Insegnante – Cassazione Penale 02/02/2016 N° 4170

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione Penale

Sezione: Sezione VI

Data: 02/02/2016

Numero: 4170

Testo completo della Sentenza Insegnante – Cassazione Penale 02/02/2016 n° 4170:

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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D’APPELLO DI BRESCIA;
nei confronti di:
(OMISSIS) N. IL (OMISSIS);
inoltre:
(OMISSIS) N. IL (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 1420/2014 CORTE APPELLO di BRESCIA, del 04/12/2014;
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 18/11/2015 la relazione fatta dal Consigliere PIERLUIGI DI
STEFANO;
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. CANEVELLI Paolo che ha chiesto il rigetto;
Udito l’avv. (OMISSIS) che ha chiesto dichiararsi l’inammissibilita’ del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1. Imputata e Procuratore generale propongo separati ricorsi avverso la sentenza della Corte di
appello di Brescia del 4 dicembre 2014 che, riformando la sentenza 25 febbraio 2014 del Tribunale
di Brescia che condannava (OMISSIS) per il reato di maltrattamenti, riqualificava il reato quale
abuso dei mezzi di correzione o di disciplina continuato e percosse, con rideterminazione della
pena; confermava le statuizioni civili salvo la rideterminazione le spese legali.
1.1. (OMISSIS), nel corso del 2012 insegnante della classe terza elementare dell’istituto
(OMISSIS), era denunciata da alcuni genitori per presunti maltrattamenti continuati ai danni di
alunni, con condotta di violenza sia fisica che psicologica.
2. La sentenza impugnata riferisce gli esiti del processo di primo grado concluso con il
riconoscimento della responsabilita’ della (OMISSIS) per il reato di cui all’articolo 572 codice
penale.
2.1. La corte di appello, con riferimento alle specifiche deduzioni della difesa, osservava:
in ordine all’eccezione della presunta inutilizzabilita’ delle videoriprese effettuate all’interno dell’aula
scolastica, sostenendosi da parte della difesa la necessita’ della autorizzazione del giudice sia per la
ragione del luogo che del fatto che si trattava di intercettare comportamenti “comunicativi”,
riteneva di adeguarsi alla decisione emessa da questa corte di cassazione in fase cautelare
affermava che “Sono utilizzabili le videoriprese effettuate dalla polizia giudiziaria in assenza di
preventiva autorizzazione del giudice all’interno di un’aula scolastica, che non e’ ambiente
riconducibile alla nozione di domicilio trattandosi di luogo aperto al pubblico. (Sez. 6, n. 33593 del
15/06/2012 – dep. 03/09/2012, C, Rv. 253198)”.
2.2. Confermava la corretta ricostruzione delle vicende per la attendibilita’ delle prove orali
utilizzate osservando, quanto alle presunte incongruenze delle dichiarazioni rese in sede di
incidente probatorio, che gia’ ne aveva dato atto il Tribunale ritenendo che si trattasse di profili
marginali e non indicativi di inattendibilita’.
La Corte, pero’, osservava che “non in tutti i casi presi in esame si sia in presenza di condotte
risolventesi in atti di violenza fisica o comunque di per se stesse abnormi, e quindi di
comportamenti inequivocabilmente vessatori” e che “tutti i fatti documentati, peraltro, si sono
verificate durante l’orario di lezione e dunque, come del resto riconosciuto dal tribunale, non sono
avulsi da tale specifico ambito” osservando che del resto, come il contesto della classe apparisse
del tutto normale senza segni di paura e di apprensione dei bambini anche mentre l’imputata
teneva tali condotte. Valutate poi altre risultanze delle testimonianze dei bambini e degli adulti, la
Corte giungeva alla conclusione che non si era affatto in presenza di un rapporto tra insegnante ed
alunni indicativo di sentirsi questi ultimi vessati ed umiliati.
La stessa imputata aveva riconosciuto sostanzialmente i fatti indicandone la ragione nella propria
scelta di metodologie di insegnamento improntate alla severita’.
2.3. La conclusione era quindi che non ricorreva affatto il dolo, ancorche’ generico, di sottoporre le
vittime a fatti oggettivamente rientranti negli “maltrattamenti” di cui al reato contestato; difatti la
finalita’ perseguita dall’agente “che comunque agiva nel convincimento di perseguire il fine di
educare correggere la vittima” comportava che la stessa non avesse affatto ragione di percepire le
proprie condotte come obiettivamente fonte di vessazione e umiliazione rilevante ai sensi
