Lesioni Personali Volontarie – Cassazione Penale 16/02/2016 N° 6342

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione Penale

Sezione: Sezione V

Data: 16/02/2016

Numero: 6342

Testo completo della Sentenza Lesioni personali volontarie – Cassazione Penale 16/02/2016 n° 6342:

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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
BRISCOLI GIACOMO N. IL 25/09/1981
avverso la sentenza n. 11/2014 TRIBUNALE di PESARO, del
10/11/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 14/12/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. ANTONIO SETTEMBRE
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per
– Udito il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Cassazione,
dr.ssa Felicetta Marinelli, che ha concluso per il rigetto del ricorso.
– Udito, per la parte civile, l’avv. Roberto Pazzi, anche in sostituzione dell’avv.
Giovanni Orcianì, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.
– Udito, per l’imputato, l’avv. Paolo Filippo Biancofiore, che ha chiesto
l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO
1. Il Tribunale di Pesaro, quale giudice d’appello avverso i provvedimenti del
Giudice di pace, ha, con la sentenza impugnata, emessa su appello della parte
civile, in totale riforma di quella assolutoria emessa dal primo giudice,
condannato Briscoli Giacomo al risarcimento dei danni in favore di Fraternali
Stefano, colpito al volto con un pugno nel corso di una partita di pallacanestro.
Secondo la ricostruzione operata dal giudicante, il Briscoli, dopo aver subìto un
fallo di gioco ed essere stato aggredito da Fraternali, sferrò un pugno al volto di
quest’ultimo mentre non era più in pericolo per la propria incolumità,
provocandogli lesioni guarite in venti giorni.
2. Ha presentato ricorso per Cassazione l’imputato a mezzo del difensore
lamentando, innanzitutto, un vizio di motivazione con riguardo al
disconoscimento della legittima difesa, affermata, invece, dal primo giudice. Si
duole, in particolare, del fatto che il Tribunale abbia attribuito valenza
dimostrativa, sotto il profilo della responsabilità, al referto arbitrale invece che
alle dichiarazioni dei testi, i quali avevano invece chiarito che Fraternali era stato
“eccessivamente provocatorio” e che solo l’intervento di altri giocatori impedì che
i suoi colpi andassero a segno; nonché del fatto che il giudice d’appello abbia
trascurato la perizia medico-legale espletata in primo grado, la quale aveva
concluso per l’irrilevanza penale del fatto. Sottolinea che la proporzionalità della
reazione va valutata con giudizio ex ante e che occorre tener conto di tutte le
circostanze concrete in cui si è sviluppata la reazione, onde accertare “l’esistenza
dei canoni della proporzione e della necessità di difesa”.
Con altro motivo lamenta la violazione dell’art. 597 cod. proc. pen., per la
ragione che è stata riconosciuta all’appellante una provvisionale in assenza di
gravame sul punto e del necessario supporto probatorio per la quantificazione
del danno.
3. Con “motivi nuovi” depositati il 15/7/2015 l’imputato lamenta la violazione del
principio, di origine giurisprudenziale, secondo cui la rivalutazione delle prove
dichiarative da parte del giudice d’appello deve passare attraverso la
riassunzione diretta della testimonianza.

CONSIDERATO IN DIRITTO
E’ fondato il primo motivo di ricorso, che è assorbente rispetto agli altri.
L’episodio è stato concordemente ricostruito dai giudici di merito nel senso che fu
Fraternali Grilli ad assumere – dopo aver compiuto un fallo di gioco – un
atteggiamento aggressivo nei confronti dell’imputato, il quale reagì colpendo
l’avversario al volto con un pugno. Il Tribunale – andando di contrario avviso
rispetto al Giudice di pace – ha ritenuto di escludere la legittima difesa sulla base
del referto arbitrale, nel quale – stando a quanto riportato in sentenza – era
attribuita la responsabilità dell’occorso solo parzialmente a Fraternali Grilli, in
quanto questi, dopo aver posto in essere “un fallo antisportivo” ed essere stato,
per questo, espulso dal campo, “si è accanito contro il n. 21 Briscoli, il quale
reagiva dando un pugno in volto al Grilli”.
A tale referto il Tribunale ha attribuito “una valenza dimostrativa
incontestabile”, tale da mettere in cattiva luce (nel senso di svelarne
l’inaffidabilità) l’arbitro (Fabio Vedovi) che lo aveva redatto e il refertista ufficiale
(Bertozzi Elena), i quali, esaminati a dibattimento, hanno parlato della necessità
di Briscoli di difendersi dall’aggressione della persona offesa. Da qui la
conclusione che “la vittima non aveva inferto lesioni all’imputato” e che questi
“poteva sottrarsi all’aggressione, semplicemente allontanandosi dal luogo dello
scontro”.
Tale conclusione non poggia, però, su dati probatori certi, perché – come
rimarcato dalla difesa dell’imputato – il referto arbitrale non sembra avere la
significazione attribuitagli dal Tribunale ed è difficilmente interpretabile senza le
delucidazioni di chi lo ha redatto, giacché “accanirsi” contro una persona può
significare molte cose, tra cui ingiuriarla e minacciarla, ma anche attentare alla
sua incolumità fisica. Il disfavore con cui il Tribunale ha valutato la testimonianza
di Vedovi e Bertozzi non appare giustificato, pertanto, dal tenore del referto
arbitrale, che va valutato insieme agli altri elementi di prova emersi
dall’istruttoria e non può costituire esso solo la prova della “compiacenza” dei
testimoni verso l’imputato.
La motivazione con cui è stata esclusa la legittima difesa non resiste,
pertanto, alle critiche sollevate dalla difesa, per cui si impone l’annullamento
della sentenza impugnata e – stante l’intervenuta prescrizione del reato dopo la
sentenza d’appello – il rinvio al competente giudice civile.

P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo esame al Giudice civile
competente per valore in grado di appello.
Così deciso il 14/12/2015

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