Innosservanza Di Provvedimento – Cassazione Penale 28/12/2016 N° 54974

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 28/12/2016

Numero: 54974

Testo completo della Sentenza Innosservanza di provvedimento – Cassazione penale 28/12/2016 n° 54974:

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SENTENZA sul ricorso proposto da: SAPORITO FILIPPO nato il 27/10/1972 a SIENA avverso la sentenza del 20/10/2015 della CORTE APPELLO di FIRENZEvisti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita in PUBBLICA UDIENZA del 14/10/2016, la relazione svolta dal Consigliere EMANUELE DI SALVO Udito il Procuratore Generale in persona del Sost. proc. gen. GIOVANNI DI LEO che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso RITENUTO IN FATTO 1.Saporito Filippo ricorre per cassazione avverso la sentenza in epigrafe indicata, con la quale è stata confermata la pronuncia di condanna emessa in primo grado, in ordine ai reati di cui agli artt. 388, 650 e 659 per avere, in qualità di Presidente del Consiglio di amministrazione di una società che gestiva un locale, arrecato disturbo agli abitanti del vicinato, mediante diffusione di musica ad alto volume, ed eluso l’esecuzione del provvedimento cautelare emesso, il 29 luglio 2009, dal Tribunale di Siena, che aveva ordinato di cessare la diffusione oltre un orario stabilito e di impedire agli avventori la sosta negli spazi individuati dal provvedimento stesso. 2. Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione, poiché il provvedimento cautelare non è stato emesso dal Tribunale per alcuna delle ragioni menzionate dall’art. 388 cod. pen., trattandosi di provvedimento emanato non a difesa della proprietà, del possesso o del credito o in materia di affidamento di minori ma a tutela della salute dei vicini, atteso che non veniva rispettato il diritto al riposo notturno, in considerazione dell’orario di chiusura del locale, soprattutto nel periodo estivo. 2.1.Non può essere ravvisato neanche l’elemento soggettivo del reato, in quanto il Tribunale è intervenuto, con un’ordinanza di natura “interpretativa”, proprio per chiarire i dubbi in merito all’effettiva portata degli obblighi incombenti sul ricorrente: dubbi che escludono il dolo del reato di cui all’art 388 cod. pen.,anche perché l’ordinanza del 17 giugno 2011 ha precisato che i divieti stabiliti dal giudice valevano solo per l’esterno e non anche per l’interno del locale. Si chiede pertanto annullamento della sentenza impugnata. CONSIDERATO IN DIRITTO 1.11 primo motivo di ricorso e’ infondato. Il provvedimento di inibizione o limitazione dello svolgimento di attività comportanti una rumorosità superiore a una determinata soglia è infatti da ritenere emesso a tutela sia del diritto alla salute sia del diritto del proprietario o del possessore di un immobile contiguo di escludere o limitare le immissioni eccedenti la normale tollerabilità, a norma dell’art. 844 cod. civ. Ne consegue che il comportamento diretto a eludere l’esecuzione del predetto provvedimento integra il delitto previsto dall’art. 388,comma secondo, cod. pen.(Cass., Sez. 1, n. 3769 del 05/03/1998, Rv. 210125 ; Sez. 6, n.13902 del 28/03/2012, Rv. 252569).2. Anche il secondo motivo di ricorso è privo di fondamento. Costituisce infatti ius receptum, nella giurisprudenza della suprema Corte, il principio secondo il quale, anche alla luce della novella del 2006, il controllo del giudice di legittimità sui vizi della motivazione attiene pur sempre alla coerenza strutturale della decisione, di cui saggia l’oggettiva “tenuta”, sotto il profilo logico- argomentativo, e quindi l’accettabilità razionale, restando preclusa la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione o l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti (Cass., Sez. 3, n. 37006 del 27 -9-2006, Piras, Rv. 235508; Sez. 6 , n. 23528 del 6-6- 2006, Bonifazi, Rv. 234155). Ne deriva che il giudice di legittimità, nel momento del controllo della motivazione, non deve stabilire se la decisione di merito proponga la migliore ricostruzione dei fatti né deve condividerne la giustificazione, ma deve limitarsi a verificare se questa giustificazione sia compatibile con il senso comune e con i limiti di una plausibile opinabilità di apprezzamento, atteso che l’art. 606, comma 1, lett e) cod. proc. pen. non consente alla Corte di cassazione una diversa interpretazione delle prove. In altri termini, il giudice di legittimità, che è giudice della motivazione e dell’osservanza della legge, non può divenire giudice del contenuto della prova,non competendogli un controllo sul significato concreto di ciascun elemento probatorio. Questo controllo è riservato al giudice di merito, essendo consentito alla Corte regolatrice esclusivamente l’apprezzamento della logicità della motivazione (cfr., ex plurimis, Cass. Sez. 3, n. 8570 del 14-1-2003, Rv. 223469; Sez. fer. , n. 36227 del 3-9-2004 , Rinaldi; Sez. 5, n. 32688 del 5- 7-2004, Scarcella; Sez. 5, n.22771 del 15-4-2004, Antonelli). 2.1. Nel caso in disamina, l’impianto argomentativo a sostegno del decisum è puntuale, coerente, privo di discrasie logiche, del tutto idoneo a rendere intelligibile l’iter logico-giuridico esperito dal giudice e perciò a superare lo scrutinio di legittimità, avendo la Corte territoriale preso in esame tutte le deduzioni difensive ed essendo pervenuta alle proprie conclusioni attraverso un itinerario logico-giuridico in nessun modo censurabile, sotto il profilo della razionalità, e sulla base di apprezzamenti di fatto non qualificabili in termini di contraddittorietà o di manifesta illogicità e perciò insindacabili in questa sede,come si desume dalle considerazioni formulate dal giudice a quo a p. 4 della sentenza impugnata. 3.11 ricorso va dunque rigettato, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. PQM Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali Così deciso in Roma , all ‘udienza del 14-10-2016.

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