Inquinamento – Cassazione Penale 28/04/2017 N° 20235

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione Penale

Sezione: Sezione IV

Data: 28/04/2017

Numero: 20235

Testo completo della Sentenza Inquinamento – Cassazione Penale 28/04/2017 n° 20235:

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Penale Sent. Sez. 3 Num. 20235 Anno 2017
Presidente: AMORESANO SILVIO
Relatore: MENGONI ENRICO
Data Udienza: 15/03/2017

SENTENZA
sui ricorsi proposti da
Bono Giuseppe, nato a Sciacca (Ag) il 20/2/1972
Bono Biagio, nato a Sciacca (Ag) 1’11/5/1966
avverso la sentenza del 18/2/2016 del Tribunale di Sciacca;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed i ricorsi;
sentita la relazione svolta dal consigliere Enrico Mengoni;
udite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto
Procuratore generale Pietro Gaeta, che ha concluso chiedendo l’annullamento
senza rinvio della sentenza;
udite le conclusioni del difensore del ricorrente, Avv. Francesco Renzi per
Giuseppe Bono, che ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso

RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza del 18/2/2016, il Tribunale di Sciacca dichiarava Giuseppe
Bono e Biagio Bono colpevoli del reato di cui all’art. 256, comma 1, lett. a), d.
Igs. 3 aprile 2006, n. 152, e li condannava ciascuno al pagamento della somma
di 3.500,00 euro di ammenda; agli stessi era riconosciuto di aver effettuato un
deposito di rifiuti – preliminare allo smaltimento – privo di autorizzazione.
2. Propongono congiunto ricorso per cassazione i due Bono, a mezzo del
proprio difensore, deducendo i seguenti motivi:
– mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione;
inosservanza ed erronea applicazione della legge penale. La sentenza – pur
riconoscendo che il deposito dei rifiuti aveva carattere del tutto provvisorio, per
esser sempre gli stessi avviati in discarica entro l’indomani – avrebbe escluso
configurarsi un deposito temporaneo, riconoscendo quello preliminare allo
smaltimento. In tal modo, però, avrebbe confuso quest’ultimo con il deposito
preliminare alla raccolta, ai fini del trasporto in un impianto di trattamento, che –
a differenza del temporaneo – non richiede che il deposito stesso si effettui nel
luogo di produzione; trasporto e conferimento in discarica che rientrerebbero nel
titolo abilitativo di cui la ditta dispone;
– stesse censure di cui sopra quanto agli artt. 193, comma 11, d. Igs. n. 152
del 2006, 192 cod. proc. pen.. La necessità di escludere ogni operazione di
stoccaggio od equiparata deriverebbe dal fatto che il Bono Giuseppe avrebbe
compiuto soltanto una sosta tecnica, dettata da esigenze di trasporto e non
superiore alle 48 ore, come peraltro riconosciuto anche dal Tribunale;
– stesse censure di cui sopra quanto agli artt. 256, d. Igs. n. 152 del 2006,
192 cod. proc. pen.. Il deposito provvisorio sul terreno sarebbe stato effettuato
in vista non di uno smaltimento illecito, ma del successivo ed immediato
trasporto in discarica, autorizzato; diversamente, si giungerebbe al paradosso
per cui la prima attività sarebbe sottoposta a sanzione penale, mentre un
abbandono e deposito definitivo costituirebbe soltanto un illecito amministrativo.
E con la precisazione – in punto di fatto – che gli imputati sono stati tratti a
giudizio soltanto come meri proprietari dell’area, e senza che potesse muoversi
alcuna contestazione a Biagio Bono, mero dipendente della ditta;
– vizio motivazionale e violazione di legge quanto agli artt. 25, comma 2,
Cost., 49 cod. pen., 256, d. Igs. n. 152 del 2006. La sentenza non avrebbe
considerato la palese inoffensività della condotta, che nessun pregiudizio avrebbe
arrecato al bene tutelato; quel che, peraltro, emergerebbe anche dalle analisi di
laboratorio sui campioni prelevati;
– medesime censure quanto all’elemento soggettivo del reato, che sarebbe
stato commesso senza alcuna consapevolezza del suo carattere illecito;
– violazione degli artt. 178, 521 e 522 cod. proc. pen.. La sentenza avrebbe
condannato i ricorrenti con riguardo ad una fattispecie diversa da quella
contestata, e ben più grave; la condotta riconosciuta, infatti, si troverebbe in
rapporto di eterogeneità ed incompatibilità sostanziale con quella di cui alla
rubrica (concorso nella realizzazione di una discarica non autorizzata);
– violazione di legge e carenza di motivazione quanto all’individuazione della
pena, diniego delle circostanze attenuanti generiche e mancato riconoscimento
della causa di non punibilità di cui all’art. 131-bis cod. pen..