dell’articolo 572 codice penale, come dimostrato dalla reazione dei minori. Cio’, quindi, imponeva
la rivalutazione dei fatti da qualificare come reato continuato di cui all’articolo 571 codice
procedura penale, oltre alle percosse rilevabili nelle singole condotte.
Quanto alle statuizioni civili, confermava comunque l’entita’ del risarcimento dei danni.
3. Contro tale sentenza (OMISSIS) deduce:
Con primo motivo la violazione legge per essere state utilizzate videoriprese che costituivano una
forma di intercettazione di comunicazioni in luogo non aperto al pubblico nel quale la ricorrente
aveva diritto di esclusione di terzi. Sostanzialmente ripete le questioni in diritto gia’ poste nelle
precedenti fasi.
Con secondo motivo il difetto di motivazione nella determinazione della pena.
Con terzo motivo la mera apparenza della motivazione sul motivo di impugnazione relativo alla
dimostrazione della entita’ del danno avendo dato la Corte risposte solo generiche sulla assenza di
adeguate indicazioni del modo di quantificare il danno.
4. il Procuratore generale deduce quale violazione legge e vizio di motivazione la qualificazione del
reato ai sensi dell’articolo 571 codice procedura penale, anziche’ ai sensi dell’articolo 572 codice
procedura penale.
Richiamata la giurisprudenza di legittimita’, osserva come le singole condotte fossero indicative di
particolare violenza e la mutata contestazione risulti basata su una parcellizzazione delle prove.
4.1 La difesa di (OMISSIS) ha presentato memoria per rilevare la inammissibilita’ del ricorso del
pg.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. E’ fondato solo il ricorso del Procuratore Generale.
2. E’ pacifico nella ricostruzione dei fatti da parte della Corte di appello che la ricorrente ebbe ad
utilizzare in modo sistematico condotte rientranti nel concetto di “violenza” penalmente rilevante e
la modifica di qualificazione giuridica del fatto rispetto alla sentenza di primo grado e’ stata basata
essenzialmente sull’intento con il quale tali condotte violente erano state tenute.
2.1 La qualificazione giuridica e’, pero’, chiaramente erronea alla luce dei costanti principi di questa
Corte in tema di definizione dei rispettivi ambiti dei reati di cui agli articoli 571 e 572 codice
penale:
2.2 “L’uso sistematico della violenza, quale ordinario trattamento del minore, anche li dove fosse
sostenuto da animus corrigendi, non puo’ rientrare nell’ambito della fattispecie di abuso dei mezzi
di correzione, ma concretizza, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, gli estremi del piu’ grave
delitto di applicazione del principio, la S.C. ha annullato la decisione del giudice di merito
qualificando ai sensi dell’articolo 572 codice penale, e non come abuso dei mezzi di correzione,
la condotta di ripetuto ricorso alla violenza, sia psicologica che fisica, inflitta, per finalita’ educative,
da una maestra di scuola materna ai bambini a lei affidati). (Sez. 6 n. 53425 del 22/10/2014 – dep.
22/12/2014, P.M. In proc. B., Rv. 262336)”.
2.3 Anche il caso di specie, quindi, rientra pacificamente nella ipotesi di maltrattamenti in famiglia,
come correttamente gia’ ritenuto dal primo giudice ed in tal senso il ricorso deve essere accolto
con la trasmissione degli atti alla Corte di Appello perche’, nell’ambito di tale diversa qualificazione
del reato, determini nuovamente la pena.
3. E’ invece, inammissibile il ricorso della imputata. Il primo motivo ripete ancora le medesime
questioni che questa Corte ha gia’ risolto espressamente sin dalla fase cautelare, senza alcuna
seria emergenza che muti la situazione fattuale per la quale era stata ritenuta la piena utilizzabilita’
delle videoriprese. Il secondo motivo riguarda profili di valutatone della pena che saranno oggetto
del giudizio di rinvio e, comunque, le questioni erano poste in termini di fatto, quindi non deducibili
in questa sede. Il terzo motivo e’ generico e, comunque, richiede valutazioni di fatto non
consentita in sede di legittimita’.
4. La sanzione pecuniaria va determinata come da dispositivo tenuto conto delle ragioni della
inammissibilita’.
P.Q.M.
Riqualificato il fatto come violazione dell’articolo 572 codice penale, rinvia ad altra sezione della
Corte di Appello di Brescia per la determinazione della pena.
Dichiara inammissibile il ricorso dell’imputata, che condanna al pagamento delle spese processuali
e della somma di euro 1.500,00 in favore della cassa delle ammende.

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