo cui la competenza per territorio deve essere determinata ex ante;
inoltre, la stessa Corte aveva escluso che il contratto di finanziamento avesse
svolto efficacia causale nella determinazione di Gadotti ad eseguire i bonifici,
salvo recuperare tale circostanza al fine di individuare il giudice territorialmente
competente.
Pertanto, facendo riferimento al criterio previsto dal comma 2 dell’art. 9
cod.proc.pen. essendo Turcato residente in un comune compreso nel circondario
del Tribunale di Mantova, era il suddetto tribunale ad essere competente;
erroneo era anche il riferimento all’art. 6 cod.pen., posto che la norma
applicabile era semmai l’art. 10 comma 3, che prevede che nell’ipotesi in cui il
reato sia stato commesso in parte all’estero, la competenza deve essere
determinata ai sensi degli artt.8 e 9 cod.proc.pen.

CONSIDERATO IN DIRITTO
2. Il ricorso è manifestamente infondato.
2.1 L’ar. 6 comma 2 cod.pen. prevede che “Il reato si considera commesso nel
territorio dello stato quando l’azione o l’omissione che lo costituisce è ivi
avvenuta in tutto o in parte, ovvero si è ivi verificato l’evento che è la
conseguenza dell’azione o dell’omissione”, mentre l’art. 9 comma 1
cod.proc.pen. dispone che “Se la competenza non può essere determinata a
norma del’articolo 8, è competente il giudice dell’ultimo luogo in cui è avvenuta
parte dell’azione o dell’omissione.”
Come già rilevato da giurisprudenza di questa Sezione (sentenza n.
13916/2014), il delitto di truffa deve essere configurato come un reato a
consumazione prolungata o a condotta frazionata, posto che la condotta è
destinata necessariamente a protrarsi nel tempo prima che il reato si sia
perfezionato in tutti i suoi elementi: infatti, come correttamente argomentato dal
giudice di primo grado, vi sono quattro elementi costitutivi del reato, da
individuarsi negli artifici e raggiri, nell’induzione in errore del soggetto passivo,
nell’atto di disposizione patrimoniale da parte di quest’ultimo e nell’ingiusto
profitto conseguito dal soggetto attivo; la truffa è pertanto un reato a condotta
frazionata , nel senso che è caratterizzata da eventi che continuano a prodursi
nel tempo, sorretti da una iniziale ideazione.
Così ricostruita la fattispecie criminosa, e quindi appurato che la stessa è
composta da eventi diversi che si succedono nel tempo, (artifici e raggiri,
induzione in errore, atto di disposizione patrimoniale, ingiusto profitto), si deve
rilevare come i tre primi eventi sopra indicati si siano sicuramente verificati nel
territorio dello Stato, posto che il ricorrente ha dapprima posto in essere gli
artifici e raggiri qualificandosi come imprenditore in grado di procurare
finanziamenti a buone condizioni, inducendo quindi la persona offesa Gadotti a
stipulare un contratto di finanziamento e ad effettuare quattro bonifici
del’importo di C 120.000,00 in favore di Turcato; trovano quindi applicazione sia
l’art. 6 cod.pen. sopra richiamato, in quanto parte dell’azione è avvenuta in
Italia, sia il primo comma dell’art. 9 cod.proc.pen., con conseguente competenza
del giudice dell’ultimo luogo in cui è avvenuta parte dell’azione, e cioè del luogo
in cui è stato effettuato il bonifico (Trento); il criterio indicato dal 2° comma
dell’art. 9 cod.proc.pen. è infatti residuale rispetto a quello del primo comma,
opera cioè solo quando (e non è questo il caso in esame) cui non sia possibile
determinare la competenza a norma del primo comma del citato articolo.
Deve quindi essere enunciata la seguente massima: “nel caso in cui anche uno
solo degli eventi del reato di truffa (artifici e raggiri, induzione in errore, atto di
disposizione patrimoniale, ingiusto profitto) si sia realizzato nel territorio dello
stato, è competente il giudice dell’ultimo luogo in cui si è verificato uno dei
suddetti eventi”
3. Il ricorso ,pertanto, deve essere rigettato
Ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che rigetta il ricorso,
la parte privata che lo ha proposto deve essere condannata al pagamento delle
spese del procedimento.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
Così deciso il 01/02/2017

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