Si conclude, pertanto, per l’annullamento della sentenza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
3. I gravami sono fondati; al riguardo, la prima doglianza risulta assorbente
sulle altre.
Osserva innanzitutto la Corte che il Giudice del merito – dopo aver
motivatamente escluso le ipotesi di deposito temporaneo, messa in riserva,
deposito controllato o discarica abusiva (quel che i ricorrenti non contestano) –
ha riconosciuto nella condotta – in sé pacifica – gli estremi del deposito
preliminare allo smaltimento; ciò in forza del tenore dell’art. 183, lett. aa), d.
Igs. n. 152 del 2006, a mente del quale per stoccaggio si intendono, tra le altre,
le attività di smaltimento consistenti nelle operazioni di deposito preliminare di
rifiuti di cui al punto D15 dell’allegato B alla parte quarta del presente decreto,
che concerne per l’appunto il “deposito preliminare prima di una delle operazioni
di cui ai punti da D1 a D14”, escluso il deposito temporaneo, prima della
raccolta, nel luogo in cui i rifiuti sono prodotti. Conclusione, ancora, fondata sulle
risultanze istruttorie, dalle quali era emerso che la ditta Bono effettuava
conferimenti continui, ed a breve intervallo di tempo, presso una società
specializzata nello smaltimento di rifiuti (S.A.M. s.r.I.), sì da risultare verosimile
l’allegazione di Giuseppe Bono secondo cui, già l’indomani mattina, o comunque
in giornata, il materiale sarebbe stato posto su un camion per “andare in
discarica”. In forza di ciò, dunque, la sentenza ha concluso che il titolo
autorizzativo in possesso della “Bono” – proprietaria dell’area in esame – fosse
limitato alle sole operazioni di raccolta e trasporto dei rifiuti, non comprendendo
il deposito preliminare allo smaltimento, da ritenere concettualmente distinto da
quello preliminare – per l’appunto – alla raccolta.
4. Tutto ciò premesso, i ricorrenti contestano che il Tribunale – nel
distinguere tra deposito preliminare allo smaltimento e deposito temporaneo ex
art. 183, lett. bb ), d. Igs. n. 152 del 2006 (del quale, pacificamente, difetta il
requisito dell’identità del luogo di raccolta con quello di produzione) – avrebbe
però confuso il secondo con il deposito preliminare alla raccolta, di cui all’art.
183, lett. o), stesso decreto, che – giusta d.l. 19 giugno 2015, n. 78, convertito,
con modificazioni, dalla I. 6 agosto 2015, n. 125 – rientra oggi nel concetto di
raccolta, per la quale la ditta Bono è titolare di autorizzazione; quanto precede,
sul presupposto che la corrente nozione, per l’appunto, di raccolta comprende “il
prelievo dei rifiuti, compresi la cernita preliminare e il deposito preliminare alla
raccolta, ivi compresa la gestione dei centri di raccolta di cui alla lettera “mm”, ai
fini del loro trasporto in un impianto di trattamento”, quel che risulterebbe
pacifico nel caso di specie.
5. Orbene, il contestato vizio motivazionale invero sussiste.
Pur muovendo dall’accertata titolarità – in capo alla ditta dei ricorrenti –
dell’iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali e della correlativa
autorizzazione alle operazioni di raccolta e di trasporto dei rifiuti ex art. 212,
comma 8, d. Igs. n. 152 del 2006, la sentenza ha infatti limitato la collocazione
dogmatica delle condotte all’interno del binomio deposito temporaneo/deposito
preliminare allo smaltimento, escludendo il primo soltanto in ragione del diverso
luogo di produzione dei rifiuti, rispetto a quello di trattamento; in tal modo, però,
non ha preso in alcuna considerazione la novella di cui al citato di. n. 78 del
2015, ed in particolare la nuova nozione di raccolta (che, si ribadisce, la stessa
sentenza afferma esser qui autorizzata), oggi indicata nei termini – anche – del
deposito preliminare alla stessa ai fini del trasporto in un impianto di
trattamento, in termini cioè identici al deposito temporaneo di cui all’art. 183,
comma 2, lett. bb ) (escluso dalla sentenza), ma senza il vincolo dell’identità dei
luoghi richiesto da quest’ultimo (che non si ravvisa nel caso di specie).
Si impone, pertanto, l’annullamento con rinvio della sentenza, affinché il
Tribunale rediga motivazione anche alla luce delle modifiche normative
intervenute e, in particolare, verifichi se nel caso di specie possa configurarsi
un’attività di raccolta ex art. 183, lett. o), d. Igs. n. 152 del 2006.

P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata e rinvia al Tribunale di Sciacca.
Così deciso in Roma, il 15 marzo 2017

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